"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il dollaro sta per disintegrarsi?

di G. Cirillo

Riprendiamo un discorso già affrontato nel nostro articolo Il colpo di coda del dollaro prelude il suo collasso definitivo ma che ovviamente riveste un’importanza fondamentale dato che da esso dipendono le sorti della finanza e (purtroppo) dell’economia globale. Siamo alla fine arrivati a settembre, mese che potrebbe essere cruciale per le sorti della valuta di riferimento mondiale.

Partiamo subito da un dato di fatto: mentre imperversavano i crolli della borsa cinese, l’euro è salito sul dollaro. Questo a mio avviso è di fondamentale importanza e può essere uno dei primi segnali che la fine del dollaro è vicina.

Come saprete il dollaro è sempre stato una valuta rifugio nei tempi di incertezza e di crolli borsistici, ma questa volta no. Il perché è semplice e già spiegato anche da altri siti che trattano di economia: il crollo dei mercati emergenti porta quest’ultimi, Cina in primis, a liberarsi dei titoli e delle riserve in dollari per una questione di necessità, cioè per sostenere la propria economia e i propri indici azionari in difficoltà, come farebbe chiunque di noi, se fosse in difficoltà dovrebbe ricorrere ai propri risparmi. L’Euro, quindi, si rivaluta, perché è più una valuta/misura dell’economia europea mentre il dollaro è più una valuta/merce usata come riserva di valore a livello mondiale.

Di conseguenza il valore del dollaro dipende in gran parte dagli altri paesi e dalle aziende ed individui che lo utilizzano, mentre l’euro tendenzialmente è più simile ad una valuta di un paese piccolo e ne è semplice metro della sua economia (anche se ovviamente anche l’Euro è parzialmente una valuta rifugio, ma a livelli lontanissimi da quanto lo sono il dollaro o il franco svizzero), quindi, se i paesi emergenti si liberano dei titoli in dollari, l’Euro cresce non per sua propria forza ma a causa della debolezza del dollaro.

Detto questo quali sono le conseguenze di tutto ciò? Presto la FED dovrà decidere come proseguire ma è stretta in un vicolo cieco che potrebbe portare alla stessa conclusione, cioè la fine definitiva della valuta di riferimento mondiale. Analizziamo i tre scenari principali:

1) La FED alza il tasso d’interesse: questo è quello che si aspettano i mercati dopo la recente fine del Quantitative Easing per dimostrare la ripresa dell’economia americana, cosa che sappiamo non essere vera, con dati ampiamente manipolati. Se la FED sceglie questa strada, il processo di deflazione mondiale da debiti crescerebbe ancora e i mercati emergenti sarebbero destinati a continuare la loro discesa, con il rischio sempre maggiore di una recessione globale da far impallidire il 2008-09. Questo porterebbe gli stessi a liberarsi delle riserve in dollari sia per sostenere la propria economia sia per sostenere le proprie valute (ad eccezione della Cina che le userebbe principalmente per sostenere il proprio mercato azionario).

La liquidazione dei titoli e delle riserve in dollari paradossalmente potrebbe portare il dollaro con un tasso rialzato, a svalutarsi nei confronti delle altre valute forti (euro, sterlina, franco svizzero) oltre che a veder salire gli interessi sui titoli americani con tutte le conseguenze sul bilancio USA. Se questa situazione continuasse potrebbe finire nei seguenti modi:
a) Crollo del dollaro non si ferma e altri big come la Banca Centrale Svizzera, per evitare continue perdite, iniziano a liquidare le proprie posizioni velocizzando il crollo del verdone che potrebbe disintegrarsi. b) Gli alleati dell’America cioè Europa, Giappone e Svizzera, cercano di compensare il crollo del dollaro incrementando i propri QE anche con acquisti di titoli in dollari. In questo caso, svalutandosi tutte le valute, il crollo del dollaro non si noterebbe ma potrebbe avvicinarsi un collasso generale della valuta Fiat a livello globale. c) Gli USA riescono ad arginare la svalutazione alzando ulteriormente i tassi e quindi iniziando una politica di austerità interna, però dato l’enorme debito pubblico e data la dipendenza del dollaro dalle riserve detenute dagli altri paesi, ogni piccolo rialzo potrebbe essere vanificato dalle vendite di chi non ha ancora venduto, portando sempre al punto a. d) Gli USA combinano b e c e più una destabilizzazione a livello globale per evitare l’affermarsi di valute alternative, quindi non è esclusa una destabilizzazione dentro ed ai confini dell’Europa, in Cina e nell’Asia Centrale ai confini con la Russia. e) Dopo le conseguenze disastrose del rialzo del tasso di interesse, la FED torna sui suoi passi e ricomincia un QE ma a questo punto la perdita di fiducia potrebbe essere irrecuperabile.

2) La FED non alza il tasso d’interesse e aspetta: questa è a mio avviso la scelta più probabile che consente al Dollaro e all’economia globale di galleggiare ancora per un po’. La strategia attendista però può durare qualche altro mese e potrebbe essere vanificata se dovesse continuare il crollo dell’azionario cinese, dato che la liquidazione dei titoli in dollari continuerebbe o da qualche altro evento con effetti recessivi. Il crollo del dollaro sarebbe forse meno evidente e più graduale, almeno all’inizio, ma il risultato non cambia. La FED e gli USA potrebbero reagire come scritto nel punto precedente facendo sparare denaro alle banche centrali dei propri alleati, alzando ulteriormente il tasso d’interesse oppure destabilizzando i paesi ostili al dollaro o concorrenti ad esso.

3) La FED dopo l’attesa, annuncia un nuovo QE: non vedo tanto probabile un esito del genere, anche se da molti visto come necessario. Se ciò dovesse verificarsi gli effetti sui mercati questa volta potrebbe essere molto blandi ( avete visto l’effetto delle ultime parole di Draghi? Pari a zero) addirittura nulli, dato che ormai l’economia globale è come un drogato che vuole sempre più droga fino ad arrivare all’overdose. Sarebbero invece ben più consistenti gli effetti sul dollaro, a questo punto una valuta di una nazione avvitata nella crisi economica, che potrebbe iniziare a scendere e non fermarsi più. La fiducia verso il dollaro in questo scenario crollerebbe in maniera drastica.

Come vedete, a mio avviso, non ci sono scenari che garantiscano un esito positivo per il dollaro. E’ inutile che qualcuno commenti dicendo che il dollaro in Cambogia o chissà dove, è ancora la valuta rifugio, che accettano solo quello o cose del genere, perché sono discorsi totalmente ininfluenti, ciò che conta sono i paesi emergenti in primis Cina e credo che sarà fondamentale anche la Banca Centrale Svizzera. Quindi la conclusione di tutto ciò finirà in tre modi principali dopo le mosse della FED: 1) Fine del dollaro 2) Fine della valuta Fiat 3) Destabilizzazione globale e guerra.

Il primo modo potrebbe avvenire anche molto rapidamente, basta un errore della FED o una scelta congiunta di Russia e Cina di abbattere definitivamente l’America e il crollo del dollaro potrebbe essere flash, cioè potrebbe disintegrarsi in un giorno o in due, perché tutti gli attori economici dovrebbero liberarsi dei dollari prima che sia troppo tardi. Per gli USA sarebbe la fine, la loro bilancia commerciale sempre in passivo diverrebbe insostenibile e l’iperinflazione potrebbe dilagare. Il secondo modo potrebbe non portare a nessun crollo serio del dollaro nei confronti di altre valute, ma un crollo generale delle valute Fiat nei confronti delle merci, quindi la svalutazione, dato che tutti stampano, si scaricherebbe su tutte le valute Fiat, generando un’inflazione dolorosa dovuta alla crescita rapida delle materie prime magari supportata da eventi geopolitici sempre più gravi e dalla diffusa instabilità. Ora le materie prime sono basse, a causa della bassa crescita e dell’abbondanza (l’abbondanza della produzione e la deflazione tecnologica sono i principali problemi del capitalismo odierno che a mio avviso ne segneranno la fine definitiva) ma la svalutazione delle valute Fiat ne segnerà il futuro rialzo.

Quindi se il crollo del dollaro si verificasse in questo modo, grazie ai nostri politici e banchieri, l’iperinflazione che avrebbe dovuto colpire, come giusto che fosse, solo gli USA, colpirà tutto il mondo quindi si combineranno recessione globale ad inflazione (paradossale data l’abbondanza delle materie prime e della produzione ma necessaria dato che in realtà ogni iniezione di liquidità è un’iniezione di scarsità non di ricchezza) in un mix terribile. Il terzo modo potrebbe verificarsi o come strategia degli USA per evitare la propria fine e re-imporre il dominio globale con la forza oppure come reazione ad un situazione disperata o ancora conseguenza del fatto che gli USA non possono più fare i gendarmi mondiali a causa dell’instabilità interna. Inoltre questo terzo scenario potrebbe benissimo combinarsi ad uno dei due precedentemente descritti.

Ma di quanto potrebbe crollare il dollaro possiamo ipotizzarlo con tre seguenti metodi empirici: 1) Se pensiamo a quanti dollari sono giro per il mondo arriviamo a più di dieci volte il PIL americano, quindi il dollaro potrebbe veramente disintegrarsi a livelli bassissimi (crollo 80-90%) se ci fosse una liquidazione generale dei dollari. Sembra uno scenario assurdo ma se dovesse scatenarsi il panico potrebbe veramente verificarsi e gli Stati Uniti oltre che perdere il ruolo di guida del pianeta rischierebbero anche di perdere la propria stabilità ed unità territoriale. 2) Se pensiamo al deficit della bilancia commerciale americana rapportata al Dollar Index negli ultimi dieci anni si arriva ad una svalutazione complessiva del dollaro tra il 40-60% che non sarebbe per niente assurda se consideriamo che gli USA da Nixon in poi, vivono a spese del resto del mondo, grazie proprio al ruolo del dollaro. Quindi rispetto all’Euro dovrebbe assestarsi verso 1.6. 3) Se invece utilizziamo il famigerato Big Mac Index corretto, in media, il dollaro dovrebbe svalutarsi rispetto ad ora del 15-25%, un po’ meno nei confronti dell’Euro, dove si assesterebbe tra 1.15-1.2, ma questo varrebbe se il Dollaro fosse una valuta/misura normale, ma essendo una valuta di riferimento, una svalutazione del genere non ha senso, perché non sconta i deficit degli anni passati e la mole di dollari esistenti. Questa però potrebbe essere la quotazione di un post-dollaro che non fosse più valuta di riferimento mondiale ( anche se a mio avviso sarebbe ancora più bassa perché in tal caso l’economia americana sarebbe ulteriormente peggiorata).

Concludo dicendo che la disintegrazione del dollaro è imminente e che non c’è via d’uscita, perché alla fine questo non è altro che uno schema Ponzi che ha funzionato finché l’inventore (gli USA) era credibile e con la forza necessaria a garantirlo e che soprattutto esistevano nuovi attori (i paesi emergenti) a sostenerlo, ma che inevitabilmente crolla quando la credibilità e i nuovi attori economici mancano. Il crollo del dollaro non è qualcosa di anormale, ma, anzi, vuol dire tornare alla normalità, vuol dire che chi ha vissuto oltre le proprie possibilità paghi finalmente il conto. Sarà però interessante vedere come alla fine dei giochi, questo crollo si mostrerà e che situazioni si evolveranno, data l’unicità storica di una crisi del genere. A mio avviso, potrebbe esserci momentaneamente un ruolo alternativo dell’Euro o di una valuta emergente legata all’oro (escludo categoricamente lo Yuan cinese non legato all’oro) o proprio dell’oro e dell’argento. Ritengo però più probabile un collasso generale della valuta Fiat (non perché sbagliata, ma perché creata in maniera assurda dalle banche centrali), con nuovo disastroso boom delle materie prime dovuto non a troppa richiesta ma alla svalutazione causata dal crollo del biglietto verde e delle valute Fiat mondiali che, inevitabilmente, da esso derivano.

Fonte: Hescaton

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  1. Anonimo 2 anni fa

    Gentile G. cirillo, vedo un detto arabo proprio in premessa all articolo.Allora riflettiamo.nemmeno una parola sul signoraggio.ne su bretton wood..ce chi sa leggere ben oltre le parole,tra le righe.nel mondo non ci sono solo stolti.

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