"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I miliziani jihadisti, appoggiati dagli USA, lanciano un contrattacco per fermare l’avanzata delle forze Siriane e sciite

Cade ogni pretesto del Comando USA di voler combattere contro l’ISIS. Washington da ordine di fermare ad ogni costo l’avanzata delle forze siriane e delle milizie sciite che stanno annientando l’ISIS in prossimità del confine Siria-Iraq.

Questo  mercoledì i gruppi islamisti “Ousoud Al-Sharqiyah” e “Ahmad Abdo Brigade”,  affiliati all’esercito Libero Siriano (FSA), appoggiato dagli USA, hanno iniziato un contrattacco contro l’Esercito Arabo Siriano ed i suoi alleati nella località di Badiyah Al-Sham (nel deserto a sud della Siria).
Secondo le fonti dell’opposizione, il miliziani hanno fatto alcune avanzate ed avrebbero preso il controllo del checkpoint di Zaza, nella zona controllata dalle forze governative.
Tuttavia, fonti militari della Repubblica Siriana hanno riferito ad Al Masdar informazioni secondo le quali gli attacchi non sono stati nulla di più che un fuoco a mezzo di  artiglieria e di missili contro le posizioni dell’Esercito Siriano.

In precedenza, la forza aerea degli USA aveva lanciato volantini sulle forze governative nel deserto siriano per avvisare le forze siriane ed i loro alleati nel non continuare la loro offensiva in direzione del passo strategico di Al-Tanf.
Tuttavia il comando delle Forze Siriane ha del tutto ignorato l’avvertimento ed ha continuato a far avanzare le operazioni delle forze siriane.

Gli USA inviano nuove armi alle formazioni Jihadiste in Siria

Nonostante il fallimento del programma di addestramento della Cia, secondo fonti locali, l’Esercito Libero Siriano (ELS) avrebbe ricevuto nuove armi arrivate dagli Usa. L’obiettivo è prendere il controllo del confine con l’Iraq e contrastare le milizie sciite irachene impegnate a Mosul.
L’amministrazione Trump ha deciso di armare e rafforzare le formazioni di miliziani jiahadiste che sono state arruolate per rovesciare il Governo di Damasco e contrastare le forze sciite di Hezbollah libanesi ed irachene. La finalità principale di Washington è quella di impedire l’espansione dell’Asse sciita che parte dall’Iran e, attraversando la Siria, l’Iraq ed il Libano, arriva ai confini di Israele.

Dopo le forniture per 130 miliardi in armi destinati all’Arabia Saudita, con contratti sottoscritti in occasione della visita di trump a Rijad, – in questi giorni, fonti locali collegate con le opposizioni, hanno informato di un rinnovato sostegno militare da parte di Washington.

Il vecchio programma di addestramento della Cia era stato sospeso dal presidente Obama, visto il suo conclamato fallimento, per stessa ammissione Usa (a fine 2015 il generale Austin, capo del comando centrale Usa, disse al Senato che ne erano stati formati soltanto 4 o 5 unità, nonostante mezzo miliardo di dollari di investimenti e le armi fornite erano passate all’ISIS), adesso il programma di addestramento ed armamento dei miliziani jihadisti ritorna nell’agenda del presidente Trump che vorrebbe ricostruire l’influenza Usa nella regione e contrastare l’Iran e la Russia.

Forze popolari irachene alla frontiere Iraq-Siria

Il “target” è l’Iran e le milizie sciite che combattono sul territorio siriano al fianco dell’Esercito siriano contro i gruppi terroristi. Ieri la coalizione internazionale a guida Usa ha chiesto a Damasco di ritirare i reparti delle forze sciite (le forze di “Al Hashd al Shaabi) che si erano portate nelle ultime settimane in prossimità dei confini con Iraq e Giordania e che erano state già bombardate una volta dai jet statunitensi, il 18 maggio. Nella zona di Badia, dov’è avvenuto il raid aereo, sarebbero presenti circa 3/4 mila combattenti di Hezbollah e altre unità legate all’Iran.

Oltre a queste, il Comando USA vuole fermare l’avanzata delle Unità di Mobilitazione Popolare, le milizie sciite irachene che stanno combattendo, in coordinamento con Baghdad, i milizianoi dell’Isis a Mosul. Le milizie si trovano a ovest di Mosul e, villaggio per villaggio, si stanno avvicinando al confine con la Siria dove – è l’idea dell’asse sciita – si ricongiungerebbe con i miliziani sciiti al di là della frontiera.

Secondo le stesse fonti legate all’opposizione siriana, negli ultimi giorni gli USA hanno consegnato veicoli militari, missili e veicoli blindati” ai reparti dell’ESL per mettere questi reparti, composti da mercenari provenienti da vari paesi, di realizzare una offensiva nei prossimi giorni.  L’Arabia Saudita finanzia l’operazione e paga i salari. Gli USA forniscono le armi.

Questi reparti in realtà non vengono mai impiegati contro l’Isis, mentre ad essi è stato ordinato di chiudere la frontiera, impedire il passaggio di miliziani sciiti iracheni che possano – dopo la conquista di Mosul – andare a sostenere il governo di Assad, rafforzando di conseguenza l’asse guidato da Teheran. Questo il vero obiettivo degli USA, nascosto dall’abituale pretesto di combattere l’ISIS.

Nel frattempo gli USA stanno fornendo armi pesanti alle forze curde al nord della Siria per condurre l’offensiva su Raqqa, ultimo bastione dell’ISIS, circondato dalle forze curde e dei reparti delle “Forze Democratiche siriane” (altra formazione addestrata dagli USA) in modo da consentire a queste forze di legittimarsi ad un eventuale tavolo di trattative per costituire una entità autonoma nel nord della Siria, questo nonostante l’oppposizione della Turchia che non tollera una entità curda alle sue frontiere.

Fonti: Al Masdar News

Hispan TV

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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  1. Renè 4 settimane fa

    Gli USA sono una specie di Golem, un essere senz’anima, al servizio d’Israele, straordinariamente forte, ubbidiente, ma totalmente idiota.

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  2. Mardunolbo 4 settimane fa

    Una bella sventagliata di Kalibr sulle “forze democratiche” e si chiuderebbe l’80% del problema. Poi una volta risolto, le urla di raccapriccio ed i gemiti usraeliani sarebbero come una pisciata nel deserto…

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  3. Manente 4 settimane fa

    Putin ha una ottima occasione per testare il “padre di tutte le bombe”, l’ordigno termobarico quattro volte più potente della “madre” sganciata dagli Usa in Afganistan fra gli applausi dei “progressisti”.

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  4. Fabio 4 settimane fa

    non che sia un sostenitore di hitler, ma alla domanda perche’ ce l’avesse tanto con gli ebrei, forse oggi iniziamo ad avere le risposte

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