"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il traviamento della Conferenza di Monaco sulla sicurezza

La storia lo dimostra: ogni volta che un sistema crolla, i suoi leader se ne accorgono solo quando vengono portati via dalla tempesta [Thierry Meyssan]
«Sotto i nostri occhi» – Cronaca di politica internazionale n°224
di Thierry Meyssan.

La storia lo dimostra: ogni volta che un sistema crolla, i suoi leader se ne accorgono solo quando vengono portati via dalla tempesta. Così, i responsabili politici dell’Unione europea, riuniti come ogni anno a Monaco di Baviera per la loro conferenza sulla sicurezza, sono rimasti scioccati nel sentire Sergey Lavrov evocare un ordine mondiale post-occidentale. Eppure la terra sta loro mancando sotto i piedi: i popoli arabi resistono disperatamente alle guerre e alle false rivoluzioni, mentre il popolo statunitense ha eletto un anti-imperialista alla Casa Bianca. Gli organizzatori non se ne curavano: loro difendevano gli interessi dello Stato profondo USA contro l’amministrazione Trump.

DAMASCO (Siria) – La Conferenza di Monaco sulla Sicurezza si è tenuta dal 16 al 19 febbraio [1].
Come ogni anno, ha riunito più di 500 ministri e parlamentari, così come degli invitati stranieri. Si tratta del più importante incontro internazionale in materia di politica estera e di difesa europea.
Dieci anni fa, nel 2007, Vladimir Putin fece scandalo sottolineando che l’interesse degli europei non consisteva nel seguire il Pentagono nelle sue avventure militari, bensì nel comportarsi in modo indipendente [2].
E ricordava che il suo paese, la Russia, è anche uno Stato europeo, benché sia escluso da parte dell’Unione europea. I partecipanti derisero lui e le sue pretese. Si erano unanimemente gettati sotto le gonne della NATO.

Questa volta è toccato a Sergey Lavrov suscitare uno scandalo nel fare appello a un ordine mondiale post-occidentale. Dobbiamo constatare che la NATO ha perso la sua superiorità in materia di guerra convenzionale, sebbene se la cavi agevolmente per quanto riguarda la guerra nucleare. È evidente che dopo 15 anni di guerra ininterrotta nel “Medio Oriente allargato”, tanto il miraggio di un rimodellamento regionale con la creazione di micro-Stati aventi meno di 10 milioni di abitanti, quanto il sogno di sradicare i regimi laici in favore di una dittatura dei Fratelli musulmani, siano falliti.

In una maniera sconcertante, gli europei continuano a perseguire questo obiettivo, che era stato loro imposto da Washington, ma che il popolo statunitense e il suo presidente Donald Trump non vogliono più. Così si appoggiano allo Stato profondo statunitense (ossia il governo di continuità con sede nella Raven Rock Mountain, che ha organizzato gli attentati dell’11 settembre). I loro dirigenti politici non fanno che denunciare preventivamente i supposti razzismo e islamofobia di Donald Trump, proprio loro che hanno applaudito quando George W. Bush e Barack Obama hanno ucciso oltre 3 milioni di persone. La loro stampa non smette mai di insultare Donald Trump, che presenta come un incapace stravagante [3].

Inorriditi dalle parole di Donald Trump, secondo cui la NATO è “obsoleta”, sono stati rassicurati dalle dichiarazioni dei suoi ministri che, tuttavia, hanno detto loro la stessa cosa: nella sua forma attuale la NATO non ha motivo di esistere; occorre che sia trasformata in un’alleanza difensiva e se volete farne parte, dovrete dedicarle il 2% del vostro bilancio della difesa.

Ossessionati dai loro deliri imperialisti, gli europei sono stati spaventati da un possibile abbandono dei loro investimenti anti-russi in Ucraina e in Siria. Anche in questo caso, sono stati rassicurati da dichiarazioni vaghe a volontà. I ministri di Trump hanno loro ribadito che non avrebbero ceduto alcun interesse vitale USA in Ucraina e che avrebbero perseguito una «soluzione politica in Siria». Perché dunque gli europei hanno capito che il popolo statunitense ha degli interessi vitali sulle rive del Dniepr e che “una soluzione politica in Siria” significa la sostituzione della repubblica da parte dei Fratelli Musulmani? Semplicemente perché questo è ciò che avevano appreso dall’amministrazione Obama. Cosa che però è stata ripudiata dal popolo statunitense.

Certamente tutti possono vedere la resa dei conti, che impegna da una parte l’amministrazione Trump e dall’altra il “governo USA di continuità”. La terra ha tremato quando Donald Trump ha escluso la CIA e lo Stato Maggiore congiunto dal Consiglio di sicurezza nazionale [4].

Ognuno ha potuto osservare come, a sua volta, la CIA ha rifiutato l’accreditamento della Difesa a sei consiglieri del presidente, come ha accusato il consigliere per la Sicurezza nazionale di essere una spia russa e l’ha costretto a dimettersi, e come persegue altri quattro funzionari della squadra presidenziale. Ma perdere qualche battaglia non significa perdere la guerra, ed è triste che gli europei – da così lungo tempo asserviti – non ne abbiano coscienza. Come possiamo credere che Donald Trump avrebbe spazzato in pochi giorni uno “Stato profondo” così potente? E come si può immaginare che la sua prima sconfitta lo farà rinunciare? [5]

Nel corso degli ultimi anni, la Conferenza sulla sicurezza è stata una maniera per la Germania per servire da ponte tra gli Stati Uniti e i loro partner europei. Quest’anno ha avuto come unico scopo quello di costringere i dirigenti europei a confermare la loro fedeltà allo Stato profondo USA, senza tener conto né della volontà espressa dal popolo statunitense, né del cambiamento alla Casa Bianca.

Un documento preparatorio elaborato dagli organizzatori tedeschi della conferenza è stato consegnato ai partecipanti. La stampa si è ben guardata dal parlarne. Vi si può leggere un articolo di Volker Perthes, l’autore del piano Feltman volto alla capitolazione totale e incondizionata della Repubblica araba siriana [6].

Questo eminente “esperto” scatena qui la sua visione del “Medio Oriente allargato”, o – piuttosto – la visione del ” governo di continuità USA” [7].

1. [Anche se non siamo riusciti a rimodellarla,] questa regione, non uscirà indenne dalle guerre e dalla “primavera araba”. [Noi non avremmo fatto tutto questo invano].
2. Il conflitto tra l’Arabia Saudita e l’Iran si è trasformato in un conflitto settario sunniti/sciiti [che maschera le nostre ambizioni geopolitiche].
3. Mentre tutti sono coinvolti in questo falso conflitto religioso, nessuno si occupa della situazione dei palestinesi [con il miglior tornaconto per lo Stato coloniale israeliano].
4. Nel tempo in cui gli europei sono unanimemente stanchi di questi fiumi di sangue lontano da casa mentre vogliono infine il trionfo dei Fratelli Musulmani, nessuno nel Medio Oriente allargato ammette di essere sconfitto.
5. Durante la guerra in Siria, le alleanze hanno continuato a farsi e disfarsi a livello regionale, l’ultima delle quali è stata quella che univa la Russia, la Turchia e l’Iran, e che non dovrebbe [fortunatamente] durare più a lungo delle altre.
6. La Siria e l’Iraq sconfiggeranno il terrorismo e troveranno la pace solo attraverso dei governi inclusivi [vale a dire, accettando di introdurre Al-Qa’ida e Daesh nei loro governi].
7. Tutto questo finirà, per tutti i popoli del Medio Oriente allargato, soltanto attraverso una grande conferenza internazionale in cui gli occidentali determineranno il loro futuro, come quando in occasione del Congresso di Vienna (1814) la Quadruplice Alleanza decise il destino del resto del mondo.

Decisamente, né di fronte al voto del popolo statunitense, né di fronte alla resistenza dei popoli arabi, i leader europei vorranno cambiare. Solo i popoli europei possono mandarli via.

Fonte: Megachip Globalist

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  1. Giorgio 3 mesi fa

    Non sono certo per le agiografie dei politici, anzi considero un’iperbole definirli tali, politici.
    Solo una massa di decerebrati può accettare come ministro della difesa una laureata in letteratura moderna, infatti il nesso tra la cultura letteraria e la conoscenza delle arti militari solamente dei scervellati lo può evincere.
    Lo stesso vale per tutti gli altri ministri del governo (sic!) italiano, sarei curioso di conoscere le attinenze con le specifiche erudizioni personali ed il ruolo che stanno svolgendo, probabilmente sarà di un vertice intellettivo tale che sfugge alla mia insignificante qualità sinaptica.
    Cosa conosca di medicina, biologia, prognosi, farmaceutica e corollari la ministra Lorenzin solo la sfinge o Shakespeare ne sono custodi, lo stesso vale per ogni singolo componente del governo.
    Quindi solo dei psicopatici possono attendersi soluzioni realizzabili da una massa di “geni” tali.

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    1. Citodacal 3 mesi fa

      Curioso (pietoso eufemismo) il fatto che se la formazione “accademica” del Ministro della Salute si ferma al diploma di maturità classica (con tanto di gonzi credenti nella fiaba che l’aver percorso una carriera, nonostante mancanti della preparazione specifica, sia sempre sinonimo di doti individuali eccezionali), di contro abbiamo avuto un Ministro della Pubblica Istruzione (in possesso di conclamato ruolo accademico in glottologia e filologia) a sostenere che l’eccesso di preparazione classica degli studenti italiani vada sostituito da un maggior empirismo (una educazione che, almeno sulla carta, induca prima alla riflessione e poi all’agire rappresenta un evidente pericolo per chi abbisogni d’un esercito di validi quanto acritici esecutori).

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      1. Giorgio 3 mesi fa

        La lingua batte sul dente che duole.

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