"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il principio della fine del Politburò

Don Chisciotte si trasferisce ad Atene

di Rafael Poch *

La giocata greca si trova ancora lontano dal concludersi, tuttavia con molta probabilità ci troviamo di fronte al più decisivo fiasco del Politburò di Bruxelles e forse davanti ad una nuova pietra miliare nel processo di disfacimento del “progetto europeo”. Don Chisciotte si trova definitivamente ad Atene.

Ragione e reazione

La decisione del popolo greco di eleggere un governo con il mandato di cambiare i termini della negoziazione, è stato un atto di profonda razionalità. Il problema è che i suoi protagonisti- alcuni tanto brillanti come l’economista Yannis Varoufakis- hanno messo in evidenza il vero aspetto dell’Eurogruppo, questo incompetente conclave di contabili, autoritario e dogmatico.

Il governo greco porta mesi cercando di collocare tale questione sui suoi veri binari che sono politici. Il debito è impagabile e la Grecia non vuole più denaro per pagare gli interessi di una montagna che l’austerità non diminuisce ma anzi tende a far aumentare.

All’interno della disciplina di mettere i debiti davanti alla fragile esistenza delle sue classi medie e basse, la Grecia già ha fatto uno sforzo enorme. Si trova in avanzo primario, che significa, senza tenre in conto di quello dedica al rimborso del debito, i suoi conti sarebbero in attivo.

A Bruxelles e Berlino si trova Golia. L’unica preoccupazione colà è che l’esempio greco alternativo alla Grande Disuguaglianza neoliberale, non si estenda verso paesi come la Spagna, il Portogallo, l’Italia, e- in termini maggiori- la Francia.

Il cinismo della segretaria generale del Partito Neoliberale Unificato Europeo, Angela Merkel, e dei suoi staffieri, Juncker, Rajoy y Hollande (quest’ultimo nel ruolo del poliziotto buono nella sala di tortura), ripetendo che un “no” nel referendum equivale ad uscire dall’euro e parlando di “offerta generosa” realizzata per la Grecia, non fa altro che confermare la sfiducia che si sono guadagnati di polso.

Il contubernio (caserma)

Gli ultimi giorni di maggio era stata a Parigi la presidente del Parlamento Greco, Zoé Konstantopoulou. Quando il governo greco, facendo strame delle sue promesse e tradendo alcuni dei suoi impegni elettorali, aveva presentato una proposta, all’interno della linea richiesta di austerità, chiedendo come contropartita quello di sempre, cioè a dire un ampio termine per rimborsare il suo debito come quello che la Germania ricevette nel 1953, la risposta fu “niet”. Per primo Junker salutò il “progresso” greco, senza accedere ad una minima contropartita, dopo questo, la segretaria generale, Merkel, ha preteso di “procedere oltre”. Nel frattempo il Politburo di Bruxelles, nel contubernio con i leaders della destra greca, organizzava una alternativa al duo Tsipras/Varoufakis per installare ad Atene un nuovo governo sotto la tutela del governatore della Banca Centrale greca, Yannis Stournaras.
Si trattava della riedizione dell’operazione del “tecnocrate apolitico” (come Monti o Papademos) che prendeva forma prima di dividere Syriza. Non si è andati molto lontano. Tsipras, nel ruolo di Dubcek, è uscito dall’imbroglio convocando il referendum, il che significa tornando a collocare il problema nei suoi termini politici, cosa che aveva provato a fare senza successo da Febbraio davanti alla rigidità del Politburò.

Solidarnosc

Il Politburo non riconosce il fattore popolare, che esiste, e che può tornare ad essere di nuovo attivo in Europa. La grande sfida continentale è quella della creazione di una Solidarnosc. Naturalmente adesso non avrà appoggi imperiali esterni (!!), per quanto forse se il Papa Francesco in sostituzione del conservatore papa Wojtila. Alla base della sommatoria delle diverse sfide nazionali, questa Solidarnosc dimostrerebbe che si può uscire fuori dal “Patto di Varsavia”, un movimento che elabori nuove fondamenta per una Europa che valga la pena, con i cittadini ed il sociale inclusi dentro, ed anti imperiale, in accordo con una multipolarità non militarizzata di porte aperte verso fuori.

Il compito è molto gravoso e la priorità è quella di recuperare la sovranità nazionale. Sarà un sogno o andiamo verso quello?

Tutto quello che osserviamo oggi; la sfida greca, la fine del bipartitismo in Spagna (ed in Italia), l’auge dell’estrema destra, il vago malessere francese, il criminale fracasso euroatlantico in Ucraina e le enormità che i valorosi dissidenti Snowden y Assange stanno portando alla luce, con documenti desecretati sul vassallaggio europeo e sulle tendenze totalitarie che sono in avanzata nel nostro mondo, sono gli elementi di una grande scacchiera. Bisognerà vedere come si andranno posizionando.

Fonte: La Vanguardia

* Rafael Poch-de-Feliu (Barcelona, 1956).Licenziato in Storia contemporanea.    Corrispondente per 20 anni del giornale La Vanguardia a Mosca ed a Pechino. Successivamente a Berlino- In precedenza era stato corrispondente per la testata di Berlino, “Die Tageszeitung”, redattore dell’agenzia di stampa tedesca DPA ad Amburgo. Autore di vari libri sulla fine dell’URSS e sulla Cina , è attualmente corrispondente a Parigi per “La Vanguardia” di Barcelona.

Traduzione di Luciano Lago

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