"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il 2017, l’anno dei grandi cambiamenti negli equilibri globali

di  Andrés Piqueras

Quando si vive il declino di una forma di produzione ed inoltre un cambiamento di civilizzazione, come è nel nostro caso, qualsiasi anno fornisce un vulcano di accadimenti. Quasi nessuno rimane stabile. Questo nuovo anno non andrà a deludere in questo senso. Le falde tettoniche che tendono a rompere la unipolarità politico-economica mondiale si andranno a muovere per loro conto.

Quello che è il sostenuto rovescio alla spinta per la globalizzazione, ad esempio, sta registrando notevoli episodi. Fino ad ora, portare a compimento la globalizzazione dal dominio unipolare ha avuto il significato di mettere tutti gli strumenti globali ((FMI, Banca Mondiale, OMC, Foro di Davos, G7-20…) al servizio degli USA e dei suoi satelliti (UE, Giappone, Canada, Australia….). Questo significava semplicemente una ” forma postmoderna” di praticare l’imperialismo.
Tuttavia l’irruzione economica e politica della Cina ha fatto cambiare le cose (apparentemente). Tanto che la superpotenza nordamericana ha dovuto retrocedere (in parte) dal suo progetto espansivo, “globalizzatore”.

Già aveva fatto abortire il vertice di Doha, segnalato come fatto di estrema gravità alla stessa OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Adesso inizia a ritirarsi dai trattati con cui aveva vincolato una buona parte del mondo per fare in modo che le multinazionali USA (ed in secondo piano le proprie collaterali) potessero sfruttare le risorse del pianeta senza ostacoli. Adesso si capisce che non è lo stesso praticare il libero mercato con coloro che non possono conpetere con la superpotenza e con chi è più forte. Allora in quel caso la super potrenza preferisce il protezionismo senza infingimenti.

La Storia moderna ci dimostra che all’interno del sistema mondiale dominato dall’Asse Anglosassone fin dal 1700, la multipolarità si è sempre gestita attraverso il confronto politico-economico e, alla fine, militare.
Per adesso il sistema finanziario ha iniziato a condividere l’importanza dello yuan, che si apprezza nella stessa proporzione in cui la Cina ha iniziato a disfarsi delle riserve di moneta straniera e di buoni del Tesoro statunitensi. Visto l’attuale stato delle cose, la logica porterebbe costituire un nuovo sistema finanziario internazionale appoggiato su una borsa di monete in cui il dollaro dovrebbe rinunciare a parte del suo peso. A questo la superpotenza USA potrà resistere per più o meno tempo, tuttavia presto o tardi, la tendenza logica è che si affermino le monete ancorate all’energia ed all’economia produttiva.
Tanto le une come le altre già non si trovano nell’Asse Anglosassone. Sono presenti in Asia e soprattutto nell’Asse cinese-Russo.

Si sta cercando di costruire un’altra globalizzazione, che invece di essere basata sullo sfrenato gioco finanziario, sulla speculazione, sulla rapina delle risorse mondiali, con la moltiplicazione dei tagli sociali e dei piani di riaggiustamento, invece di una globalizzazione dei “paradisi fiscali” e del capitale fittizio, l’altra globalizzazione proprozioni un sistema energetico -produttivo, multipolare. Si tratterebbe di formare tutta una gande area transintegrata economicamente mediante una nuova “via della seta”. Ed in quella si include l’Unione Economica Euroasiarica, con l’India e la su azona di influenza, ma anche il Brasile-Argentina e la UNASUR-Celac. il SudAfrica e l’Unione Africana.
Una rete di paesi con una moneta internazionale basata sullo yuan e su una cesta di monete BRICS, con una Banca delle Infrastrutture e Sviluppo, un Fondo Monetario di Supporto, un sistema stesso di compensazione di intercambio, un piano di infrasrutture e sviluppo che molto presto arriverà all’Inghilterra con un treno merci di alta velocità.

La resistenza a questo scenario può arrecare un tentativo di implementare una nuova cortina di acciaio da parte degli USA contro la Cina. Fino ad ora la fazione globalista finanziaria del potere statunitense ha mantenuto una “relazione cordiale ” con la Cina per causa precisamente degli accordi finanziari che legano Cina e USA. Questo mentre che si affrontava la Russia per privarla del suo potere energetico. Di fatto, non contento con l’implosione dell’URSS, l’Impero USA ha cercato di disgregare e destabilizzare anche questo paese in diverse regioni (Cecenia, Georgia, Ossetia, Ucraina, Arzebaygian…) assediando economicamente e sospingendo la NATO sulle sue porte di casa.

Tuttavia, con l’arrivo di Trump, si può intendere che la fazione “nazionalista” dell’imperialismo classico, ha assunto temporaneamente e parzialmente rilevanza di potere, per cercare di tornare ad una certa forma di economia produttiva. La cosa richiede, tra le altre misure, la re-istituzionalizzazione della legge Glass-Steagall per debilitare strutturalmente la fazione finaziaria globalista, ed impedire che la banca finaziaria di investimenti possa esistere e sostenere le reti finanziarie globali.
Tuttavia le cose non si presentano facili per questo blocco dipotere.

Un aumento della spesa pubblica in infrastrutture e nell’invertire le delocalizzazione delle gandi imprese, richiederà una maggiore domanda di materie prime e la concorrenza con la Cina a mezzo sua procura. Cosa che provocherà la salita dei prezzi delle materie prime e dell’energia. Questo, a sua volta, metterà in serie difficoltà l’economia USA, visto che le sue riserve di oro sembrano essere scarse (per quanto la FED non ne dia notizia) e la credibilità del dollaro potrebbe cadere a picco. In questo conflitto per la materie prime è evidente che si andrebbe a rintrodurre a forza la dottrina Monroe, visto che gli USA hanno sempre considerato come “proprie” le risorse dell’insieme del Continente americano. Brutti tempi, per quello, arriveranno per l’altra America che qualcuno graziosamente ha denominato “latina”. Questo processo potrebbe intaccare la credibilità del dollaro e riflettersi negativamente sull’economia USA e di riflesso su quella mondiale, con effetti perversi sui tassi di interesse e sugli investimenti. Gli interessi in gioco sarebbero enormi e le forze presenti a Wall Street nel potere finanziario non rimarrebbero inerti ad assistere ad un grande calo dei loro profitti. Questo tuttavia è un capitolo che andrebbe  approfondito .   (…………………….)

Il dilemma per l’Amministrazione USA sarebbe quello se risolvere una guerra sociale interna o scatenare una guerra economica contro l’Asse russo-cinese , e questo non sembra avere una soluzione chiara. Le fazioni di potere statunitiensi stanno svolgendo una feroce battaglia intorno a questo. Al momento, la nuova impostazione verso la Russia proposta da Trump significa che la sua fazione di potere cerca di attrarre questo paese per rompere l’asse -Russo-cinese, approfittando che la Russia dispone di risorse energetiche e non è in competizione con gli USA nell’ambito produttivo. Inoltre imprese come Exxon- Mobil mantengono forti investimenti nella Federazione Russa ed interessi comuni per esplorare l’Artico (si, il capitalismo non va a trattenere il suo impulso distruttivo planetario con qualunque cosa abbia di fronte).
In questo modo, i cambiamenti tellurici in corso ci stanno facendo assistere al grande paradosso di vedere un presidente nordamericano che inalbera il protezionismo, nel momento in cui il primo leader cinese (di un paese retto dal maggior partito comunista del mondo) difende il libero mercato a Davos.

In questo gioco al rovescio ci sono due aspetti chiave per calibrare l’oscillazione del peso mondiale: l’India (che presto si trsformerà in un nuovo gigante economico) e la UE, che nella sua decadenza già non può essere leader di nulla ma il cui peso continua ad essere decisivo per la bilancia di potere mondiale. La sottomissione all’Asse Anglosassone (che fino ad oggi hanno mantenuto i mandatari europei), significherà di sicuro la definitiva implosione della UE.  Collegarsi al contrario al mondo energetico -produttivo di una forte Eurasia, sarebbe l’ultima possibilità che ha l’Europa di realizzare un atterraggio più dolce nella nuova era – della post crescita.

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Fonte:  La Colmena

Traduzione : Juan  Manuel De Silva

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