"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il sindacalismo “cambia verso”

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di Attilio Di Sabato

Smentita la notizia della discesa in politica di Maurizio Landini, la decisione è posticipata al 2018: anno delle (possibili) elezioni. La funzione sindacalista ha subito duri colpi e stenta a rialzarsi, dalla capital-borghesia arrivano risposte mentre dai sindacati le soluzioni si esprimono sottovoce e non reggono il confronto

Georges Sorel sarebbe inorridito dai timidi accenni politico-elettorali di Maurizio Landini. Il padre del sindacalismo rivoluzionario rifiutava una conquista politica del potere da parte del sindacato e preferiva, ad essa, una gestione della società condotta da sindacati di lavoro e di settore. I tempi sono cambiati, il sindacato è stato svuotato del suo peso politico ed assiste al suo declino. Maurizio Landini cerca di fare quel che può, molti sono i simpatizzanti della sinistra PD che lo vogliono in campo, ma il segretario della Fiom rimanda al 2018, un uomo diviso tra la voglia di rappresentare i suoi lavoratori (nonché elettori) e il senso di colpa che accusa nel tradire i valori del sindacato vecchio stampo.

Per essere priorità è necessario avere la possibilità di premere sulla politica, essere ago della bilancia. L’importanza di una parte dell’elettorato è proporzionale al fine elettorale ultimo e alla capacità di poter influenzare il mondo della politica.

Gli operai non sono più rappresentati (o meglio hanno scarsa rilevanza) perché la classe dirigente italiana è influenzata da imprenditori e lobby di pressione. Con la crescita esponenziale del terziario, la rilevanza elettorale operaia è andata scemando; ecco perché la classe politica può permettersi di voltare la faccia alle “tute blu”. Il sindacato fa quel che può, ma nelle grandi contrattazioni la classe politica si schiera dalla parte dei dirigenti. Questo significa che le soluzioni espresse dai sindacati più che deboli sono inascoltate. Landini questo lo sa.

Un sindacato che non è appoggiato da una rappresentanza politica concreta è un sindacato sterile. La volontà di scendere in campo è tutta qui, Landini non può rivolgersi a nessuno. Il Segretario della Fiom vuole aprire un varco politico nel quale incanalare le richieste sindacali, una mossa che potrebbe portare risultati se condotta bene. La coalizione pro Landini è quotata al 10%, ma il dilemma è chi avrà la leadership: Landini, Civati, Fassina, Vendola? La crisi della Sinistra è iniziata da molto tempo ed è finita con Matteo Renzi, completamente annientata dal Premier. Il modello Tsipras piace tanto a molti nostalgici del PCI e l’opportunità di aprire a “sinistra” un’altra sinistra è reale. Che ruolo avrà il sindacato in tutto ciò? Il 2018 pare l’anno nel quale avremo risposte al riguardo. In Italia la divisione fra i lavoratori (dipendenti, liberi professionisti, statali ecc..) è molto marcata. Vige la regola del “meglio a te che a me”, questo è un altro punto fondamentale dell’inefficienza sindacale che spesso si scontra dando vita a faide interne. In tutto questo calderone, il vento del cambiamento soffia forte. Il bisogno di rappresentanza può coordinare un’azione congiunta tra classe sindacale e classe dirigente, anzi creare nuova classe politica.

Il problema più rilevante per il sindacato è che non dà una visione alternativa del lavoro. Dovrebbe essere un enorme “think tank”, un laboratorio di idee che sostenga quella nuova classe politica atta a creare una nuova concezione del lavoro. Questa è la sfida che si deve porre il sindacato moderno. Se vuole sopravvivere non può restare sulla difensiva ed agire solo quando è chiamato in causa, deve essere parte attiva del meccanismo politico. Landini l’ha capito quindi a lui la parola e non ci resta che aspettare il 2018.

Tratto da L’Intellettuale Dissidente

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  1. Ares 2 anni fa

    La crisi della sinistra non esiste, in quanto dopo la prima repubblica non c’è più stata una vera sinistra ma un calderone dove piazzarsi per meglio curare gli interessi personali nonché degli amici e delle famigghie, poi il signor Landini oggetto di stima fino all’episodio fatidico delle manganellate prese, ha protestato vivacemente (avendo ragione) per poi perdersi al richiamo di renzi e chiedere pure scusa (che figura di M) il sindacato alla pari dei governi succeduti hanno solo curato i propri interessi sul sangue dei lavoratori in paratica un fallimento totale cui ci hanno rimesso la pelle parecchi lavoratori, sindacati collusi coi governi per cui non hanno motivo di continuare ad esistere per come sono strutturati.

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