"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I rifugiati: cose che tutti sanno ma nessuno osa dire

di Josè Javier  Esparza

Si era presentato Jean-Claude Juncker nel Parlamento  davanti ai gerarchi europei ed aveva intonato la “ritrattazione del burocrate solidale”:  “dobbiamo accogliere tutti quelli che fuggono dalla guerra e dall’oppressione; disponiamo dei mezzi per quello . Alla fine dei conti, tutti noi europei siamo stati qualche volta rifugiati”.

Junker ha pronunciato questo discorso e in breve è salpata dalla costa turca una precaria flotta con tutta una massa di persone ed in poco tempo si sono verificati quattro naufragi ed un numero imprecisato di morti.  Quello che si denomina  un “effetto chiamata” è criminale. Tutti lo sanno, ma nessuno osa dirlo.
Tutti sanno anche che l’Ungheria non sta facendo altro che applicare la politica delle frontiere della UE- come la Spagna a Melilla, come la Francia a Ventimiglia, – ma è molto più facile inventarsi un orco che ci scarichi dalla nostra stessa coscienza. Ci sono molte cose in più che tutti sanno ma che nessuno osa dire.

Tutti noi europei siamo stati rifugiati una qualche volta? Si certo. Maggiormente in questo secolo rifugiati dentro la nostra stessa Europa. Quando siamo stati costretti a partire da un’altra parte ed in condizioni molto diverse da quelle a cui adesso stiamo assistendo. “Gli Stati Uniti sono un paese fatto da emigranti”, ci dicono a modo di esempio. E’ la verità: emigranti in maggioranza europei- a parte gli schiavi- in un territorio immenso e vuoto dove tutto si doveva fare e in cui oggi, di sicuro, sarebbe impossibile vivere per una marea come quella dei rifugiati siriani, iracheni ed afgani, perchè le leggi sull’immigrazione americane sono molto più restrittive che in Europa.
Tuttavia siamo seri: qualcuno crede realmente che un contigente di duecentomila nigeriani, mettiamo il caso, arrivati tutti assieme, potrebbero costruire un paese come gli Stati Uniti?

No. Costruirebbero un’altra cosa. Non dico nè migliore nè peggiore: semplicemente un’altra cosa, perchè le loro anbitudini culturali , la loro religione, il loro modo di vivere la vita e la loro esperienza vissuta sono anche altre e differenti. Tutti lo sanno, ma nessuno osa dirlo.

Alla fine l’argomento dell’ “accoglienza” si basa su altre motivazioni che non hanno tardato ad apparire: gli emigranti sono una “opportunità economica” o “una risorsa” perchè aumentano le nostre possibilità di crescita- lo hanno enunciato gli esponenti politici mondialisti dalla Boldrini a Renzi, al ministro spagnolo Guindos, così come i membri dell’oligarchia di Bruxelles e quelli dell’ONU.

Finiamola una buona volta! Ovvero si tratta di questo? Mano d’opera vergine per alcuni paesi invecchiati a tutta velocità? E per quale motivo questa sarebbe una opportunità economica? Per le grandi imprese che potranno abbassare i salari? Per le casse della previdenza sociale che vanno a ricevere nuovi contributi? Per le banche che vanno ad avere più clienti? No di certo per una popolazione europea scossa dalla crisi, dalla disoccupazione o dalla perdita progressiva delle garanzie sul lavoro e sui diritti sociali. Tutti lo sanno ma nesuno osa dirlo.

Immigrazione di “sostituzione”

Come per caso, la ondata migratoria ha conciso con un rapporto dell’ONU dove si propone la “immigrazione di sostituzione” per risolvere il problema demografico delle società europee. Dicono le Nazioni Unite che “l’Europa deve raddoppiare il suo livello di immigrazione per evitare che la popolazione diminuisca”. Per paesi come la Germania e l’Italia, il calcolo è che fino al 2050 il 30% della popolazione sarà costituito da immigrati o discendenti.

E’ strano che dalle Nazioni Unite non vengano mai proposte politiche per favorire la natalità e la famiglia in Europa, ma che proponga di sostituire la popolazione autoctona con una nuova. Questo risulta lo stesso argomento che si trova implicito nelle considerazioni umanitarie di Junker e in quelle più pedestri dei vari Guindos, della Boldrini, di Renzi, di D’Alema, della Bonino e di tutti gli altri esponenti mondialisti.
Un argomento che alla fine procede da una prospettiva esclusivamente economica: un paese è una unità di produzione, la vita è costituita dall’economia, le persone sono viste come consumatori, lavoratori ed “agenti” del mercato….. Per questo risulta facile sostituire una popolazione con un’altra. Il problema è che questa visione economicistica (tipica dell’ideologia mondialista) delle cose si basa su un profondo errore. Tutti lo sanno ma nessuno osa dirlo.

L’economia è soltanto una dimensione della vita. Non è certo l’unica. Allo stesso modo, gli uomini non sono atomi intercambiabili. Al contrario: gli uomini sono essenzialmente esseri sociali, portano con loro questo zaino come parte imprescindibile della loro identità. Non è ragionevole pensare che diecimila siriani mussulmani alloggiati a Lubeck si vadano a trasformare in diecimila tedeschi. Nè è ragionevole pensare che un paese composto in maggioranza da una popolazione straniera continui ad essere lo stesso paese. Un paese non è soltanto la somma degli individui che lo popolano, la somma delle sue “unità produttive e di consumatori”.

Un paese è sopratutto una memoria condivisa, una esperienza di vita in comune, una idetità collettiva, cioè a dire, cose che vanno molto più in là delle prospettiva economica individuale. Precisamente per questo la prospettiva di una immigrazione di massa causa spavento in Ungheria, in Slovacchia, in Polonia, in Austria o in Danimarca. In molti altri luoghi la cui voce non si ascolta. Luoghi dove si teme che l’attuale ondata di immigranti (per nulla spontanea ma sospinta) non sia niente altro che il primo passo di una marea ancora maggiore.

Tratto da: El Manifiesto

Traduzione e sintesi:  Luciano Lago

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  1. Anonimo 2 anni fa

    Analisi che condivido in toto, ma purtroppo il gregge dei beoti è molto ben manovrato.

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  2. Antonio 2 anni fa

    L’articolo è interessante ma fin troppo ottimistico. Quelli che sognano e progettano gli “stati uniti d’europa” sanno bene che non sarà possibile fino a quando non esisterà un cosiddetto “popolo europeo” senza legami con la storia e le nazioni europee.
    Così hanno cominciato a costruirlo favorendo l’immigrazione di milioni di persone da Asia ed Africa e contemporaneamente decrementano gli autoctoni annientando lo stato sociale.

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