"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il populismo come punto di congiunzione

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di Sebastiano Caputo

Beppe Grillo è stato il primo tramite il suo Blog (fonte d’informazione e di formazione della comunità pentastellata) a portare al centro del dibattito politico e culturale “mainstream” quei temi sacrosanti ma oscurati per decenni dall’apparato mediatico-giornalistico. Questo è il suo grande merito. Ma se prima era la Lega Nord ad inseguire il Movimento 5 Stelle su alcune tematiche (quelle economiche ed europee in primis) adesso il rapporto di forza sembra essersi invertito (seppur le percentuali di votanti dicono il contrario). Nessuno saprà mai se Beppe Grillo con i numeri stratosferici che aveva un anno fa abbia avuto paura di andare fino e in fondo e vincere oppure se Gianroberto Casaleggio si fosse accontentato di una rivoluzione, diremo, “scolorata” (la progressione elettorale del M5S non possiede le caratteristiche delle rivoluzioni colorate tradizionali e d’importazione) funzionale ad una chirurgica operazione di marketing. Di fatto gli errori strategici hanno portato Beppe Grillo ad inseguire Matteo Salvini.

Ora le basi per un dialogo ci sono tutte. Non solo Euro, Unione Europea (fiscal compact ad esempio) e globalizzazione (TTIP e predominio statunitense sul piano geopolitico e mercatistico). Dal federalismo all’immigrazione i punti di contatto ci sono: un paio di mesi fa il leader del Movimento 5 Stelle aveva lanciato sul suo blog un post in cui auspicava la fine dell’unità d’Italia con tanto di “decentramento di poteri e funzioni a livello di macroregioni”, e aveva già esplicitato chiaramente la sua contrarietà all’abolizione del reato di immigrazione clandestina (sebbene poi sconfessato dalla rete) che è stata confermata recentemente dall’ultimo proclama “Qualcosa è cambiato” in cui attacca il trattato di Dublino, firmato a suo tempo dalla coalizione di centrodestra (Alfano, Berlusconi e Bossi), e indirettamente quello di Schengen sulla libera circolazione delle persone (“Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: deve essere identificato immediatamente, i profughi vanno accolti, gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano”, scrive Grillo).

“Incontrerei volentieri Grillo per parlare di euro e lanciare con lui una sfida sui progetti” aveva detto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Beppe Grillo aveva risposto: “Caro Salvini, non c’è bisogno di alcun incontro ufficiale. La Lega appoggi, se vuole, le idee che ritiene giuste senza chiedere nulla in cambio. Se la Lega propone cose in linea con il programma M5S, riceverà il nostro supporto come sempre successo per qualunque forza politica”. Che poi, alzando i toni della discussione, prosegue: “La Lega degli euromolli lancia il sasso dell’uscita dall’euro e poi nasconde la mano. Il M5S porterà gli italiani al referendum sull’euro: si può fare, come si spiega in seguito, e lo capirebbe anche Salvini che evidentemente non è informato”.

Il duro-purismo del Movimento 5 Stelle rischia di diventare contro-producente. Alla domande di un giornalista sulle prossime alleanze il pentastellato Luigi Di Maio ha risposto così: “la Lega fa parte di quei partiti che negli ultimi 20 anni è stata anche al governo di questo Paese e non ha risolto niente. La Lega le sue occasioni le ha avute, ha strumentalizzato questi temi fino all’inverosimile e i loro elettori li hanno anche puniti, quindi non fanno parte del novero delle forze politiche che noi prendiamo in considerazione per alleanze, ma anche per attendibilità”.

Tutto vero, ma il nuovo corso di Salvini rompe con il leghismo bossiano. All’interno del Carroccio Salvini rischia di rompere i legami progettuali con la vecchia guardia e indirettamente con la sua base elettorale che probabilmente non ha compreso in profundis il disegno politico della nuova Lega. Salvini semina messaggi e sembra voler avanzare progressivamente: il viaggio in Corea del Nord, quello in Russia, quelli nel Sud d’Italia, gli incontri con Marine Le Pen a Bruxelles.

Ma c’è un fattore che lega ancora di più Beppe Grillo e Matteo Salvini: il populismo. Sia Engels che Christopher Lasch lo consideravano come una componente fondamentale per la democrazia intesa come “plebiscitarismo” (Weber) e non come differente forma di tirannia. Il capo carismatico weberiano infatti non è altro che un ventricolo del popolo, non tenta di apparire come una persona straordinaria che sta sopra alla gente comune, si rapporta costantemente con i suoi elettori e si propone come interprete unico della loro volontà, parla la lingua del popolo. Il politologo Marco Tarchi invece intende per “populismo” una particolare ideologia che non ha legami con lo scacchiere politico esistente (destra-centro-sinistra), il quale al contrario della demagogia non implica un’idealizzazione del popolo ma presuppone un consenso reale.

Il populismo dev’essere quindi interpretato come una forma mentis, quel modo di pensare caratterizzato da una sorta di griglia interpretativa che di fronte a certi eventi porta un numero di persone a reagire nello stesso modo, a pensare che un certo problema che compare all’orizzonte debba essere risolto in quella determinata maniera. Probabilmente quella espressa in modo diverso, ma che in fondo dice la stessa cosa, dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega Nord. A frenare qualsiasi forma di dialogo sembra la base dei rispettivi raggruppamenti (come si è visto alla manifestazione di sabato) tuttavia se non ci sarà un progetto comune è necessario che almeno venga intavolato un patto di non belligeranza e di cooperazione a Bruxelles a Roma (tra cui il sostegno silente nei vari referendum) e nei consigli regionali e comunali.

Fonte: L’Intellettuale dissidente

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