"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il popolo e le élite della dittatura mascherata

Rivolta di popolo contro le banche

di   Silvano Danesi

L’utopismo, secondo Popper, conduce alla tirannia e al totalitarismo in quanto il piano di governo della società (educazione del cittadino, ecc.) conduce ad un’identificazione della società con lo Stato e l’esigenza di condurre a “buon fine” l’esperimento induce a tacitare dissensi e critiche, comprese le critiche ragionevoli e quindi al controllo delle menti.

“Ma questo tentativo di esercitare il potere sulle menti – scrive Popper – inevitabilmente distrugge l’ultima possibilità di scoprire che cosa pensi veramente la gente, ed è evidentemente incompatibile con il pensiero critico. In ultima analisi tale tentativo deve per forza distruggere la conoscenza; e quanto più aumenterà il potere, tanto maggiore sarà pure la perdita di conoscenza”. [i]

E’ quanto è accaduto alle élite autoreferenziali del mondialismo, le quali, non comprendendo più il popolo, lo sfiduciano.

Che Popper avesse ragione lo testimonia il commento di Giorgio Napolitano all’elezione di Trump: “Siamo innanzi ad uno degli eventi più sconvolgenti della storia della democrazia europea e americana, direi uno degli eventi più sconvolgenti della storia del suffragio universale, che non è sempre stata una storia lineare di avanzamento, da tanti punti di vista, della nostra società e dei nostri Stati. Qualche volta l’esito di votazioni a suffragio universale è stato anche foriero di gravissime conseguenze negative per il mondo”.

Napolitano e Renzi
Napolitano e Renzi

Tradotto in chiaro, il pensiero di colui che è stato, purtroppo per noi, il presidente della Repubblica italiana, è che se il popolo fa quello che piace alle élite, meglio: a certe élite, allora il popolo è ottimo; se il popolo vota male, non secondo quanto vorrebbero certe élite, allora è pessimo, non è più popolo, ma massa amorfa, che esprime populismo, il cascame della democrazia.

Eppure, parrebbe che demo-crazia significhi proprio il potere del demos, ossia del popolo.

Il commento dell’élite autoreferenziale degli illuminati intellettuali mondialisti, meglio alter-mondialisti, come direbbe Agnoletto, che ha eletto a suo leader papa Francesco, autore della nuova religione terzomondista che ha sostituito il cirstianesimo, è che “il voto di Trump è un voto di gente non laureata”.

Alla faccia. Ma questi signori della cosiddetta sinistra, un tempo non lontano non erano i difensori della working class (classe operaia) e dei rurals (i contadini)?

Absit iniuria verbis. Contadini? Operai? Ignoranti non laureati. Noi l’élite dei laureati vi diciamo che se non seguite le nostre illuminanti indicazioni siete un branco di ignoranti populisti. Soprattutto non volete capire che il nostro stare con la grade finanza e con il kombinat di potere dell’industria bellica e delle multinazionali è per fare il vostro bene. Incolti, volgari (ossia vulgus), convertitevi. Seguiteci. Dateci ascolto e sarete di nuovo popolo mondialista, buonista e politicamente corretto.

Politicamente corretto? Ah! si: il linguaggio di chi non vuol dire pane al pane e vino al vino. Quelli che seguendo papa Francesco si dimenticano che nel Vangelo c’è scritto. “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”. Matteo 5,37.

Il politicamente corretto è l’apoteosi dell’eufemismo, ossia del non dire per non avere conseguenze; è il linguaggio dei salotti radical chic, dove ogni presa di posizione è poco elegante. Meglio non dire, essere sfuggenti, sfumati, ossia inconsistenti.

Inconsistenti? No. Dietro il bon ton si nasconde la dittatura del politicamente corretto, che è la censura per chi non condivide le idee dominanti dell’élite intellettual radical mondialista: oggi diversamente mondialista, ossia il predominio della finanza, delle grandi multinazionali, in primo luogo di quelle delle armi.

Vi ricordate Fedro? “Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus”.

« Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, erano venuti allo stesso ruscello.
Il lupo stava più in alto e, un po’ più lontano, in basso, l’agnello.
Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio.
“Perché – disse – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?
E l’agnello, tremando:
“Come posso – chiedo – fare quello di cui ti sei lamentato, o lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!”
Quello, respinto dalla forza della verità:
“Sei mesi fa – aggiunse – hai parlato male di me!”
Rispose l’agnello:
“Ma veramente… non ero ancora nato!”
“Per Ercole! Tuo padre – disse il lupo – ha parlato male di me!”
E così, afferratolo, lo uccide dandogli una morte ingiusta.
Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti. ».

Cari sinistresi, diversamente terzomodialisti, amanti del comunismo papista e della dittatura feudale del lupo finanziario, accade che il popolo non faccia sempre come l’agnello di Fedro, ma prenda in mano la rude zappa dei rurals, la chiave inglese dei workers e mandi a quel paese le vostre illuminanti idee.

Voi, del politicamente corretto, dovreste avere il coraggio e l’onestà di dire che il popolo vi fa schifo e che preferite il governo delle élite, meglio ancora le dittature mascherate da democrazia. Ne avrebbe vantaggio l’onestà di pensiero. Ma l’onestà di pensiero è politicamente corretta? Ops. Che ineleganza!.

Fonte: Contrattacco

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  1. mimmo 2 settimane fa

    mi piace quella della rana che scoppia…dove il bue rappresenta la grandezza di tutto ciò che è in antitesi
    con il vuoto della vescica gonfiata.
    Non è proprio così…? In ogni caso la fine della rana mi suggerisce quella della delle elite mondiali…

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  2. Tania 2 settimane fa

    Una volta ero convinta che la vita fosse una sorta di lotta per conquistarmi il mio posto con annessi e connessi, gioia, invidia, dolore, vittoria, tutto dipendeva da me e logicamente dagli altri, cosa io avrei permesso loro di fare e cosa loro avrebbero permesso a me di fare, bene o male nel giro di qualche anno le cose si sistemavano per tutti, i tipi come me erano i più felici perché cercavano le cose vere, essenziali, l’amore nelle sue infinite gamme, primo fra tutti l’amore per la vita mia e degli altri, gli altri tipi vivevano più inquietamente…
    Oggi non esiste altro che una plutocrazia fascista dominante bieca e spietata, ma va bene, perché si è tolta la maschera, peccato che a fronte di questo ci sia una massa di ignoranti qualunquisti drogati e alcolizzati, il colpo di grazia alle masse è stato perdere i loro partiti, abilmente, sapientemente uccisi dal potere, mantenendo però la dicitura di facciata…
    Oggi le masse per me hanno la testa che aveva il popolino democristiano che tanto disprezzavo.

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    1. PieroValleregia 2 settimane fa

      …mi spiega cose incastra il fascismo (costruttore dello stato sociale italiano e populista ) con l’attuale elitè dominante ?
      Non vi è nulla che li accomuna, forse confonde con Castro o l’Urss, anche se, dopo una scandagliata nella memoria, questa
      elitè è decisamnete adepta e clone di Pol Pot…
      saluti e buona domenica
      Piero e famiglia

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      1. Tania 2 settimane fa

        Ho avuto zii uccisi dai fascisti, sono diventata adulta a pane e odio per il fascismo, ma chiedo scusa, è chiarissimo ciò che dice, infatti potevo dire comunismo, nazismo, fascismo, tutte cose alla fine migliori di ciò che ora ci passa l’ologarchia mondiale, questo per dire a che punto siamo con lo stato delle cose!
        Chiedo scusa formalmente.
        Come vorrei poter dire ciò che per me è bene e male, ma non posso farlo, oggi il vecchio bene/male sono oscurati dall’orrore di ciò che abbiamo.

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        1. Citodacal 2 settimane fa

          Dalla padella alla brace: definire nazismo e comunismo (nella fattispecie stalinismo) migliori dell’attuale situazione è come dire che farsi amputare il mignolo sia meglio dell’indice. Si tratta sempre di violenza e sopraffazione e non possiamo fare una classifica, altrimenti diamo la base per poter giustificare una qualsivoglia forma di violenza, o soppressione, che siano meno appariscenti o invasive di altre. Il sopruso è sopruso e basta: che sia il torcere un capello o spezzare una gamba. Chi autorizza a fare ambedue le cose nei confronti di qualsiasi individuo?

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          1. Tania 2 settimane fa

            Beh, una differenza tra la stessa cosa ripetuta si può fare, uno spettacolo può essere venuto meglio una sera che un altra, idem un cibo, io non ho specificato se è di mio gusto quello spettacolo o quel cibo, ho fatto solo un confronto tra cose dello stesso genere, tra il comunismo stalinista, il fascismo, il nazismo, il capitalismo, senza tentennare dico che quello più orrido di tutti, visti i risultati, è questo osceno capitalismo disumanizzato, lo penso e lo dico, lo penso perché non avessimo avuto anni di passioni scaturite dalla fine della 2° guerra mondiale, passioni che ci facevano scegliere tra fascismo e comunismo, così che abbiamo prodotto un sistema che sicuramente nel mio paese ed in Europa ha creato benessere, dico, in Italia fino alla fine del decennio anni’90 era impensabile parlare di miseria, se non avessimo avuto fascismo e comunismo che ci ha permesso di accantonare risparmi, oggi, con questo osceno regime dittatoriale noi saremmo un popolo MISERABILE, prima con quei sistemi eravamo in condizioni di poter in qualche maniera decidere della nostra vita, oggi no!
            Io non voglio imporre niente, può anche non interessare ciò che penso, meglio se non piace, mica devo piacere, solo guardo, vedo, osservo, già quando faccio dei test per divertimento in rete risulta sempre che sono scema o quasi, figurarsi se ho pretese di qualche tipo, la mia spinta propulsiva a partecipare alla vita sociale, in questo caso attraverso questo splendido sito di Lago, è che sono convinta che i ricchi, i potenti, sono niente senza noi base della piramide, solo questo voglio, solo questo cerco, la consapevolezza del potere che la base della piramide ha, niente altro, solo chiedo di prendere atto di questo potere, poi non possiamo fare niente perché manchiamo di coordinatori che i luridi in cima alla piramide ci hanno furbescamente rubato? Pazienza. l’importante è sapere che sappiamo…
            Verrà il momento buono…

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          2. Citodacal 2 settimane fa

            @Tania
            Forse Le darò una delusione nel comunicarle che, ad esempio, il prof Bagnai, con cui concordo, sostiene come sia proprio del piddino antropologico la convinzione di “sapere di sapere”: ed è proprio ciò che ne esalta l’alterigia, nonché la presunzione di sapere che la globalizzazione sia la soluzione migliore (di contro agli ignoranti della “lower class” che votano Brexit e Trump), a differenza di Socrate che affermava proprio di “sapere di non sapere”, e quindi non si arroccava su pregiudizi statici o modi di pensiero compulsivi e standardizzati, il più delle volte sapientemente indotti dal sistema, anche nell’ambito di quella che dovrebbe essere l’opposizione (come esempio, i vari “Occupy Wall Street” e chi manifesta indossando le maschere stilizzate di Guy Fawkes, prodotte dalla Warner, colosso capitalistico, che così guadagna proprio dal dissenso rivolto anche contro di essa – sarebbe da rileggere, e approfondirne il senso, ciò che diceva un economista, di cui non riesco a rintracciare il nome, su uno degli articoli pubblicati da questo sito durante la settimana: che questo sistema si fa beffe degli attacchi frontali, i quali sono dunque infruttuosi, poiché ha impregnato il nostro modo di vivere e pensare; bisogna sviluppare nuove strategie che non siano il “sapere di sapere” cosa fa il sistema, poiché ciò fa già parte del medesimo).
            Confermato comunque che nessuno possiede una verità esauriente che sia enunciabile a parole, una riflessione su ciò che Bagnai intende esprimere (ed anche Socrate…) sarebbe forse il caso di farla egualmente. Applicabile a qualsiasi ambito, ovviamente.
            Stia bene.

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          3. giannetto 1 settimana fa

            @Tania & Citodacal. – E’ purtroppo inevitabile che ognuno “plus docet quam scit” (Petronio). Il mondo va avanti, bene o male, per atti di fede vincenti. E tali sono anche quelli paludati di scienza …o di falsa scienza. Ognuno perciò segua il proverbio “Va dove ti porta il cuore” (un cuore socraticamente dialogante, naturalmente.. ma infine prevarrà l’ “inclinazione” congeniale a ciascuno). Non contesto quel che replica Citodacal a Tania, però sono molto “inclinato” verso l’affermazione di Tania : “..oggi il vecchio bene/male sono oscurati dall’orrore di ciò che abbiamo”. Mi sembra in sintonia con le predizioni di Orwell, il più grande profeta del nostro tempo… e non il corrente profeta “ex eventu” , ma il vero profeta “ante eventum”.

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        2. PieroValleregia 2 settimane fa

          …salve
          capisco perfettamente, la mia situazione è identica ma al contrario; mia madre ha rischiato due volte,
          di essere uccisa dai partigiani (aveva 10 anni) a Sestri Ponente (GE) ; mio padre (missino), più volte è stato costretto
          a cambiare lavoro per le sue idee non allineate al sovietismo genovese degli anni 50/60.
          Tutti questi fatti io, mia sorella e mio fratello, li abbiamo saputi solo dopo la morte di mio padre perchè i nostri
          genitori non hanno voluto trasmettere a noi l’odio che loro avevano ricevuto e in più ci hanno sempre imposto di
          non giudicare mai uno/una in base a ciò che pensa ma di capire perchè, pensa così.
          Grazie a questa educazione, noi tre siamo quanto di più diverso ci possa essere politicamente: io appartengo
          alla destra rurale, sociale e cattolica ante Vaticano II, mio fratello detesta tutti gli estremismi e mia sorella ha
          spesso votato partito radicale.
          pregherò per le anime dei suoi cari
          saluti
          Piero e famiglia

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  3. Tania 2 settimane fa

    E’ morto Fidel Castro, che dispiacere, è la vita, e adesso povera Cuba…

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  4. the Roman 2 settimane fa

    La forza dell’ inerzia continuera’ a spingere il carro del mondialismo fino allo stallo finale. La forza propulsiva del progressivismo globalista , ancora egemonico, si e’ esaurita. Il motore si e’ inceppato in Asia, dove il potere cinese sfida il dominio anglogiudaico, come negli anni 70 si oppose all’ egemonismo sovietico.
    Non ci puo’ essere un mondialismo se la maggior parte del mondo si oppone ad esso. Nel momento in cui si palesa un effettiva resistenza , la debolezza intrinseca del modello globalista si manifesta, e le masse fino ad allora aquiescenti , iniziano a sperimentare l’ euforia del dissenso. Fu lo stesso per il progetto comunista del secolo scorso. Come ogni tirannia, da quella dei bulli di quartiere, alle mafie etniche, anche il soffocante regime del globalismo, puo’ esistere finche’ non incontra opposizione. Un potere opprimente non puo’ sopravvivere al mito della sua invincibilita’. Gli eroi del Donbass, del Libano e della martoriata Siria, hanno lottato e lottano anche per noi . Le elites dominanti comprendono che fallito anche questo progetto, verrebbe svelata la loro identita’ e forse ogni possibilita’ di riprovarci. Ma non e’ facile per loro simulare la virtu’, quando il velo dell’ ipocrisia e’ ridotto a brandelli. Presto lotteremo anche noi per la nostra liberta’ .
    In ultima analisi il diritto e’ sempre nella forza.

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    1. Tania 2 settimane fa

      Mi piace molto questo commento e l’ho votato.
      Validissimo anche il commento di Silvano Danesi, devo ammettere che faccio fatica a trovare su Controinformazione articoli di apertura non consoni al mio modo di pensare.

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      1. Umberto 2 settimane fa

        E come non dirti, Tania: “anch’ io”! Anche io ammiro le parole che The Roman combina per piacevolissima lettura. E’ frequente che io vi aderisca con il più tenace collante.

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    2. Unoqualunque 2 settimane fa

      Le ho dato un voto positivo perchè, quello che scrive, è molto in sintonia col mio pensiero.
      Ottimo.

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  5. Chainer 2 settimane fa

    Mah.. secondo me la visione di certi utenti è fin troppo ottimistica, il sistema totalitario della finanza è forte, molto forte.. Brexit, Trump, la resistenza in Siria, ecc. per quanto rappresentino ostacoli nel cammino verso il dominio delle “èlite” (odio questo termine perchè conferisce quasi del prestigio ai soggetti)
    non sono insormontabili, certo ti rallentano, ti fanno sbuffare, ti obbligano a prendere provvedimenti, ma non bloccano il tuo cammino.
    l’evento che può davvero arrestare la loro inesorabile marcia deve ancora accadere, e può avvenire solo in Europa secondo me.
    Lo smembramento del cancro UE e il riallineamento di qualche paese chiave (penso alla futura, si spera, Francia con Le Pen) con la Russia, ed un maggiore interventismo Cinese a livello globale (in campo geo-politico e militare) in contrapposizione occidentale.
    Ora come ora i finanzieri occidentali si devono solo preoccupare di togliersi qualche sassolino dalle scarpe e pulirsele da qualche schizzo di fango .

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  6. Umberto 2 settimane fa

    Grazie. Grazie per avermi fatto sorridere e rituffare nel passato, alle elementari e al liceo. Mi meraviglio come ancora si studiasse Fedro. Penso di essere stato tra gli ultimi a leggerlo a scuola. In quegli anni, infatti, quella seconda famiglia prese la discesa verso il nulla.
    Bell’ articolo. Spumeggiante descrizione della tristezza odierna.

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  7. Citodacal 2 settimane fa

    Cinque o sei anni or sono lessi lo studio d’una università inglese secondo cui chi si considera felice è più restio a condividere con gli altri; non occorre essere geni, o fini conoscitori dell’animo umano (ch’è sempre più ampio della mera psiche) per comprendere che chi ha ottenuto quel che voleva teme di perderlo, o vederlo dimezzato, perciò si ingegna a preservarlo (quanto “felicità” sia il vivere braccati dalla paura di perdere quella felicità medesima, faccio fatica a cogliere). Insomma, per impiegare un educato e fine linguaggio “politically correct”, chi si definisce felice diventa in media più stronzo.
    Così la parabola di questa sinistra (potremmo auspicar ne esista un’altra differente, nascosta in qualche anfratto, oppure ancora a venire) può essere riassunta nell’aver cavalcato il “sogno” di dare a chiunque la possibilità d’affrancarsi dallo sfruttamento (cosa lodevole e condivisibile, se condotta adeguatamente e costantemente, poiché la gente ha il pessimo vizio di morire ed essere soppiantata da altra nuova, che non si conosce). Ma forse era previsto che tutti divenissero laureati, dirigenti e intellettuali e più nessuno a fare il muratore o l’operaio! E infatti i call center pullulano di stranieri e laureati… (debbo specificare d’aver conosciuto operai e maestranze incolte, assai più sensibili e intelligenti di certa gente colta, poiché cultura e intelligenza non sono sinonimi). Ovviamente si trattava di una bella sparata nella sua apparenza folcloristica ma, nel frattempo, chi l’ha cavalcata con profitto, non solo ha dimenticato l’eredità di Pasolini, ma ora non vuole affatto mescolarsi con quella masnada di straccioni privi d’intellettualità per cui ha dato tanto, e poi ricevere una Brexit, una Le Pen, e un Trump presidente degli Stati Uniti. Brutti cenciosi ignoranti che non siete altro! Anni ed anni di lotta di classe non vi hanno insegnato proprio niente, siete rimasti con la testa all’epoca delle caverne, mentre noialtri vi preparavamo il piatto; allora meglio ripudiarvi e pensare di levarvi il voto (anche perché, nel frattempo, molti dei ripudianti il culo al caldo se lo sono messo, divenendo “borghesi”, o essendolo sempre stati, nell’accezione peggiore del termine). Così si è creato il senso elitario, che il sottoscritto preferisce definire “snob” o “radical”, perché il senso corretto di “élite” è ben altra cosa (a titolo d’esempio, nella giornata di Waterloo le truppe d’élite della Guardia – sia Giovane che Vecchia – sacrificandosi permisero il ripiegare di quel che restava dell’esercito francese allo sbando; gli storici considerano tuttora quel comportamento come paradigmatico di disciplina, valore e fedeltà a qualcosa; come gridarono quegli uomini con la voce dei generali Pierre Cambronne, o Claude-Etienne Michel – ancora non si è acclarato bene quale dei due -: “La Garde meurt mais ne se rend pas!” ).
    Si dice che il nobile e giovane gallo Vercingetorix, consegnandosi sconfitto a Cesare, abbia pregato il romano di prendere lui soltanto e risparmiare sofferenze al suo popolo: forse, che fosse stato il suo un popolo colto oppure ignorante, quel giovane guerriero un poco lo amava davvero.

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    1. Tania 2 settimane fa

      Io penso che lo studio di quella università inglese non ci abbia preso per niente o molto poco perché la felicità è la condizione di euforia che porta all’amore universale, quando si è felici si amano anche i muri, la condizione di benessere cosa c’entra con la felicità? Anche un triste benestante ha paura di perdere il benessere.

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      1. Citodacal 2 settimane fa

        Premesso che non mi affido ciecamente a qualsivoglia studio e (il trapassato Veronesi contestò, con modalità da lasciare più d’un dubbio sulla sua buona fede, uno studio medico pubblicato su Lancet o Jama, due tra le più prestigiose pubblicazioni del settore – per dire che se ci si è creati un’autorevolezza, si può contestare tutto, e che comunque uno studio è in genere indicativo e non risolutivo), l’ho citato come elemento di riflessione. Inoltre non ho nominato nemmeno una volta il benessere, quindi non mi riferivo soltanto a quello.
        Nell’esperienza personale non mi interessano le definizioni teoriche, viepiù se vagamente sentimentali (peraltro l’euforia è uno stato passeggero della psiche e non dello spirito, fortemente inducibile da mille fattori esogeni, come del resto confermava anche Hagakure qualche secolo fa: “Chi si esalta nei tempi buoni vacillerà in quelli avversi”; niente di più ballerino e impermanente quindi): mi interessa la realtà immediata. E quella, purtroppo, mi conferma che lo studio citato ha fotografato una tendenza generale da che il mondo è tale (che le Satire di Giovenale, le osservazioni di Marco Aurelio, o le riflessioni di Sa’di e gli aforismi di Chamfort e La Bruyère perpetuano). Che poi, a priori, si possano esporre tutte le belle teorie di cui si è capaci è un conto, ma è il momento effettivo che ha valore, e quel momento in genere non accade una volta soltanto: sicché non si può mai dire che l’esame sia stato superato.
        Seneca e Socrate andarono incontro addirittura alla morte con tranquillità, questa non è una teoria: non erano felicemente euforici, ma sereni. Molti di quelli che stanno, o si sentono bene, nei fatti mostrano spesso di essere restii a mostrarsi disponibili nei confronti di chi li farebbe sentir male. Non c’è alcun obbligo, almeno legale, ad essere disponibili nei confronti del prossimo, e se non si è nella condizione di farlo, meglio non affettare un certo odioso e ipocrita buonismo. Però quando si osserva chi si nasconde gli occhi innanzi a certe condizioni, perché ciò gli cambierebbe l’idea che della vita si è fatto, oppure che sta vivendo con soddisfazione, ebbene prima ancora di tirare in ballo la “felicità”, oppure considerarlo moralmente un egoista, si dovrebbe concludere che quegli non abbia nemmeno il senso della realtà. E se questo significa esser felici, come dicono in Calabria “s’a tennunu”.

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