"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il caso Assange e le orecchie da mercante del Regno Unito e della Svezia

Neanche il verdetto di una commissione delle Nazioni Unite è riuscito a cambiare la posizione del Regno Unito e della Svezia rispetto al giornalista ed informatico, Julian Assange, rifugiato da anni in una sede diplomatica,  posizione criticata da tempo da parte di vari paesi, istituzioni ed organizzazioni della società civile.

Un comitato del Gruppo di Lavoro dell’ONU ha appena considerato arbitraria la detenzione subita dall’australiano nell’ambasciata dell’Ecuador nella nazione britannica, come risultato di azioni illegali da parte dei governi di Stoccolma e di Londra.

Subito dopo il governo della Svezia ha reagito ed ha dichiarato che Assange è libero di abbandonare l’ambasciata in qualunque momento, un argomento in realtà insostenibile perché si sa che se Assange osasse mettere un piede fuori dalla missione diplomatica, questo significherebbe per lui un arresto immediato.

Le autorità britanniche avevano ammesso che continua ad essere vigente l’ordine di detenzione emesso dal paese nordico contro il fondatore del sito web Wikileaks, e sono pronte per compierlo in caso di un’eventuale uscita.

Il comitato dell’ONU ha richiesto oggi rispetto per l’integrità fisica e la libertà di movimento del giornalista, oltre a difendere il suo diritto ad una compensazione per i danni subiti, compreso il danno alla sua salute e l’impossibilità di ricevere attenzione medica in un ospedale.

Consideriamo che le varie maniere di privare Assange della libertà costituiscono una forma di detenzione arbitraria, ha affermato il direttore del Comitato, Seong-Phil Hong.

Ma queste parole hanno incontrato un muro negli interlocutori: il ministro britannico degli Affari Esteri, Philip Hammond, solitamente pronto a dare “lezioni” di legalità internazionale, ha respinto le conclusioni del gruppo delle Nazioni Unite ed è arrivato a definirle ridicole.

Secondo Hammond, Londra mantiene la sua posizione di considerare Assange un fuggiasco della giustizia, che deve rispondere davanti alle autorità di Stoccolma, nonostante il poco che si è fatto per portare Asssange davanti ad un processo legale.

L’australiano è da tre anni ospitato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra per evitare l’estradizione in Svezia, dove l’accusano di supposti delitti sessuali che lui nega deisamente ed afferma che sono un stratagemma per consegnarlo in seguito agli Stati Uniti.

Washington lo persegue a causa della pubblicazione in Wikileaks di migliaia di documenti segreti che mettono in evidenza le violazioni commesse dal governo nordamericano come nel caso delle guerre dell’Iraq e dell’Afghanistan.

Dall’inizio del caso l’informatico aveva dimostrato la sua disposizione di collaborare con la giustizia per risolvere il conflitto, ma Stoccolma si rifiutò di prenderle dichiarazioni a Londra e ciò ha paralizzato il caso per anni, mentre solo ora si stanno facendo dei passi per arrivare ad una sistemazione in questo senso.

Dall’Ecuador, il cancelliere Ricardo Patiño ha considerato oggi che la posizione di rifiuto assunta da Regno Unito e dalla Svezia costituisce una nuova evidenza della persecuzione politica contro Assange.

Negli ultimi anni, Quito ha denunciato le molteplici  irregolarità in questo caso, come la mancanza di azioni della Procura svedese per avanzare nella sua risoluzione, fatto che dimostra l’accanimento e l’intenzione di punire l’autore di rivelazioni che hanno scosso il mondo.

La principale figura di Wikileaks, Julian Assange,  si è diretto oggi dal balcone della sede diplomatica ad una moltitudine congregata nelle vicinanze, ed ha assicurato che la sentenza del Comitato dell’ONU è una vittoria storica per il suo caso.

Benché le decisioni di questo comitato non abbiano carattere vincolante, sì, rivestono una notevole autorità per la loro adesione alle leggi internazionali, ed in conseguenza rifiutarsi di accettarle invia un chiaro messaggio al mondo sull’intenzionalità che c’è dietro il caso contro Julian Assange.
Luisa Maria Gonzalez

Tratto da Prensa Latina

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