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Il Washington Post conferma: l’ISIS rifornito attraverso la Turchia, un pretesto degli Stati Uniti per impadronirsi della Siria

di  Tony Cartalucci

Con l’annuncio di Obama di voler inviare forze speciali degli USA sul terreno perchè si uniscano con i miliziani oppositori in Siria, sono molti quelli che ancora appaiono confusi nel comprendere quali siano esattamente le conseguenze di questa mossa. Come per voler rassicurare l’opinione pubblica che, in realtà  la mossa è quella di utilizzare il denominato Stato Islamico come un pretesto per invadere ed occupare il territorio della Siria, il Washington Post ha pubblicato un articolo spiegando la mossa di Obama  in dettaglio,
“Obama ha una strategia per la Siria ma affronta grandi ostacoli”. In quel pezzo del W.P.  si dichiara apertamente che l’ISIS  si rifornisce attraverso la Turchia.  Si dichiara epressamente che :
“Aumenteranno le operazioni aeree nel nord della Siria, in particolare nella zona della frontiera turca per tagliare il flusso di combattenti stranieri, il denaro ed il materiale che arriva in appoggio dello Stato Islamico”, (Washington Post).

Naturalmente occorre segnalare che la stessa Turchia è un membro della NATO  dalla decade degli anni ’50, con una base aerea statunitense in territorio turco ad Incirlik damolti anni.  Da quando è iniziata la guerra in Siria nel 2011, gli USA di sicuro hanno operato lungo la frontiera tra Turchia e Siria.  Il New York Times ed il Washington Post hanno informato in numerose occasioni circa l’invio di armi  fatto attraverso la CIA destinate ai gruppi di miliziani attraverso questa frontiera.

Ci sono inoltre molti campi per i rifugiati costruiti con milioni di dollari in uno sforzo congiunto tra i governi dei paesi occidentali e le organizzazioni non governative e lo stesso governo turco lungo la frontiera, così come gli Stati Uniti hanno realizzato vari campi di addestramento per i “ribelli moderati”.

La domanda allora è se l’ISIS sta ricevendo l’insieme di questi combattenti stranieri, denaro, armi e materiali attraverso la Turchia, e gli Stati Uniti stanno operando dall’inizio lungo la frontiera turca, come mai gli USA non hanno intercettato e bloccato questo traffico prima di farlo arrivare in Siria?  Il Washington Post risponde a questo quesito  ma nel percorso di negazione di un funzionario non identificato del Pentagono.

Mappa de Siria dividida

“Questo passaggio non deve essere considerato come “l’inizio di una area di “no fly zone”o una progressiva zona di proibizione aerea. Questo semplicemente non è il proposito”, ha rferito il funzionario del Pentagono.

Tuttavia di certo si deve considerare questa come l’inizio di una progressiva creazione della  zona di interdizione visto che questo è stato precisamente il motivo per cui fu creato l’ISIS, per giustificare in primo luogo tale proposito, ed è quello che si materializza agli occhi del mondo. Ed al Washington Post spiegano in che modo questa zona di interdizione ai voli si trasformerà , nel mezzo di di questa finta lotta all’ISIS:
“sconfiggere lo Stato Islamico in Siria, sotto la strategia di Obama, si basa non solo sul far retrocedere i miliziani dello Staro Islamico ma anche per mantenere il territorio liberato fino a che un nuovo governo centrale, stabilito a Damasco, possa prendere il cambio”, (Washington Post).

Già esiste un governo centrale a Damasco, che dovrebbe tagliare le linee di rifornimento dell’ISIS che desbordano fuori del territorio della NATO, che facimente potrebbe ristabilire il controllo su questo “terriritorio liberato”a cui si riferisce il Washington Post . Tuttavia il Post è attento nel menzionare con il termine di “nuovo governo centrale”, o in altre parole, un governo selezionato per mano degli Stati Uniti ed i suoi soci regionali, affiliato ai terroristi, gli stessi  che hanno pportato morte e distruzione in Siria fin dal 2011.

Invadere la Siria per mezzo delle forze speciali degli USA e dei miliziani e prendere i territorio siriano è letteralmente il piano stabilito dall’esterno dalle autorità corporative -finanziarie degli USA , piano finanziato dai think- tanks politici di Washington e più concretamente dalla Brooking Institution.

Come si è informato nei primi annunci di “stivali sul terreno”, il piano di creare “zone sicure” per, di seguito, di ampliare di più con l’obiettivo finale di ottenere la caduta del governo di Damasco, è stata una costante da almeno il 2012.

Nel marzo del 2012 il Brookings Institution”Oriente Medio Memo # 21″ valutava le opzioni per un cambio di regime e si dichiarava espressamente che :

“Una alternativa per gli sforzi diplomatici per centrare la loro attenzione in primo luogo sul modo di mettere fine alla violenza e come ottenere accesso agli aiuti umanitari, come si sta portando ad attuare sotto la leaderschip di Annan. Questo potrebbe condurre alla creazione di rifugi sicuri e corridoi umanitari, i quali dovrebbero essere appoggiati dalla limitata potenza militare. Questi di certo non sono all’altezza degli obiettivi degli Stati Uniti in Siria e possono preservare Assad nel potere. Partendo da questo punto, tuttavia, è possibile che una amplia coalizione con il mandato internazionale potrebbe aggiungere più misure coercitive per i suoi sforzi”, (Brookings Institution).

Il piano di utilizzare le forze speciali degli USA a conquistare e mantenere il territorio siriano, fu anche stabilito specificamente nel giugno del 2015 da un documento della Brooking Istitution che si intitolava letteralmente: “Deconstructing Siria: “A new strategy for America’s most hopeless war.”
In quel documento i dice che :

“l’idea sarebbe quella di aiutare gli elementi moderati nello stabilire zone affidabili e sicure all’interno della Siria una volta che ne abbiano la possibilità.   Americani come sauditi, turchi e britannici e giordani ed altre forze arabe saranno quelle che dovranno dare appoggio, non soltanto dall’aria ma anche sul terreno con la presenza di forze speciali. Nell’approccio di questo piano si parla dei vantaggi che si avrebbero dall’operare in zone semi desertiche della Siria che potrebbero permettere la creazione di zone cuscinetto che potrebbero essere sorvegliate da possibili segnali dell’attacco del nemico attraverso una combinazione di tecnologie, le pattuglie ed altri metodi che le forze speciali potrebbero impiegare per aiutare i combattenti locali in Siria”.

“Se Assad fosse sufficientemente stupido da attaccare queste zone, incluso se dovesse provedere a far ritirare queste forze all’esterno, probabilmente perderebbe il suo potere aereo con i conseguenti attacchi aerei di rappresaglia  che sarebbero scatenati contro le forze governative. Poco probabile che questo avvenga”, (Brooking Istitution).

Il recente articolo del Washington Post conferma esattamente quello che si sta facendo in Siria – l’esecuzione di certi piani a lungo termine che erano presenti dal Giugno del 2014 ma documentata nei dettagli dal Giugno di quest’anno.
L’unica domanda lasciata rispetto a questo evidente lungo piano, che è stato tanto aperto e trasparente,  è qella di domandarsi di cosa dispongono adesso la Siria ed i suoi alleati, specialmente la Russia, coinvolta militarmente in Siria, per denunciare  e smascherare il piano USA ?

Fonte: Land Destroyer

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

Nella foto in alto: mercenari (contractors) USA in Siria

Nella foto al centro: mappa delle zone ancora occupate in Siria

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  1. TheoGattler 1 anno fa

    Interessante…. vorrei avere però sapere quando il W.P. ha pubblicato questo articolo e se esiste anche una versione online…. così tanto per controllare la fonte originale.

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    1. Redazione 1 anno fa

      Questo è l’articolo del Washington Post ripreso poi dal Land Destroyer con il commento dell’analista Tony Cartalucci che abbiamo tradotto e pubblicato : https://www.washingtonpost.com/world/national-security/obama-has-strategy-for-syria-
      “Obama has strategy for Syria, but it faces major obstacles”………

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