"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il fallimento della UE nella crescita dei fermenti di autonomia ed indipendenza delle comunità locali

Cataluna endependiente

di Luciano Lago

Dopo l’avvenuto referendum per l’autonomia della Scozia, benche’ questo si sia concluso in senso negativo per gli autonomisti scozzesi con la vittoria del no, non è bastato ad  acquietare  la richiesta sempre più diffusa e pressante di autonomia da parte di altre regioni in Europa, vuoi la Catalogna, a cui è stato opposto il veto dal governo di Madrid come incostituzionale ed “antidemocratica” (sic) la stessa  celebrazione del referendum, vuoi il Belgio, dove i fiamminghi da molto tempo richiedono l’autonomia da Bruxelles, vuoi il Veneto in Italia con il legittimo desiderio dei veneti di affrancarsi dalla penalizzante macchina statale di Roma, lo stesso accade in Francia quanto ai bretoni, ceppo etnico distinto dal resto della Francia, la Corsica ed i suoi residenti,  regioni che da molto richiedono autonomia da Parigi ed in tanti altri casi che sarebbe lungo enumerare. Vedi: “oltre la Scozia il patchwork degli indipendentisti europei”

L’indipendentismo regionale ed il recupero delle sovranità locali sono di fatto una forma di rivendicazione delle proprie tradizioni e peculiarità culturali da parte di una folto gruppo di popolazioni (se ne contano circa 40 in Europa) rispetto non soltanto al centralismo degli Stati nazionali ma anche come risposta al totalitarismo amministrativo, economico e culturale dell’oligarchia europea di Bruxelles.

L’Europa neoliberista dei mercati aperti, governata dalla Troika comunitaria, fedele ed obbediente alle istituzioni finanziarie che rappresentano gli interessi del grande capitale finanziario sovranazionale, delle lobby e delle grandi “corporations”, non ispira fiducia a queste popolazioni ma al contrario viene vista come una apparato oligarchico, escludente, piegato ad interessi esterni, fortemente lesivo delle istanze di autonomia e di indentità culturali differenziate dei popoli.

Se a questi movimenti autonomisti andiamo a sommare anche tutti i partiti nazionalisti ed anti europeisti, in crescita di consensi, tutti ostili alla gestione accentrata di Bruxelles che ha soppiantato gli Stati nazionali in tutte i più importanti settori di intervento statale, si comprende molto bene il sostanziale fallimento della Unione Europea nella forma che ha assunto negli ultimi 30 anni . Un fallimento che non è soltanto economico, come sotto gli occhi di tutti, ma prima di tutto politico e culturale.

Questa ondata di reazione contro Bruxelles non è stata determinata soltanto dalla crisi economica, ma piuttosto bisogna considerare che il ritorno in auge dei nazionalismi, è stato indirettamente sollecitato dalla stretta delle ottuse politiche neo liberiste praticate in questi anni dall’oligarchia europea, nonchè dall’esasperante politica di omologazione delle differenze, dall’ingerenza nelle questioni sociali, culturali e giuridiche da parte della Commissione Europea, che sono state viste di frequente come una intromissione ingiustificata.

Il rigetto è stato anche determinato non da ultimo dalla aggressiva e velleitaria politica estera attuata dai funzionari della UE, con il recente allineamento, con la sottomissione ,la complicità ed il servilismo verso gli interessi geopolitici ed economici degli Stati Uniti, con la UE che si è fatta coinvolgere nella politica aggressiva della NATO, attuata nei confronti della Federazione russa in occasione della crisi dell’Ucraina, un coinvolgimento che ha contribuito a suscitare le gravissime conseguenze di guerra civile e di instabilità nella regione.

Molte popolazioni iniziano ad essere insofferenti nel dover forzatamente far parte del club europeo legato da una moneta e da regole che sono dettate nell’interesse di alcuni grandi paesi (leggi Germania) a scapito dei paesi più piccoli o periferici, interessi delle grandi banche, e peggio ancora subire regole dettate dalla preminenza di una ideologia globalizzante (mondialista) che pretende di imporre i propri mantra ideologici di ispirazione evangelica o massonica che sono in contrasto con le credenze religiose e le tradizioni culturali radicate nelle popolazioni.

L’oligarchia europea manifesta la sua intolleranza verso questi movimenti e tradisce la sua preoccupazione di impedire in ogni modo a queste frange di raggiungere i propri obiettivi, montando campagne mediatiche per isolare, ridicolizzare ed emarginare i leader di tali movimenti, basandosi sul proprio controllo della grande macchina di propaganda costituita dalle TV, Giornali, centri di orientamento, controllo delle Università, centri culturali e innumerevoli associazioni con finalità varie.

D’altra parte il grande sistema del capitale globalizzato, nella sua forma di grande finanza sovranazionale, aborrisce i localismi e le autonomie perchè queste sono lesive dei propri interessi che sono quelli propri dell’avere mercati aperti ed omologati, dove possano circolare liberamente i capitali, le merci, le persone, da utilizzare (leggi sfruttare) per i processi produttivi, in una interconnessione di servizi che possa ottimizzare i margini di profitto degli investimenti, senza regole vincolanti sull’ambiente, sul lavoro, sull’immigrazione, sulle coltivazioni agricole, sulle estrazioni, ecc..

Negli uffici di Bruxelles si preparano, in forma riservata, altri trattati per rendere inoperanti  tutte le legislazioni nazionali in questi settori e lasciare campo libero in tutta Europa alle grandi multinazionali, alle grandi banche, alle società petrolifere, che potranno facilmente aggirare tutti i limiti attuali, ad esempio sugli OGM nel campo alimentare, sul divieto di fracking, nel settore estrattivo, sui fondi speculativi nel settore finanziario, ecc..  Vedi: Il TTIP ci avvelena il menù

Figuriamoci se sarebbe tollerabile, per i responsabili dell’Unione Europea di dover dialogare e venire a compromessi, sulle tante materie, con i rappresentanti di una miriade di comunità autonome ed indipendenti, più difficili anche da condizionare rispetto ai rappresentanti dei governi nazionali.

I rappresentanti delle comunità locali  hanno capito che da Bruxelles non derivano vantaggi per le loro economie e per le loro popolazioni ma più facilmente obblighi e regole vincolanti che compromettono il livello di benessere raggiunto, oltre a una forma di subordinazione ad una oligarchia che non è stata da loro eletta ma che viene giustamente vista come estranea ed ostile.

Sarà difficile per le comunità locali che aspirano all’autonomia fronteggiare il piano esistente già da tempo che prevede nell’immediato uno svuotamento delle sovranità degli Stati nazionali (già in buona parte attuato), Stati nazionali che sono destinati a scomparire nel tempo a favore di un unico grande sistema globale, una forma di Nuovo Ordine Mondiale, dominato da una elite finanziaria di potere che si basa su alcuni grandi organismi internazionali fra i quali l’Unione Europea, ha una posizione privilegiata.

La partita sarà dura ma non è detto che i grandi poteri dominanti debbano averla vinta anche stavolta, nella Storia alle volte si manifestano fenomeni nuovi, imprevedibili, e la determinazione dei popoli, la loro capacità di resistenza, se riescono ad avere unità di intenti e determinazione, potrebbe superare molti ostacoli.

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  1. mimmo 2 anni fa

    La UE ha un solo modo per contrastare questi fermenti: l’uso della forza.
    Una scintilla pericolosa che potrebbe incendiare l’europa intera.
    Sempre che le masse non siano , nel frattempo, rimbambite irreversibilmente.

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