"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il Patriarca di Mosca Kirill ha reclamato a Mattarella la passività da parte della comunità internazionale per gli atti di violenza contro la Chiesa in Ucraina

MATTARELLA SGRIDATO DAL PATRIARCA DI MOSCA
Il Patriarca di Mosca Kirill è stato sorpreso dalla mancanza di reazione da parte della comunità internazionale per gli atti di violenza contro la Chiesa in Ucraina

Nel suo ultimo incontro con il presidente italiano Sergio Mattarella (12 aprile), il Patriarca di Mosca ha presentato al suo interlocutore delle foto degli di atti di violenza esercitati contro i parrocchiani della Chiesa ortodossa di Ucraina da formazioni di paramilitari. «Il silenzio della comunità internazionale stupisce», ha dichiarato il Primate della Chiesa ortodossa russa al ricevimento pasquale annuale organizzato dal Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa. «Si opprime la nostra Chiesa, si cerca di privarla dei suoi diritti civici, si cerca di adottare leggi che escludano la normale registrazione delle parrocchie ortodosse in Ucraina, ci si impadronisce delle chiese con la forza”.

“Se ne può parlare a lungo, ma quando si vede come gruppi paramilitari in tenuta mimetica espellono con la forza la gente dalle chiese, questo è impressionante! » Ha dichiarato il Patriarca Kirill nel suo intervento. Il Patriarca ha aggiunto che tutte le Chiese ortodosse locali sostengono la Chiesa ortodossa dell’Ucraina nella sua opposizione al [N.d.r.: cosiddetto] «Patriarcato di Kiev», non riconosciuto, e che aveva mostrato delle foto degli scontri al presidente italiano.

«Si definisce la Chiesa dell’Ucraina “Chiesa aggressore”, si esige che rompa le sue relazioni con il Patriarcato di Mosca, la si accusa di antipatriottismo. Ma il popolo resta fedele all’ordine canonico. Coloro che vengono espulsi dalle parrocchie permangono nella nostra giurisdizione canonica, è frequente che una nuova chiesa sia costruita per sostituire quella della quale si sono impadroniti [gli scismatici]. Ma ci sono casi in cui anche la nuova chiesa è stata sequestrata», ha precisato il patriarca. «É sorprendente che tutto questo sia coperto dal silenzio nel mondo», ha concluso.

Fonte: Orthodoxie.com

*

code

  1. PieroValleregia 8 mesi fa

    … il Patriarca deve essere un santuomo molto ingenuo …
    Per motivi di decenza, evito ogni commento sul “capo dello stato italiano” …
    saluti
    Piero e famiglia

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. nessuno 8 mesi fa

      Colgo la sottile ironia: “capo dello stato italiano” tutto in minuscolo.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. PieroValleregia 8 mesi fa

        … coglie bene … 🙂
        saluti
        Piero e famiglia

        Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Silvia 8 mesi fa

    Attualmente, la Chiesa ortodossa russa e’ l’unica Chiesa cristiana seria.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Giorgio 8 mesi fa

    Contrariamente a chi mi ha preceduto io mi sporco il chakra delle ditta, perché quando ci vuole ci vuole, e scrivo che è un’offesa al culo se lo si paragona alla faccia di Sergio.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Mardunolbo 8 mesi fa

      Mattarella è il clamoroso esempio di quanto risulta del 25 aprile…..:
      “25 APRILE, LA FESTA PIU’ INSENSATA E RIDICOLA
      Si festeggia una sconfitta militare di un popolo distrutto, ma un motivo c’è: serve a nascondere il terzo fallimento del mito risorgimentale dell’Unità d’Italia
      di Massimo Viglione

      È fin troppo facile far notare che il 25 aprile è la festa più insensata e ridicola che sia mai esistita nella storia, visto che di fatto si festeggia una sconfitta militare di un popolo distrutto e caduto nella guerra civile e nell’odio ideologizzato. E che è ancora più insensata perché si continua a festeggiarla dopo settant’anni ! Una tipica follia democratica.
      Naturalmente diciamo questo non certo per nostalgismo pro sconfitti, né perché riteniamo che qualora la guerra fosse stata vinta dal nazional-socialismo noi italiani ce la saremmo passata meglio. Forse nei primissimi anni della vittoria; ma, personalmente ritengo che, specie alla lunga – e questo al di là delle follie razziste dell’hitlerismo – sempre servi saremmo stati, e sempre del Paese che oggi domina l’Europa non con le armi e la Gestapo ma con la finanza e le banche.
      Occorre riflettere bene ormai, dopo settant’anni, sul perché di questa stupida festa nazionale. Se essa è stata inventata e continua ad essere imposta ogni anno, nonostante ormai da lungo tempo molti intellettuali – spesso ex-marxisti – stiano oggettivamente invitando all’eliminazione di questo solco di sangue che ancora bagna l’identità italiana – è perché essa è il marchio stesso della Repubblica Italiana. Ne è il sigillo nazionale. Un sigillo troppo pesante perché possa essere tolto e possa divenire pubblico ciò che nasconde.
      Per decenni si è taciuto sulle stragi comuniste dei titini in Istria e sulle stragi comuniste dei partigiani in Emilia Romagna e altrove. Per decenni il 25 aprile serviva a occultare nella festa “di tutti” (come Pertini, il presidente di tutti, ricordate?) il sangue innocente (donne, vecchi, seminaristi, sacerdoti, uomini che si erano arresi, ecc.) offerto in tributo all’altare del sol dell’avvenire che sembrava stesse per sorgere in quei tragici giorni.
      Soprattutto doveva però nascondere anche l’idea stessa che in Italia vi fosse stata una guerra civile. Tutti noi che siamo stati studenti nella Prima Repubblica, sappiamo bene che la guerra civile fra partigiani e fascisti non è mai esistita: è esistita invece la guerra di “liberazione” – termine che dimenticava, come se nulla fosse, il fatto che se dietro i fascisti vi era un invasore, dietro i partigiani ve ne erano due (o di più, forse). “Liberazione”: ecco la parola magica inventata, mentre Mussolini pendeva a Piazzale Loreto e il sangue scorreva a litri nel triangolo rosso della morte e in Istria, per occultare sia la sconfitta militare che l’idea stessa di una guerra civile. Al punto tale che – e il cinema ha lavorato molto in tal senso – il “fascista” non era più neanche italiano, ma era il male in sé, inevitabilmente cattivo perché antitesi dell’inevitabilmente buono, ovvero dell’italiano partigiano.
      Ma perché occorreva – e occorre ancora dopo settant’anni – nascondere la sconfitta e la guerra civile? Su questo nodo focale ormai la letteratura è vasta (Galli della Loggia, Emilio Gentile, Paolo Mieli, Marcello Veneziani, solo per citare alcuni fra gli autori più noti): la ragione vera risiede nella storia precedente, vale a dire nel Risorgimento italiano.
      Il processo di unificazione nazionale è stato – al di là del mero risultato territoriale amministrativo – un assoluto fallimento. L'”italietta” nata dal blitz di Cavour e Garibaldi era più “espressione geografica” dell’Italia dei giorni di Metternich. Niente univa il siciliano e il piemontese, il salentino e il lombardo, il fiorentino e il calabrese. Economicamente era un disastro, più o meno come oggi. Moralmente screditati e corrotti. Militarmente ridicoli e incapaci (nemmeno gli africani ci rispettavano). Per non parlare della questione meridionale, della mafia, della corruzione, dell’emigrazione di milioni di uomini costretti a lasciare la loro Italia per non morire di fame.
      Essendo evidente a tutti il fallimento ideale, civile e culturale del Risorgimento, per forgiare gli italiani fu deciso prima di tentare la via coloniale e fu un disastro, come già accennato. Poi di entrare nella Prima Guerra Mondiale, pur sapendo perfettamente che se ne poteva stare tranquillamente fuori. Il prezzo è stato 600.000 morti e 1.500.000 mutilati e feriti, il tutto per la “vittoria mutilata” (anche la vittoria fu mutilata).
      Poi il biennio rosso – con il rischio bolscevico – e infine la dittatura fascista, che si assunse il compito di “fare gli italiani”, ovvero di riuscire dove il risorgimento liberale aveva chiaramente fallito. Il fascismo divenne, come Mussolini stesso dichiarò più volte e Giovanni Gentile teorizzò filosoficamente – il compimento del Risorgimento. Il Secondo Risorgimento.
      Ma il fascismo – al di là di alcuni innegabili risultati positivi – ci ha condotto al secondo disastro mondiale e all’8 settembre, con la “morte della patria”, lo Stato alla sfascio, una monarchia indecente che fugge, un esercito lasciato senza ordini e senza capi, all’invasione degli stranieri e alla guerra civile.
      Così, il mondo partigiano, almeno l’intelligenza di esso, comprese che occorreva risollevare ancora una volta, per la terza volta, dal baratro il mito fallimentare del Risorgimento. E lo fece facendo scomparire dall’idea italiana il fascismo, la sconfitta e la guerra civile, e presentando la nuova repubblica consociativa, liberal-democratica tendente a sinistra come il vero ultimo passaggio per la realizzazione del “nuovo italiano”, quello appunto sognato dagli eroi risorgimentali. Nacque così il “terzo risorgimento”, quello democristian-laico-comunista.
      Ecco la necessità di mantenere in vita la festa del 25 aprile. In fondo, abolirla, sarebbe come ammettere che pure il “terzo risorgimento” ha fallito nell’obbiettivo di fare gli italiani e di costruire un Italia unita e rispettabile nel consesso delle nazioni.
      Quanto l’Italia di oggi sia unita e rispettabile nel consesso delle nazioni è sotto gli occhi di tutti.
      È fallito il primo Risorgimento, quello condotto contro la Chiesa e l’identità cattolica italiana. È fallito il secondo Risorgimento, quello fascista. È fallito pure il terzo Risorgimento, quello del compromesso storico fra “cattolici” liberali, laici e comunisti, che ha prodotto l’obbrobrio in cui oggi viviamo.
      Oggi l’Italia neanche esiste più, essendo divenuta colonia sottomessa a un’entità astratta e al contempo famelica e contro-natura come la UE. Eppure noi continuiamo a festeggiare il 25 aprile.
      Come dire… sempre più stupidi, ogni anno che passa. Sempre meno italiani, ogni anno che passa.
      Perché il vero italiano era quello figlio di 26 secoli di storia. Quello che si trovò i piemontesi a casa. Quello era il vero italiano. E oggi, italiano vero, è colui che è in grado di capire e ha la forza di dirlo che questa Italia, questa Repubblica, non ha quasi nulla della vera Italia. E che finché non restaureremo la vera Italia, il nostro destino sarà quello di andare sempre più allo sfascio generale.
      Ma, per usare una loro espressione… “un’altra Italia è possibile”. Non dimentichiamolo e lottiamo per questo.

      Titolo originale: Il significato del 25 aprile
      Fonte: Il giudizio cattolico, 25 aprile 2014
      Pubblicato su BastaBugie n. 347

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. Renè 8 mesi fa

    Non è sorprendente: chi comanda oggi in Ucraina sono gli ebrei eredi, nipoti di quei bolscevici, comunisti che uccisero diecimilioni di contadini per fame, che distrussero le chiese, che perseguitarono il clero, che proibirono la fede, ma solo quella cristiana.
    Poi crollò il comunismo, ma chi era al potere ebbe il tempo per l’ultimo saccheggio: i dirigenti del Partito si divisero le attività redditizie ucraine, si tolsero il pastrano da “compagno” e divennero “capitalisti”, oligarchi, nelle loro nuove vesti continuarono a vivere nel lusso saccheggiando ciò che restava dell’Ucraina.
    Ma si distrassero e rischiarono di perdere il potere politico, così chiamarono i loro “parenti” in aiuto e Soros, Kerry e la Nuland organizzarono (con i soldi USA) una rivoluzione colorata. Il potere tornò nelle loro mani (date un’occhiata ai cognomi del governo e dell’opposizione, ucraino…) ed i “ragazzi” continuano a fare ciò che hanno sempre fatto: depredano l’Ucraina, si sono fregati pure i fondi internazionali, fanno stragi di ucraini nel Donbass e perseguitano i cristiani… niente di nuovo sotto il Sole.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Giorgio 8 mesi fa

      La cosa più ridicola è che non applicano sanzioni, obbligatorie per gli altri, nei confronti della Russia, ma che dobbiamo pensare di Putin?

      Rispondi Mi piace Non mi piace