"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il presidente Barroso aferma che l’UE è un antidoto alla democrazia

Manuel Barroso

No, non avete letto male: l’Unione Europea è un antidoto ai governi democratici. L’affermazione di Barroso viene analizzata in questo vecchio ma sempre attuale articolo del Telegraph segnalato da Bagnai su Twitter, in cui Daniel Hennan spiega qual’è l’ideologia alla base del progetto di integrazione europea: quella stessa che, sostenendo che la cosa pubblica va gestita da una classe di esperti, ha alimentato le dittature di ogni secolo e colore  (consigliamo anche l’importante riflessione di Orizzonte48 sul tema).

di Daniel Hennan

Il presidente della Commissione europea, José Manuel Durrão Barroso, ha proposto uno dei pochi argomenti assolutamente onesti per l’integrazione europea. La ragione per cui abbiamo bisogno dell’Unione europea, suggerisce, sta proprio nel fatto che non è democratica. Lasciati a se stessi, i governi eletti potrebbero fare ogni sorta di cose semplicemente per far piacere ai loro elettori:
I governi non hanno sempre ragione. Se i governi avessero sempre ragione non avremmo la situazione che abbiamo oggi. Le decisioni adottate dalle istituzioni più democratiche del mondo sono molto spesso sbagliate.”

Questa è stata, in larga misura, la logica all’origine dell’unificazione europea. I padri fondatori venivano dalla Seconda Guerra Mondiale con – forse comprensibilmente – una visione stanca della democrazia. Si preoccupavano del fatto che, lasciati a se stessi, gli elettori avrebbero potuto farsi raggirare dei demagoghi. Così hanno deliberatamente progettato un sistema in cui il potere supremo è esercitato da commissari nominati che non hanno bisogno di preoccuparsi dell’opinione pubblica. Descrivere gli Euro-patriarchi come anti-democratici sarebbe spingersi troppo lontano: Robert Schuman aveva una dedizione sincera per il sistema elettorale, a differenza di Jean Monnet. Ma è giusto dire che essi credevano che il processo democratico a volte ha la necessità di essere guidato, temperato, vincolato.

Ci sono ancora un sacco di persone che la pensano in questo modo. Ogni volta che faccio l’esempio dei referendum, qualcuno tra il pubblico obietta che le questioni sono troppo difficili per l’uomo della strada, che dovrebbero essere lasciate agli esperti, che sotto sotto siamo sollevati quando i politici fanno quello che pensano sia meglio per noi. Come ha detto una volta Tony Blair:
“Gli inglesi, anche se hanno un certo pregiudizio sull’Europa, sono abbastanza ragionevoli da non aspettarsi che il loro governo necessariamente lo condivida, o ne tenga conto nell’agire.”
In altre parole, mentre diciamo ai nostri ministri che vogliamo indietro dalla UE i nostri poteri, segretamente stiamo sperando che ci ignorino. I signori di Whitehall e Bruxelles sanno meglio di noi cosa bisogna fare.
Allora perché non farla del tutto finita con le elezioni? Sì, la questione europea può essere fatta per sembrare complicata; ma quanto più complessa è un’elezione generale, in cui, oltre a soppesare gli atteggiamenti dei diversi partiti verso l’Europa, gli elettori devono anche considerare le loro politiche in materia di alloggi, istruzione e così via? Come dice Vernon Bogdanor: “Gli argomenti contro i referendum sono, in ultima analisi, argomenti contro la democrazia”.

E se non la democrazia, cos’altro? Anarchia? Dittatura del proletariato? Monarchia assoluta? La maggior parte dei “Barrosistas” vogliono un tipo di democrazia moderata, dove gli elettori in ultima analisi hanno il potere, ma dove anche gli esperti hanno il loro posto. Eppure questo è stato l’argomento di ogni tiranno della storia: Bonaparte, Mussolini, Salazar, Lenin. Questa è, mutatis mutandis, la giustificazione degli ayatollah di Teheran, che consentono le elezioni, ma autorizzano una commissione non eletta a subentrare quando la gente fa la scelta sbagliata. E’ l’argomento che si sente in privato da comunisti cinesi: sì, la gente dovrebbe essere libera di eleggere candidati per alcuni uffici, ma un paese come questo cadrebbe a pezzi senza la competenza concentrata nel nostro partito.
C’è, naturalmente, una differenza enorme tra il sostenere che, per esempio, la Banca d’Inghilterra dovrebbe determinare i tassi di interesse, e sostenere che il Partito comunista dovrebbe guidare la Cina. Ma se ci pensate, è soltanto una differenza di scala. Entrambe le affermazioni alla fin fine si riducono alla sfiducia verso l’elettorato.

Gli elettori, essendo umani, possono sbagliare. Ma non ne consegue che una classe di esperti al loro posto avrebbe preso una decisione migliore. Basti pensare ad alcune delle posizioni che “gli esperti” hanno assunto nel corso dei secoli . Negli anni ’20, erano per il ritorno all’oro alla parità ante-guerra. Negli anni ’30, erano per la pacificazione. Nei ’40, erano per la nazionalizzazione. Nei ’50 erano per la pianificazione statale. Nei ’60, erano per un insegnamento centrato sul bambino e sulle diverse abilità. Nei ’70, erano per il controllo dei prezzi. Negli anni ’80, erano per lo SME. Negli anni ’90 sostenevano l’euro. Nel nostro decennio, sono stati a favore dei bail-out e dei pacchetti di stimolo.
Una fetta trasversale della popolazione scelta a caso avrà quasi sempre più saggezza collettiva di un gruppo di esperti auto-referenziali e necessariamente interessati. Non lo si ripete mai abbastanza: i buoi sono più saggi delle cavallette.

Fonte: Voci dall’estero

 

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