"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

IL SOGNO MANCATO DEL NEO SULTANO

di Ouday Ramadan

Sono molti, gli interrogativi che avanzano circa la spinta di Erdogan, il califfo mancato, a buttarsi tra le braccia di Putin.
Erdogan stesso apparteneva ad un sistema politico consolidato da circa un secolo, nello scenario politico turco.
Un sistema creato e consolidato dallo stesso Kemal Ataturk (fondatore della Turchia moderna).
Dopo la caduta dell’Impero ottomano, il sistema politico turco non ha mai trovato pace e stabilità, né all’interno della Turchia stessa, né tantomeno con i Paesi limitrofi.

La Turchia ha sempre rappresentato una potenza, nello scacchiere del Vicino Oriente.
Tanto è vero che oltre ad essere chiamata Turchia, essa è conosciuta anche con la sua denominazione di “Asia Minore”.


Un paese, la Turchia,  al cui interno esistono migliaia di contraddizioni, dal problema curdo a quello delle minoranze in genere, dagli Alawuiti, agli Armeni, ai Cristiani.
La Turchia rappresenta una potenza umana nella regione.

Al suo interno esistono forti spinte di laicizzazione dello Stato, contrapposte, però, ad altrettanto forti spinte ad islamizzare politicamente lo Stato Turco.
È un Paese a cui mancano le fonti energetiche, ma che è ricchissimo di acqua, grazie alle sorgenti del Tigri e dell’Eufrate.
È un Paese che sta all’interno della Nato, ma con forti dolori di pancia, per ambedue le parti.
Prima della caduta dell’Unione Sovietica, la Turchia aveva rappresentato, per la Nato, un avamposto avanzato per la guerra fredda.
Tanto che la Turchia, il 20 luglio 1974, invase Cipro, dividendola in due Stati.
Uno era ed è uno Stato fantoccio alla turca, mentre l’altro rimaneva fedele alle proprie origini elleniche.
La Nato accettò quell’invasione, nonostante fosse un aggressione nei confronti di uno Stato membro anch’esso della Nato, cioè la Grecia.
E nonostante in Grecia fosse al potere la giunta militare comandata dal Brigadiere Dimitrios Yoannides, uomo della Nato.

Il sistema politico turco è stato sempre retto dalla Nato e dagli Usa.
L’Esercito Turco ci aveva abituato al modus operandi consolidato di garantire la stabilità della Nato attraverso numerosi colpi di Stato, che talvolta non erano altro che comunicati stampa trasmessi dalla Tv turca, che avevano lo scopo di deporre qualsiasi forza politica o civile turca, che rappresentasse una pur minima minaccia agli interessi della Nato.
Erdogan non era e non è immune a questo sistema di golpe, consolidato negli anni.

Nel 2003 Erdogan palesò la sua contrarietà all’invasione americana dell’Iraq.
Ma non certo per i principi di sovranità dell’Iraq, bensì perché erano dieci anni che il signor Erdogan sfruttava il petrolio iracheno, ottenuto a prezzo stracciato in cambio del cibo. Il famoso “food for oil”.
Ricordiamoci che il petrolio iracheno veniva venduto al signor Erdogan a cinque dollari al barile.
L’opportunismo politico di Erdogan non si è mai arrestato.

Il signor Erdogan, per assetare l’Iraq e la Siria, aveva costruito ben settanta dighe lungo il territorio turco, presso il corso del Tigri e dell’Eufrate.
Ma torniamo all’oggi.
Dopo aver concesso agli israeliani e agli americani ogni sorta di programma politico che favorisse il caos nel Vicino Oriente.
È il caso dell’appoggio incondizionato all’Isis, il quale ha abbuffato Erdogan del petrolio rubato al popolo siriano ed a quello iracheno.
Ma dopo aver accarezzato il suo sogno di diventare il Califfo del Vicino Oriente, gli Stati Uniti d’America hanno deciso di destituire Erdogan, alla maniera turca.
Senza spargimento di sangue o quasi, come è sempre avvenuto nei golpe tradizionali turchi.

Erdogan ha avvertito il pericolo, correndo ai ripari.
Ed eccolo che chiede scusa al Presidente Putin, implorandolo di riaprire i rapporti commerciali tra la Turchia e la Russia, interrotti all’indomani dell’assassinio del pilota russo.
Da opportunista quale è sempre stato, Erdogan si è buttato tra le braccia dell’unica potenza in grado di arginare l’intervento americano contro di lui, e cioè la Russia.
Ed eccolo, che epura tutto ciò che potrebbe rappresentare un pericolo per il suo opportunismo politico.

A noi Siriani interessa che il signor Erdogan sia passato dalla fase dello sciacallo che abbaia mordendo e facendo male, alla fase dello sciacallo che non è piu in grado di mordere, pure se continua ad abbaiare.
Ci interessa che i problemi di Erdogan ci abbiano permesso di chiudere il cappio attorno al collo dei suoi scagnozzi, da lui sedotti ed abbandonati ad Aleppo.
Per concludere, un Erdogan ridimensionato è sempre meglio di un altro turco aggressivo. Militarista o islamista che sia.

LA SIRIA PRIMA DI OGNI COSA.

Questo il punto di vista di Ouday Ramadan, italo siriano.

*

code

  1. ComeIn 12 mesi fa

    A meno che la Turchia non sia ” il cavallo di Troia” per la Russia..

    Rispondi Mi piace Non mi piace