"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I pifferai magici dell’irreale

di Roberto Quaglia

La prima domanda di oggi è: quanto credete voi di ciò che vedete in televisione?
Probabilmente, non esattamente tutto.
E la seconda domanda di oggi è: quanto credono di ciò che vedono in televisione le persone che voi conoscete? Forse più di voi, ma anche loro probabilmente non tutto. Se avete dei dubbi ponete loro questa stessa domanda: quanto credete di ciò che vedete in televisione? Credo sia ormai difficile trovare una persona che dichiari in buona fede di credere a tutto ciò che vede in televisione. L’idea che alla televisione ci raccontino un sacco di balle è ormai un concetto diffuso. E per inciso, anche per la stampa non è che vada meglio.

Eppure, ci sono diversi gradi di scetticismo rispetto alla visione del mondo che ci propongono i media mainstream. Si va dallo scettico omeopatico, che ha sì qualche piccolo dubbio, ma poi alla fine finisce per credere a tutte le balle essenziali, anzi, i suoi piccoli dubbi rinforzano paradossalmente le sue false credenze, sennò che scettico omeopatico sarebbe – fino al complottista più sfegatato, quello che confonde il non credere a nulla che venga dal maistream con il credere a tutto – purché non venga dal mainstream – un semplice capovolgimento di bias, un’attitudine che porta anch’essa a prendere grandi cantonate.

I cittadini dell’Occidente ormai si dividono principalmente in due: quelli che ormai in merito ai temi che contano non credono più all’informazione maistream e quelli che dicono di nutrire sì qualche dubbio e di non credere proprio a tutto, ma che nell’insieme invece credono ancora al mainstream, anche se devono fare sempre più spesso eccezioni quando si accorgono, ogni volta con un certo stupore, che ciò che viene loro comunicato non è proprio tutto da prendersi come oro colato. Ricordate lo stupore collettivo con cui l’Occidente prese atto che sulle famose armi di distruzione di massa di Saddam tutti i media avevano riportato notizie false? La cosa si ripete e continua a ripetersi ed ogni volta tutti si scoprono eternamente stupiti.

Per dovere di cronaca dobbiamo poi anche menzionare una porzione di popolazione che annaspa al di là del credere o non credere – mi riferisco ai famosi “analfabeti funzionali”, quelli che, pur capendo la propria lingua, se però leggono o ascoltano qualcosa, non ne afferrano propriamente il significato. Ragione per cui in genere si limitano a ripetere quello che sentono dire più spesso, senza porsi troppi pensieri o perché. Di loro però adesso baderemo bene di non parlare.

Il dato di fatto importante è che fra la popolazione pensante occidentale, la credibilità dei grandi mezzi di informazione è in caduta libera. E, se posso aggiungere la mia opinione, ciò avviene con buona, anzi, buonissima ragione. Il mondo che i grandi media occidentali raccontano è infatti ormai un mondo del tutto immaginario e quando non è immaginario è irrilevante. La verità viene deformata per piegarla alle ragioni dell’invisibile ideologia occidentale, ed i nodi vengono al pettine quando, come nel caso recente delle elezioni americane oppure del Brexit, i media annaspano così distanti dal mondo del reale da rendersi completamente ridicoli nel momento in cui inevitabilmente finiscono per sbagliarle tutte. Ceffano ogni previsione e poi si rendono ridicoli con le false spiegazioni. Allontanarsi dal reale comporta infatti controindicazioni del genere.

Against russian propaganda
Against russian propaganda

I non più giovanissimi fra voi ricorderanno quando, nel 1991, alla fine della Prima Guerra del Golfo, il mitico ministro dell’informazione iracheno del regime di Saddam Hussein, Muhammad Saeed al-Sahhaf, che per tutta la guerra si era esibito in conferenze stampa trionfali, al momento della sconfitta continuava impassibilmente a mentire davanti alle telecamere sul fatto che la situazione fosse perfettamente sotto controllo, mentre in sottofondo si udivano gli spari della battaglia già dentro Bagdad e già si vedevano scene di combattimento in città. Poveretto, era al di là del ridicolo, faceva quasi pena, in seguito il Web lo prese in giro per mesi e mesi con caricature su caricature.
Oggi però lo stesso fenomeno coinvolge l’intero mainstream informativo occidentale. Non è soltanto il fatto di mentire che fa crollare ogni fiducia e rispetto nei confronti di televisioni, giornali e giornalisti. E’ il fatto di mentire in modo del tutto incoerente, in costante e ripetuta contraddizione con se stessi, affermando tutto ed il contrario di tutto a seconda delle occasioni, negando sistematicamente l’evidenza ed in totale disprezzo di ogni logica, un comportamento da veri e propri disturbati mentali. Il mistero non è come mai metà del pubblico abbia abbandonato con disgusto lo spettacolo, il mistero è cosa stia aspettando l’altra metà del pubblico a fare lo stesso.

L’ultima farsa, in ordine di tempo, è la risoluzione votata dal parlamento europeo, nella quale ci si propone di prendere “provvedimenti” contro la cosiddetta e terribile “guerra russa dell’informazione“, che poi andando bene a guardare si tratta di un singolo canale televisivo che la gente per lo più si guarda su Internet, RT, nota anche come Russia Today, ed una singola agenzia di stampa, Sputnik, anche questa accessibile in Europa solo su Internet.

Nessuno si chiede come facciano queste due piccole realtà marginali, peraltro disponibili solo in un paio di lingue, a minacciare il colossale impero di centinaia fra reti televisive e testate giornalistiche occidentali che parlano, anzi, strillano allineati in coro ai cittadini europei, a ciascuno nella sua lingua, da tutti i canali televisivi e da tutte le edicole, col monopolio del 99% degli spazi. Una potenza di fuoco centinaia e centinaia di volte più potente di quella dei russi, ma chissà perché per capire cosa succeda nel mondo oggi sempre più cittadini europei preferiscono informarsi presso le più modeste fonti russe. Chissà perché. I politici e giornalisti occidentali non ce lo spiegano. Chiamano il giornalismo dei russi “propaganda”, ma non sanno spiegare perché esattamente sarebbe propaganda. Cosa intendono poi con “propaganda”? Si riferiscono forse a “informazioni false”? Non ce lo dicono. Anche perché poi magari dovrebbero farci qualche esempio di queste presunte informazioni false. Evidentemente però non sono in grado.

Media propaganda
Media propaganda

Non sostengo che tutto ciò che venga da fonti russe debba essere necessariamente vero – ci mancherebbe altro. Ma se c’è qualcosa di falso, perché non isolare la menzogna ed esporla con tutte le prove e spiegazioni del caso?
Per contro, io invece potrei parlarvi per ore e ore di tutte le singole menzogne vomitate dalla stampa occidentale, dalla nostra stampa, mostrandovele singolarmente una dopo l’altra. E’ così che si espone la propaganda, dissezionandola, analizzandola punto per punto, elencando le bugie, spiegando, dimostrando. E invece che cosa si fa in Occidente? Si lanciano anatemi, si urla istericamente, si minacciano orribili rappresaglie, ma non si spiega mai in cosa in effetti consisterebbe questa presunta propaganda, non si fa mai neppure un esempio di una bugia o di un fatto distorto, niente di niente. Piuttosto, si arriva invece addirittura a paragonare il giornalismo di matrice russa nientedimeno che ai. tagliagole dell’ISIS, ai video splatter-propagandistici in cui questa feccia decapita la gente. E questo avviene in una sede istituzionale come il Parlamento Europeo. Vi rendete conto di cosa stanno facendo i vostri rappresentati a Bruxelles? Li avete eletti voi, ragazzi, e adesso questi qua mettono sullo stesso piano giornalisti e terroristi tagliagole. A nome vostro. Complimenti.

Prendete atto del fatto che oltre a starnazzare come oche impazzite “russian propaganda, russian propaganda”, ed accostare rispettabili giornalisti ai tagliatori di teste, questa gentaglia non ha evidentemente altri argomenti.
La realtà è quindi un’altra, e cioè che da un lato le notizie riportate in Europa dalle fonti russe sono solitamente accurate, altrimenti sarebbe facile smontarle, proprio come è facile smontare le notizie false del mainstream occidentale. Ed in secondo luogo che c’è un Occidente che è ormai terrorizzato da qualsiasi opinione che diverga dalla propria monolitica rappresentazione del mondo, proprio come lo era l’Unione Sovietica ai suoi tempi – e tutti abbiamo visto che fine abbia poi fatto l’Unione Sovietica. L’Occidente non è più in grado di sopportare opinioni che si discostino dai propri assiomi.

La delibera del parlamento europeo è soltanto l’ultimo atto censorio, in ordine di tempo, contro il giornalismo non allineato. Pochi mesi fa erano stati chiusi i conti bancari di RT in Inghilterra, senza alcuna spiegazione. Qualche anno fa era stata oscurata la rete iraniana Press TV dai satelliti europei. Si invocano censure ulteriori.
Quando qualche mese fa feci un’incursione nel parlamento europeo in ottima compagnia trovai dentro al parlamento stesso un manifesto pubblicitario che metteva in guardia nei confronti della propaganda russa.

Ecco l’apoteosi del delirio, i lavatori di cervelli colti nel fragrante atto di lavare i loro stessi cervelli in un atto di mistificazione surreale che ha un qualcosa fra lo psicotico ed il masturbatorio.
Un giorno si scriveranno libri su questo nuovo periodo oscuro della politica occidentale ed i nostri posteri guarderanno increduli alle scemenze che oggi compiamo. Questo, beninteso, se sopravvivremo all’infausta destinazione dove questi pifferai magici dell’irreale ci stanno conducendo e se gli ancora troppi lemming che sono tra noi continueranno a seguirli.

Benvenuti quindi nel magico mondo del Maccartismo 2.0. Su cosa fosse il Maccartismo 1.0 ed in cosa differisca il Maccartismo 2.0 ne parleremo alla prossima occasione.

Fonte: Roberto.info

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  1. riki 5 mesi fa

    ma cosa ci viene a dire costui? ma cosa sta dicendo? La televisione è la rappresentazione del mondo orwelliano che stiamo vivendo! altro che “questo è vero” “questo no” Noi non ci lamentiamo, cerchiamo di vivere e pensare con la nostra testa. Non abbiamo un riferimento da seguire! Siamo persone libere, vediamo il mondo e ci viene da piangere come siamo ridotti! Ma cosa fa costui? ci viene a spiegare come funziona la nostra mente? In Internet ci sono informazioni utili per comprendere bene cosa sta accadendo alle nostre vite, ma un articolo così io non lo avrei mai pubblicato: un gatekeeper è il minimo. Personalmente penso: un articolo da rivista di gossip – orribile “

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    1. Tania 5 mesi fa

      Non mi sento di condividere questo commento di Riki perché mi sembra che Roberto Quaglia non abbia nessuna pretesa, dice solo ciò che è.
      Domanda, sono io che non ho capito che non mi dice affatto di non pensare con la mia testa o di farlo, ma dice solo cosa succede?

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  2. Giorgio 5 mesi fa

    Mi sembra ormai consolidato che in Italia la massa degli aventi diritto al voto elettorale sia divisa al 50% grosso modo, cioè una metà che si reca a votare e l’altra no.
    Quindi all’interno di queste due fazioni come sono distribuiti i gradi di credenza nei confronti della TV o dei giornali in genere, considerando che le vendite di quest’ultimi sono crollate negli ultimi 20 anni ben oltre il 50%?
    La mia è solo un’ipotesi oppure è ciò che mi piacerebbe corrispondesse alla realtà: ritengo che la metà che si reca a votare una qualche credibilità la riponga nei mass-media, l’altra metà che non va a votare pochissima se non nulla.
    Quella che si spaccia come forza nuova e cioè il M5* ha la presidenza della commissione di vigilanza della RAI, vi sembra che da quando ne abbia assunto l’incarico la TV sia migliorata nel senso dell’attendibilità?
    Sempre i pentastallati hanno raccolto le firme per abolire il finanziamento ai giornali da parte dello stato, è successo qualcosa?
    I radicali di Marco Pannella con 4 gatti sono riusciti ad imporre al resto del parlamento le proprie volontà, mentre i grullini con 160 parlamentari le hanno subite tutte le volontà dei loro colleghi.
    A questo punto mi e vi chiedo, questi innovatori, cioè i cri cri, ripongono o no fiducia su ciò che il main-stream propala? Se non la ponessero cosa hanno inverato finora per modificare tale situazione?
    In generale cosa hanno realizzato di cambiamento che si distinguesse dalla volontà del PD?
    Sono stati a favore dell’invasione (leggi immigrazione), hanno votato pro Cirinnà, hanno accettato l’euro, la UE, la NATO ecc. ecc., quindi ci credono o no alla verità di stato?

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    1. Ares 5 mesi fa

      Giuste le sue considerazioni, il M5S non è riuscito a fare una mazza, forse dimentica o non sà ancora che non governa e che la coalizione di governo (che non è il solo pd-l) non fa altro che mettersi di traverso, i radicali? Certo collusi con chi è al potere magari quello che ha ottenuto (alla luce di quanto accade oggi) è proprio ciò chi governa voleva, restiamo realisti se non governi con una buona maggioranza puoi proporre ciò che vuoi ma ti ostacoleranno sempre, non crocifiggiamo a priori.Buona giornata

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      1. Giorgio 5 mesi fa

        Non può rispondere al mio commento estrapolando ciò che le sta più a cuore, deve proporre un ragionamento più articolato ed olistico che abbracci completamente ciò che ho espresso.

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    2. Tania 5 mesi fa

      Non potendo votare un partito della Casta oligarchica voto il M5S dalla sua prima entrata in scena, quello che dici sul M5S non si può negare sia vero, certo non sta facendo nessuna RIVOLUZIONE… Che nessuno li seguirebbe…
      Chi ha seguito le BR? Nessuno. E meno male, che erano infiltrate dalla CIA.
      Meglio un partito che fa cose nuove passo per passo…

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      1. Tania 5 mesi fa

        Fino a che i porci del potere tenteranno di disarcionare il M5S sto tranquilla, votando il M5S sto votando giusto.

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  3. PieroValleregia 5 mesi fa

    salve
    che mi crediate o no, fin da quando ero bambino (sono del 1961) detestavo quelli che (adulti o no), per rafforzare le loro tesi,
    esclamavano: l’ho letto sul giornale, l’ho sentito alla radio, l’ho visto alla tv…come se questi organi di informazione fossero
    il Vangelo ma che però gli stessi che credono a raitre, contestano come falso.
    Forse la mia presa di posizione di allora forse era solo una sorta di “spirito bastian contrario” che si trova in alcuni
    bambini o, più semplicemente, mettevo in pratica quello che i miei genitori dicevano a me, a mio fratello e a mia sorella e cioè
    di sentire e leggere più fonti e di non giungere mai a giudizi affrettati o dettati da simpatie o antipatie. Mio padre diceva sempre:
    non giudicare mai uno da quello che pensa ma cerca di capire perchè pensa così.
    Ho smesso poi, definitivamente, di avere “fiducia” nei mezzi d’informazione in alcune precise occasioni che mi hanno visto
    protagonista diretto dei fatti o attento osservatore.
    Guerra ex Jugoslavia: per diversi giorni vennero fatte vedere immagini di una postazione di mortaisti (rai1,2,3 e altri) che,
    un giorno erano croati, l’altro serbi, poi bosniaci, mentre erano sempre gli stessi.
    Kossovo 1999: all’epoca ero imbarcato (sono un sottuffciale MM in pensione) su di una unità navale che partecipava a questa
    missione di “pace”; vicino alle coste slave scorgiamo tre barconi carichi di persone e, dopo una veloce riunione dello stato
    maggiore di bordo li prendiamo con noi e li sistemiamo sulla nave, scoprendo che, erano serbi, profughi serbi che scappavano
    dalle bombe nato e dalle bande kossovare. Li portiamo, dopo due giorni di mare, in un porto pugliese dove sbarcano e vengono
    accolti dalla CRI e da volontari locali.
    Il giorno dopo, eravamo di nuovo in mare ma vicino alla costa italiana, ascoltiamo il tg3 regionale pufliese che…parlando di ciò
    che vi ho narrato, racconta che i profughi erano kossovari che scappavano dalla barbarie serba.
    saluti
    Piero e famiglia

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    1. Tania 5 mesi fa

      Considerando cosa penso dei militari a prescindere da ciò che possono essere, lo ammetto, sono parecchio prevenuta in merito, devo ricredermi, mi trovo davanti ad una persona e non ad uno psicologicamente inquadrato, mi piace quando scopro che le persone sono meglio di come le immagino, di come le classifico, è proprio bello…

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      1. PieroValleregia 5 mesi fa

        salve
        le posso assicurare che, oltre agli imbecili che non mancano in nessun ambiente, il buon 80% è sano…
        🙂
        saluti
        Piero e famiglai

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        1. Citodacal 5 mesi fa

          @PieroValleregia
          Che i militari debbano essere per forza di cose psicologicamente inquadrati è altrettanta conseguenza di una certa propaganda-luogo comune, analoga alle frottole che vengono propinate quotidianamente: in prima linea, un soggetto inquadrato psicologicamente ha meno possibilità sia di sopravvivenza, che per quanto riguarda la capacità d’espletare i suoi compiti. Mio nonno, che fece anch’egli la carriera nella MM e combatté ambedue le guerre, avrebbe condiviso le considerazioni, e credo anche le percentuali, in merito alla presenza trasversale d’imbecilli.
          Bisogna del resto considerare come anche il ripetere acritico che gli organi d’informazione ufficiali raccontino balle diventi un altrettanto luogo comune, abbondantemente sfruttabile dal sistema, almeno finché non ci si pone seriamente il problema di come impiegare la propria testa, ovvero affrontare l’impegno non indifferente di comprendere come la medesima funzioni realmente e quanto sia soggetta a suggestioni, autoinganni e loops di ragionamento d’ogni genere (i quali, ovviamente, non telefonano per avvisare e nemmeno portano scritto sulla fronte quel che sono effettivamente): in estrema sintesi, cercare di verificare le nozioni ricevute da qualsivoglia fonte, sapendo distinguere un’ipotesi da un’opinione, e dunque accreditare una sorgente come attendibile piuttosto che un’altra (perché, se proprio vogliamo dirla tutta, la verità totale ed esaustiva è spesso qualcosa d’inafferrabile).
          In merito a ciò che Suo padre le rammentava (“non giudicare mai uno da quello che pensa ma cerca di capire perché pensa così”) tenderei a considerarlo aureo e raro consiglio, la cui non facile applicazione pratica può riservare autentiche sorprese quotidiane, d’ordine tutt’altro rispetto al sensorial-sensazionale che ci avvolge inesorabilmente: di certo è un modo poco battuto, ma benedetto, per non lasciare atrofizzare e la mente e lo spirito.

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  4. Ares 5 mesi fa

    Credere o meno a ciò che sparano (cazzate) in TV, meglio non vederla in quanto l’informazione più vicina alla vita reale la si può trovare nel web, non è un caso vogliono imbavagliarla un popolo ignorante è gestibile mentre informato…

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  5. Paolo 5 mesi fa

    Le informazioni sono prive di credibilità e non interessa che venga capito perché l’opinione pubblica prima contava poco ora zero. L’arma spuntata delle elezioni è stata definitivamente spezzata. La libertà non è mai troppo costosa ma cara si. Ancora non si profila la volontà di accollarcene l’onere.

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  6. Eugenio Orso 5 mesi fa

    In italia, i pirla della televisione sono ancora grandemente superiori, per numero, ai pirla della rete (come i grillini). Il guaio è che la “popolazione pensante” italiana pare, ormai, ridotta all’ossa, del tutto minoritaria. Fra i pirla della televisione (piddioti, decine di milioni di analfabeti di ritorno, funzionali, ecc.) e i pirla della rete (grullini cinque stalle) abbiamo una buona maggioranza degli italiani …

    Cari saluti

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    1. Ares 5 mesi fa

      Quindi tra pidioti e grullini ci istruisca su dove e cosa indirizzare i voti (sempre che votare conti) visto che i pare un gran saccente e politologo.

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  7. mimmo 5 mesi fa

    eppure l’ho letto due volte, l’articolo…ma non riesco a capire di cosa stai parlando tu!
    Deve per forza essermi sfuggito qualcosa perchè nessuno di chi ha commentato ha obiettato alcunchè…

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  8. gian matteo 5 mesi fa

    Leggo sempre con piacere gli articoli di “Roberto”
    ……Ma se fosse anche lui un agente tipo “manchurian candidate”

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  9. gian matteo 5 mesi fa

    “Edward Louis Bernays ” Propaganda ” Della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia

    Leggerlo può aprire uno spiraglio , nella conoscenza della manipolazione delle masse .
    Ed è solo un saggio dei primi del ‘900
    Ma aiutò a convivere il popolo americano a intervenire nella prima guerra mondiale.
    Riuscì con una sottile propaganda a far accettare che la donne potessero fumare.
    (L’autore in seguito si pentì)

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  10. Tania 5 mesi fa

    Grillo è un grande, mi è sempre piaciuto, lo seguo da decenni…

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  11. Giorgio 5 mesi fa

    Ritengo utile pubblicare la seguente riflessione: “La consuetudine collettiva

    dell’essere cittadino tramite l’atto di

    nascita è delegata da terzi su un

    individuo neonato inconsapevole,

    alla stregua del battesimo cattolico

    imposto su un infante, quindi non

    inverata consapevolmente per

    scelta.Pensiero del nuovo anno, 2017

    L’identità italica, il sentirsi italiani,

    non deriva da un fantasma

    giuridico cartaceo che elenca

    l’anagrafica di un soggetto, bensì

    deriva da una presa di coscienza

    successiva ai primi anni di infanzia,

    una metamorfosi coscienziale,

    laddove l’essere umano si desta

    dal torpore infantile e inizia a

    coltivare in sè medesimo

    l’appartenenza al panorama

    storico, spirituale e antropologico

    della propria foresta genealogica.

    di Alessandro Caredda”

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  12. Giorgio 5 mesi fa

    MINISTERO DELLA DIFESA

    “Capo I
    DELLA DISOBBEDIENZA.

    Art. 173. Nozione del reato e circostanza aggravante.

    Il militare, che rifiuta, omette o ritarda di obbedire a un ordine attinente al servizio o alla disciplina, intimatogli da un superiore, è punito con la reclusione militare fino a un anno.
    Se il fatto è commesso in servizio, ovvero a bordo di una nave o di un aeromobile, la reclusione militare è da sei mesi a un anno; e può estendersi fino a cinque anni, se il fatto è commesso in occasione d’incendio o epidemia o in altra circostanza di grave pericolo.”

    Può un soldato non obbedire ad un ordine per dimostrare che ragiona con la propria testa?
    Che senso ha appartenere ad un esercito se non se ne condividono gli scopi?
    Oppure si è talmente coglioni che ci si arruola per disobbedire ai comandi?
    Leggere i commenti redatti dagli ospiti è esilarante, soprattutto perché si prendono sul serio.

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    1. Citodacal 5 mesi fa

      Durante la battaglia di Capo San Vincenzo (14 febbraio 1797), combattuta tra la flotta britannica e quella spagnola, l’allora Commodoro Horatio Nelson (futuro Ammiraglio ed eroe di Trafalgar) al comando della “Captain”, un vascello di linea di terza classe con 74 cannoni, violò palesemente le istruzioni di combattimento per uscire dalla linea di formazione inglese con altre due navi e attraversare la rotta al vascello ammiraglio spagnolo, la “Santísima Trinidad”. Questa “disobbedienza” permise al comandante della squadra inglese, l’Ammiraglio Sir John Jervis, di concentrarsi con successo sulla retroguardia spagnola. Tuttavia la “Captain”, trovatasi sotto al fuoco di sei navi avversarie, venne ridotta male, perdendo buona parte del sartiame e subendo sensibili perdite, ma ciò non impedì al suo equipaggio di abbordare la spagnola “San Nicolás” e, dal ponte della stessa, anche la “San Josè”, catturando entrambe (ciò che divenne noto nella Marina Inglese come “Nelson’s patent bridge for boarding enemy vessels”).
      Alla fine del vittorioso combattimento, con la “Captain” ridotta a quasi un relitto, l’Ammiraglio Jervis e il Commodoro Nelson si incontrarono a bordo della “Irresistible”, ove il primo abbracciò cordialmente il secondo in segno di approvazione per la sua disobbedienza (e non fu l’unica insubordinazione della sua carriera).
      È soltanto un esempio tra molti altri che potrebbero essere prodotti. Non si tratta di disobbedire per linea di principio, bensì di mostrare iniziativa e discernimento nell’eseguire gli ordini: saperlo fare significa inevitabilmente conoscere la situazione contingente ed adattare la propria condotta, assumendosi anche la responsabilità di modificare un ordine formale. Eseguire ciecamente un ordine di attacco o un ripiegamento quando la situazione, mutata repentinamente, esporrebbe a gravi perdite non sarebbe affatto esilarante. Ed è quanto si rifiutò di fare un sottufficiale dei SAS durante la prima Guerra del Golfo allorché, scodellato dall’elicottero con la sua squadra in una zona calda dietro alle linee nemiche, valutò impossibile il compiersi della missione e si affrettò a richiamare il velivolo per caricarvi nuovamente armi, bagagli e compagni, rientrando alla base. Un suo collega lo considerò uno degli atti più coraggiosi del conflitto.
      Tutto ciò è in linea con le recenti dottrine di addestramento militare, USA in primis, le quali prevedono una maggior consapevolezza operativa e decisionale dei singoli elementi, nella considerazione che, qualora siano perduti ufficiali e sottufficiali, i singoli soldati riescano a inventare qualcosa per cavarsela egualmente, o ridurre i danni.
      È ovvio che un regolamento formale non possa esaurire o illustrare le molteplici situazioni che si potrebbero creare; esiste infatti un vecchio modo di dire, che si adatta viepiù assai bene a chi deve fare i conti, anche fisicamente, con una carta topografica o una nautica: “La mappa non è il territorio”.
      Anche l’articolo 25 del Regolamento di Disciplina Militare, fatto ovviamente salvo che il senso di obbedienza (non cieca, né irresponsabile) è alla base della gerarchia, recita: “2. Il militare al quale venga impartito un ordine che non ritenga conforme alle norme in vigore deve, con spirito di leale e fattiva partecipazione, farlo presente a chi lo ha impartito dichiarandone le ragioni, ed è tenuto ad eseguirlo se l’ordine è confermato. Secondo quanto disposto dalle norme di principio, il militare al quale viene impartito un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni dello Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato, ha il dovere di non eseguire l’ordine ed informare al più presto i superiori”. Vedasi anche https://avvocatomilitare.wordpress.com/2010/03/11/disobbedienza-non-e-reato-il-rifiuto-di-eseguire-un-ordine-scarsamente-sensato/ : “Nel caso sia dimostrato, o comunque residui il dubbio, che l’imputato ebbe a riconoscere l’ordine come scarsamente sensato, si impone la sentenza di assoluzione”.

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      1. PieroValleregia 5 mesi fa

        salve
        esatto; nella mia carriera in MM, in due occasioni rifiutai di eseguire una precisa consegna (lesive a mio avviso verso l’uniforme che indossavo)
        e, e, in entrambi i casi, non venni punito e venne riconosciuta la mia ragione.
        Una, addirittura, da allievo, l’altra da sottufficiale anziano
        saluti
        Piero e famiglia

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