"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il turco Erdogan getta la maschera e rivela i suoi piani di espansione

Erdogan il "neo sultano"

di Luciano Lago

L’autunno è quella stagione che fa cadere tutte le foglie dagli alberi ma, in questo autunno del 2016, oltre alle foglie cadono anche le miserabili maschere utilizzate dai personaggi della scena internazinale.
Si era iniziato con la Hillary Clinton, la ex segretaria di Stato USA ed ex candidata alla Casa Bianca, la quale, a seguito delle sue mail desecretate, aveva rivelato il suo vero volto di persona corrotta, finanziata dai monarchi sauditi, oltre che dal trio Wall Street /Goldman Sachs/George Soros, ed era stata chiaramente individuata come responsabile dell’aggressione USA in Libia e della guerra per procura in Siria.

Adesso è la volta del “neo sultano” Recepit Erdogan il quale ha inviato le sue truppe in Siria mascherando l’operazione di intervento militare nel paese confinante come “necessità di combattere contro l’ISIS”, poi in aggiunta con la decisione di contrastare i “terorristi curdi”. Adesso lo stesso Erdogan finalmente afferma, in un discorso pubblico tenuto in data odierna, che le forze del suo paese si trovano in Siria per “mettere fine al Governo del Presidente Bashar al-Assad”.

“Il territorio siriano appartiene ai suoi veri padroni (i turchi). Noi ci troviamo là per stabilire la giustizia (sic!). Siamo entrati (in Siria) per mettere fine al “tiranno” ed al terrificante impero di Al Assad”, ha affermato questo martedì il presidente turco, Recepit Erdogan.
Bene finalmente cadono le maschere ed il comodo specchietto per le allodole dell’ISIS (creato appositamente per questo) ed i responsabili del massacro e della distruzione della Siria dichiarano  le loro vere intenzioni.

Dopo il neo sultano ottomano, mancherebbe il terzo elemento, il Presidente Barack Hussein Obama, a confessare perchè ha dato inizio al conflitto per procura ed a quale fine i suoi servizi di intelligence abbiano armato e finanziato i gruppi terroristi che combattono in Siria. Anche Obama si è nascosto dietro la necessità di combattere l’ISIS ma in realtà lo sanno anche i sassi che sono stati gli USA a creare i gruppi terroristi di Al Nusra e dell’ISIS, per avere il pretesto di portare a termine i loro piani di divisione della Siria e dell’Iraq, con il fondamentale aiuto dell’Arabia Saudita, del Qatar e delle altre monarchie petrolifere.

Per quello che riguarda i turchi, dallo scorso Agosto le forze dell’esercito turco stanno portando avanti una operazione, denominata come “Scudo dell’Eufrate”, nel nord della Siria, con il pretesto di combattere il gruppo terrorista dell’ISIS (con cui hanno collaborato fino a ieri) e dei miliziani curdi, questi ultimi nemici di lunga data di Ankara.

Nonostante questo è la prima volta che Erdogan rende pubblico il vero obiettivo delle sue truppe in Siria, fatto che avviene nonostante il recente riavvicinamento della Turchia alla Russia, che, al contrario di Ankara, è intervenuta in Siria  dopo averne ricevuto richiesta dal Governo di Damasco.

Lo stesso Erdogan, nel suo discorso, si è posto una serie di interrogativi retorici, affermando che loro (i turchi) “non possono più sopportare di assistere alla carneficina che si sta verificando in Siria”, dove secondo i suoi calcoli ci sono stati circa un milione di morti, visto che neanche l’ONU è voluta intervenire. Il turco rivela quindi, inaspettatamente, di avere un “animo sensibile”, quasi nessuno lo avrebbe detto.

Naturalmente Erdogan si guarda bene di specificare che la Turchia ha consentito il passaggio dal territorio turco alla Siria di un numero calcolato approssimativamente in circa 50.000 miliziani jihadisti inviati a combattere contro le forze dell’esercito siriano, tanto meno di dichiarare che questi miliziani hanno ricevuto assistenza e rifornimento di armi e munizioni dai servizi di intelligence turchi e dalla NATO, visto che proprio in Turchia si trovano i campi di addestramento e le centrali di arruolamento dei miliziani.
“Al principio abbiamo portato pazienza”, ha affermato il turco, “poi non abbiamo più potuto sopportare e ci siamo visti obbligati ad entrare in Siria assieme all’Esercito Libero della Siria”, l’ELS, (una formazione di ribelli appoggiata dalla Turchia e dalla NATO) come informa anche il giornale turco Cumhuriyet.

Queste le affermazioni del premier turco che rendono evidente le finalità di espansione della Turchia a spese della Siria, dove da tempo Erdogan reclamava la appartenenza all’Impero Turco dei territori del nord della Siria inclusa la città di Aleppo.
Alla Turchia sono però arrivati gli avvertimenti di Damasco che ha denunciato la violazione della sua sovranità commessa dalle forze turche che al momento hanno preso il controllo delle località di Jarabulus, Al-Rai e Dabiq. Risulta che attualmente le forze turche si siano concentrate sull’obiettivo di conquistare la citta di Al-Bab, e dirigersi poi verso Manbiy (anche in direzione di Aleppo), che si trova sotto controllo dei reparti curdi.

Tuttavia anche l’Esercito siriano ha iniziato le operazioni per riprendere il controllo della citta di Al-Bab, da dove distano pochi kilometri,  e lo scontro con le forze turche appare sempre più probabile.

Erdogan sta sottovalutando, ancora una volta, anche gli avvertimenti ricevuti da Mosca che non ha intenzione di consentire l’ingresso di forze turche oltre 12 Km. dalla frontiera e per questo ha tracciato una “linea rossa” che i turchi non devono marcare.

Si aspetta quindi una prossima reazione anche da parte dei russi che hanno stanziato un possente apparato di forze aereonavali sul territorio siriano e non sembra che Putin abbia intenzione di dare partita vinta al turco Erdogan con cui rimane anzi da regolare un “vecchio conto” dell’aereo russo abbattuto proditoriamente in Siria.

Un vecchio adagio russo dice che “la vendetta è un piatto che va servito freddo” e sembra calzare precisamente con la situazione attuale dei rapporti Mosca-Ankara.

Fonti: Hispan Tv

Al Mayadeen

 

 

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  1. Eugenio Orso 1 settimana fa

    Ho sempre creduto che la “giravolta” di Erdogan, dopo il golpe da operetta che gli ha permesso di rare il via alla repressione interna, rappresentasse soltanto una trappola, per russi, siriani e iraniani. Costui non è uscito dalla Nato, come avrebbe dovuto, e continua a ricattare la debole e sottomessa unione europide, per mettervi stabilmente il piede dentro.
    Di più, il serpentesco Obama, con Pentagono, Cia e altre centrali del male, potrebbe sfruttare fino al 20 gennaio 2017 l'”indemoniato” islamista Erdogan per far scoppiare un conflitto con la Russia,anticipando l’effettivo insediamento di Trump (se mai ci sarà …). La premessa potrebbe essere una battaglia fra le truppe di Assad e la soldataglia di Erdogan nel nord della Siria, con intervento dell’aviazione russa e abbattimento di aerei turchi da parte della contraerea siriana e russa. Se i turchi, con i loro mercenari “els”, saranno costretti a ritirarsi dalla Siria, i siriani, inseguendoli, potrebbero sconfinare – e così anche gli aerei siriani e russi – e sarebbe fatta. Attacco a un paese Nato nel suo territorio … scatterebbe la trappola del trattato.

    Cari saluti

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  2. Mardunolbo 1 settimana fa

    E’ uno scenario possibile, E.Orso ! E’ possibile…preghiamo che non accada visto che la situazione internazionale è tesa ed è molto legata ai cambiamenti che molti si aspettano con la presidenza Trump!

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  3. Idea3online 1 settimana fa

    Chi tende un tranello non opera così alla luce del sole. Certamente non è facile da parte nostra avere un quadro chiaro della situazione. Potrebbe essere che la Turchia in accordo con la Russia e la Siria operi in modo ambiguo, oppure è in accordo con gli USA. E’ più probabile un accordo con Putin. Però non dimentichiamo che la Turchia per la sua posizione strategica, essendo la porta della Storia, la porta dei due Mondi, Oriente ed Occidente, proprio per questo non dobbiamo aspettarci una strategia lineare, una strategia senza curve e cambi di direzione. Si trova in mezzo, ed in Turchia operano due forze contrapposte una per un mondo unipolare, l’altra per quello multipolare. La Russia mette sempre in conto la posizione strategica della Turchia ed le energie al suo interno caotiche che rendono la Turchia fluida. Perciò è normale che Erdogan rappresenti fluidità, non coerenza. Però l’alleanza con la Russia e la Cina sarà sempre più concreto, ma finchè potrà la Turchia cercherà di tenere un piede in Oriente ed l’altro in Occidente. In fin dei conti sono due mercati di centinai di milioni di consumatori, ed Erdogan deve rispondere pure alle imprese turche nelle scelte di politica estera. Il futuro dovrebbe accordare Russia-Turchia-Grecia. Quello che la Russia spera è avere la Turchia nella SCO.

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  4. Alessandro 1 settimana fa

    Vogliono far saltare o mettere condizioni vincolanti con fatto compiuto alla presidenza di Trump

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  5. nessuno 1 settimana fa

    Salve, decisamente poche persone almeno a mia conoscenza ha ventilato una
    spiegazione diversa da quella che sembra evidente cioè: la massiccia
    presenza Russa nel Mediterraneo non è per tutelarsi, o una sicurezza in
    previsione di un colpo di coda usa; ma se invece la presenza della flotta servisse
    appunto a scongiurare la penetrazione Turca in Siria? La Turkia in un conflitto
    diretto con la Russia in quella zona geografica sarebbe presa in tenaglia, da Nord
    e da Sud, non avrebbe scampo, questa disposizione tattica obbliga il “cane pazzo”
    ad accontentarsi dei 12 km che gli sono stati accordati, come si getta un osso a
    un cane e a cuccia…In quanto a come scrive Orso: di un attacco a un paese
    nato e conseguente discesa in campo della stessa nato a difesa del Turkia,
    mi chiedo quale paese €uropeo prenderà il rischio di un confronto diretto con
    i Russi, la risposta è semplice: nessuno! Non ci credo che la scintilla di una guerra
    di vaste proporzioni sarà determinata da un comportamento sconsiderato del Turco,
    ma mi inquieta molto la presa di posizione di Trump nei confronti dell’Iran e della
    dichiarata contrarietà dell’accordo sul nucleare…si mormora che vorrebbe annullarlo
    anche se sarà difficile essendo un accordo internazionale…..staremo a vedere….
    Cordiali Saluti

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  6. Salvatore Penzone 7 giorni fa

    Con l’entrata in campo dell’Egitto il quadro si va evolvendo rapidamente verso la costituzione di una ritrovata unità araba. Sembra proprio che la vittoria al terrorismo porterà all’apertura di un nuovo fronte contrapposto a Erdogan, Monarchie del Golfo e Israele in quell’intreccio d’interessi i cui fili sono tenuti dalla NATO e dall’imperialismo americano. Uno scontro che potrebbe portare a una ridefinizione del Vicino Oriente all’insegna della rinascita del panarabismo e del partito Baath. La Repubblica Araba Siriana potrebbe riacquistare il ruolo di vettore rivoluzionario, socialista e nazionale, e risvegliare negli egiziani, come forse sta già accadendo, quella che è stata la rivoluzione nasseriana. La centralità geopolitica siriana può fare di Damasco, oggi la prima sacca di resistenza al nuovo ordine mondiale, il fulcro per la costruzione di un fronte rivoluzionario all’imperialismo e alla finanza internazionale che va a rafforzare quello del BRICS. Per quanto riguarda Herdogan, ha già più volte finto di patteggiare accordi sempre disattesi e ha fatto più volte dichiarazioni a sostegno di azioni che confermavano la volontà di ridare corpo al grande sogno di un redivivo impero ottomano. Uno dei due volti dell’Herdogan bifronte aderisce pienamente al piano neocon del “Grande Medioriente allargato” candidandosi a essere il protettorato dello stato salafita che dovrebbe ridisegnare l’area. Con l’altro volto mostra di volere entrare nello SCO e di perseguire quegli accordi sul gas e sul commercio con cui la Russia spera di convincerlo ad abbandonare il suo sogno megalomane. Quello di Herdogan è un gioco pericoloso, dato il dispiegamento in Siria della forza militare russa, perché quando il vaso sarà colmo Putin non glielo manderà a dire ma agirà fulmineamente e con fermezza. La stessa prassi, Putin la userà con Israele quando avrà le mani libere una volta portato a buon fine il repulisti della quinta colonna filoccidentale che fa da cinghia di trasmissione dei Rothschild, i quali influenzano, ma anco per poco, le scelte di politica monetaria e stringendo i loro artigli sulla Banca Centrale.

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