"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

IL TALLONE D’ACHILLE DELLA NATO: LE SECESSIONI

Cataluna nouv estat d'Europe

di Wayne Madsen

L’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) dalla fine della guerra fredda sembra aver adottato una nuova missione: impedire che le regioni secessioniste d’Europa ottengano riconoscimento internazionale, a meno che i secessionisti non siano appoggiati dalla NATO e dall’UE.

La NATO cominciò a far salire le tensioni sugli stati secessionisti nell’aprile del 2001, quando il segretario di stato USA Colin Powell organizzò di fretta un summit a Key West tra i presidenti Robert Kocharyan di Armenia e Heydar Aliev di Azerbaijan. L’argomento era lo stato dell’enclave secessionista armena del Nagorno-Karabakh, compresa interamente nel territorio azero. Aliev sperava di convincere gli Stati Uniti e i loro alleati NATO a esercitare pressioni dirette sull’Armenia affinché cessasse di supportare la secessione del Nagorno-Karabakh dall’Azerbaijan. Tuttavia, gli Stati Uniti restarono sostanzialmente neutrali, pur non riconoscendo il diritto del Nagorno-Karabakh all’autodeterminazione. Ad appoggiare l’Azerbaijan c’erano anche la Turchia, membro NATO, e Israele, che, sebbene non membro dell’organizzazione, esercita indebita influenza su alcuni paesi della NATO attraverso le sue lobby a Bruxelles, Londra, Parigi e Berlino.
La secessione del Nagorno-Karabakh resta arenata per una varietà di ragioni, non ultima la pressione politica dell’influente comunità armena negli Stati Uniti, che ha mitigato l’ostilità di Washington verso il desiderio secessionista del Nagorno-Karabakh.

Tuttavia, le repubbliche secessioniste di Abkazia e Georgia del sud, aggredite dalla Georgia, aspirante membro NATO, non furono altrettanto fortunate. Nel 2008 la Russia riconobbe formalmente l’indipendenza di Abkazia e Ossezia del Sud, dopo che la NATO aveva cominciato a considerare seriamente l’entrata della Georgia nella NATO. La Georgia iniziò le ostilità contro le due repubbliche, inviando droni sull’Abkazia, ammassando truppe alla frontiera e sparando colpi di mortaio sui soldati dell’Ossezia del Sud. In agosto del 2008 il presidente Mikheil Saakashvili lanciò un attacco militare su vasta scala contro l’Ossezia del Sud, con il supporto di consiglieri militari americani. I georgiani vennero alla fine respinti dalle forze di Ossezia e Russia.

Le amministrazioni di George W. Bush e Barack Obama hanno cercato di congelare Abkazia e Ossezia del Sud tramite la diplomazia. Sebbene il Venezuela e il Nigaragua si fossero uniti alla Russia nel riconoscere l’indipendenza delle due repubbliche, gli USA e i loro alleati esercitarono pressioni, tra cui la cancellazione di pacchetti umanitari, su qualsiasi paese estendesse il riconoscimento diplomatico delle due nazioni. Alla fine vennero ritirati i riconoscimenti da parte di Vanuatu e Tuvalu, due minuscoli paesi del Pacifico meridionale che dovettero fronteggiare l’immensa pressione finanziaria di Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. L’Unione Europea sospese il divieto di viaggio ad alcuni ufficiali bielorussi in cambio del mancato riconoscimento da parte bielorussa delle due repubbliche secessioniste. In modo simile, l’UE e la NATO esercitarono pressioni sulla piccola San Marino affinché negasse il riconoscimento.

Sulla Crimea e la città di Sevastopoli, che a marzo 2014 hanno dichiarato l’indipendenza dall’Ucraina dopo che un plebiscito popolare aveva votato a stragrande maggioranza per la secessione e l’adesione alla Federazione Russa come entità autonoma, la NATO e il suoi alleati dell’UE hanno applicato sanzioni finanziarie e negato i visti a ufficiali crimeani.

In Ucraina, dopo che il colpo di stato contro il presidente Yanukovych ha portato al potere a Kiev un governo ostile e violento verso le popolazioni russofone nell’est e sud del paese, sono state proclamate nel Donbass le Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk. Prontamente, sanzioni finanziarie e divieti di viaggio sono stati applicati da NATO e UE sui leader dell’Ucraina orientale così come su ufficiali e uomini d’affari russi.

separatistas pro rusos

La NATO, al massimo dell’ipocrisia, si aspettava che la Russia e altri paesi riconoscessero la dichiarazione d’indipendenza del 2008 della Repubblica del Kosovo, un’entità di etnia prevalentemente albanese ricavata dalla Serbia manu militari da parte della NATO e dell’UE. Sebbene non esistesse alcun precedente storico che suggerisse la legalità di un Kosovo indipendente, Washington e i suoi alleati esercitarono pressioni sui paesi del mondo affinché estendessero al Kosovo lo stesso tipo di riconoscimento diplomatico che non viene permesso ad Abkazia, Ossezia del Sud, Lugansk o Donetsk. Nel 2014, Washington, che come detto costrinse Tuvalu e Vanuatu a ritirare il riconoscimento di Abkazia e Ossezia del Sud, non ha avuto problemi a fare pressione su Tonga e le Isole Salomone affinché riconoscessero il Kosovo.

Le manovre diplomatiche del Dipartimento di Stato USA rappresentano la classica arroganza ed eccezionalismo americani. Il già presidente del Venezuela, Hugo Chavez, definì il supporto statunitense al Kosovo un complotto di Washington per indebolire la Russia. Chiamò anche il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaçi, un terrorista, il cui nome di guerra era non a caso “il serpente”. […]

Il secessionismo rappresenta chiaramente una minaccia per gli stati della NATO e ciò è il motivo per cui, aldilà di alimentare la vecchia guerra fredda, la NATO è stata così irremovibile nel suo opporsi ai movimenti di indipendenza europei, tranne che per il suo prediletto progetto in Kosovo.

Il recente referendum per l’indipendenza della Scozia, che avrebbe votato per staccarsi dalla Gran Bretagna se non fosse stato per i brogli elettorali e le false promesse di maggiore autonomia da Londra, dimostra fino a che punto si spinge un membro NATO per impedire la rottura del Regno Unito, definito “la più grande portaerei” della NATO.

La minaccia del governo di Madrid di incarcerare i leader catalani per il recente schiacciante, ma non vincolante, “sì” all’indipendenza dimostra fino a dove si spinge il corrotto regno spagnolo per conservare lo status quo dell’alleanza.

E’ chiaro che i movimenti secessionisti sono il tallone d’Achille della NATO. Ed essi esistono dove la NATO meno se li aspetta. Ci sono crescenti richieste di autonomia, secessione e vera e propria indipendenza in regioni che ospitano importanti basi NATO di raccolta dati, o che si stendono a cavallo di percorsi NATO. Ad esempio il movimento della Cornovaglia, Mebyon Kernow, ha tratto ispirazione dalla forza del Partito Nazionale Scozzese per invocare un parlamento della Cornovaglia. Questa regione ospita l’installazione per le intercettazioni transatlantiche a fibre ottiche dei “Cinque Occhi”, sita a Morwenstow. Similmente, il partito nazionalista Plaid Cymru vuole che il Galles segua la Scozia verso la piena indipendenza dall’Inghilterra. Mec Vannin sostiene l’indipendenza per l’Isola di Man, situata tra Inghilterra e Irlanda. Il nazionalismo celtico non rappresenta un problema per la NATO solo in Gran Bretagna, ma anche nella Bretagna francese, dove si trova la base navale di Brest, e nella Galizia spagnola.

Nel Mar di Norvegia, ovvero nelle Isole Faroe, controllate dalla Danimarca, e nelle britanniche Isole Shetland, esistono movimenti secessionisti che minacciano il tessuto militare della NATO. Non solo il fervore secessionista è alto nelle Shetland di tradizione scandinava, ma la campagna “Le nostre isole, il nostro futuro” ha raccolto supporto dalle Isole Orcadi e dalle Ebridi Occidentali, situate sulle vie marittime attraverso cui transitano spesso i sottomarini NATO.

Perfino nel Mar Baltico, dove la NATO ha allertato di una fantomatica “minaccia” militare russa, l’alleanza ha più da temere dai suoi stessi membri e dai suoi partner “neutrali”. L’isola danese di Bornholm, che durante la guerra fredda era un prezioso sito per la raccolta elettronica di intelligence, ha un movimento secessionista domestico, il partito Bornholms Selvstyre, che vuole la piena indipendenza dalla Danimarca. Il suo leader, Tonny Borrinjaland, vede una Bornholm indipendente come una futura Malta o Singapore nel Baltico. Ciò potrebbe rappresentare un sogno per gli abitanti dell’isola, ma è un incubo per la NATO, che preferisce lo status quo nel quale esercita il pieno controllo.

Borrinjaland ha compagnia nelle Isole Åland, isole di lingua svedese situate nel Mar Baltico e controllate dalla Finlandia. Axel Jonsson, capo del partito Il Futuro di Åland, persegue la piena indipendenza e vede un’economia prospera nel futuro delle isole sovrane.

La NATO e i suoi partner d’intelligence “Cinque Occhi” vedono questi movimenti come una minaccia e non sorprenderebbe che i capi dei movimenti autonomisti e secessionisti grandi e piccoli venissero abitualmente sorvegliati elettronicamente dalla NSA statunitense e dalle sue agenzie-partner britannica, francese, danese, svedese e finlandese.
Tuttavia, dalle Bornholm alle Orcadi, dalla Cornovaglia alla Bretagna, dal Veneto alla Catalogna, il collasso interno degli stati membri della NATO attraverso la volontà di popoli repressi e ignorati renderà l’alleanza un fragile guscio vuoto.

Fonte: Strategic-culture

Traduzione: Anacronista

Nella foto in alto: manifestazione dei separatisti catalani in Spagna

Nella foto al centro: manifestazione dei separatisti prorussi in Ucraina

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