"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il “sinistro ritorno” del militarismo alla tedesca

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Non è da sottovalutare la possibilità che questo revival militaristico sia imputabile alla volontà tedesca di ottenere un posto come membro permanente nell’ambitissimo consiglio di sicurezza dell’ONU che, qualora dovesse consentire un suo ingresso , vedrebbe paurosamente sbilanciati i suoi rapporti di forza

di Alessio Caschera

La Germania, che dalla fine della seconda guerra mondiale aveva ridimensionato il suo militarismo in politica estera, ha deciso di cambiare rotta. E dopo aver “conquistato” l’ Europa, esportando il suo modello di rigore, è ora intenzionata a far sentire forte la sua voce anche nelle questioni più spinose di politica internazionale, come quella delle missioni all’estero. Per alcuni, insomma un “sinistro ritorno”.

Questo cambio di rotta così improvviso fa impressione, perché può facilmente essere collegato alla logica delle politiche di austerità e fermezza teutonica che stanno affamando il sud del continente. Ma è proprio questa forza su scala europea e questa aura di perfezione che aleggia intorno alla figura della cancelliera Merkel e del suo entourage, che potrebbero aver convinto il presidente della Bundesrepublik, Joachim Gauck, ad osare e a sollecitare il governo a scrollarsi di dosso i fantasmi del passato, soprattutto in termini militari, coinvolgendo il paese in tutte le guerre, o operazioni di pace che dir si voglia, “nelle quali siano in gioco i diritti universali”. La mossa di Gauck ha ricevuto il plauso di tutta la “comunità internazionale”, a cominciare dall’immancabile Unione Europea, che vede un possibile pericolo nel ritorno dei nazionalismi in Gran Bretagna e Francia, e un potenziale freno a questa eventualità proprio in una Germana forte sotto tutti i punti di vista. Plauso anche dall’ONU e da Ban Ki Moon che, dopo la figuraccia fatta con la pseudo – conferenza per la pace in Siria di Ginevra, vede nella Germania un prezioso valore aggiunto.

Già, perché non è da sottovalutare la possibilità che questo revival militaristico sia imputabile alla volontà tedesca diottenere un posto come membro permanente nell’ambitissimo consiglio di sicurezza dell’ONU che, qualora dovesse consentire un suo ingresso, vedrebbe paurosamente sbilanciati i suoi rapporti di forza. Il maggior impegno tedesco non si riduce solo alla militarizzazione. Ormai da qualche anno Berlino è molto più presente sul piano internazionale e diplomatico, si pensi alla sua partecipazione alla campagna afghana o al ruolo sempre più rilevante che sta assumendo, complice anche la sua veste di portavoce non autorizzato delle istanze europee, nella risoluzione del conflitto siriano, il maggior coinvolgimento nelle imprese coloniali sponsorizzate dalla Francia nell’Africa del Sahel, o perché no, l’appoggio sregolato agli “europeisti” ucraini. Proprio questo forte sostengo verso i movimenti nazionalisti di estrema destra in piazza a Kiev ha fatto storcere il naso a Mosca che, negli anni, aveva cementato un rapporto di fiducia e stima con Berlino.

Per ora le esternazioni del presidente Gauck sono state accolte con favore da gran parte dei membri della Grosse Koalition, Spd-Cdu. Gli unici a distanziarsi e a deplorare qualsiasi virata in senso militarista della Germania sono i comunisti della Linke, terza forza nel parlamento nazionale e maggioranza in numerosi consigli regionali e comunali nell’Est. Nelle strade però le reazioni delle persone non sono positive, in tanti si dicono preoccupati dall’eventualità che il paese si possa far facilmente trascinare in conflitti armati. Il nuovo corso della politica estera tedesca lascia  sorpresi ma al contempo va ad integrare il carattere già aggressivo della sua politica finanziaria.

Nel XXI secolo le vere guerre si combattono a suon di spread, di titoli e di moneta, le pallottole sono cose da sciocchi o da esaltati, questa lezione la Germania sembrava averla ormai fatta propria, ma evidentemente non bastava alla cancelliera di ferro, del resto i fucili e i cannoni hanno pur sempre il loro fascino.

Fonte: L’Intellettuale dissidente

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