"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il terrorismo americano che ha colpito Orlando – Non riguarda più solo i Siriani

di Tony Cartalucci

Un orribile episodio di violenza si è verificato questa settimana, quando Omar Mateen, dopo essere entrato in un night club di Orlando, Florida, ha aperto il fuoco, uccidendo 50 persone e ferendone molte altre. Lo stesso Mateen sarebbe poi caduto sotto il fuoco della polizia.

Di primo acchito sembra un altro attacco “estremista”, un’estensione della perenne “guerra al terrore” dell’America. In realtà, quella di Mateen è una variante della funzione del terrorismo, che l’America usa come strumento geopolitico per combattere i suoi nemici all’estero e per instillare in patria divisione, isteria e paura paralizzante.

Mateen, l’ultimo della lista dei terroristi conosciuti che l’Occidente non è riuscito a fermare

L’articolo del Guardian di Londra, “Il tiratore di Orlando, conosciuto dall’FBI, mostra tutte le difficoltà dei casi tipo “Lupo Solitario”, riporta le parole di Erroll Southers, un ex agente del controspionaggio e dell’antiterrorismo dell’FBI:

“Questo fa capire quanto sia difficile cercare di identificare le persone che potrebbero fare ciò che ha fatto oggi il sig. Mateen”. Southers ha poi aggiunto: “Non esistono profili”.

Ma Southers si sbaglia. Esiste certamente un profilo a cui si adeguano tutti i terroristi di un certo peso che attaccano obbiettivi in Occidente, dal Nord America all’Europa. Tutti i sospetti, prima di portare a termine i loro attacchi mortali, erano conosciuti dalle forze dell’ordine e dalle agenzie di intelligence occidentali.

I sospetti attentatori di Boston, secondo il notiziario di Voice of America del Dipartimento di Stato americano, erano sulla lista nera dell’FBI e della CIA già alcuni mesi prima del loro attacco mortale, nell’aprile del 2013. I sospetti implicati negli attacchi di Parigi erano noti alle agenzie di sicurezza europee ed erano stati seguiti per anni, ma non negli ultimi sei mesi prima degli attentati. Due dei terroristi implicati nei fatti di Bruxelles di quest’anno erano stati arrestati per reati violenti, compreso il terrorismo, prima di essere inspiegabilmente rilasciati.
Considerando questi esempi recenti e molti altri, qui non è l’Occidente ad essere accecato dal terrorismo, ma sono piuttosto le agenzie di sicurezza occidentali che, o sono incapaci, o non hanno alcun interesse ad impedire che i terroristi portino a termine i loro attacchi, che poi vengono utilizzati, intenzionalmente e spudoratamente, per fini politici in patria e all’estero.

Quello che è ancora più allarmante è che il recente episodio della Florida sembra essere un esempio da manuale di un’indagine-trappola dell’FBI americana andata storta. Praticamente, tutti gli aspetti del caso, dalla storia personale di Mateen, a come aveva attirato l’attenzione delle forze dell’ordine prima della sparatoria, fino agli aspetti della sua personalità, comprese le asserzioni secondo cui sarebbe stato mentalmente instabile, sono lo specchio di altri due casi simili di indagine-trappola dell’FBI, verificatisi l’anno scorso.

Ispirati dallo Stato Islamico o dall’FBI?

The Intercept riportava in un articolo del 2015 intitolato: “Un altro arresto del “Terrore”, un altro squilibrato armato dall’FBI”, che (grassetto aggiunto):

Rappresentanti delle forze dell’ordine degli Stati Uniti lunedi hanno annunciato un altro arresto, dopo aver prima fornito armi ad un uomo mentalmente instabile, per poi accusarlo del possesso illegale delle stesse.

ABC News ha riportato la dichiarazione di un “alto funzionario federale, informato dell’arresto”, che avrebbe detto: “Questa è una persona veramente malvagia, che è stata arrestata prima che potesse fare cose molto brutte”.

Ma in un’operazione truccata, che ne ricorda tante altre portate a termine dall’FBI dopo l’11 settembre, Alexander Ciccolo, 23 anni, “alias Ali al Amriki”, era in pratica uno squilibrato che non faceva niente di più che sbraitare di jihad violenta e affermare (certamente in modo intimidatorio) di voler compiere atti terroristici, fino a quando non aveva incontrato un informatore dell’FBI. A quel punto aveva incominciato a fare la lista della spesa per le armi.

The Intercept fa anche riferimento alla dichiarazione scritta dell’FBI (.pdf), secondo cui (grassetto aggiunto):

Secondo la dichiarazione, Ciccolo aveva parlato con l’informatore dell’FBI, affermando di voler attaccare due bar e una stazione di polizia. Più tardi aveva manifestato l’intenzione di colpire il campus di un college con un ordigno artigianale ricavato da una pentola a pressione, come quello usato per l’attentato alla Maratona di Boston; aveva anche parlato di usare armi e moltissime munizioni. Ciccolo, sempre secondo la dichiarazione, aveva allora “ordinato le armi da una fonte umana confidenziale (“CHS”) che lavorava per l’FBI”.

La lista delle armi fornite ad un sospetto mentalmente instabile da un informatore dell’FBI è scioccante. Come si vede dal rapporto ufficiale dell’FBI (.pdf), le armi comprendevano una Glock 17 da 9 mm., una Glock 20 da 10 mm., un fucile Colt AR-15 da .223 (descritto dai media come “fucile d’assalto”) e un fucile Sig Arms SG550 (anche questo spesso descritto come fucile d’assalto). Il fucile AR-15 e la Glock sono le stesse armi che avrebbe usato Omar Mateen in questo, più recente, massacro.

Nella dichiarazione è compresa anche la stessa retorica isterica che viene incoraggiata dagli informatori dell’FBI, come si vede anche dalle recenti azioni del sospetto terrorista Omar Mateen in Florida. L’FBI aveva letteralmente accompagnato, passo dopo passo, Ciccolo dal principio alla fine, compreso il mettere le armi nelle sue mani, prima di arrestarlo alla fine di tutto.

Nel caso di Mateen, il fatto che abbia acquistato legalmente le sue armi è solo un’ipotesi. Infatti, in un altro caso-trappola dell’FBI nel 2015, un altro sospettato era stato adescato dall’FBI allo stesso modo e, invece di fornirgli direttamente le armi, gli era stato consentito di comprarsele da solo; due fucili M-15 semiautomatici da 5.56 mm.

Il canale WLWT5, della NBC di Cincinnati, riportava in un articolo del 2015 dal titolo, “FBI: un uomo di Cincinnati aveva acquistato fucili e si prepaparava ad attaccare il Campidoglio americano” che (grassetto aggiunto):

Gli agenti dicono che martedì e mercoledì Cornell si era incontrato un’ultima volta con l’informatore per pianificare il loro viaggio a Washingto D.C. dove avrebbero portato a termine il loro piano. Mercoledì mattina aveva acquistato due fucili semiautomatici Armalite M-15 da 5.56 mm., e 600 colpi, dopodiché era stato arrestato.

Cornell aveva comprato i fucili al Point Blank Gun Store di Harrison Avenue, nella città di Colerain. Aveva superato il controllo dei precedenti penali e aveva pagato 1900 $ in contanti, 700 $ per ciascun fucile e circa 400 $ per le munizioni.

Il proprietario del negozio di armi, John Dean, aveva detto che gli agenti dell’FBI gli avevano notificato che Cornell stava arrivando per comprare le armi circa 10 minuti prima del suo ingresso nel negozio.

Dean aveva riferito che gli agenti gli avevano detto di acconsentire all’acquisto e che altri agenti avrebbero fermato Cornell dopo la sua uscita dal negozio.

Dopo aver letto la dichiarazione scritta dello stesso FBI, sembra che l’unica differenza fra Ciccolo, Cornell, e Mateen sia che i primi due erano stati arrestati prima di commettere un attentato, mentre a Mateen è stato consentito di portare a termine il suo attacco. Se gli informatori dell’FBI stessero manipolando Mateen o meno prima della sparatoria, rimane un mistero. Ma bisogna ricordare che, secondo il New York Times, l’FBI starebbe portando avanti centinaia di simili indagini-trappola.

Il NYT, nel suo articolo “L’FBI aumenta l’uso della stangata nei casi correlati all’ISIS” asserisce che (grassetto aggiunto):

L’FBI ha aumentato in modo significativo l’uso della stangata nei casi di terrorismo, impiegando agenti ed informatori che si fingono jihadisti, bombaroli, trafficanti di armi o “amici” su Internet in centinaia di investigazioni su cittadini americani sospettati di sostenere lo Stato Islamico, come mostrano i rapporti e le interviste.

Le operazioni sotto copertura, considerate un tempo l’estrema risorsa, sono oggi utilizzate nei due terzi delle indagini che riguardano persone sospettate di fornire aiuto allo Stato Islamico, un brusco aumento nello spazio di soli due anni, secondo un’analisi del New York Times. Sono stati denunciati circa 90 cittadini americani con l’accusa di appartenere al gruppo.

Adesso si viene a sapere che l’FBI aveva interrogato due volte il killer della Florida, in due diverse occasioni, nel 2013 e nel 2014. Anche questo è stato riferito dal NYT nell’articolo, “Omar Mateen, da giovane promessa a sorvegliato dell’FBI”, che riporta:

Era stato fatto intervenire l’Ufficio Federale Investigativo dopo alcune segnalazioni dei colleghi di lavoro del sig. Mateen, che riportavano come (quest’uomo), figlio americano di immigrati afgani, asserisse di avere legami con i terroristi. L’FBI lo aveva interrogato due volte, ma dopo un periodo di sorveglianza, controlli sui precedenti ed interviste di testimoni, gli agenti non erano stati in grado di scoprire alcun vincolo terroristico e il caso era stato chiuso.

Successivamente, nel 2014, l’FBI aveva scoperto un possibile legame fra il sig. Mateen e Moner Mohammad Abusalha, che era cresciuto nelle vicinanze di Vero Beach ed era poi diventato il primo attentatore suicida americano in Siria, dove aveva combattuto nelle file del Fronte al-Nusra, una formazione militare affiliata ad al-Qaeda. Ancora una volta, l’FBI aveva concluso le indagini dopo aver trovato contatti “minimi” fra i due uomini.

Considerando le rivelazioni del NYT sul gran numero di investigazioni-trappola dell’FBI nei confronti di possibili simpatizzanti dello “Stato Islamico”, sembra assai improbabile che informatori sotto copertura non stessero lavorando anche su Mateen. Con centinaia di operazioni in pieno svolgimento e con molti di questi casi che comportavano il trasferimento di armi vere nelle mani di persone sospette, che poi venivano incoraggiate per mesi dagli infiltrati (dell’FBI) a commettere attacchi sanguinosi, non potrebbe l’FBI aver perso il controllo di uno di questi casi, magari in Florida?

L’FBI aveva già permesso “accidentalmente” alle sue stesse operazioni di andare in scena

terrorist-omar-mateen-pledged-allegiance-to-isis-before-orlando-massacre-37167L’FBI non ha mai perso il controllo di operazioni simili? La risposta a questa domanda è fornita anch’essa dal New York Times, che, in un articolo del 1993 intitolato “Registrazioni svelano la proposta di inattivare la bomba usata nell’esplosione del Trade Center”, riportava (grassetto aggiunto):

Ai rappresentanti delle forze dell’ordine era stato detto da un infiltrato, dopo lo scoppio, che alcuni terroristi stavano costruendo una bomba che sarebbe stata poi usata per far saltare il World Trade Center e che si era pensato di sabotare il progetto mettendo di nascosto della polvere inerte al posto dell’esplosivo.

L’informatore avrebbe dovuto aiutare i cospiratori a costruire la bomba, fornendo il finto esplosivo, ma il piano era stato bloccato dal supervisore dell’FBI, che aveva idee diverse sul ruolo che avrebbe dovuto avere l’informatore, Emad A. Salem, secondo quanto detto dallo stesso informatore.

Il resoconto, che si trova nella trascrizione delle centinaia di ore di registrazioni fatte in segreto dal sig. Salem durante le conversazioni avvenute nei suoi incontri con gli agenti federali, mettono le autorità in una posizione migliore di prima per quanto riguarda il tentativo di sventare l’attentato del 26 febbraio alle torri più alte di New York. L’esplosione aveva provocato 6 morti, più di 1000 feriti e danni per oltre mezzo miliardo di dollari.

La decisione del supervisore dell’FBI aveva portato alla fine allo scoppio effettivo della bomba, da parte di terroristi conosciuti dall’FBI e sottoposti ad indagine sotto copertura. Esplosione che avrebbe ucciso sei persone e ne avrebbe ferite centinaia.

C’è come minimo una forte possibilità che la tattica dell’FBI di incastrare i sospetti, l’abitudine a diffondere retorica velenosa e quella di mettere armi vere nelle mani di individui mentalmente instabili, abbia portato alla tragedia della Florida, proprio come era successo a New York nel 1993. Nell’ipotesi peggiore, tutto questo potrebbe essere stato fatto intenzionalmente, per condizionare il popolo americano usando la minaccia del terrorismo interno, così come gli Stati Uniti usano all’estero il terrorismo per combattere le loro guerre per procura.

Lo “Stato Islamico” opera al di fuori del territorio della NATO

Il recente attacco in Florida arriva in un momento in cui il confine della Siria con la Turchia è praticamente quasi sigillato. Mentre i media alternativi riferivano da anni come lo Stato Islamico fosse rifornito e sostenuto attraverso il territorio NATO della Turchia, la stessa cosa comincia ora ad essere riportata anche dai principali servizi di informazione occidentali.

Il London Telegraph, in un recente articolo intitolato “Le forze di opposizione siriane, sostenute dagli Stati Uniti, circondano l’ISIS in una città chiave e tagliano la loro principale via di rifornimento”, ammette che (grassetto aggiunto):

…le forze dell’opposizione siriana hanno completamente circondato la roccaforte di Manbij, occupata dallo Stato Islamico e hanno tagliato la strada principale che collegava questo gruppo al mondo esterno…

La perdita di Manbij sarà un grosso colpo per questa formazione. E’ stato un centro nevralgico per le linee di rifornimento dell’ISIS fra il confine turco e l’effettiva capitale di questo gruppo estremista, Raqqa.

Ancora di recente, un articolo del Washington Times intitolato “La Turchia si offre per operazioni congiunte con le truppe americane in Siria, vuole tenere fuori i Kurdi”, riferisce che il Ministro degli Esteri turco avrebbe ammesso (grassetto aggiunto):

Operazioni congiunte fra Washington ed Ankara a Manbij, un centro molto importante per i combattenti, le armi e gli equipaggiamenti dello Stato Islamico che arrivano dalla Turchia in direzione di Raqqa, aprirebbero effettivamente un “secondo fronte” per allontanare lo Stato Islamico, conosciuto anche come ISIS o ISIL, dai confini siriani, ha detto (il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu).

Il Ministro degli Esteri della Turchia ammette che le forze dello “Stato Islamico”, uomini, armi ed equipaggiamento, escono dal territorio stesso della Turchia “in direzione di Raqqa”, ma non spiega mai in che modo la più nota organizzazione criminale del 21° secolo riesca a muovere uomini e materiali attraverso uno stato membro della NATO in quantità tale da sostenere il peso di una guerra vera e propria, senza che tutto ciò venga fermato prima di raggiungere la Siria. Nessuna spiegazione viene anche fornita su dove lo “Stato Islamico” si procuri le armi che fa passare attraverso la Turchia.

Mentre gli Stati Uniti affermano di combattere lo “Stato Islamico” e, allo stesso tempo, fingono di essere vittime della sua violenza, il loro partner della NATO, la Turchia è praticamente la fonte che alimenta le capacità belliche di questa organizzazione terroristica, nonostante che le truppe americane stazionino in Turchia da decenni e che la Turchia stessa sia un membro della NATO fin dagli anni ’50. Nonostante l’aperta ammissione che lo “Stato Islamico” opera attraverso la Turchia, gli Stati Uniti hanno usato la presenza di questa organizzazione terroristica all’interno della Siria come pretesto per intervenire direttamente nella guerra.

Se Mateen è stato “ispirato” dallo “Stato Islamico”, è stato ispirato da un’organizzazione terroristica che gli Stati Uniti e i loro alleati NATO avrebbero potuto spezzare in ogni momento, ma a cui hanno volutamente permesso di operare all’interno dello stesso territorio NATO.

Sembra che, sia in Siria quanto in patria, in America, gli interessi, tutti particolari, che governano Washington abbiano trovato nello “Stato Islamico” lo strumento perfetto con cui perseguire i propri, diversi, scopi politici.

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Articolo di Tony Cartalucci pubblicato da New Eastern Outlook il 15 Giugno 2016
Tradotto in Italiano da Mario per SakerItalia.it

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