"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il demente Tony Blair recita il credo dei sauditi nel suo ultimo discorso

Tony Blair il demente

L’intervento dell’ex primo ministro contro l’Islam radicale è stato rivolto contro  tutti i bersagli sbagliati

di Patrick Cockburn

Ayman al Zawahiri, il leader del gruppo principale di al Quaeda, potrà ridere a voce alta, se dovesse andare a leggersi il discorso di Tony Blair sul Medio Oriente pronunciato la settimana passata.

Se i pensieri di Blair devono essere utilizzati come guida per l’azione, i principali beneficiari di questi sarebbero i movimenti jihadisti (integralisti) del tipo di al Quaeda.

In generale il suo discorso risulta tanto stravagante e strampalato  nelle sue affermazioni che dovrebbe essere escluso permanentemente come analista serio circa il Medio Oriente. Nel leggerlo ci si ricorda di un diplomatico chiamato Vladimir, nel romanzo dell’agente segreto di Joseph Conrad, che si considera esperto nei rivoluzionari: “Confondeva le cause con gli effetti; i propagandisti che più si sono distinti come i più fanatici lanciatori di bombe; adottava l’idea di  una organizzazione dove la natura delle cose non poteva sussistere”.

Il discorso di Blair intitolato “Perché mi interessa il Medio Oriente”, si occupa della minaccia dell’Islam radicale, in che cosa consiste e come debba essere contrastato.

Il sig. Blair afferma che “attualmente si svolge una lotta titanica all’interno della regione fra quelli che vogliono che si adotti una visione moderna e quelli che in sostituzione vorrebbero creare una politica di differenziazione religiosa e di esclusiva. Da una parte ci sono quelli che vogliono “società pluraliste” ed economie aperte, dall’altra parte quelli che vorrebbero imporre una ideologia islamica esclusiva.

In questo il lettore potrebbe supporre che Blair stia preparando una acuta critica dell’Arabia Saudita  e della sua confessione religiosa fondamentalista wahabita. Cosa ci potrebbe essere di più opposto al pluralismo in politica e nella religione di una monarchia assolutista e teocratica come l’Arabia Saudita che è notoriamente intollerante verso le altre confessioni dell’Islam  come lo sciismo, o verso il cristianesimo e l’ebraismo, ed è l’unico posto al mondo dove si proibisce alle donne di guidare l’auto? Questo è il paese natale di 15 dei 19 sequestratori dell’11 Settembre e dell’allora leader di Al Quaeda, Osanna Bin Laden, i cui punti di vista religiosi sono radicati nel wahabismo della linea dominante.

Blair denuncia quelli che sono partigiani di una ideologia islamista in cui l’obiettivo massimo “non è quello di una società dove altri possano cambiarla dopo una elezione”.

Sicuramente doveva pensare in quel momento al re, Abd Allah, sovrano  dell’Arabia Saudita, al suo lacchè in Giordania, ed alle monarchie del Golfo che ereditarono il loro trono.

Tuttavia Blair segue facendo la sorprendente affermazione:  che la parte colpevole nella promozione dell’islamismo radicale non è altra che quella della Fratellanza Mussulmana, che si presentò ed aveva vinto le elezioni in  Egitto prima di essere rovesciata dai militari.

Vale la pena citare nuovamente Blair per assaggiare i suoi pensieri circa quello che è avvenuto in Egitto: “la Fratellanza Mussulmana non era semplicemente  un cattivo governo, dice . Si stava impadronendo sistematicamente elle tradizioni e delle istituzioni del paese. La rivolta del 30 di Giugno non è stata una ordinaria protesta. E’ stato il riscatto assolutamente necessario di una nazione”.

Si tratta di una affermazione che ha qualche cosa di demenziale. Se la Fratellanza Mussulmana si fosse realmente impadronita delle istituzioni egiziane come fosse l’Esercito, la polizia e l’apparato giudiziale, non sarebbe stata tanto facilmente rovesciata dai militari il 3 Luglio.  E quali grandi tradizioni egiziane si stavano eliminando dalla fratellanza Mussulmana, al di fuori di quella del governo per mezzo di regimi militari non eletti? Blair menziona la quantità di vittime fra i soldati e la polizia ma non menziona i 1400 manifestanti morti tra Gennaio il Luglio  dell’anno trascorso, secondo una informativa di Amnesty International. Human Right Watch afferma che adesso le autorità egiziane non dimostrano alcuna tolleranza verso qualsiasi forma di dissenso, arrestando e inviando a processo giornalisti, manifestanti ed accademici  per aver espresso pacificamente il proprio punto di vista.  In realtà gli eventi in Egitto possono soltanto alimentare il reclutamento  da parte dei movimenti  jihadisti come Al Quaeda  che argomenterà che la sorte della fratellanza, quella che ha cercato di arrivare al potere con mezzi democratici, dimostra che le elezioni sono una farsa e che l’unica prospettiva davanti è quella della violenza.

Rispetto alla Siria, Blair si dimostra un poco più ambivalente circa il futuro , benché non abbia alcun dubbio su quello che si sarebbe dovuto fare.  Dice che “in Siria abbiamo richiesto  un cambiamento di regime, abbiamo richiesto che l’opposizione si ribellasse, ma quando l’Iran ha fatto attivare Hezbollah a favore di Assad, ci siamo astenuti anche dall’intervento aereo per dare un’opportunità all’opposizione. Presumibilmente, quando parla di “intervento aereo” vuole significare un cambiamento di regime nello stile libico per istallare l’opposizione al potere. Tuttavia in Siria l’opposizione armata è sotto il dominio degli stessi  jihaddisti  del movimento Jabhat al-Nusra, affiliati ufficiali di al Quaeda, e dello stato  islamico dell’Iraq e del Levante, in precedenza al-Quaeda in Iraq – contro i quali Blair avvisa il mondo. Attualmente  quel movimento controlla un’area delle dimensioni della Gran Bretagna nel nord e nell’est della Siria e nel nord e nell’ovest dell’Iraq  e possono operare in qualsiasi posto tra Bassora e la costa mediterranea della Siria.

Blair ha segnalato che “in questo caso c’è una difficoltà alle tante fratture e problemi in relazione con gli elementi all’interno dell’opposizione che potrebbe essere preferibile che Assad mantenga per adesso il potere. Tuttavia se non si arrivasse ad un accordo, dovremmo imporre una zona di non volo per aiutare l’opposizione, per quanto i gruppi estremisti -dominanti  fra le forze ribelli-non dovrebbero ricevere alcuna appoggio dalle nazioni adiacenti”.

In generale Blair dimostra di essersi bevuto al completo ed ora sta rigurgitando la linea ufficiale dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati del Golfo, nonostante che non menzioni direttamente alcuna delle monarchie del Golfo. Al contrario di ogni evidenza, la Fratellanza M. si dimostrata come una organizzazione terrorista. I movimenti sciiti come Hezbollah si sono palesati come creature obbedienti dell’Iran. Blair si dimostra in accordo con la teoria cospirativa sunnita secondo la quale i movimenti sciiti in Iraq, Siria, Barhrein e Yemen  sono da considerare delegittimati riferendosi ad essi come safavidi  che operano come pedine dell’Iran e non hanno alcun interesse comune proprio da difendere.

Nel leggere il discorso di Blair non avrei potuto credere interamente che andava a concludere proponendocome esempio  le monarchie assolutiste del Golfo, alcuni dei paesi più autoritari e corrotti del mondo, come modelli adeguati per il mondo islamico. Questo è esattamente quello che ha fatto Blair, consigliando l’Occidente “di essere fedele ai nostri alleati e che si dovrebbero aiutare sia in Giordania che nel Golfo dove si promuovono valori di tolleranza religiosa ed economica aperti e basati su norme o si affronteranno le forze della reazione nella forma dell’Iran e della Fratellanza mussulmana”.

E’ un curioso destino quello dell’uomo il quale, come primo ministro, cercò di modernizzare la Gran Bretagna ed il partito laburista e che finisce adesso elogiando questi stati ultra reazionari. Negli ultimi mesi Arabia Saudita ha criminalizzato quasi ogni forma di dissenso, la Monarchia del Barhein sta schiacciando le proteste democratiche della maggioranza sciita.  Il Qatar ha condannato al carcere  un uomo di 15 anni per aver scritto un poema critico verso l’emiro.

In quanto a combattere l’Islam jihadista,: niente è più probabile che contribuisca ad alimentare la sua diffusione che non la politica appoggiata da Blair favorevole agli islamisti moderati che si presentano alle elezioni, mentre offre il suo appoggio totale ai sovrani delle petromonarchie ed ai generali autocrati.

Fonte: The Independent

Traduzione: Luciano Lago

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