"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I pescatori dal Veneto alla Puglia chiedono lo stop alle trivelle

I pescatori  italiani, dal Veneto alla Puglia, protestano contro l’attività’ delle trivelle in mare che sta distruggendo l’habitat marino e preclude importanti aree alla pesca. Si sono svolte manifestazioni di protesta contro le trivelle in vazie zone dell’Adriatico ma queste non  sono state riportate dalla stampa e dalle TV poichè potrebbero interferire sull’esito del referendum della prossima Domenica e si sa che ci sono forti interessi dei petrolieri e delle multinazionali nel far fallire la consultazione per mancanza del “quorum”.

Trivelle, vongole a Venezia. I pescatori per il sì: “Rischiamo in 10.000”

di Fabrizio Tommasini

“Le trivelle in mare significano preclusione di importanti aree alla pesca”. Lo dice Giampaolo Bonfiglio, presidente nazionale dell’Alleanza cooperative pesca, che ha partecipato questa mattina alla manifestazione organizzata dai pescatori veneti alle zattere.

La pesca è un’attività “recettore di impatto”, che “dipende dalla qualità dell’ambiente” e soprattutto che “si sviluppa in aree disponibili”, spiega Bonfiglio, mentre dietro di lui, i pescatori servono ai passanti piatti di pasta con le vongole e fasolari crudi, chiedendo di “votare sì” al referendum di domenica prossima. “Ancora una volta- continua Bonfiglio- la pesca è vittima di economie e di interessi più forti che trascurano il fatto che la pesca in Adriatico genera 300 milioni annui di fatturato e 10 mila occupati, senza considerare l’indotto. E’ un’economia da difendere e salvaguardare, sono numeri che non possono essere nascosti dalla promessa di qualche migliaio di occupati sui pozzi petroliferi”.

Pesca in Adriatico
Pesca in Adriatico

Secondo il presidente dell’Alleanza, è poi “inaccettabile per non dire incivile che attività come le introspezioni realizzate con la tecnica Ergan e le trivellazioni stesse non siano sottoposte né a valutazione sugli alti rischi né alla valutazione ambientale strategica, parametri applicati a qualsiasi altro settore operante in mare”. Gli altri paesi ci guardano, avverte Bonfiglio, evidenziando che “è di questi giorni la minaccia da parte della Croazia (che ha appena varato una moratoria per vietare le trivellazioni entro le 12 miglia, ndr) di escludere dall’attività tradizionale dei nostri pescherecci un’area importantissima dell’alto Adriatico, proprio per le attività di ricerca ed introspezione in mare”.

Fonte: Dire.it

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  1. giannetto 2 anni fa

    Anche questa è bella! Le proteste (quelle non-verbali) anti-trivella vengono dai pescatori, minacciati in articulo famis. Ovvio e comprensibile. Evidentemente non coinvolgono gli ecologisti ( e chi mai sarebbero, nel paese più eco-distrutto d’Europa?) né i bagnanti dell’estate, né i turisti delle balere, e neppure altri rivieraschi che non vivono di pesca né di turismo. Da esemplari italioti staran pensando: e a noi che-c-ce frega?
    Chiaro che NON esiste né movimento né partito (ma t’immagini!) che possa organizzare una manifestazione NAZIONALE sotto le finestre di qualche ministero, in quella capitale-latrina di nome Roma. Ma dove sono i coglionstellati? Ah.. loro fanno, semmai, “battaglie parlamentari”. Fuor del Parlamento s’inzaccherano le scarpe. – Ma dov’è Salvini? Ah… lui invece è a Sion, in tournée ..!
    Salta agli occhi l’amore degli italiani “unitari” per il loro paese… non solo quello grande. Dico l’amore per la loro regione, la loro vallata, il loro campanile, il loro campiello natale… da parte dei loro abitanti LOCALI (amore esaurito nei tornei di calcetto).
    Amore nessuno! Prima delle trivelle sono arrivati milioni di metri cubi di cemento, al mare, ai monti… e ‘n coppa a u Vesùviu.
    Per fortuna gli italioti non-pescatori hanno una chance di riserva: la protesta verbale del referendum, stimolata da martiri della libertà come Erri de Luca e Stefano Rodotà (il PD dovrebbe decretar loro un monumento al Testaccio). L’esito (qualunque sia o non sia) sarà l’ennesima presa per i fondelli, siccome i referendum italioti sono una accertata e collaudata farsa del marameo. Ma è logico. Ognuno ha le istituzioni che si merita.
    A un popolo del genere auguro una trivellazione a tappeto.

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