"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il fronte del “politicamente corretto” disprezza le ribellioni popolari non autorizzate. 2

Forconi bandiera rivoluzionaria

Continuano e si allargano in tutta Italia le manifestazioni della protesta detta “dei forconi” con blocchi ai caselli autostradali, cortei e disordini in varie città (da Torino a Genova, ad Imperia, a Milano a Bari, ecc.) con presidi in piazza e davanti agli uffici di Equitalia, della Banca d’Italia a Roma e di altre istituzioni viste come artefici dell’oppressione fiscale ed economica.

Sono una massa eterogenea di persone, in origine la prevalenza era quella dei trasportatori (padroncini), agricoltori, partite Iva, piccoli imprenditori, artigiani, ex commercianti, disoccupati, ecc. messi sul lastrico dalla crisi, dalle tasse e da Equitalia, dalla concorrenza senza regole, negli ultimi giorni però la protesta sembra saldarsi anche con quella degli operai che sono minacciati da chiusura degli stabilimenti, come il caso degli operai della Fincantieri tra Mestre e Venezia, unutisi alla protesta, con la protesta degli studenti per i tagli all’Università, come accaduto a Roma alla Sapienza dove gli studenti hanno assediato l’aula magna dove erano presenti alcuni ministri del governo Letta ed altre autorità per un convegno e si sono poi avuti scontri con la polizia schieratasi a difesa dei politici con forti cariche e mano dura sui manifestanti.

In pratica, come era prevedibile, la protesta si sta estendendo seppure in  cento rivoli ed in forme spontanee o poco organizzate.

Si tratta della protesta degli “invisibili”, come da noi puntualizzato nel precedente articolo, di coloro cioè che non si sentono rappresentati né dal sindacato né dai partiti politici, una sorta di ceto medio  che ha subito tutto il peso della torchiatura fiscale, aumento dei costi, utenze , accise ecc. che è stato ridotto a sottoproletariato non garantito e non tutelato da ammortizzatori sociali.

Quello che diventa preoccupante per la classe politica, duramente contestata in blocco durante i cortei (sia di governo che di opposizione) è la possibilità della saldatura di queste manifestazioni con la protesta operaia delle fabbriche chiuse per delocalizzazione o per la crisi, visto che l’elenco è molto lungo e si va dalla Elettrolux alla Indesit, dalla Ital Cementi alla Merck Sharp di Pavia, dall’Alcatel di Vimercate alle acciaierie di Beltrame di Torino, alla  De Tommaso, alla Mivar, alla Plasmon, alla Vestas , alla Sangemini, alla Natuzzi in Puglia e tanti, purtroppo tanti altri casi di aziende che chiudono. Per non parlare delle 50.000 imprese del commercio che hanno chiuso dall’inizio dell’anno (secondo la Confcommercio) con i relativi 90.000 addetti licenziati e molti dei quali senza ammortizzatori  sociali.

http://www.huffingtonpost.it/2013/09/28/crisi-chiuse-50mila-imprese-nel-2013-lallarme-di-confesercenti_n_4008241.html

Estremamente delicata la situazione ed il sistema (quello della classe politica e delle corporazioni garantite)  ha dovuto  “fiutare il pericolo” ed inizia quindi ad attrezzarsi per fronteggiarlo.

Una cosa è certa: non è soltanto un problema di ordine pubblico.

Molto sgradevole per la classe politica sentirsi accusare di subalternità al potere bancario, di servilismo verso l’eurocrazia, questo significherebbe che tutte le strategie adottate fino ad oggi per “distrarre” l’opinione pubblica da questi temi (che affiorano nelle dichiarazioni e negli slogans delle frange più intelligenti) sarebbero vanificate in poco tempo. I tanti talk show televisivi con i Santoro, Travaglio e Floris a parlare di decadenza di Berlusconi, di IMU da levare o da rimettere, di legge elettorale, di giustizia  da riformare, di riforme della politica, di scandali e di “bunga bunga”, non sarebbero serviti a nulla e parte dell’opinione pubblica potrebbe prendere coscienza della gigantesca rapina attuata nei confronti del popolo italiano dai poteri finanziari con la complicità della classe politica tutta.

Forconi, Basta Europa delle Banche

Un vero incubo che turba il sonno dei Napolitano, dei Letta, dei Monti, dei Saccomanni, dei Bersani, Fassina, di Casini,degli Alfano di tutti gli altri.

Ecco dunque che si è iniziato con l’accusa di “populismo che lascia solo macerie”, lanciata  ai manifestanti da parte del presidente Letta che ha anche dichiarato che questi non rappresentano gli italiani e la facile obiezione in risposta fatta da Mariano Ferro, il leader storico del movimento in Sicilia, (durante Servizio pubblico in TV): “ma lui chi rappresenta, chi lo ha mai eletto”?

Ma ci vuole una strategia per fronteggiare le proteste e le ribellioni non autorizzate e non sponsorizzate dal sindacato ufficiale e dai partiti politici. E questa ha un primo obiettivo nell’isolare e squalificare la protesta. Niente di meglio quindi che, dopo quella tenue di populismo, si lancia un’altra accusa molto più pesante: fascisti, neo nazisti, contigui alla mafia e magari anche antisemiti.

Prima trappola: una intervista fatta da  una giornalista di Repubblica nella quale estorcono e falsano le dichiarazioni di un tal Andrea Zunino, presunto leader del movimento,  al quale mettono in bocca dichiarazioni come “l’Italia schiava dei banchieri di Rotschild. E’ curioso che i 5 o 6 più ricchi del mondo siano ebrei, una cosa che devo approfondire”.  Non si capisce in cosa entrino tali dichiarazioni con le proteste economiche del movimento ed infatti nella stessa giornata queste dichiarazioni vengono categoricamente smentite dallo stesso Zunino che accusa la giornalista di aver totalmente distorto e manipolato l’intervista.

Comunque sia parte Repubblica con le prime accuse: “scoppia il caso antisemitismo. Gattegna (pres. Comunità ebraiche) : parole deliranti” Interviene Riccardo Pacifici, il l’influente capo della comunità ebraica romana, con un appello ai manifestanti “che non si facciano tentare da ideologie che si ritenevano sepolte”..

Da notare che lo stesso Pacifici aveva per primo attaccato il movimento accusandolo di essere infiltrato da neofascisti e neo nazisti e di seguire con preoccupazione tali manifestazioni.

Prosegue l’Unità con titoli in prima pagina: “Forconi, ultimo delirio antiebrei. Hitler pazzo ma si è vendicato”. Anche questo riporta il pezzo dell’intervista “manipolata” come notizia da prima pagina e giù accuse sul movimento e reazioni dalle comunità ebraiche e condanna dei vari esponenti del mondo della cultura.

Non si contano poi i siti on line a partire da quello di Gad Lerner assolutamente certi che nel movimento delle proteste si celino neo nazisti, anti semiti, collusi con la mafia che minacciano i commercianti che non aderiscono alle proteste, che abbiano un piano per sovvertire le istituzioni, ecc..ecc…  Nessuno naturalmente riporta la netta smentita sia dell’interessato sia del movimento ed i suoi portavoce.

Nel coro di riprovazione, anche prima che scoppiasse il caso delle dichiarazioni presunte antisemite, c’era stata la “forte inquietudine” espressa da Niki Vendola, presidente Regione Puglia,  per le manifestazioni affermando che “quello che si vede in molte città è un fenomeno inquietante, che mescola elementi dell’estrema destra assieme a pregiudicati, delinquenti e mafiosi”.  Sulla stessa linea molti altri esponenti politici che avevano da subito iniziato a deprecare il fenomeno e considerarlo come ai margini della agibilità politica per non essere inquadrato nelle organizzazioni ufficiali del sindacato o a quelle extra ufficiali come centri sociali ed affini verso i quali esiste una forma di tolleranza di fatto.

Nel frattempo parte anche qualche contromanifestazione a Roma ed altrove fatta sotto le bandiere della CGL, il sindacato di regime, con le bandiere del vecchio PCI, con anche l’ANPI con i suoi cartelli e canti di “bella ciao” in piazza.  Si respira un’aria da anni ’70, mancherebbero solo gli eskimo verdi e le scritte “contro i padroni”.

Alla luce dei primi episodi,  possiamo quindi considerare già in atto la strategia volta, al momento attraverso i media, a squalificare, criminalizzare e cercare di isolare in ogni modo il movimento di protesta con la finalità  che questo abbia serie difficoltà ad accreditarsi come movimento politico e soprattutto ad operare una saldatura con le contestazioni operaie e di altre categorie del lavoro.

Non sappiamo quello che succederà dopo, qualora le manifestazioni si ingrandiscano e si vogliano portare davanti ai palazzi del potere politico.

L’esperienza storica ci dice che, quando un sistema di potere vede una minaccia, provvede ad infiltrare i movimenti, a creare “provocazioni” volute, a realizzare incidenti ed altri avvenimenti che possano essere imputati alla responsabilità dei manifestanti per creare una reazione di appoggio alle forze governative. A questo fine si infiltrano i provocatori prezzolati, si attivano i servizi segreti e si provvede a mettere sotto controllo tutte le comunicazioni, gli spostamenti di quelli considerati i leaders del movimento. In buona parte è la vecchia strategia che fu apposta dal sistema di potere democristiano tra la fine degli anni ’60 e metà degli anni ’70 per neutralizzare le proteste ed i movimenti operai e studenteschi di quell’epoca. Oggi si può svolgere con mezzi molto più sofisticati e controllo elettronico e digitale.

Naturalmente vogliamo sperare che questo non succeda ma non avremmo di che meravigliarci, visto che la crisi economica e sociale  di oggi è molto peggiore di quella verificatasi allora ed il potere politico, pur non essendo autonomo come non lo era a quei tempi, può contare su un enorme apparato mediatico per manipolare l’opinione pubblica e distorcere la realtà.

http://www.controinformazione.info/il-fronte-del-politicamente-corretto-disprezza-le-ribellioni-popolari-non-autorizzate/

 

 

 

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