"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il prossimo referendum costituzionale. Un Manifesto contro

I promotori della Riforma delle Riforme

Il prossimo referendum costituzionale. Un Manifesto contro
È stato fortunato Ireneo Corbacci ad entrare in possesso di una copia dell’effettiva Costituzione italiana rinvenuta a Milano tra le rovine fumanti (vi ricordano qualcosa?) di Expo 2015 da Alfredo, il precario “disinstallatore a chiamata” del suo pamphlet La Costituzione del 2016 che abbiamo segnalato in anteprima. E noi siamo stati fortunati con lui a poterla leggere nella sua originaria versione più autentica. Se la verità in generale rende liberi, come potrà non farlo un documento che per la prima volta fa conoscere alle moltitudini la voce del loro padrone?

Forse senza saperlo, questo giovane operaio ci ha messo tra le mani un testo scottante di estrema attualità, la vera Carta – invisibile ai più – sottostante lo Stato di diritto italiano, le istituzioni della democrazia rappresentativa e la Repubblica parlamentare nata dalle ceneri del fascismo. Dobbiamo dunque essergli grati. Si è trattato di un ritrovamento archeologico, fortuito quanto si vuole ma fondamentale, che ci permette di meglio decifrare non pochi avvenimenti contemporanei. Un grazie allora anche a Ireneo che lo ha reso di pubblico dominio.

Qui di seguito presentiamo ai lettori di Faremondo alcune riflessioni che ci sono state suggerite dalla lettura di questa eccezionale documentazione, la cui importanza non sfuggirà di sicuro a nessuno. D’altro canto, se la Costituzione reale che per decenni ha retto i destini della Repubblica italiana esiste davvero, essa deve aver avuto una sua qualche origine negli avvenimenti del passato.

Ed è questo principalmente l’argomento del nostro intervento, insieme del resto alle imposture che vengono ancora oggi propinate all’opinione pubblica nazionale dall’attuale dibattito sulle ragioni del Referendum di dicembre e che qui tentiamo di additare.

La Redazione di Faremondo.

Novembre 2016

“Quando il gioco si fa duro, bisogna mentire”.

Claude Juncker

Presidente della Commissione europea, per niente gaffeur)

Indice:

Corrispondenze di amorosi sensi
I presupposti storici: quello che non ci viene detto
Full spectrum dominance: il capitale finanziario Usa
La reale posta in gioco del referendum: chi perde e chi vince veramente.

Vedi Fonte: Faremondo

 

*

code

  1. Citodacal 2 settimane fa

    “Quando il gioco si fa duro, bisogna mentire”.
    Al fulgido adepto del CH₃CH₂OH (non è né una setta segreta, né una loggia massonica, né un servizio d’intelligence) e ai suoi astuti sodali sfugge una cosa (oppure la considerano da sempre norma): che il mentire seriale renda il gioco ancor più duro, il che richiederà una ulteriore dose di menzogne (“Nessun uomo ha una buona memoria sufficiente a farne un bugiardo di successo”, Abramo Lincoln). Ricorda il principio dell’incaprettamento: più ti muovi, più ti soffochi. Come suggeriva Tsunetomo in Hagakure (XI, I) riportando gli insegnamenti del padre, Yamamoto Jinuemon, (“Cammina con una persona integerrima per un chilometro e ti racconterà almeno sette bugie”) non sfuggono di certo almeno due cose da considerare: 1) la tendenza umana ad essere bugiardi (a cui si può tuttavia cercar di sopperire) e 2) la realistica necessità di sospendere, talvolta, la verità, ammesso di conoscerla davvero appieno; ma resta egualmente una discreta differenza tra il cauto ed obbligato sospendere e lo spudorato mentire. Eppure va tutto bene così come le sirene mondane la raccontano. E’ un mondo davvero meraviglioso…

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Torrido 2 settimane fa

    Questi vigliacchi vogliono cambiare l’art 117 se passera il si le regioni saranno succubi di Mafia capitale e di ubriaconi di Bruxselles,e non avremmo nessuna posibilita per iniziative e decisioni de propri residenti

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Umberto 2 settimane fa

    Sovente, che bastino gli occhi e l’ espressione del volto a raccontare molto di sé: biechi i primi, torvi i secondi, esternano, nelle smorfie certamente involontarie, tutto il maligno che alberga dentro i loro cuori comunque artificiali.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. Tania 2 settimane fa

    Se gli esseri umani sapessero di essere Dio nulla di tutto questo porcilaio esisterebbe…

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. PieroValleregia 2 settimane fa

      salve
      veramente direi l’opposto: l’essere umano, avendo abbandonato Dio con i “lumi” (veri e propri fumi, invece) e diventando
      “libero” ha sostituito Dio con l’io credendosi però dio a sua volta e, come in segna il libro Frankestein, quando l’uomo si crede Dio
      crea solo mostri…
      saluti
      Piero e famiglia

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Tania 2 settimane fa

        Un conto è sentirsi Dio, un altro esserlo, e poi quale Dio? Quello della Bibbia? No. Quello è troppo umano, io narro di un Dio che è nelle cose, in tutte le cose. Di questo serve avere consapevolezza!

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. giannetto 2 settimane fa

          Il dio della Bibbia era già stato superato, in verità parzialmente, nella Bibbia stessa; altrimenti saremmo ancora al sacrificio di Isacco. Per abolire altri sacrifici (extrafamiliari ed extranazionali) un passo da gigante fu tentato da Gesù Cristo. Ma gli venne a ruota S.Paolo, che sotto la maschera di “apostolo dei gentili” rigiudaizzò il mondo. E il nocciolo dottrinario di quel che noi chiamiamo il cristianesimo fu in realtà il paolinismo. Sicchè si continuò, sì, a parlare di fraternità universale, ma sotto Costantino circoncellioni e donatisti erano un po’ meno fratelli, e andavano massacrati. Stesso destino capitò un migliaio d’anni dopo agli albigesi. Poi vennero i protestanti, che erano troppi per un sacro macello, ma dettero grattacapi di “fratellanza” a non finire, fino ad ieri.
          – E quel che davvero non capisco, di molti cattolici odierni, è l’antipatia che hanno per sto papa, che chiamano massone (e lo sarà pure!). Ma lui si trova nella contingenza storica ideale per realizzare finalmente gli ideali evangelici di ecumenismo e fratellanza universale. I quali nelle prediche cristiane son sempre esistiti, ma erano, nella realtà effettuale, distorti dalle politiche mondane – a partire dall’ingerenza dei primi imperatori su su fino alle patrie nazionali dell’altrieri, che assegnavano agli eserciti i cappellani militari, benedicenti i cannoni patrii. Gott “mit uns”… non certo “mit alle”!
          – Ora il mondo è (quasi) globalizzato politicamente, e nelle economie che contano, e dunque si trova in situazione ideale per l’ecumenismo e la fratellanza universale. Perché allora molti cattolici, ecumenisti e universalisti, ce l’hanno tanto su con sto papa?
          – Sul referendum non mi ripeto. Ho già detto la mia diverse volte. Se mi costringessero al “gioco della torre” ci scaglierei giù il “sì”, ossia voterei per il “no”. Chiaro?

          Rispondi Mi piace Non mi piace
          1. Tania 2 settimane fa

            Ma santa farfanicchia, come si può credere in un Dio che va “modernizzato”? Non ho parole. Posso essere altro che atea se il Dio in cui devo credere è ridotto a figura da superare?

            Mi piace Non mi piace
          2. Mardunolbo 1 settimana fa

            che ci si limiti a commentare gli articoli .le espansioni da ignorante su Bibbia e Vangelo fanno ridere anche i polli ,spennati e grigliati!

            Mi piace Non mi piace
  5. Tania 2 settimane fa

    Si è sempre detto del furbo, lui si che è furbo…
    Tutti abbiamo sempre ammirato certe “qualità” invece di altre, ma lo abbiamo fatto innocentemente, nel senso che ammiriamo ciò che rende vincitori essendo noi dei vinti, qui è l’istinto di sopravvivenza che l’ha sempre fatta da padrone in quanto le masse in qualche modo si devono pur difendere, devono pur sopravvivere!
    Quello che fa il potere è sempre niente rispetto quello che potenzialmente può fare, fatto oltretutto con il nostro permesso, il nostro pieno consenso, è questo l’assurdo, è questo che non riesco a digerire, ma quanto siamo polli?
    Ho letto la Costituzione italiana quella vera, quella che il potere non pubblica, capirai che novità, il potere al potere, caspita che notizia, ma no, non mi dire… La può pubblicare tranquillamente, solo un demente può pensare che dal potere possa uscire qualcosa di buono per tutti, fosse scemo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  6. giannetto 2 settimane fa

    @ Tania. – Cara Tania, sei stata illuminata dallo Spirito Santo se votare “sì” o “no” al minchionendum? Non avendo io questa luce, brancolo nel buio, e vado a lume di naso, ammesso che decida d’andarci. Ma, semmai ci vado, voto “no”. Mi ha fatto riflettere il commento di Torrido: abolito il 117, le regioni saranno succubi di Mafia Capitale. Ancor più catastrofico, a mio modo di vedere, che succubi di Bruxelles.. Però ci son già da mezzo secolo regioni sanguisughe che salassano regioni coglione, i furbi che ciucciano i fessi, e qui parlo solo a livello burocratico, redistributivo ai fancazzisti. – Comunque la vada al minchionendum, sta realtà non cambierà.
    Passo ad altro: -non so che santa è la Farfanicchia, ma l’accolgo volentieri nel mio pantheon.
    Quanto al nocciolo del problema che poni, il destino degli dei è sempre stato d’essere “modernizzati”. Pensa a quanto Euripide “modernizzò” quelli di Omero!
    Ma il dio veterotestamentario, in effetti, fu sempre restio a ogni ammodernamento. Cristo però non pensava a lui, quando parlava del “Padre mio”.- Ti consiglio il bellissimo libro di Ida Magli su Gesù.
    Io alludevo appunto al dio-“Padre mio” di Gesù, quello dell’ecumenismo-fratellanza, e poi al suo “vicario” (.. sto cazzone di correttore automatico me lo ha appena corretto nel kossovaro “sicario”…) sul “soglio pontificio”. Come fanno i nostri pasionari cattolici a incazzarsi con lui, e con Radio Maria, accusata di incoraggiare l’invasione degli islamici che si fottono le nostre donne? Ma non son proprio loro che ce la rimenano con il “siam tutti fratelli” ? Francamente non capisco. Sono forse incompatibili meticciato e fratellanza universale? – Se fossi cattolico, starei con Gorgoglio.
    – E poi, se fossi il Grande Creatore, ti accorderei una speciale divina protezione.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Tania 2 settimane fa

      Grazie, l’accetterei.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Tania 2 settimane fa

        Voterò NO perché mi farebbe schifo vedere maiali giurare con la mano sul cuore e l’altra su una Costituzione scritta da loro medesimi ( i maiali).

        Rispondi Mi piace Non mi piace
    2. Umberto 2 settimane fa

      E’ lo scopo cui mira la falsa misericordia che un cristiano come me, di tradizione – non di convinzione – cattolica, contesta. Certo che siamo tutti fratelli e sacra è l’ ospitalità. Ma per chi? E per cosa? Se la presunta virtù deve far da tramite alla distruzione, non è virtù. E’ proprio questa la prima arma del Maligno: travestire il lupo da pecora.
      Ecco perché, Giannetto, io non approvo la santa sede. Perché non è più Santa, come istituzione. Ed è proprio questo il nocciolo della questione, infondo: la Sposa di Cristo non dovrebbe essere una istituzione terrena, uno Stato, una banca lavatrice, bensì la Sposa di Cristo. Non ho dubbi che tutti i veri cristiani che hanno compreso questo problema apparentemente di semplice spiegazione, la pensino, in linea di massima, come me. A parte quelli che lo fanno per partito preso, ma quelli sono così ovunque e quantunque.
      Ho rispetto e sono in perfetta intesa, devo dire, con buona parte delle tue affermazioni e va da sè che è reciproco. Il marcio lo vediamo entrambi ed entrambi siamo qui a scriverci, infatti.
      ciao ragazzi
      il Bene vincerà

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Tania 2 settimane fa

        Ti dirò, ne sono profondamente convinta anch’io.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
      2. giannetto 2 settimane fa

        Gradisco moltisssimo la tua risposta, che è equilibrata e intelligente, e seria. Invece come sai a me piace spesso fare il gigione. Per uno come me, che cristiano non è (almeno nel senso del “paolinismo”) è chiaro da sempre che la presunta virtù cristiana può far da tramite alla distruzione. E ci metto in compagnia anche altre “virtù”, che cristiane non sono.
        Che la Sposa di Cristo abbia perfino una banca lavatrice, è cosa che fa schifo solo pensarla. Che non dovrebbe esser neppure una istituzione terrena lo gridava a gran voce già Dante, che non sapendo ancora che la “Donatio Constantini” era un clamoroso falso, però la malediva lo stesso. Del resto non è un caso che il più grande e profondo poeta cristiano non sia stato mai neppure beatificato.
        Però attento… sono ancora moltissimi i cattolici che identificano globalismo e “carità ecumenica”. – Di quelli che conosco io sono anzi la maggioranza.
        Tu dici: “Il Bene vincerà”. Ho l’ottimismo della volontà… e il pessimismo della ragione.
        Cari saluti.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
      3. Citodacal 2 settimane fa

        Siddhārtha Gautama, il Buddha storico, disse di non coltivare il vizio ma nemmeno d’aggrapparsi alla virtù, ovvero non praticarla in maniera fine a se stessa, oppure per ottenere meriti di cui gratificarsi; in ciò si poneva in parallelo con l’apatheia della Stoa e dei Padri greci. E’ infatti un precetto pratico che si ritrova in Epitteto e Seneca, ma anche in Evagrio (“Fa’ dunque che non si muti in passione l’antidoto delle passioni”) e successivamente, in modo davvero magistrale, in Eckhart e nell’anonimo tedesco del “Libretto della Vita Perfetta”. Anche il monaco buddista Bodidharma, all’imperatore che gli chiedeva quali meriti avrebbe acquisito per aver fatto costruire templi ed edifici di culto, rispose” “Nessun merito! Occorre vuotezza, non santità.”. L’imperatore non la prese molto bene e Bodidharma fu costretto a cambiar sede.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. giannetto 2 settimane fa

          Caro Citodacal, comprendo (o almeno cerco di..) la virtù stoica, ma non conquista se non marginalmente la mia psiche. Più che l’apatheia di Epitteto mi coinvolge l’ataraxia di Epicuro. Ed è con questa che reagirei a una vittoria del “sì” nel minchionendum. Mi lascerebbe imperturbato, ma non indifferente.
          Infatti una vittoria del “no” non sarebbe male, se non altro come indizio, come simbolo, come segno che la gggente non ne può più di un sistema politico, che ha abolito perfino le elezioni.

          (PS. – vorrei vedere chi di noi occidentali potrebbe davvero praticare la “vuotezza” buddista. Avevo letto un libro di Jean Francois Revel: “Le moine et le philosophe” -un dialogo tra un padre voltairiano e un figlio convertito al buddismo – in cui il filosofo potrebbe essere il mio porta-parola).

          Rispondi Mi piace Non mi piace
          1. Citodacal 2 settimane fa

            Caro Giannetto, nella premessa che, più che al referendum, miravo a quanto Umberto diceva in merito all’assenza di santità nella attuale Chiesa, nonché agli inganni che anche la virtù sottende, comprendo appieno le tue perplessità; dunque, senza pretendere di dare alcuna lezione a chicchessia (ci mancherebbe soltanto questo), posso soltanto osservare che l’apatheia non è d’ordine psichico, il quale per sua natura si dibatte tra le eraclitee attrazione e ripulsa (o Solfo e Mercurio ermetici, Yin e Yang taoisti etc). Questa apatheia poi è tra quanto si prefiggeva un samurai che fosse deciso a percorrere davvero la via del “bushi”: perciò non impossibilita l’azione o la partecipazione, soltanto ne estingue i limiti psichicamente individuali, che rappresentano un ostacolo alla sua corretta esecuzione. Forse è un punto difficile, se non impossibile, da “comprendere” pienamente con la sola “ragione razionale”, la quale è concettuale ed incapacitata a procedere oltre il concetto stesso (tant’è che l’induismo classico distingue tra “manas”, mente razionale, e “buddhi”, mente sovrarazionale; elementi analoghi si ritrovano, con un po’ di lavorio nel decrittarli di persona, anche in Dante e nella tradizione occidentale – Aristotele e Scolastica inclusi, benché in maniera più rigida ed intellettualistica -; nello stesso Eraclito abbiamo (1 Diels-Kranz): “Di questo lógos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato”); e tuttavia la ragione è ben attrezzata, essendo ragionevole (sennò non sarebbe ragione), a comprendere almeno i propri limiti, così supponendo che vi sia dell’altro. Da lì in poi, se la tensione interiore induce a raccogliere la sfida, è “sforzo di braccia” (le cosiddette fatiche d’Ercole, interpretate ma soprattutto esperite per via iniziatico-sacrale e non mitologico-culturale – oppure mitologica, ma nell’accezione del mito che è stata delineata sufficientemente da Guénon ed Eliade). Senza tensione interiore tuttavia, meglio restar dove si è: qualsiasi lavoro onesto sarà egualmente utile e proficuo, in un modo o nell’altro.
            Analogamente è per la vacuità del buddhismo (sunyata), che come accennato in precedenza, si riscontra fortemente anche in Eckhart e nell’anonimo francofortese, ma anche nell’esicasmo e in Giovanni della Croce, o negli stessi esercizi di Ignazio di Loyola (come esempi tra altri), sebbene sotto altro linguaggio espressivo. Per un “occidentale” – ma più o meno per chiunque, dopotutto – lo sforzo è quello d’identificare, senza fantasie o costruzioni personali, la parte “orientale” all’interno, da intendersi dunque non in senso geografico, natale o culturale, bensì come la direzione “ove sorge il Sole” (Oriens); motivo per cui, sempre a titolo d’esempio, com’è noto gli edifici di culto della cristianità sono “orientati” verso il punto cardinale di simbolico riferimento, seppur con le dovute eccezioni (Chartres, ad esempio, sgama di un po’ di gradi per motivi non immediatamente chiari ad illustrarsi).
            La cosa interessante è che nell’inoltrarsi verso questo ignoto, occorre la compartecipazione e collaborazione equilibrata di intelletto razionale, fede e coscienza (le cui definizioni formali possono differire, nel senso di possedere una maggior ampiezza, dai concetti usuali che di quelle abbiamo – ma anche in merito alla vacuità del buddismo, come per il wu-wei taoista, occorre specificare che ne sia stata spesso fatta una volgarizzazione inadeguata e tale da stornarne il senso comprensibile corretto).
            Esistono occidentali seri praticanti delle varie scuole di buddismo; non sono la massa, ma come tu stesso fai osservare, di quanti cristiani potremmo dire che abbiano almeno chiaro, come paradigma, la profondità dell’esortazione – e quanto ne consegue di reale, e non semplicemente immaginario o sentimentale – insita nel titolo dell’opera principale di Tommaso da Kempis? (nemmeno dico quelli che l’abbiano davvero letta). Ho frequentato asilo ed elementari dalle suore, medie e liceo dai preti: un’ideuzza, purtroppo o per fortuna, me la sono fatta.
            Grazie per lo stimolo, scusandomi d’essermi dilungato forse troppo (ora vù in lecc).

            Mi piace Non mi piace
    3. Mardunolbo 1 settimana fa

      non puoi capire. è meglio se non ti infili in questi argomenti!

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. giannetto 1 settimana fa

        Ipse dixit! – Ma sei sempre quello che fa di Voltaire, morto nel 1778, l’istigatore del Grande Terrore del 1794? – Sempre quello del “sono necessarie più informazioni” sull’Inquisizione (finora bistrattata dai massoni!) così scopriamo che Giordano Bruno si è bruciato da solo? L’è semper lu? (E’ sempre lui?) – Complimenti. Tu sì che sei un grande intellettuale!!! Guarda che in chiesa dicevano, quand’ero ragazzino, che Papa Pacelli – magari un tuo idolo! – diceva che masturbarsi provoca la cecità. Infatti lui portava due lenti dello spessore del telescopio di Monte Palomar. – Ma va là!!! Te l’ho già detto di lasciarmi in pace! O sei un inquisitore che mi vuol bruciare sul rogo? O un “fratello laico”, più mastino di un prete di campagna? O un ex di Comunione e Liberazione di Don Giussani? Infatti neppure stavolta vedo molto pensiero neila tua rispostaI Sarà che non lo posso capire, perché non ha MAI bisogno di produrre né argomenti, né prove.- Ma va là!!! Lasciami perdere! Cùciti sulle labbra le tue accuse di ignoranza agli altri, che ti conviene!

        Rispondi Mi piace Non mi piace
  7. nessuno 2 settimane fa

    Salve, sul referendum, è chiaro che il mi voto sarà un “no” secco anche se
    molto probabilmente non porterà ad alcun cambiamento significativo di
    come stanno le cose, (inimmaginabile che il Ducetto di Rignano dia le dimissioni)
    anche perché in questo caso il Presidente della Repubblica gli conferirà ancora una
    volta la formazione di un nuovo governo, e visto i “voltagabbana” che siedono in
    Parlamento riuscirà a metterne in piedi un’altro gemello a questo, con gli stessi scopi,
    mi ritorna in mente quello che ha detto un grande Statista, dicasi quello che si vuole,
    ma è quello che succede:
    ” I Regimi Democratici possono essere definiti quelli nei quali di tanto in tanto
    si dà al popolo l’illusione di essere Sovrano”
    E mi sembra che abbia ragione…
    Cordiali Saluti

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. giannetto 2 settimane fa

      Infatti ci vuol ben altro che il minchionendum per cambiare, o anche solo correggere, il nostro schifo politico.
      Un vecchio popolano veneto, già alticcio di primo mattino per aver ingollato un paio di bicchierini di “ombra”, ci urlerebbe nell’orecchio: “Ghe vole el pòpolo…ostia!!!”

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  8. giannetto 2 settimane fa

    @ Citodacal. Carissimo, ma il difficile da conseguire è proprio questo : che l’apatheia non impossibiliti “l’azione o la partecipazione, soltanto ne estingue i limiti psichicamente individuali, che rappresentano un ostacolo alla sua corretta esecuzione”. Difficile in due sensi: 1. perché l’apatheia tende, psichicamente, a impossibilitare l’azione. 2. perché, tolto lo stimolo psichico, non so quanto la pura intellettualità – o qualunque astrazione tu metta al suo posto – sia un movente sufficiente per “stimolarti” (appunto!) ad agire. Tu lo hai conseguito? Lo hai verificato in te stesso, con serissime “prove del nove”? Naturalmente io parlo da occidentale, come Jean Francois Revel nel libro che ti ho citato. E parlo esaminando me stesso, per cui è già difficile, anche se non la ritengo impossibile, l’atarassia epicurea di chi, dalla riva, contempla il naufragio di una nave in tempesta. Ma figuriamoci l’apatheia! Figuriamoci la sunyata buddista! Cose inattingibili per me. Delle tre anime platoniche mi costa già molto reprimere quella che sta nel ventre, ma a quella che sta nel cuore (l’irascibile, il thumòs) ci sono affezionato da Omero… perché sono un occidentale noo- e psico- zoico insieme.
    – Credo che abbiamo rotto abbastanza le palle ai lettori di questo sito con le nostre chiacchiere. Per essere un po’ più in sintonia democratica mi ero infatti “attaccato” al referendum/minchionendum. – Importante – relativamente, s’intende – è il “no” , che tu lo voti da samurai illuminato dalla buddhi e che il lo voti come il divino Achille trascinato dal suo thumòs.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Citodacal 1 settimana fa

      @Giannetto
      Tra la maggioranza che eviterà il “sì”, ci saranno almeno due “no” certi al referendum.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Umberto 1 settimana fa

        Bene. Che al di la’ di ciò che si può pensare o fare, intanto serve.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
  9. Umberto 1 settimana fa

    Eppure, devo riconoscere, molte scritture tradizionali possono aiutarci a comprendere i problemi attuali, che già di per sé sono ormai abbastanza chiari. Che ci si possa “scontrare” quotidianamente sugli argomenti che riguardano noi stessi e chi è venuto dopo di noi, mi pare buon segno. Il risultato è ancora più vicino, perché vedo sotto una buona luce che la dirittura di arrivo ci accomuna! Quanti più giorni trascorreremo a dedicare un po’ di tempo alla comprensione della nostra alleanza, tanto più dolci saranno i frutti nel momento in cui li raccoglieremo. Per questo e per altri motivi che per ora taccio, io sono convinto che potremo dare una forte spinta al cuneo che sconquasserà una rocca che sembra invisibile ed impenetrabile. Ci penserà Qualcuno, infine, ad abbatterla e spazzarla via del tutto. Noi, per adesso, restiamo uniti: non tanto nelle sfumature che ognuno vede certamente e giustamente a suo modo, quanto nel preservare la matura convinzione di aver individuato il nemico più importante e pericoloso della vita. Leggendovi tutti, in tutti vedo che è stato riconosciuto, anche nelle rare occasioni in cui si tace o non si indica con precisione (anche perché non è possibile esser precisi se non c’è alla base un dato antefatto, ma poco importa). Siamo uniti, quindi!

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Citodacal 1 settimana fa

      @Umberto
      Una vetrata di Chartres riporta l’effige vitrea di un cavaliere cristiano e uno saraceno opposti, mentre si scontrano: eppure la lancia con cui si fronteggiano, stringendola tra le mani, è la stessa. Al tempo delle Crociate (se ben ricordo, peraltro, un nome inventato dei moderni) ci furono proficui scambi economici, ma soprattutto culturali e religiosi tra cristiani e islamici, al punto che i Cavalieri Templari vennero talora accusati di connivenza coll’avversario poiché non solo avevano in comune elementi rituali coll’Ordine sciita ismailita degli Hashīshshīn (il più delle volte malamente tradotto come “Assassini” o “consumatori di hashish”), ma perseguivano politiche di alleanza e integrazione, laddove non fosse strettamente necessario l’impiego delle armi; ciò non impedì ad alcuni cronisti islamici di definirli “fanatici” ed “impuri”, come lo stesso Saladino fece, forse più per motivi mediatici che altro, ma più che queste testimonianze volutamente o forzatamente parziali (esistono prove storiche nella stima che i Templari riscuotevano presso certi ambienti islamici), valgono i 13 Gran Maestri su 23 e i moltissimi fratelli caduti in battaglia a ricordare quanto l’Ordine sapesse sacrificarsi ove dovesse farlo (fino al punto di patire le torture di Filippo il Bello).
      Più che di “scontro” dunque, parlerei di confronto che non sia fortemente minato dagli immediati interessi personalistici. Non è la prima volta, e nemmeno è così infrequente, che si riconoscano convergenze significative nei propri cammini individuali i quali, al di là delle inevitabili diversità di forma, se genuini conducono prima o poi al superamento della forma stessa e al riconoscimento dell’Uno al di là del molteplice (è logicamente ammissibile, prima che metafisicamente certo, che non possano esservi due Infiniti, le differenze appartenendo all’ambito del finito).
      Indubbiamente le scritture tradizionali aiutano a gettare luce anche sulla forma transeunte (dice un saggio induista, Nisargadatta Maharaj: “Una volta che si vede il falso come falso non è necessaria alcuna ulteriore ricerca della verità”, il che equivale a dire che la luce del Sole non cancelli le tenebre, ma che le stesse scompaiano da sé, allorché la luce sorga, essendo esse assenza di quella luce medesima); da questo punto di vista, le scritture posseggono esattamente questo compito (ché altrimenti sarebbero proiezioni oniriche legate alla fantasia): il problema è di comprendere quanto a fondo effettivamente vadano, e quanto si fermino con la “nostra” interpretazione.
      Un punto è chiarissimo: che il pensiero unico globalista, riducendo forzosamente le diversità e non reintegrandole rispettosamente in un Principio originario che ne stia alla base, rappresenti una terribile parodia dell’unicità attribuibile soltanto al divino; e in ciò si può intravedere quel “capovolgimento” caricaturale ch’è proprio alla cosiddetta “scimmia di Dio”.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Umberto 1 settimana fa

        Citodacal,
        in quegli eventi medioevali ci vedo moltissime similitudini, certo, è innegabile. Già nelle cronache, ove possibile più sincere di allora, infatti, ho potuto scorgere il fetore delle acque sporche che finivano dritte in mare. Certo, già allora c’ era un bel dafarsi e i “traffici” di ogni genere fiorivano alla faccia del “buio” attribuito a quel tempo a posteriori… Oggi, infine, quel capovolgimento di cui scrivi concludendo, è sul punto di annunciare se stesso. Lo fa già, ma manca un ultimo gradino perché lo potremo udire, sempre e ancor di più con tanto di fanfara al seguito, sempre con meno sottintesi. Non gli rimane che mostrare il volto, caro Citodacal. Allora ne vedremo, se Dio vorrà, delle belle.

        Rispondi Mi piace Non mi piace