"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il ruolo dell’Arabia saudita negli attentati di Volgograd

Kerry with saudi arabian's leaders

di Andrea Atzori

L’isolamento della Russia di Putin nel consesso internazionale delle nazioni è sempre più evidente. L’occidente si rivolge alla Russia come ad un proprio schiavo. Quando ordina pretende che gli si obbedisca. Sobilla le piazze con l’intento di far credere che tutto un popolo sia dalla sua parte. Rivendicando il suo diritto di intromissione negli affari interni di altri Stati, appellandosi ai quei principi di democrazia che, invece, sta, macroscopicamente, infrangendo. Le libere elezioni in paesi sovrani sono considerate illegittime se non conseguono il risultato che loro, Europa ed USA, auspicano. Insomma l’unico sistema democratico che riconoscono è quello della sudditanza e sottomissione al loro giogo militare.

Le nazioni che non si piegano volontariamente, vengono inserite nelle liste nere dei nemici da aggredire, prossimi bersagli di campagne militari dirette a rovesciarne i regimi costituiti.  Dopo i massacri in Kosovo e quello in Iraq ed Afghanistan, in cui si è assistito ad interventi militari diretti della Nato sul territorio nemico, la strategia si è raffinata fino a creare ed armare interi eserciti di mercenari pagati, addestrati e vettovagliati da loro e dai loro alleati, tra cui anche paesi arabi, da scatenare contro la vittima predesignata.  Per il solo scopo di non apparire, esternamente, come aggressori senza scrupoli, senza alcuna giusta motivazione.

Il mondo è stato messo a ferro ed a fuoco in nome di nobili ideali di libertà e pace, che niente hanno da spartire con qualsiasi forma di violenza, in particolare con le guerre. Le rivolte  delle piazze armate contro il loro stesso Stato, che smaniano e si dimenano al solo scopo di sollecitare le dimissioni dei governi legittimi e l’ingresso degli americani dentro ai palazzi del potere, non si contano quasi più. Ma questa non è democrazia. La piazza agguerrita ed armata, è solo sinonimo di rivoluzione, non di democrazia. Il diritto internazionale non prevede alcun metodo violento di rovesciamento di regimi, nel segno della democrazia o della pace, essendo questi sommovimenti da annoverare tra i disordini sociali che implicano un vero e proprio atto di guerra. Specie quando esistano interferenze straniere interessate a soffiare sul fuoco per sfruttare a proprio vantaggio il momento critico attraversato dagli Stati aggrediti. Lo stivale chiodato degli occidentali ha seminato distruzione e terrore in tutti i territori del medio oriente e del nord Africa. Sempre con il vessillo bianco della democrazia in prima linea, sul quale, per pudore, non si è avuto il coraggio di disegnare la croce rossa simbolo della cristianità, che avrebbe trasformato queste guerre in pure e semplici crociate, caratteristica, comunque di cui non fanno difetto.

Dopo la Siria, all’invasione della quale russi e cinesi hanno imposto il loro veto, ed in cui la belva famelica ha cominciato a subire un imprevisto arresto, il progetto di accerchiamento della Russia è proseguito puntando al bersaglio grosso, cioè l’Ucraina. Se riuscissero ad abbattere questo ultimo ed estremo baluardo, posto a riparo dei confini di frontiera russi, questa nazione si ritroverebbe il suo avversario più acerrimo proprio dinanzi alla porta di casa sua. I russi sono ben coscienti del rischio gravissimo in cui sono coinvolti loro malgrado. Ma i segnali dell’incipiente approssimarsi di una resa di conti militare tra le superpotenze del blocco asiatico e quello atlantico sono evidentissimi. La tensione dei rapporti tra Putin ed Obama è provocata da una serie di circostanze che prima o poi faranno detonare l’ordigno capace di far scoppiare il terzo conflitto mondiale.  A parte l’affare Snowden, la crisi bellica in Siria è tutt’altro che risolta, anche se Assad si è dichiarato disponibile a disfarsi delle armi chimiche a vantaggio degli alleati occidentali che si dichiarano già pronti a trasferirle nelle proprie basi militari.

Il problema più grave è quello delle installazioni delle rampe di lancio dei missili antimissile, in Polonia e Cecoslovacchia e Romania. Il c.d. ombrello atomico, diretto a rendere inoffensivo tutto il potenziale deterrente dell’arsenale atomico russo. Senza neppure immaginare cosa accadrebbe se, come possibile e prevedibile, quegli impianti missilistici venissero armati con missili a testata nucleare e lanciati verso la vicina Russia. Improvvisamente, nel bel mezzo della controversia sull’Ucraina, il giornale tedesco “Bild”, sulla base di informazioni ottenute dai servizi segreti del suo paese, rivela che Putin aveva già fatto schierare, da oltre un anno, centinaia di missili Iskander, di ultima generazione, nell’enclave di Kaliningrad, puntati su Polonia e Germania. Il ministro della difesa tedesco ha dichiarato di non saperne niente, ma non è verosimile che il servizio di spionaggio e controspionaggio, controllato direttamente dal ministero, diffonda ai giornali notizie riservatissime, prima che al suo dicastero. Ovviamente tutti sapevano, ma hanno preferito non informare l’opinione pubblica per non far cadere nel panico la popolazione. Pare che, successivamente, lo stesso Putin, abbia confermato la notizia. E’ questa una situazione di fatto che ci da la misura di quanto Russia e Nato siano, ormai, arrivati ai ferri corti. In occasione delle olimpiadi invernali che si terranno a Sochi, in Russia, tutti i capi di Stato occidentali hanno già informato l’opinione pubblica e lo stesso Putin che non parteciperanno ai giochi, in segno di protesta contro la resistenza opposta dal presidente russo, all’invasione della sua nazione, da parte degli americani. Putin risponde con la liberazione di alcuni detenuti politici, tra cui il ribelle Khodorkovsky e le Pussy riot. Ma questo non basta per garantire il successo della manifestazione sportiva in programma dal 4 al 23 febbraio a Sochi. Infatti, le minacce dei terroristi ceceni, intenzionati a guastare la festa a Putin, si materializzano con due violentissimi e devastanti attentati Kamikaze nella città di Volgograd. Le vittime accertate sono 34. Morte e terrore sono stati seminati tra la popolazione e la Russia piange ancora le sue vittime del terrorismo sia ceceno sia americano, come nel caso del sommergibile Kursk, affondato dagli americani con un atto di guerra, inverosimilmente, rimasto impunito.  Un precedente attentato diretto alla persona di Putin, che doveva essere soppresso nel giorno stesso della sua rielezione a presidente della Russia, venne sventato solo in virtù del fatto che, i tre terroristi ceceni che preparavano gli esplosivi dentro ad un appartamento della città di Odessa, per pura casualità, fecero scoppiare alcune di queste bombe da usare per l’attentato.

I servizi segreti russi riuscirono ad estorcere la confessione dei terroristi, che rivelarono di essere stati inviati dall’Arabia saudita per uccidere Putin. I legami dei guerriglieri ceceni con i sauditi erano già noti. Prova ne sia il fatto che sia gli USA che il Qatar e L’Arabia saudita, li stanno ancora usando come miliziani mercenari nella guerra in Siria. E’ evento di cronaca recente, noto in tutto il mondo, che il saudita principe Bandar Bin Sultan, capo dei servizi segreti sauditi, abbia contattato personalmente Putin, al fine di indurlo ad abbandonare Bashar Al-Assad, il presidente siriano, dietro la sontuosa offerta del monopolio mondiale di gas e petrolio e la salvaguardia del porto siriano di Tartus, in cui ormeggiano le navi della flotta navale russa. Una simile proposta non era di certo mirata solo al sovvertimento del legittimo regime siriano, cosa di poco conto per gli americani, ma all’occupazione territoriale della Siria in funzione della sua importanza nel progetto di attacco militare contro la Russia, essendo, da sempre, storicamente, la Siria una porta aperta verso il grande continente asiatico. Questa proposta ha fatto andare su tutte le furie il presidente russo, che non era di certo tanto ingenuo da cadere in un simile tranello. Il principe saudita però ha reagito con una minaccia terribile, cioè l’uso dei terroristi ceceni per boicottare le olimpiadi invernali di Sochi. La qual cosa sta regolarmente accadendo. Ciononostante, i media occidentali continuano a far ricadere le colpe sull’Islam, considerato fucina di terrorismo. In verità si tratta di terroristi manovrati dagli stessi statunitensi, la CIA in particolare, per i loro scopi di espansionismo imperialista. Questa strategia di puntare il dito sulla civiltà islamica, fruttò, dopo l’attentato ceceno in territorio russo, contro la scuola un cui perirono centinaia di studenti, lo schieramento di Putin, convinto di avere un nemico comune, a favore dell’attacco militare USA contro l’Iraq e l’Afghanistan. Anche oggi, dopo questo lugubre attentato, qualche vocina sommessa, starà tentando di far sorbire a Putin la stessa balla astronomica,  potente quanto un’atomica!

Fonte: L’Opinione

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