"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il sostegno dell’Arabia Saudita al terrorismo e l’ipocrisia dei paesi occidentali

Saud al Saifal con Kerry

di Patrick  Cockburn

Fonte: The Independent
Traduzione di Luciano Lago

Gli uomini d’affari sauditi hanno svolto un ruolo centrale nella creazione e nel consolidamento dei gruppi islamici integralisti sunniti (jihaddisti, che sostengono la “Jihad, guerra santa”) nel corso degli ultimi 30 anni. Tuttavia, malgrado la tanto sbandierata determinazione degli USA e degli altri alleati nel  sostenere la “guerra al terrorismo”,  gli americani ed i loro alleati hanno dato prova di una straordinaria cautela per  quello che si riferisce ad esercitare pressioni su Ryad e le monarchie del Golfo per far chiudere il rubinetto dei finanziamenti  che permette agli jihaddisti di essere attivi.

Per quale motivo gli USA ed i suoi alleati europei mostrano tanto garbo rispetto all’Arabia Saudita quando il regno saudita  occupa una posizione tanto centrale rispetto al sostegno di Al Qaeda e e le altre organizzazioni terroriste e settarie?

Una spiegazione evidente è che gli USA, la Gran Bretagna ed altri paesi non vogliano raffreddare le proprie relazioni  con uno stretto alleato e che la famiglia reale saudita ha utilizzato in modo scaltro i suoi petroldollari per guadagnarsi spazio e credibilità nella classe dirigente internazionale.

Alcuni tentativi,  per la verità poco convincenti, sono stati fatti  per collegare Al Qaeda con con l’Iran o con l’Iraq,  mentre che i veri responsabili di questa organizzazione erano ben conosciuti.

Tuttavia c’è un altro fattore che spiega per quale motivo per cui le potenze occidentali si sono astenute nel denunciare l’Arabia Saudita ed altri leaders dei paesi del golfo per la sua propagazione dell’odio religioso e settario. Per il “fantomatico” Osama bin Laden, accreditato come il principale nemico degli americani e considerato il leader leggendario per la maggior parte dei jihad disti sunniti, includendo gli affiliati di Al Qaeda in Iraq ed in Siria, l’obiettivo principale era costituito dagli sciiti. Sono infatti gli sciiti quelli che stanno morendo in migliaia in Iraq, in Siria ed in Pakistan, anche in paesi dove la comunità sciita è poco numerosa, come in Egitto.

Supponiamo che l’uno per cento di questi brutali attacchi fossero stati diretti contro obiettivi occidentali, invece che contro i mussulmani sciiti.  Sarebbero stati in questo caso gli americani ed i britannici tanto concilianti con i sauditi, con i kuwaitiani e con gli emirati?
Tutti i droni esistenti al mondo che sparano i loro missili contro località pashtunes in Pakistan ed altri obiettivi  in Yemen o in Somalia, non servirebbero a molto se i miliziani jihaddisti in Siria o in Iraq  decidessero un giorno – come si narra che abbia fatto  Osama bin Laden prima di loro – che i loro principali nemici non siano gli sciiti ma piuttosto siano gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. I servizi di  sicurezza  dovranno  quindi affrontare i movimenti di jihad disti in Iraq, in Siria ed in Libia dove si stanno addestrando a centinaia come fabbricanti di bombe e kamikaze. Quest’anno sono stati pubblicati video dalla Siria che mostrano i non sunniti decapitati per motivi settari.  Questi video sembra che abbiano iniziato a smuovere l’indifferenza delle potenze occidentali rispetto al jihaddismo sunnita.

Miliziani jihaddisti

Il governo dell’Arabia Saudita, nell’inizio del conflitto, era rimasto defilato lasciando al Qatar l’incarico di finanziare i ribelli in Siria. Tuttavia quest’anno hanno iniziato a prendere direttamente la gestione del conflitto. I sauditi vorrebbero emarginare i gruppi vincolati ad Al Qaeda come l’ EIIS ed il fronte Al Nursia  mentre forniscono armi ai jihadddisti con il fine di rovesciare il regime di Bashar al Assad ,

I responsabili della politica saudita in Siria – il ministro degli esteri Saud al Faisal; il comandante dei servizi di intelligence Saud al Faisal e suo fratello, il viceministro
della difesa Salman bin Sultan, – stanno impiegando alcune migliaia di milioni di dollari per creare un esercito jihaddista sunnita con circa 40.000 o 50.000 miliziani. Vari “signori della guerra” locali si sono aggregati per dividersi i soldi dei sauditi ed è per quello che sentono un entusiasmo maggiore di quella che è la volontà di combattere.

L’iniziativa dei sauditi è stata in parte alimentata dall’ira  di Ryad rispetto alla decisione di Obama di non arrivare ad una guerra diretta con  la Siria dopo l’incidente delle armi chimiche del 21 di agosto. La collera dei sauditi si è vista ancora più esacerbata  per l’accordo delle sei potenze internazionali  di negoziare in via preliminare  con l’Iran  per la questione del programma nucleare.
Nell’uscire dall’ombra in Siria i sauditi hanno probabilmente commesso un errore. Il loro denaro alla fine gli  permetterà di fare grandi acquisti. L’unificazione artificiale dei gruppi ribelli per spartirsi il denaro saudita in realtà non andrà a perdurare per molto tempo. Questi si vedranno screditati agli occhi dei jihaddisti più fanatici così come dei siriani che in generale saranno considerati dei lacchè dei servizi segreti dell’Arabia Saudita. L’opposizione già divisa si vedrà ancora più frammentata. La Giordania potrà aver ricevuto nel suo territorio i sauditi ed una quantità di altri servizi stranieri ma non sarà in procinto di unirsi all’esercito per rovesciare Assad.

Questo significa che il piano sauduta può essere condannato al fallimento già dal principio ma potrà provocare molte vittime siriane prima di essere abbandonato.

 

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