"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il cambio di Presidenza a Washington prospetta conseguenze epocali

di  Luciano Lago

Le prime mosse dell’Amministrazione Trump, confermano l’impressione di trovarsi di fronte ad una fase di cambiamenti radicali nella politica degli USA con conseguenze che saranno non solo di carattere economico ma anche geopolitico e strategico.
Gli USA, nonostante la fase di decadenza che attraversano, sono ancora la prima superpotenza mondiale e massima espressione del dominio geopolitico e geo finanziario a livello mondiale. Normale quindi che qualsiasi cambiamento nell’impostazione di Washington abbia conseguenze a catena in varie arre del mondo.

Tutto fa pensare che gli effetti del cambio di impostazione nella nuova amministrazione USA saranno molto pesanti sia a livello interno che al livello esterno, dall’America Latina all’Europa ed al Medio Oriente.
Gli USA sono apparsi come un paese fratturato, una società divisa come si è visto plasticamente già alla presa di possesso di Washington, ove nei fasti della cerimonia non si sono visti neri, nè ispanici e il discorso tenuto da Trump ha denotato la sua impostazione di suprematista bianco. Una delle parole più notevoli che ha richiamato l’attenzione è stata quella della “carniceria /carnage” (dei cittadini bianchi avvenuta negli States sotto le amministrazioni precedenti).

Non sono soltanto il mezzo milione di manifestanti in piazza, per quanto sospinti dalle ONG di Soros, l’elemento che rappresenta la fratture nella società statunitense, ci sono questioni molto più serie.
In realtà risulta che molta gente ha votato Trump negli USA perchè non sopporta più le idee liberaliste e globaliste che hanno affossato e ridotto sul lastrico la classe media. Questo è avvenuto molto significativamente negli stati dell’America Profonda, molto meno delle città come New York o nella California. L’immigrazione messicana negli USA  ha favorito inevitabilmente un abbassamento dei salari e lo sfruttamento della mano d’opera più ricattabile.
Trump è un petroliere come mentalità e questo è un retaggio che si porterà dietro nelle sue impostazioni di politica economica.

Trump con i suoi provvedimenti è destinato a pestare gli interessi consolidati della elite globale che guida la politica negli USA e in tutti i paesi sotto influenza occidentale. Non è chiaro quanto lui ne sia consapevole ma questo significa fare un gioco molto pericoloso affrontando consolidati ed enormi interessi ed  pregiudicando i gruppi di potere e le  dinastie inflenti, alcune visibili come i Clinton o i Bush, altre meno visibili come i Soros o i Rockefeller.

John Kerry a Davos ha già predetto che, secondo lui, Trump non durerà più di uno/due anni, prefigurando un possibile impeachment per il neo presidente o, peggio, una sua eliminazione fisica, evento che  lo stesso Putin ha prefigurato come possibile.  L’enorme potere autonomo e senza controllo della CIA, qualora fiuti il pericolo e si scontri con l’ostilità del nuovo presidente, indisponibile ad arrivare ad un accomodamento pragmatico, dispone di enormi mezzi per simulare un “incidente”.

Da notare che nel gabinetto di Trump non c’è un solo latino e i primi provvedimenti presi confermano la sua impostazione : lavoro per i cittadini USA, blocco dei trattati commerciali (TPP e NAFTA) e costruzione del muro (iniziato da Clinton) con il Messico.
La conseguenze umane più dirette le pagheranno i messicani , tre milioni circa immigrati negli USA, molti irregolari, che rischiano di essere espulsi o emarginati nella società USA. Si prospetta il fenomeno della “palestinizzazione” dei messicani degli USA. Concreto anche il rischio di una guerra civile, considerando che la maggioranza della popolazione negli USA è armata.

Esiste la possibilità di una emigrazione dei messicani verso il Canada che , che di per se stessa, non sarebbe una cattiva idea, vista l’enorme estensione di territori di cui dispone quel paese.
Nelle sue linee di politica estera, Trump ha già stabilito una relazione privilegiata con il Regno Unito ed ha sponsorizzato il Brexit , felicitando la GB per averlo fatto, ha attaccato pesantemente la la Merkel sulla sua apertura migratoria ed ha accusato la Germania di aver affossato la UE, imponendo i suoi interessi, in pratica ha detto quello che tutti ormai sanno in Europa tranne gli apologeti della globalizzazione e della UE.

In più Trump ha criticato la NATO come organizzazione obsoleta e questo ha reso molto nervosi i veritici della NATO ed i Governi europei che si sono trovati “spiazzati” dalle dichiarazioni di Trump. I leaders europei, quelli che hanno seguito tuttte le linee dell’amministrazione Obama, oggi  rischiano di trovarsi con il “cerino in mano”.
Dopo queste dichiarazioni ed i primi provvedimenti, viene poi la parte più delicata, qui bisogna fare attenzione con le analisi, visto che una guerra commerciale con la Cina è una prospettiva concreta dove Trump vorrebbe utilizzare Taiwan come elemento di pressione sulla Cina per obbligare Pekino a rivalutare lo Yuan, ritenuto troppo deprezzato in favore del suo export.

Per quanto riguarda le questioni geopolitiche, Obama aveva  commesso il peggiore errore strategico nello spingere la Russia tra le braccia della Cina e probabilmente Trump cercherà di staccare la Russia dalla Cina, cosa molto difficile.
Nella nuova Ammnistrazione emerge la figura dell’ex tenente gen. Michel Flynn, assessore alla sicurezza, personaggio chiave, ex direttore dell DIA, oggi , con ottimi raporti con la Russia, il quale caldeggia una lotta comune contro gli jihadisti , lui che aveva accusato a suo tempo Obama di aver fomentato ed utilizzato gli jihadisti in Siria (per questo si era dovuto dimettere).

Sulla stessa linea sembra il nuovo segretario di Stato USA è  Rex Tillerson, ex manager di Exon Mobil, grande esperto di negoziazioni e business con la Russia, quello che ha trattato un business di 500 mila milioni di dollari per progetto consociato con la Rosneft  per l’esplorazione dell’Artico, nel golfo del Messico , ecc.. Staccare la Russia dalla Cina questa è la carta che Trump si giocherà…..ma la Russia ha già  una alleanza strategica con la Cina, quanto può  convenire alla Russia allontanarsi dalla Cina?

In generale il panorama è molto complicato: l’ipotesi di alcuni analisti internazionali indipendenti è quella di una nuovo corso della politica USA  per  trovare dei punti in comuni con la Russia di Putin.
Ci si chiede quale sarà ll prezzo da pagare a Putin per allontanare  Mosca  da Pechino? Se volesse concedergli la Crimea’, in realtà  già la tiene. L’est Ucraina, il Donbass, anche quello già si trova sotto un protettorato russo di fatto. Neppure potrebbe proporgli la costa orientale del Mediterraneo in Siria? Già la controlla. Forse Trump dovrebbe promettere  a Putin una zona di influenza in una parte d’Europa? Improbabile.

Sarà un anno difficile anche per l’Europa, vista la prospettiva di elezioni in Francia, un successo della Le Pen produrrebbe una Frexit…in Olanda si prospetta una vittoria dei nazionalisti.  Incerto il risultato nella  Germania  della cancelliera Mekel,  già castigata da Trump per  per l’immigrazione.

Esiste il problema dello spostamento indotto di grandi masse di africani verso l’Europa, dove si rischia una destabilizzazione sociale . Poi esiste la vera “patata bollente” con cui anche Trump si può scottare:  il Medio Oriente e la relazione  di Trump con Israele, quando Trump ha il suo genero  Jared Kushner, il quale  è un ebreo ortodosso, miliardario e  sonista, senior adviser nello staff di Trump.  Altra situazione scottante i rapporti con  la Turchia, quella che  sarà un’altra incognita per Trump, visto la crescente ostilità di Erdogan contro gli USA, da quando ha scoperto le carte del golpe patrocinato dalla CIA.

l’Iran sarà un’altro problema per Trump, visto che Netanyahu chiede di rompere gli accordi con il nucleare e che l’accordo è stato sottoscritto da altri 5 paesi.  L’Iran non è un “boccone” facile per l’impero USA che già ha visto fallire il suo progetto di inglobare e smembrare la Siria.  Se Trump dovesse seguire il “cane pazzo” Netanyahu, trascinerebbe gli USA un’altra guerra, più distruttiva e complicata di quella in Siria e le forze USA non è detto che siano in grado di piegare l’Iran, alleato strategico della Russia e della Cina. Putin non lo permetterebbe ,visti il legami stretti con Teheran e la sua funzione essenziale nella lotta contro il terrorismo jihadista, fomentato dai sauditi e dal Qatar. Questo rende tutto molto complicato e non è facile capire quali  potranno  essere le mosse di Trump per tirare fuori gli USA dal pantano in cui la politica dell’Amministrazione Obama ha trascinato gli Sati Uniti nel Medio Oriente.

L’Ordine Mondiale, dopo il caos creato da Obama, dovrà essere riordinato da Trump mediante un accordo con la Russia e con la Cina ed il mondo può considerarsi  fortunato per  non essere arrivato  ad una guerra con la Russia, un olocausto nucleare a cui  si sarebbe arrivati di sicuro con Hillary presidente. Nonostante questo  ci sono ancora troppi russofobi negli USA sia tra   democratici che tra repubblicani…..il riavvicinamento con la Russia sarebbe un cambio radicale a cui si opporrebbero molti altri, non soltanto il senatore McCain.  Il problema fondamentale è quanto l’elite finanziaria dominante conceda a Trump per fare i suoi cambiamenti e quali siano i margini di cui dispone. Gli equilibri mondiali  sono troppo complessi  per affrontarli a colpi di slogans come “America the First”.

*

code

  1. Idea3online 4 mesi fa

    Trump sta solo preparando gli Stati Uniti ad una probabile Guerra, in quanto le politiche protezionistiche sono la prima forza di un Impero che si prepara ad un attacco.
    Deve concentrare le risorse, controllare confini, essere pronto ad abbandonare gli alleati non affidabili. Sembra che tutto ciò accadrà negli Stati Uniti, stanno costruendo i rinforzi, gli ammortizzatori a tutti i livelli attivabili se dovessero decidere un attacco e aprire le danze della Terza Guerra Mondiale.Se agli Stati Uniti non interessa più sia chiaro per adesso, il libero mercato, la globalizzazione……è solo perchè sono interessati alla Guerra e non alle opere di beneficenza. Gli Stati Uniti sono stati sempre pronti all’attacco, prima usavano le armi finanziarie, ma adesso non hanno più successo in quanto Russia e Cina hanno creato le difese agli attacchi finanziari. La Russia investendo nell’economia interna, autarchia, ed la Cina legando il suo destino alla Russia per acquisti di materie prime. In poche parole Russia e Cina hanno investito in economia reale. Gli Stati Uniti nei prossimi mesi ed anni trasformeranno tutto, si svestiranno del mantello finanziario globale, ed indosseranno il mantello rosso color fuoco dell’Impero Militare. La Russia e la Cina e tutti i Re della Terra sono vaccinati, loro conoscono tutto il sangue che scorrerà sulla Terra nei prossimi anni.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. the Roman 4 mesi fa

    Trump suprematista bianco ? C’ e’ il rischio che i milioni di immigrati clandestini messicani abbiano dei problemi ? Questa visione della nuova presidenza americana e’ tipica della cultura globalista che in altri articoli Lago ha evidenziato come perniciosa e distruttiva. Personalmente trovo giusto che Trump si preoccupi innanzitutto dei suoi cittadini , che come l’ autore ha precisato sono le prime vittime dell’ immigrazione. Trovo inappropriato sottolineare l’ assenza di un ispano- americano nello staff presidenziale, che peraltro include un nero e un asiatica, perche’ il sistema di quote obbligatorio, che presuppone che ogni minoranza abbia il suo rappresentante e’ proprio cio’ che gli americani hanno rigettato votando Trump. E’ certo che il presidente statunitense avra’ molti problemi , molti nemici e i soliti falsi amici, ma fa sul serio. Oggi ha appeso nello studio ovale il ritratto di Andrew Jackson . Il motto di the Donald : ” Meglio un giorno da leone che 100 anni da pecora”. Chissa’ …. Forse un giorno l’ Italia tornera’ ad essere orgogliosa, a riappropriarsi di quello che storicamente le appartiene , a cominciare dall’ eredita’ ripudiata del fascismo. A distanza di 80 anni eora che recuperiamo quei valori che abbiamo perso quando ci hanno ” liberato” radendoci al suolo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Redazione 4 mesi fa

      L’articolo vuole essere una analisi oggettiva delle prime mosse fatte dalla nuova Amministrazione USA e delle possibili conseguenze. Che Trump sia un “suprematista bianco” è un dato di fatto, che può piacere o no ma è sintomatico di una certa old America, quella che rivendica la supremazia WASP (White Anglo Saxon Protestant) e che in base a questa relegava su un livello inferiore anche i gruppi etnici come italiani, irlandesi, portoghesi, ecc.. Il sogno del vecchio dominio anglosassone del mondo, che esiste di fatto nell’elite finanziaria e di potere. Un fatto quindi, secondo me, connaturato alla cultura anglosassone d’ispirazione evangelica più che alla cultura globalista. La constatazione che non ci siano elementi latinos nel governo di Trump rafforza questa considerazione ma bisogna anche analizzare che il gruppo dei latinos negli USA di fatto costituisce la prima minoranza (17,6% della popolazione contro il 13,3% degli afroamericani). Questo è tanto vero quanto il fatto che gli USA sono di fatto un paese bilingue in quanto lo spagnolo (castellano) è estremamente diffuso nei vari stati ed in particolare in quelli come California, Texas, Florida e la stessa New York dove i latinos (messicani, portoricani,cubani, venezuelani, salvadoregni, ecc.. ) abbondano. nella stessa polizia USA e nell’Esercito vengono fatti corsi di spagnolo. Ignorare questa componente della popolazione statunitense, come anche sottovalutare quella afroamericana, potrebbe essere molto pericoloso e questo rende più alti i rischi di una guerra civile interna negli States. Detto questo è chiaro che la maggiornaza degli statunitensi dei ceti popolari e medi si senta defraudata dalle politiche globaliste del governo ma, facciamo attenzione, è lo stesso sentimento di frustrazione che provano molta parte dei latinos che da oltre una generazione si trovano residenti negli States e vedono l’arrivo delle masse di migranti messicani come dei “competitors” che pregiuduicano i loro salari ed lo status ottenuto fino ad oggi. Accade qualche cosa di simile in Italia con i romeni, albanesi o gli ucraini già stabiliti da anni nel paese che vedono la massa di africani clandestini che arriva sulle coste italiane come gente che farà loro abbassare le possibiltà di lavoro e di accesso al welfare nel paese. Costatare i fenomeni ed essere consapevoli delle conseguenze non significa, per quello che mi riguarda, condividere o meno le politiche dei governi e delle elites dominanti.

      L.Lago

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Giorgio 4 mesi fa

        Lago oggi 27 gennaio 2017 si faccia un giro per l’Inghilterra (non ho detto Scozia od Irlanda) e verifichi il livello di superiorità che credono di avere nei confronti delle altre etnie europee e non solo, i nativi storici.
        Poi ne riparliamo.
        I wasp yankee discendono da queste genti.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. Redazione 4 mesi fa

          L’insopportabile tracotanza inglese, quella di chi ritiene di essere la cultura anglosassone quella superiore e più civile di tutte le altre, esattamente derivata da questa è quello che viene indicato come “suprematismo bianco” (WASP)negli USA. Personalmente lo trovo insopportabile. Dipende poi dai punti di vista ma io, per quello che mi riguarda, mi ritenfo legato alla cultura e trazione greco romana che ha dato origine alla civiltà europea.
          L.Lago

          Rispondi Mi piace Non mi piace
      2. THE ROMAN 4 mesi fa

        Non e’ mia intenzione polemizzare con lei, che apprezzo e stimo per quello che scrive e per la possibilita’ che concede di libero confronto, ma su cio’ che lei definisce suprematismo bi nco mi permetto di dissentire, E’ certo che in America moltissimi cittadini di origine anglosassone, ma anche italiana ed europea in generale , abbiano preso coscienza che la composizione etnica del paese e’ stata profondamente modificata negli ultimi decenni, al punto che viene previsto che i bianchi divengano minoranza entro il 2050 .Questa di fatto sostituzione etnica delle popolazioni e’ comune a tutte le nazioni europee o di ascendenza etnica europea, ed e’ un dato di fatto. La Francia ,l’Inghilterra, la Germania e la stessa Italia sono sulla stessa china. In europa e negli Usa coloro che si oppongono a cio’ che vedono vcome minaccia alla esistenza della propria continuita’ etnica e culturale evfidenziano ,come anche in base alla carta Onu, questo sia da considerarsi a tutii gli effetti un genocidio. Non sanguinoso, non mediante sterminio diretto ,ma comunque un genocidio,in quanto dissolve le caratteristiche originali dei popoli autoctoni europei e discendenti dagli europei ovunque si trovino, nella vecchia europa come nel nuovo mondo Tacciare di razzismo e/o suprematismo quelli che sono il legittimo diritto di difendere la priopria identita’ etnica e la propria ieredita’ culturale e storica ,e’ la vecchia arma usata dai marxisti per stroncare gli oppositori ai loro piani di ingegnieria sociale Credo che le teorie che promulgano l’immigrazione come benefica e il multiculturalismo e la diversita’ come sacri valori a cui genuflettersi siano un tragico inganno perpetrato da chi intende continuare indisturbato ad esercitare il suo dominio . Esistono antiche nazioni con i loro popoli e le loro culture,tramandate per generazioni e generazioni in base a legami di sangue e comunanza di lingua e cultura, difenderli non vuol dire esercitare supremazia verso gli altri ma rispetto verso se stessi. Un nero puo’ voler difendere la sua identita’ , un musulmano la sua cultura e religione, un ebreo la sua plurisecolare esclusivita’, ma un europeo non puo’ rivendicare la sua appartenenza etnica. Black lives matter,e’ uno slogan che rivendica i giusti diritti dei neri, mentre White lives matter e’ solo il bieco tentativo di alcuni razzisti di imporre (a casa loro) la propria supremazia. Perche ? E’ la distorsione culturale alla quale siamo stati sottoposti per decenni, che ci vuol far rendere accettabile che le nostre nazioni cessino di essere abitate da uomini bianchi come lo erano i nostri avi e come ancora siamo noi stessi. Essere europeo non e’ una scelta individuale cosi’ come non lo e’ essere uomo o donna ,o alto o basso ,, cosi’ come non si puo’ scegliere di chi si e’ figlio. Sono a favore di interscambi tra i popoli, anche di una naturale immigrazione o emigrazione ,a patto che non stravolga le identita’ delle nazioni che ritengo la giusta espressione della volonta’ di continuita etnica e culturale di uomini che si riconoscono come apparentati da legami di sangue e tradizione . Rispetto pertanto le giuste aspirazioni di liberta’ e di indipendenza di ogni popolo della terra ,di ogni colore e religione, di veder perpetuata la propria identita’ e la loro cultura.Rifiuto la qualifica di razzista , e affinche’ sia chiaro affermo che credo che tutti gli uomini siano uguali di fronte a dio e che ognuno abbia il diritto di esprimersi e relazionarsi con chi vuole ,ma allo stesso modo credo che una nazione abbia il diritto di preservare la sua discendenza e non debba essere forzata ad accettare di fondere etnicamente la propria polazione con altre di diversa origine etnica in base a precetti ideologici. Nel corso della storia , i popoli che hanno formato le odierne nazioni si sono incontrati , ea volte amalgati,in virtu’ della propria reciproca attrazioine e compatibilita’, altre volte si sono scontrati a causa delle loro irreconciliabili differenze. E’ un diritto di ogni uomo di preoccuparsi della propria discendenza e di difendere il futuro dei propri figli.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
        1. Redazione 4 mesi fa

          Egregio Roman,
          nessuna polemica ma un libero scambio di idee.
          Concordo con buona parte di quanto lei afferma ed in particolare sul piano di sostituzione etnica delle popolazioni europee che noi abbiamo denunciato con molti articoli su questo sito, un piano ben studiato che utilizza l’immigrazione di massa come arma geopolitica per imporre un sistema globalista basato sul multiculturalismo imposto come valore obbligatorio. Superfluo osservare che dietro questo piano si celano le stesse centrali di potere che hanno favorito i processi di destabilizzazione in altre aree del mondo. Non sono però d’accordo sul suprematismo bianco (WASP) negli USA, in quanto questo, a mio parere, è retaggio del vecchio concetto di supremazia anglossassone che ha portato alle forme di neocolonizzazione imposta prima dalla Gran Bretagna e poi dagli USA. Il dominio britannico prima e quello statunitense poi, basato appunto su tale supremazia, ha portato ai peggiori genocidi della storia come quello dei nativi indiani in America del Nord, delle popolazioni indiane nel Bengala o di popolazioni africane durante il colonialismo britannico. Personalmente ritengo che l’atteggiamento di superiorità ostentata degli anglosassoni in genere e la loro imposizione di dominio culturale, sia connaturata al dominio geopolitico e geofinanziario esercitato dagli USA ed in precedenza dall’Impero britannico. Di conseguenza sono da apprezzare tutti i tentativi fatti dalle nazioni latino americane di liberarsi dal neocolonianismo USA e formare delle intese regionali come l’ALBA che (nostante le contraddizioni) integra paesi dell’America Latina come Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia ed a cui partecipava l’Argentina prima della presa di potere del neoliberista filo USA, Mauricio Macrì. Idem per i processi di indipendenza dei paesi come la Siria, il Libano, l’Iraq e l’Iran che hanno cercato di liberarsi dalla subordinazione all’impero USA.
          Ribadisco che difendere la propria identità e la propria cultura, da parte dei popoli europei, è un diritto dei popoli e non una forma di razzismo come vorrebbero far credere gli apologeti della globalizzazione appoggiata dalla oligarchia tecnocratica di Bruxelles.
          Saluti

          L.Lago

          Rispondi Mi piace Non mi piace
        2. Citodacal 4 mesi fa

          Un tempo si era giunti a considerare come peggiore e strisciante specie di razzismo l’essere sempre indulgenti e accondiscendenti con qualsivoglia minoranza (d’ordine sociale, etnico, culturale etc), per tema di cagionarle offesa ed essere così ritenuti razzisti: ciò impediva o tratteneva dal considerare, come esempio, stupido il comportamento specifico di un nero non perché fosse effettivamente tale (il comportamento e non necessariamente il soggetto – considerando che la stupidità sia tra le poche cose ad essere davvero super partes…), ma perché così ci si esponeva all’accusa di razzismo, oppure si temeva d’operare in maniera discriminante. Non occorre avere una speciale genialità per comprendere come anche questo atteggiamento sia razzista, poiché scivola dall’accusa infondata e faziosa alla infondata, ed egualmente faziosa, tutela ad oltranza: manca pertanto di equilibrio e senso dell’oggettività (essendo l’oggettività in quanto tale assai raramente facilmente definibile).
          La mesta conclusione a cui si sarebbe portati a giungere è quella per cui, secondo la percezione comune ed ordinaria, o modulata secondo utilità, il problema del razzismo sia spesso un’arma politica, sociale e culturale per screditare l’avversario e accreditar se stessi: e che in ambo i casi, della reale identità dell’ “altro” importi proprio nulla in sé. La comprensione, meglio se reciproca, non è sinonimo di accettazione e adozione, quanto piuttosto di ricerca dei punti di convergenza che possano regolare la convivenza, nel modo il più possibile armonioso. Andrebbe da sé che in caso di forti divergenze la priorità spetti alla preservazione ed attuazione della cultura autoctona, sempre che non sia la medesima a riconoscersi necessitante di possibili e significativi innesti, perfino alloctoni, perché mantengano il vigore e l’identità della medesima.
          Significativo rimane il fatto che, laddove grandi uomini abbiano dialogato, al punto di riconoscere profondamente e appieno l’umanità comune dietro alle apparenze (ed anche quanto procede oltre l’umano stesso), non abbiano tuttavia mai ripudiato la propria cultura e formazione natale, considerandola come la manifestazione formale e locale di un qualcosa d’ordine universale (ciò che è stato invece stressato in via invereconda, subdola e diabolica dal globalismo il quale, capovolgendone l’ontologia, intende far diventar locale un “universale” del tutto arbitrario). Del resto, senza addentrarci nell’ambito metafisico, qualsiasi cultura sorge anche sulla base di fattori geografico-ambientali sicché, banalizzando alquanto la questione, risulterebbe affatto controproducente per un esquimese adottare l’abbigliamento che veste l’africano all’equatore.
          Il problema dell’effettiva comprensione – che è cosa assai diversa dalla pretesa integrazione – sta nel saper procedere oltre i limiti della forma, e tuttavia mantenendola per quanto è stata data nelle differenti parti del mondo. La forma resterà sempre diversa ed attaccarsi solo a quella significa divergere continuamente: uno stato perenne di conflitto irrisolvibile, per cui domandarsi quali soggetti siano coloro che ne traggano giovamento.

          Rispondi Mi piace Non mi piace
        3. Giorgio 4 mesi fa

          Tanto per capire, THE ROMAN, quando scrive: “….affermo che credo che tutti gli uomini siano uguali di fronte a dio e che ognuno…”, a quale dio si riferisce?
          Grazie.

          Redazione, che significa supremazia? E’ un’etichetta od uno slogan? Od è come esportare la democrazia con i bombardieri?

          Rispondi Mi piace Non mi piace
          1. Redazione 4 mesi fa

            Rispondo sintetizzando quanto scritto in uno dei principali teorici della dottrina neocon USA: Samuel Huntington. L’identità della Elite dominante negli USA è stata descritta da Huntington e corrisponde a quella del nucleo originario, quello fondato sugli imperativi della supremazia anglosassone (wasp): razza bianca, cultura liberale (Locke e Adam Smith) e, la cosa più importante, religione protestante. E’ questo il «nucleo» del credo americano: etica protestante, culto del lavoro e della proprietà, ed infine capitalismo innestato sulla pianta del rule of law britannico. Lingua ufficiale: l’inglese parlato a Yale e Harvard.
            “La missione imperiale degli Usa assume le sembianze di un’identità culturale e religiosa in guerra non soltanto contro i suoi due potenziali nemici, la Cina, la Russia e il mondo arabo-islamico, ma anche contro le numerose «subculture» presenti sul territorio nazionale (nera, cinese, latina)”. Il nucleo fondante dell’egemonia, quella che Huntington definisce la «religione civile americana», è infatti composto da quattro elementi: un protestantesimo senza dio, ma con un «Essere Supremo», il «Bene», a capo dell’intero edificio costituzionale; un ethos sociale improntato alla glorificazione del lavoro e della proprietà privata; la religione patriottica ed infine l’idea propagandata sin dai tempi di Lincoln, quella dell’elezione divina degli Stati uniti (retaggio del “popolo eletto” di derivazione ebraica). Spero che questo soddisfi la sua curiosità sul concetto di “supremazia”.
            L.Lago

            Mi piace Non mi piace
          2. Giorgio 4 mesi fa

            Lago la ringrazio della risposta che appunto verte sul concetto di supremazia.
            La realtà è altra cosa.
            I WASP inglesi, quelli che hanno votato per la Brexit, considerano i wasp yankee dei cugini minorati ed a giusta ragione sostengo io.
            Infatti i primi sono la mente, i secondi il braccio. E’ la regina albionica a capo della massoneria mondiale e non certo un americano od un sionista, infatti vivono entrambi i popoli in paesi pensati per loro proprio dalla corona dell’union jack.
            L’impero britannico, quello alla luce del sole, esiste tutt’ora e va sotto il nome di Commonwealth, quello sotterraneo comprende il globo.
            E’ sufficiente guardare un mappamondo per sincerarsi su quanto ho affermato.
            Quindi la supremazia non è un concetto ma un fatto e per ora i britannici stanno ancora dimostrando di custodirla.
            La IIWM l’ha vinta Churchill e non Benito od Adolfo e non mi risulta che i ceppi alle caviglie impostici da Winston siano stati rimossi, comunque in futuro tutto è possibile.

            Mi piace Non mi piace
  3. Salvatore Penzone 4 mesi fa

    Il cambio di passo è stato dettato dal nuovo quadro dovuto alla discesa in campo della Russia, all’alleanza con la Cina, e al fatto che, sorprendentemente, la Russia nel completo silenzio si è preparata militarmente acquisendo padronanza nelle nuove tecnologie che hanno prodotto avanzatissimi sistemi missilistici che l’hanno resa inattaccabile e militarmente superiore. Tutto questo comporta un drastico ripiegamento che comprende l’abbandono dell’alleato europeo poco funzionale a sostenere militarmente gli States in un conflitto diretto con la Russia. A questo punto mi chiedo: se Trump vuole cambiare l’approccio con la Russia, che al momento non può essere scalzata, cercando di trattare con Putin una spartizione delle aree d’influenza, quale potrebbe essere l’area sotto influenza americana che Trump può lasciare alla Russia, un’area che la stessa Russia potrebbe anelare di avere? La risposta è una sola: l’Europa. La Russia si considera parte dell’Europa, e, nel cuore di Putin, la creazione di un’unica area di libero scambio da Lisbona a Vladivostok è più di un obiettivo strategico. L’Occidente anglo sionista e americano ha sempre temuto un intesa tra Russia e Germania, l’ha temuta e combattuta fino a spingere i due paesi a farsi la guerra perché una tale alleanza era ritenuta invincibile. Potrebbe Putin difronte a una prospettiva così allettante essere tentato di abbandonare il grande drago? Questa è l’unica carta che gli americani possono giocare che possa avere qualche chance. L’attacco plateale di Trump alla Germania ha dato già il sentore che ci sia la volontà di spingere la grande locomotiva europea nelle braccia della Russia. Se così fosse il mondo sarebbe di nuovo diviso in due e la Cina tornerebbe povera e sotto il dominio straniero. Mentre il Medioriente diventerebbe preda di Israele. Una trappola ben congegnata.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Salvatore Penzone 4 mesi fa

      Però ripensandoci, spingere la Germania nelle braccia della Russia potrebbe risultare per loro il male minore a fronte della possibilità di fare della Cina il veicolo per attuare in una nuova forma il progetto globalista. La stessa intenzione di fare della City di Londra un hub per la finanza cinese potrebbe costituire il primo segnale in questo senso. Non a caso la May appoggia il programma di Trump mentre Trump fin dall’inizio ha appoggiato la Brexit.

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  4. emilio 4 mesi fa

    Per costringere la Cina ad apprezzare lo Yuan, non svalutare. Svalutare è quello che sta già facendo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Redazione 4 mesi fa

      Giusta osservazione. Un refuso. La moneta cinese per Washington dovrebbe essere rivalutata…..
      Grazie per la correzione..

      L.LAGO

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  5. Idea3online 4 mesi fa

    Se un Impero come gli Stati Uniti dal 2008 sino ad oggi 2017 ha il desiderio di indebolire la Russia, ed le prove che questo è accaduto è sotto gli occhi di tutti..è inutile avere fede che Trump nel 2017 faccia una capriola e stringa la mano al rivale Putin. Dal 2008 sino al 2017 sono 9 anni. La strategia che adesso è applicata con la Russia non è il solo Bastone, ma anche la Carota, è proprio questo il cambio di livello geopolitico di Trump con la Russia. Tutto il resto solo favole per fare addormentare i bambini. Offrire la carota e dare la bastonata. Il grande problema per gli Stati Uniti è che questa strategia funziona in un mondo Unipolare perfetto, non può funzionare con la Russia. Se la Russia ha fiutato che prima o poi gli arriverà una bastonata non crederà nemmeno al premio ed alle buone intenzioni, perchè si concentrerà sulla bastonata che prima o poi arriverà. Proprio per questo non resta altra strada agli Stati Uniti che la Guerra se il suo desiderio è mantenere il Potere. A meno che gli Stati Uniti con Trump si trasformino in un Impero di Amore, di Fraternità, di condivisione delle risorse, di condivisione dei profitti……….Un sogno, impossibile, ed ecco che quello che ci raccontano sono favole per i bambini. Perchè se gli Stati Uniti sono l’Impero Globale, a breve useranno tutta la loro Energia per depotenziare i rivali. Adesso la Russia si muove in Libia, a mano a mano la Grecia avrà sempre più rapporti stretti con la Russia, il Mediterraneo vedrà due Imperi l’uno contro l’altro. Ed Israele come sempre sarà al Centro della Storia.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Tania 4 mesi fa

      Se avessi una fede cristiana direi che il Dio degli ebrei, il Dio di Israele, non è il mio Dio, quindi me ne sbatto altamente degli ebrei e del loro Dio, andassero a farsi fottere, il mio Dio padre di Gesù è stramiliardi meglio del cesso di Dio degli ebrei che è perfido, guerrafondaio, spietato, crudele, e sono andata giù pari, alè!
      Io so che Dio esiste, quello sopra tutti, quello di cui nessuno ha mai parlato, perché non ce n’è bisogno dato che si è messo dentro di noi.
      Quindi sono atea rispetto questa moltitudine di Dei di cui tutti parlano, divertente assai è vedere come ogni Dio sia calibrato al suo popolo, ogni popolo ha un Dio che sembra disegnato su misura per lui, siamo alle comiche.
      “Israele al centro della storia”, appunto, vediamo cosa significa, perché è al centro della storia? Come mai?

      Rispondi Mi piace Non mi piace
      1. Giorgio 4 mesi fa

        Tania che vuol dire: “Se avessi una fede cristiana direi che il Dio degli ebrei.”?
        Oltre sostiene di essere atea quindi deve decidersi.

        Rispondi Mi piace Non mi piace
  6. Paolo 4 mesi fa

    Gli usa dall’iniquo lancio dell’atomica non hanno vinto piu’ niente ma il loro potere economico ha sempre dominato, loro anche se fanno le guerre e uccidono i loro figli sono interessati solo alla ricchezza, il resto non conta, una visione squisitamente giudaica. Insuccessi diplomatici o bellici non sono la chiave di lettura per capire i loro obiettivi non ragionano in questi termini e se hanno concesso tanto spazio a Putin che per quanto abile non avrebbe potuto fare tutto cio’ che ha fatto, c’e’ a mio avviso una ragione che presto si deliniera’.

    Rispondi Mi piace Non mi piace