"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il caso. “Il Ttip è morto” per il vice cancelliere tedesco. Lo rimpiangeranno in pochi

di Augusto Grandi

Il Ttip è morto”, ha certificato Sigmar Gabriel, vice cancelliere tedesco. Con il rischio, però, che possa venir riesumato dopo le elezioni americane e quelle tedesche. Se davvero morirà, a rimpiangerlo saranno in pochi: le multinazionali e il ministro dello Sviluppo economico italiano, Carlo Calenda. Oltre al codazzo di piccoli imprenditori che, come d’abitudine, non hanno capito nulla ma si erano allineati ai diktat dei Marchionne di turno. In realtà il Ttip, ossia il trattato per il libero commercio tra Unione Europea e Stati Uniti (più satelliti vari), avrebbe provocato disastri proprio alle piccole e medie imprese industriali. E avrebbe distrutto l’agricoltura europea.

I sostenitori del trattato, sul versante europeo, magnificavano le prospettive di incremento dei commerci tra le due sponde dell’Atlantico. Fingendo di ignorare che gli ostacoli attuali all’export italiano verso gli USA non derivano da regole e dazi, ma dalle dimensioni delle nostre aziende. Esportare significa sostenere dei costi ed il 70% delle imprese italiane non vende all’estero. Neppure nei Paesi confinanti. In compenso il Ttip, modellato secondo le volontà americane, avrebbe comportato l’obbligo europeo di accogliere i cibi americani a base di Ogm ed ormoni, verdure ai pesticidi. Con la possibilità per le multinazionali statunitensi di denunciare i Paesi europei che avessero voluto opporsi al cibo spazzatura, ai prodotti industriali fatti realizzare dalle multinazionali USA nei Paesi dove è permesso lo sfruttamento della manodopera infantile.

Ed il tribunale che avrebbe affrontato queste controversie sarebbe ovviamente stato americano. Il Ttip, in pratica, avrebbe favorito ulteriori delocalizzazioni produttive in nome del libero scambio. Anche perché gli USA hanno firmato un trattato simile con i Paesi dell’area del Pacifico. Dunque avrebbero potuto imporre in Europa le produzioni asiatiche a basso costo, spazzando via la concorrenza europea. In cambio di cosa? Della possibilità, per i grandi gruppi industriali europei, di avere i medesimi standard produttivi per i mercati sulle due sponde dell’Atlantico. In pratica un risparmio per i soci dei grandi gruppi, pagato con peggiori condizioni per tutti i cittadini europei. Senza dimenticare che, anche senza Ttip, le esportazioni europee verso gli USA sono aumentate, a partire da quelle italiane. E senza rinunciare alla sicurezza alimentare.

Fonte: Barbadillo

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  1. Anna 11 mesi fa

    Questa notizia mi riempie di gioia!
    Sotto il cielo di questo mondo alla deriva ogni tanto accade anche qualcosa di bello e soprattutto inaspettato!
    Speriamo solo che non sia un’eventualità temporanea!! Comunque per adesso c’è da rallegrarsi per essere sfuggito dalle grinfie dei rapaci d’oltreoceano…

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  2. Anonimo 11 mesi fa

    Io sono per l’autarchia. Questo sistema di libero scambio imposto da un mercato delirante, è inaccettabile. Sarebbe sano produrre per consumare il necessario, sulle nostre terre, con le nostre forze. Abbiamo tutto ciò che ci serve per sostenerci. Il sistema economico è basato su dogmi ridicoli , costruiti su basi inesistenti. Sganciamoci dal controllo sovranazionale. Una nazione è libera quando lo è il suo popolo. Una nazione libera non può avere intermediari con chi la vuole schiavizzare. Ribaltiamo i valori che ci hanno imposto. Pretendiamo l’energia gratuita e pulita di Tesla, usciamo dalla gabbia della NATO, da questa tagliola dell’unione europea. Non permettiamo che quel rappresentante di pentole di Renzi ci conduca dove vogliono le elites finanziarie (porca puttana).Prendiamo coscienza.

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