"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il declino del carattere del popolo americano

di Paul Craig Roberts
“Come può la vita di un simile uomo
essere nelle mani di qualche sciocco?
A vederlo evidentemente incastrato
non ho potuto che vergognarmi di vivere in un paese
dove la giustizia è un gioco.” (Bob Dylan, “Uragano”)

L’avvocato John W. Whitehead apre l’articolo sotto riportato con queste parole tratte da una canzone di Bob Dylan. Perché non ci vergognamo tutti? Perché solo Bob Dylan?
Mi chiedo quanti tra i fan di Bob Dylan capiscono ciò che sta loro dicendo. La giustizia americana non ha nulla a che fare con l’innocenza o la colpevolezza. Ha solo a che fare con la percentuale di condanne ottenute dal pubblico ministero, sulla quale si basa la sua carriera. Considerando l’ingenuità del popolo americano, i giurati sono le ultime persone a cui un imputato innocente dovrebbe affidare il suo destino. La giuria tradirà l’innocente quasi sempre.

Come ho mostrato insieme a Lawrence Stratton nel nostro libro, in America la giustizia non esiste. Lo avevamo intitolato: “Come il diritto fu perduto.” E’ una descrizione di come le garanzie che rendevano il diritto uno scudo per gli innocenti sono state nel tempo trasformate in un’arma usata contro la gente. La perdita del diritto come scudo risale a prima dell’11 settembre, evento che “il nostro governo rappresentativo” ha usato per costruire uno stato di polizia.

L’ufficio marketing del nostro editore non apprezzò il nostro titolo e lo modificò in: “La tirannia delle buone intenzioni”. Domandammo cosa ciò volesse dire. L’ufficio rispose che noi mostravamo come la guerra al crimine, che ci ha regalato gli abusi della legge RICO; la guerra ai pedofili, che ci ha regalato processi farsa peggiori di quelli che Stalin fece agli eroi della rivoluzione bolscevica; e la guerra alla droga, che ha regalato all’ “America della libertà e della democrazia” famiglie distrutte e il tasso di incarcerazione di gran lunga più alto del mondo, derivavano tutte dalle buone intenzioni di combattere il crimine, le droghe e l’abuso dei minori. Pare che il titolo scelto dall’editore abbia avuto successo, perché il libro è ancora in stampa 15 anni dopo. In questi anni ha venduto un numero di copie tale che, se le avesse vendute alla pubblicazione, sarebbe diventato un best seller. Se il libro fosse stato un best seller avrebbe ricevuto più attenzione, e forse le scuole di diritto e l’ordine degli avvocati avrebbero potuto usarlo per arginare lo stato di polizia.

Whitehead documenta come sia arduo per un imputato innocente ottenere un verdetto di non colpevolezza. Anche qualora l’imputato falsamente accusato e il suo avvocato sopravvivano alle pressioni del pubblico ministero per negoziare un patteggiamento, e arrivano al processo, si trovano di fronte a dei giurati incapaci di dubitare del pubblico ministero, della polizia, o dei testimoni pagati per mentire contro un imputato innocente. I giurati condannarono perfino i pochi sopravvissuti all’assalto effettuato dal regime di Clinton alla setta dei Branch Davidians di Waco, ovvero i pochi che non erano stati gassati, uccisi con armi da fuoco o bruciati vivi dalle forze federali degli USA. Questa setta religiosa veniva demonizzata da Washington e dai media asserviti, e presentata come un gruppo di pedofili che fabbricavano armi automatiche mentre violentavano i bambini. Le accuse si dimostrarono false, come quelle sulle “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, ma solo dopo che tutti gli innocenti erano morti o in prigione.

La domanda è: perché gli americani: non solo se ne stanno a guardare mentre vengono distrutte le vite degli innocenti, ma addirittura supportano la distruzione di vite innocenti? Perché gli americani credono alle “fonti ufficiali” nonostante il fatto dimostrato che le “fonti ufficiali” mentono ripetutamente e non dicono mai la verità? La sola conclusione possibile è che gli americani hanno tradito. Hanno tradito la giustizia. La misericordia. La costituzione degli USA. Hanno tradito la verità. La democrazia e il governo rappresentativo. Abbiamo tradito noi stessi e l’umanità. Abbiamo tradito la fiducia che i Padri Fondatori avevano riposto in noi. Abbiamo tradito Dio. Se mai abbiamo avuto il carattere che ci viene attribuito, evidentemente l’abbiamo perso. Poco o nulla resta del “carattere americano”.

C’era forse il carattere americano nelle prigioni di tortura di Abu Ghraib, Guantanamo, e nei sotterranei nascosti della CIA, dove l’esercito USA e il personale della CIA fornivano prove fotografiche della delizia che provavano nel torturare e abusare i prigionieri? I resoconti ufficiali hanno concluso che alla tortura si accompagnavano gli stupri, la sodomia e l’assassinio. Il tutto era presieduto da psicologi americani con dottorati di ricerca.
E vediamo la stessa disumanità nei poliziotti americani che rispondono alle donne, i bambini, gli anziani, gli handicappati fisici e mentali, con la violenza gratuita. La polizia uccide, usa il laser, picchia e abusa i cittadini statunitensi senza alcun motivo. Ne vengono riportati casi tutti i giorni, e nonostante i resoconti la violenza continua. Chiaramente i poliziotti si divertono ad infliggere dolore e morte ai cittadini che dovrebbero servire e proteggere. Qualche bullo nella polizia c’è sempre stato, ma la violenza insensata del nostro tempo indica che il carattere americano è completamente svanito.

Il tradimento del carattere americano ha avuto conseguenze enormi e disastrose per noi e per il mondo. All’interno, gli americani hanno ora uno stato di polizia nel quale sono scomparse tutte le garanzie costituzionali. All’estero, Iraq e Libia, paesi prima prosperi, sono stati distrutti. La Libia come paese non esiste più. In Iraq, le armi americane hanno portato un milione di morti, 4 milioni di rifugiati, centinaia di migliaia di orfani e di nati deformi, e la continua violenza delle fazioni che lottano per quello che resta. Questi sono fatti incontestabili. Eppure, il governo degli Stati Uniti afferma di aver portato in Iraq “libertà e democrazia”. “Missione compiuta”, dichiarò uno degli assassini di massa del 21° secolo: George W. Bush.

La domanda è: come può il governo USA fare un’affermazione così palesemente falsa e scandalosa senza venir fatto tacere dal resto del mondo e dal suo stesso popolo? La risposta è che il buon carattere è scomparso dal mondo?
Oppure il resto del mondo ha troppa paura per protestare? Washington può costringere paesi teoricamente sovrani ad adeguarsi al suo volere, pena venire tagliati fuori dal meccanismo dei pagamenti internazionali che Washington controlla, e/o subire sanzioni e/o venire bombardati, attaccati da droni, o invasi, e/o assassinati o rovesciati con un colpo di stato. Sull’intero pianeta ci sono solo due paesi capaci di resistere a Washington: Russia e Cina, ma né l’una né l’altra vogliono prendere posizione se lo possono evitare.

Qualsiasi sia il motivo, non solo gli americani ma anche gran parte del mondo accomoda la malvagità di Washington, diventandone così complice. Gli esseri umani con una coscienza morale vengono gradualmente inquadrati da Washington e Londra come “terroristi interni”, passibili di sequestro e reclusione in centri di detenzione. Esaminate le recenti dichiarazioni del generale Wesley Clark e del primo ministro britannico Cameron, e ricordate quella di Janet Napolitano, secondo cui il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha spostato l’attenzione dai terroristi agli “estremisti” interni, termine non definito e suscettibile di interpretazioni arbitrarie.

FERGUSON, MO - MARCH 12:  Demonstrators protest in front of the police station on March 12, 2015 in Ferguson, Missouri. Two police officers were shot yesterday while standing outside the station observing a similar protest. Ferguson has faced many violent protests since the August shooting death of Michael Brown by a Ferguson police officer.  (Photo by Scott Olson/Getty Images)

Gli americani di buon carattere vengono messi in condizioni di impotenza. Come John Whitehead illustra chiaramente, il popolo americano non può nemmeno impedire che la “sua polizia”, pagata con le tasse, assassini 3 americani al giorno. E questi sono solo gli omicidi riportati ufficialmente; il numero effettivo è probabilmente maggiore.
Ciò che Whitehead descrive e personalmente ho notato per molti anni è che il popolo americano ha perso, oltre al senso di vero e falso, qualsiasi senso di pietà e giustizia nei confronti degli altri popoli. Gli americani non accettano alcuna responsabilità per i milioni di persone che Washington ha sterminato negli ultimi 20 anni a partire dal secondo mandato di Clinton, con ciascuna di quelle morti basata su di una bugia di Washington.
Quando venne chiesto alla segretaria di stato di Clinton, Madeleine Albright, se le sanzioni del regime, che avevano provocato la morte di 500.000 bambini iracheni, fossero giustificate, lei ovviamente non si aspettava alcuna indignazione del popolo americano quando rispose affermativamente.

Gli americani devono guardare in faccia la realtà. La perdita del carattere significa la perdita della libertà, e la trasformazione del governo in un’attività criminale.

L’incubo americano: la tirannia del sistema di giustizia penale

di John W. Whitehead (The Rutherford Institute)

La giustizia in America non è come viene presentata. Chiedetelo a Jeffrey Deskovic, che ha trascorso 16 anni in prigione per uno stupro e un assassinio che non aveva commesso. Nonostante il fatto che il DNA di Deskovic non corrispondesse a quello trovato sulla scena del delitto, egli venne selezionato dalla polizia come sospetto perché aveva pianto al funerale della vittima (all’epoca aveva 16 anni), quindi assillato per 2 mesi per farlo confessare. Alla fine venne risarcito con 6 milioni e mezzo di dollari.

James Bain trascorse 35 anni in prigione per il rapimento e lo stupro di un bambino di 9 anni, ma era anch’egli innocente. Nonostante il fatto che il fondamento dell’accusa fosse labile (si basava sulla somiglianza tra il nome di Bain e quello del violentatore, sul fatto che Bain possedeva una moto rossa, e che era stato erroneamente riconosciuto da un isterico bambino di 9 anni), Bain era stato condannato all’ergastolo. Venne infine rilasciato quando il test del DNA dimostrò la sua innocenza, e risarcito con 1,7 milioni di dollari.

Mark Weiner se la cavò relativamente bene in confronto a migliaia di individui che stanno spendendo anni di vita dietro le sbarre per crimini che non hanno commesso. Weiner venne erroneamente arrestato, condannato e incarcerato per oltre 2 anni. Nel suo caso, una giovane donna aveva affermato che Weiner l’aveva rapita, stordita, e poi inviato messaggi di scherno al suo fidanzato, scrivendogli che aveva intenzione di violentarla. Nonostante il fatto che i segnali del cellulare e i resoconti dei testimoni oculari indicassero che la giovane aveva inventato tutto, l’accusa e il giudice rigettarono ripetutamente tutte le prove che contraddicevano il resoconto inverosimile della donna, condannando Weiner ad altri 8 anni di carcere. Weiner fu rilasciato solo quando la sua accusatrice venne sorpresa a vendere cocaina a dei poliziotti in borghese. Nel frattempo Weiner aveva perso il lavoro, la casa e i risparmi, nonché il tempo che avrebbe potuto trascorrere con la moglie e il figlio. Come ha ammonito la giornalista di Slate, Dahlia Lithwick: “Se qualcuno suggerisce che il fatto che Mark Weiner è stato rilasciato significa che ‘il sistema funziona’, temo che dovrò dargli un pugno sul collo. Perché ad ogni passo, il sistema che avrebbe dovuto esaminare le prove dell’innocenza di Weiner non lo ha fatto.”

Il sistema che avrebbe dovuto funzionare non ha funzionato perché è un sistema fallito, in modo quasi irreparabile.
Nei thriller come “12 Angry Men” o “To Kill a Mockingbird”, alla fine viene fatta giustizia perché qualcuno, che si tratti del giurato numero 8 o di Atticus Finch, sceglie di prendere posizione e contrastare il malfatto, e la verità vince. Purtroppo nel mondo reale la giustizia è più difficile da ottenere, la correttezza è quasi sconosciuta e la verità raramente vince.

Sulla carta sarete pure innocenti finchè dimostrati colpevoli, ma di fatto siete già stati processati, trovati colpevoli e condannati dagli ufficiali di polizia, i pubblici ministeri e i giudici, molto prima che andiate in tribunale. L’ingiustizia cronica ha trasformato il sogno americano in un incubo. Ad ogni passo, che sia l’incontro con la polizia, l’aver a che fare con gli accusatori, le udienze in tribunale davanti ai giudici e ai giurati, o i periodi spesi in una delle molte prigioni nazionali, il sistema è zeppo di corruzione, abusi e uno sconcertante disprezzo per i diritti della cittadinanza.
I diritti accordati a chi viene accusato di un crimine (di restare in silenzio, di essere informato delle accuse, essere rappresentato da un avvocato, il diritto a un giusto e rapido processo, e di dimostrare l’innocenza con testimoni e prove, il diritto a una cauzione ragionevole, a non languire in prigione prima del processo, al confronto con gli accusatori, ecc.) non significano nulla quando al governo viene permesso di aggirare queste garanzie ogni qualvolta ad esso convenga.

E’ significativo che, mentre Obama ha detto tutte le cose giuste riguardo lo stato disastroso del nostro sistema di giustizia penale (che troppi americani vengono incarcerati per crimini non violenti, tanto che, pur essendo il 5% della popolazione mondiale, abbiamo il 25% dei prigionieri; che spendiamo più soldi per le carcerazioni di qualsiasi altro paese: 80 miliardi di dollari l’anno; che le condanne sono più lunghe di quanto sarebbe proporzionato ai crimini; che il sistema è lungi dall’essere neutrale verso le razze; che la linea diretta tra scuola e prigione sta contribuendo ad affollare le carceri; e che dobbiamo concentrarci sulla riabilitazione dei criminali, piuttosto che sulla punizione), egli non ha però ammesso l’importante ruolo giocato dal governo nell’ingiustizia che regna in America. Mentre Obama ha affidato la responsabilità della riforma ai pubblici ministeri, ai giudici e alla polizia, non ha riconosciuto che sono proprio loro i responsabili del fallimento del nostro sistema giudiziario, insieme ai legislatori e alle compagnie che hanno lavorato per creare un ambiente ostile ai diritti degli imputati.

In tale clima siamo tutti imputati, i colpevoli e i sospettati. Come ho documentato nel mio libro “Campo di battaglia America: la guerra al popolo americano”, stiamo operando in un nuovo paradigma, dove la cittadinanza viene presunta colpevole e trattata da sospettata, i nostri movimenti tracciati, le nostre comunicazioni monitorate, le nostre proprietà confiscate e ispezionate, la nostra integrità corporea non rispettata e i nostri diritti inalienabili “alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità” resi insignificanti di fronte alle priorità del governo. Ogni americano rischia ora di venire bersagliato e punito per un crimine che non ha commesso, grazie alla sovrabbondanza di leggi astruse. A peggiorare le cose, permettendo agli agenti governativi di operare al di fuori della legge, immuni dalle conseguenze, abbiamo creato una situazione nella quale il diritto è unilaterale e procede dall’alto al basso, e viene usato come un martello per opprimere la popolazione, mentre risulta inutile per proteggerci dagli abusi del governo.

Aggiungete al mix un sistema di carcerazione orientato al profitto, nel quale i governi degli stati e quello federale si accordano per tenere le prigioni piene in cambio della gestione privata delle carceri, e troverete che l’unica parola adatta a descrivere tale stato di abietta corruzione è: malvagità.
Come spiegare diversamente un sistema che permette agli ufficiali di polizia di sparare prima e fare domande dopo, senza alcuna vera conseguenza per i loro misfatti? A dispetto delle iniziali proteste per l’uccisione di individui disarmati a Ferguson e a Baltimora, il ritmo delle sparatorie della polizia deve ancora rallentare.
Per quelli che sopravvivono a un incontro con la polizia solo per finire in una cella di prigione, in attesa di un “giusto e rapido processo”, è spesso un’attesa lunga. Pensate che il 60% dei reclusi del paese deve ancora essere condannato di qualche crimine. Ci sono 2.300.000 persone incarcerate in America. Quelli che non si possono permettere la cauzione, “alcuni dei quali innocenti, in maggioranza non violenti e quasi tutti poveri”, passeranno circa 4 mesi in prigione prima di avere un processo.

Ma nemmeno quella promessa “giornata in tribunale” garantisce che sarà ottenuta giustizia. Come sottolinea il giudice Alex Kozinski del Nono Tribunale Distrettuale della Corte d’Appello, esiste un numero infinito di fattori che possono fare di un innocente un criminale imprigionato a vita: testimoni oculari non attendibili, prove scientifiche soggette a errore, memorie ingannevoli, confessioni forzate, tattiche d’interrogatorio duro, giurati non informati, condotta scorretta dell’accusa, prove falsificate e sentenze eccessivamente dure, solo per nominarne alcuni.

All’inizio del 2015, il Dipartimento di Giustizia e l’FBI “hanno riconosciuto formalmente che, durante un periodo di oltre 20 anni, quasi tutti gli esaminatori in una squadra d’elite della polizia scientifica avevano fornito prove erronee in quasi tutti i processi agli imputati per reati penali … Le ammissioni costituiscono uno spartiacque in quello che è uno dei maggiori scandali riguardanti la polizia scientifica, mettendo in evidenza che per decenni i tribunali nazionali non sono riusciti a impedire che le giurie ricevessero informazioni scientifiche sbagliate.
“Come fanno i medici legali e altri cattivi poliziotti a prosperare nel nostro sistema giudiziario penale?” chiede il giudice Kozinski. La risposta è facile, ed è che alcuni pubblici ministeri chiudono un occhio verso tali comportamenti scorretti perché sono più interessati ad ottenere la condanna che a raggiungere un esito giusto.”
Non bisogna sottovalutare il potere dei pubblici ministeri. Quando si parla di persone innocenti incarcerate per crimini che non hanno commesso, essi svolgono sempre di più un ruolo cruciale nel causare tale ingiustizia. Come riporta il Washington Post:
“I pubblici ministeri vincono il 95% delle cause, nel 90% dei casi senza nemmeno dover andare al processo… Quindi i pubblici ministeri americani sono davvero così bravi? No… la causa è il patteggiamento, un sistema di pressioni e intidimidazioni da parte degli avvocati governativi, per il quale nella maggioranza dei paesi seri verrebbero banditi dall’ordine…”

Il fenomeno delle persone innocenti che si dichiarano colpevoli si fa beffe di tutte le cose che il sistema di giustizia penale dovrebbe perseguire: la correttezza, l’uguaglianza e la giustizia. Come conclude il giudice Jed S. Rakoff: “Il nostro sistema di giustizia penale è quasi esclusivamente un sistema di patteggiamento, negoziato a porte chiuse e senza supervisione giudiziale. L’esito è largamente determinato solo dal pubblico ministero.”
Si stima che tra il 2 e l’8% dei pregiudicati che hanno accettato il patteggiamento offerto dall’accusa (ricordiamoci che in America ci sono 2.300.000 prigionieri) sono in carcere per crimini che non hanno commesso.
Chiaramente la Coalizione per la Pubblica Sicurezza aveva ragione a concludere: “Non occorre che siate criminali per avere la vostra vita distrutta dal sistema di giustizia penale degli USA.”
Non è sempre stato così. Come spiega il giudice Rakoff, i Padri Fondatori avevano previsto un sistema nel quale l’elemento critico “era il processo con giuria, che serviva non solo come meccanismo di ricerca della verità e strumento per ottenere la correttezza, ma anche come scudo contro la tirannia.”

Tale scudo contro la tirannia è stato fatto a pezzi da tempo, lasciando gli americani alla mercé delle crudeltà, i capricci, gli errori, le ambizioni e l’avidità del governo e dei suoi complici.
Al mondo non c’è abbastanza denaro per risarcire quanti hanno avuto la vita distrutta da condanne ingiuste. Nell’ultimo quarto di secolo, più di 1.500 americani sono stati rilasciati dopo essere stati assolti dai crimini che non avevano commesso. Questi sono i fortunati. Per ogni condannato assolto che è in grado di provare la sua innocenza dopo 10, 20 o 30 anni dietro le sbarre, il giudice Kozinski stima che ve ne potrebbero essere dozzine che sono innocenti ma non lo possono provare, non avendo accesso ad avvocati, prove, denaro e sedi di appello.
Per quanti devono ancora sperimentare appieno l’ingiustizia del sistema giudiziario americano, è solo questione di tempo. L’America non opera più con il sistema del giusto processo, della presunzione di innocenza, della causa probabile, e dei chiari divieti posti all’ingerenza del governo e agli abusi della polizia. Al contrario, i nostri tribunali sono stati trasformati in corti che fanno gli interessi del governo, anziché difendere i diritti della cittadinanza come previsto dalla Costituzione.
Senza tribunali disposti a rispettare i precetti costituzionali quando gli ufficiali di governo li violano, e senza una cittadinanza abbastanza informata da scandalizzarsi quando tali precetti vengono sovvertiti, la Costituzione fornisce poca protezione contro lo stato di polizia.

***
Il giorno in cui ho letto l’articolo di Whitehead (22 luglio) ci sono stati resoconti di diversi assassinii di americani innocenti da parte della polizia. Sandra Bland, una donna nera che protestava per la violenza della polizia contro i neri, è stata trovata impiccata nella sua cella in Texas, in seguito al suo falso arresto.
Pochi giorni fa, Samuel Dubose è stato assassinato da un poliziotto che gli ha sparato alla testa mentre sedeva nella sua auto.
Un 30enne ingegnere chimico bianco, che soffriva d’asma, è stato legato senza motivo dalla polizia del Mississippi, con il volto messo in posizione da impedirgli di respirare, il che ha portato alla sua morte.
La polizia mette in pericolo gli americani più di quanto facciano terroristi. Durante la guerra in Iraq, i poliziotti americani assassinarono più americani di quanti soldati caddero in battaglia. […]
Gli Stati Uniti sono diventati la fonte del male e del terrore. Oltre a se stessa, l’America distruggerà anche il mondo?

Fonte: Paul Craig Roberts.org
Traduzione: Anacronista

Nella foto in alto: Incidenti causati dalla brutalità della polizia statunitense e protesta di un padre a Fergusson

*

code

  1. giannetto 1 anno fa

    Vista l’assenza di commenti o esternazioni di qualunque tipo, non pare che l’eccellente testimonianza di Craig Roberts sulla psychopathological way of life dei Cani-Ameri abbia fatto molta presa sulla nostra autòggdona “gggente de sinistra” (sia essa mainstream oppure “alternativamente informata”).

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Anacronista 1 anno fa

      Purtroppo i miti sono duri a morire, e lo scopo di Hollywood è sempre stato di creare quello americano. Finché non si comincerà a spegnere le televisioni invase dalle produzioni d’oltreoceano, la popolazione resterà preda di quelli che Gian Antonio Valli ha ben definito “i mercanti di sogni”.

      Rispondi Mi piace Non mi piace