"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il terrorismo islamista come “strategia del terrore” della Elite di potere

di  Luciano Lago

Non si può esaminare qualsiasi questione collegata al terrorismo islamico se non si chiarisce prima che cosa sia la Strategia del Terrore- chi la guida – a cosa è finalizzata – come si sviluppa.
Per comprendere da dove e quando abbia avuto origine questa strategia, bisogna andare indietro nel tempo e precisamente al 1997 quando un gruppo di pensatori e strateghi statunitensi (di tendenza “neocons”) stabilirono un centro di studi (un “think tank”) conosciuto come il “progetto per il nuovo secolo americano” (Project for the New American Century o PNAC). Il suo obiettivo dichiarato era quello del dominio mondiale da parte degli Stati Uniti d’America. i componenti di quel centro studi costituirono la retroguardia dell’Amministrazione Bush ed almeno 18 di loro furono collocati poi in posizione chiave all’interno di quella Amministrazione.

Nel Settembre dell’anno 2.000, dopo soltanto quattro mesi della nuova presidenza, la PNAC pubblicò una informativa dal titolo eloquente: “Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces and Resources for a new Century”.

In quel documento si stabilivano come obiettivi la necessità di mantenere della leaderschip statunitense a livello mondiale, la confrontazione con possibili potenze rivali (Cina, Russia, India, Iran ), la formazione di un sistema globale di sicurezza in conformità con gli interessi degli USA. Nella sezione V dell’informativa, denominata “creando la forza dominate del domani”, si includeva una frase scritta in modo sinistro: “…….Inoltre, il processo di trasformazione, richiede un cambiamento rivoluzionario, sembra che questo sarà lungo, salvo che sia necessario un qualche evento catastrofico e catalizzatore – come una nuova Pearl Harbor”.

In effetti la strategia del terrore ( in epoca recente) inizia ufficialmente l’11 Settembre del 2001 con l’attacco alle torri gemelle di New York – una data fatidica poichè da quella data inizia tutta una serie di guerre condotte dall’elite di potere USA e dai suoi alleati per destabilizzare e prendere il controllo di una serie di paesi dall’Afghanistan, all’Iraq, alla Libia, alla Somalia, al Sudan, alla Siria , al Libano ed attuare il piano di balcanizzazione del Medio Oriente, elaborato a suo tempo dagli strateghi di Washington e di Israele.
Per tale motivo si può affermare che l’11 Settembre ha rappresentato la “Pearl Harbor” della Storia contemporanea con l’inizio di quella che hanno chiamato la “Guerra al Terrore”.

In realtà la guerra al terrore si è concretizzata come una “terza guerra mondiale mascherata” e non c’è altro termine per definire lo scenario di inarrestabile e devastante di destabilizzazione e caos globale, con milioni di morti e popoli in fuga in una area vastissima: dall’Asia Centrale al Medio Oriente, all’Africa fino alle propaggini del terrorismo “finto islamista” che minaccia l’Europa.
L’elite di potere USA, in alleanza strategica con la Monarchia Saudita, e con l’ala radicale del sunnismo arabo salafita, ha portato guerre nel Medio Oriente, dall’Iraq alla Siria, dalla Libia allo Yemen con l’obiettivo di scardinare gli stati laici e nazionalisti ancora rimasti nell’area e instaurare al loro posto una serie di stati monoconfessionali sotto il controllo anglo USA ed in stretta collaborazione con Arabia Saudita e Qatar. Il progetto non è un mistero ma è stato apertamentee più volte  rivendicato da vari esponenti dell’Establishment dell’Amministrazione Obama e da esponenti del Governo Israeliano. Vedi: Il piano di balcanizzazione del Medio Oriente

Per raggiungere questo obiettivo,  i servizi di intelligence USA ed il Governo di Washington da anni finanziavano ed appoggiavano l’ala sunnita radicale, quella salafita dei F.lli Mussulmani, in vari paesi arabi (fra cui l’Egitto), sostenevano ed armavano i gruppi di Al Qaeda in Libia e Siria per sobillare possibili rivolte insurrezionali contro i governi in carica. Questo spiega come i servizi di intelligence USA/GB e quelli sauditi abbiano puntato ad esasperare le divisioni confessionali (sunniti/sciiti/drusi/) e come i gruppi islamisti siano divenuti lo strumento geopolitico dell’Impero USA per rovesciare i regimi ostili, nell’affermare il proprio dominio sull’area e nel costruire una strategia del terrore che tornasse utile all’elite di potere dominante. Vedi: lo Stato Islamico come “risorsa strategica” degli Stati Uniti

Fondamentale il ruolo di finanziatore dell’Arabia Saudita ( e del Qatar) ispiratrice del wahabismo e del salafismo quali ideologie radicali oscurantiste che predicano la Jihad e lo sterminio degli apostati (sciiti, alawiti, cristina, drusi, ecc..). La Monarchia saudita, stretto alleato degli USA e dell’Occidente, creata a suo tempo dall’Impero britannico, sempre al servizio degli interessi anglo USA, si trova dietro le quinte dell’ISIS e di ogni gruppo terroristico apparso dal Medio Oriente all’ Africa.

Occorre considerare che, dopo la caduta dell’Unione Sovietica (1991) gli USA avevano necessità di creare un nuovo “nemico pubblico numero 1″ con cui giustificare le guerre, lo stato di emergenza, la limitazione delle libertà, le ingenti spese per armamenti, ecc..
Non bastando più Al Qaeda, come per incanto, dai deserti fra Iraq e Siria è sorto l’ISIS, il più sanguinario gruppo di taglia gole e tagliatore di teste organizzato, mai apparso nella storia recente. Una apparizione “stranamente” non vista dai satelliti USA, dai droni e dai servizi di intelligence di USA e GB. In modo altrettanto “strano” sono stati trovati, nei depositi sequestrati dall’esercito iracheno e da quello siriano, arsenali di armi moderne made in USA e persino lanciamissili anticarro, di ultimo modello (Tow) ed incluso missili antiaerei.

L’ISIS, con la sua potenza di fuoco ed il suo fanatismo, si è rivelato anche un ottimo “spauracchio” per l’Occidente, uno strumento per incutere il terrore e favorire i cambiamenti richiesti dall’elite di potere USA.
Lo Stato Islamico ha assunto le caratteristiche di un gruppo che può contemporaneamente combattere gli stati nazionalisti e laici come il regime di Assad in Siria, le milizie sciite e gli Stati sotto influenza sciita ed iraniana (Iraq-Siria-Libano), contrastare l’espansione dell’influenza iraniana e incutere terrore in Europa con la minaccia di attentati. Un gruppo organizzatosi come un contro stato che dispone di sue ramificazioni dalla Libia all’Indonesia, passando per l’Afghanistan ed il Pakistan e che dispone di enormi risorse finanziarie, armamenti di primo livello (tutti made in USA o Israele), che recluta adepti in oltre 90 paesi (inclusa l’Europa), che dispone di logistica, di comunicazioni, e persino capacità mediatica di tipo Hollywodiano nelle sue comunicazioni. Da dove si attingono  le enormi risorse che servono ad alimentare lo Stato Islamico ?

Tutta la strategia del terrore viene naturamente accompagnata da una enorme propaganda mediatica che diffonde i concetti voluti di psicosi di massa e di necessità di interventi militari risolutivi. Da ultimo la dichiarazione risoluta di “guerra all’ISIS” da parte del nuovo presidente Donad Trump. Ci si domanda quanto posa essere credibile, visto che lo strumento è di fatto una creatura degli USA. Che il “mostro” gli sia sfuggito di mano?

L’ISIS è stato fino ad oggi chiaramente uno strumento privilegiato delle strategie di Washington e di Tel Aviv, questa non è una supposizione ma un dato di fatto, come confermato da una enorme quantità di prove, di documentazione, di confessioni e di documenti scritti e desecretati dei servizi di intelligence USA. Da ultimo persino la registrazione delle dichiarazioni fatte da John Kerry, nel corso di una riunione con i “ribelli” siriani all’ONU: “abbiamo favorito l’avanzata dell’ISIS per rovesciare il governo di Assad ma non siamo riusciti per causa dell’intervento russo-iraniano”.

L’obiettivo che si proponeva (ed a cui non ha rinunciato) l’elite di potere USA è semplice: demolire ogni residua sovranità statale e regionale oltre il Mediterraneo e – in Europa convincere i cittadini che dovranno accettare restrizioni e limitazioni ai loro diritti e libertà, dovendo fronteggiare un nemico pericoloso, crudele e folle.

Vedi anche : La psicosi del terrorismo investe l’Europa. cosa c’è dietro

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  1. Eugenio Orso 1 mese fa

    Ha sicuramente ragione Luciano Lago e devo dire che l’argomento del suo post l’ho trattato più volte, in passato, di mia sponte.
    Mi sento in dovere di precisare una cosa, però. Il “successo” del Jihād sanguinario su base salafita, wahabita (e doebandista), non è dovuto unicamente all’appoggio militare, logistico, finanziario dell’Asse del Male a guida Usa (obamiana, clintoniana), saudita e sionista. Così come il grande successo nell’arruolamento di fanatici e spostati non è unicamente imputabile ai soldi delle petromonarchie (anche … ma non soltanto).
    Personalmente non credo che la genesi di queste bande armate del terrore sia imputabile esclusivamente all’azione e agli appetiti geopolitici dell’Asse del Male, che indubbiamente ha assunto la funzione di grande burattinaio, rispetto alle orde Jihādiste, dirigendole verso obbiettivi che giudica “paganti”: contro la Siria resistente, in futuro contro la stessa Russia, che difende la Siria, come strumento di ricatto nei confronti dell’Europa, per smembrare l’Iraq, eccetera.
    La stessa operazione del terrore generalizzato, fingendo la guerra al terrore (vi ricordate di G. W. Bush Jr., il cretino, ostaggio dei neocon?), non sarebbe stata possibile su una scala così grande con i cattolici, i buddisti, i confuciani, le sette cristiane come gli avventisti, gli animisti e … che ne so? … i culti ufologici, gli stessi satanisti in occidente. Infatti il “califfo” al-Baghdadi è molto più sanguinario e cruento del “papa nero”.
    C’è qualcosa di irrisolto nell’islam, soprattutto quello ortodosso che definiamo sunnita (per generalizzazione e comodità), tale da favorire, fatalmente, simili esisti. Un piccolo esempio, di seguito.
    Fin dalle origini, le decapitazioni hanno fatto parte del Jihād con la spada, chiamato piccolo Jihād, perché il grande, oggi non praticato, è squisitamente interiore. Dopo la cosiddetta battaglia del fossato – del 627 d.C., alle origini della vicenda islamica – vinta da Maometto e dai suoi tremila seguaci medinesi contro le forze superiore dei qurayshiti-meccani, i vincitori decapitarono centinaia di uomini di una tribù a maggioranza ebrea, colpevole di aver “tradito” Maometto. Non solo: vendettero le donne e i bambini come schiavi (oggi lo fa anche lo stato islamico, addirittura su internet), alcuni dei quali furono poi liberati, comprandone la libertà, da altri ebrei nella lontana Damasco!
    Mi fermo qui, ma spero si comprenda ciò che voglio suggerire … Non tutte le religioni sono adatte alle campagne del terrore, anzi, le altre non lo sono o lo sono molto di meno.
    Scusate per la prolissità, ma l’argomento trattato da Lago è di mio interesse.
    Cari saluti

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    1. Giorgio 1 mese fa

      Beh!!! E allora? Sai che novità!!!

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