"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I fiduciari del “Pensiero Unico”

di  Luciano Lago

L’emarginazione di chi dissente avviene oggi, nell’epoca della globalizzazione, quando la canaglia mediatica del modo occidentale si scatena contro un qualche riconosciuto nemico dei così detti i”nostri valori” della “nostra democrazia” , quest’ultima, una parola che ha acquistato un significato tecnico orwelliano quando viene utilizzata con l’esaltazione retorica dal giornalismo conformista, per riferirsi agli sforzi degli Stati Uniti e dei suoi alleati per imporrre la democrazia liberale rappresentativa ed il sistema occidentale agli stati considerati “fuorilegge”, come il Venezuela o la Corea del Nord, la Siria di Assad o l’Iran o la Russia di Putin.

In questo contesto di propaganda mediatica, si è arrivati a considerare come luogo comune quanto più si afferma di voler riconoscere e difendere la “democrazia e le libertà”, tanto subdolamente si reprime la facoltà di criticare e di analizzare i fatti sviluppando un pensiero controcorrente. Il “Pensiero Unico” dominante corrisponde in questi casi al “politicamente corretto“, quello che Paolo Borgognone definisce “una forma di evangelizzazione laica delle masse post moderne, tesa a perseguire l’integrazione conformistica delle masse acritiche dei cittadini o meglio delle nuove plebi postproletarie e flessibilizzate”.

L’aspetto innovativo è costituito dal fatto che la repressione del dissenso ormai non ha frontiere. Tuttavia accade che nel nuovo sistema globale e nel contesto della guerra ibrida in corso a tutto campo, coloro che mettono in questione l’ordine egemonico stabilito e non si adattano alla valenza delle pseudo verità ideologiche definite dai “padroni dell’universo,” questi possono trasformarsi come minimo in figure emarginate e, in alcuni casi, come obiettivi politici-miltari prestabiliti.
Pensare altrimenti rispetto ai dogmi del Pensiero Unico comporta dei rischi e fa discendere delle conseguenze. Queste conseguenze possono come minimo pregiudicare le carriere e lo status sociale dei soggetti che si arrischiano ad un pensiero alternativo, tanto in ambito sociale e nei settori della scienza ufficiale quanto nel giornalismo e nella comunicazione.

Lo hanno imparato a proprie spese coloro che hanno intrapreso questo percorso e si possono citare, in forma di esempio, fra gli altri , Alfred Grosser il quale, in più di una occasione, ha paragonato quanto i nazisti fecero agli ebrei a ciò che ora gli israeliani stanno facendo ai palestinesi. Uno strappo al mito di Israele come “baluardo della democrazia”.
Il coraggio di ergersi a critico del Politicamente Corretto lo troviamo in Gideon Levy, un intellettuale ebreo che ha osato porsi in modo critico rispetto alla politica di Israele affermando ad esempio nei suoi articoli di non giustificare la “cecità morale” della società israeliana di fronte alle conseguenze degli atti di guerra e di occupazione militare verso i palestinesi. Un altro esempio è dato da Emil Cioran, colui che scrisse “Verrà il giorno in cui l’Occidente sarà inevitabilmente dominato dai Gastarbeiter [«Lavoratori stranieri», in tedesco nel testo, N.d.T.] e l’America dai suoi Neri. L’avvenire appartiene sempre allo schiavo e all’immigrato. Pensi all’Impero Romano: è stato scalzato dalle sue vittime”. Una sorta di profezia oltremodo attuale.

Il modello di comunicazione vigente è ben sperimentato. Si permettono i dibattiti, le critiche e le divergenze, purchè si rimanga fedelmente all’interno del sistema che presuppone l’osservanza dei principi base che costituiscono il consenso della elite. Si tratta di un sistema di concetti talmente radicato che può essere interiorizzato in gran parte, da persone in buona fede, senza che si abbia consapevolezza di questo. In generale colui che si è fatto delle idee sbagliate o che cerca di rompere gli schemi imposti dal politicamente corretto viene ignorato o emarginato.

Manipolazione dei mass media

Tuttavia in determinate occasioni può essere criminalizzato dai denominati intellettuali di riferimento, gli opinionisti del Pensiero Unico che scrivono i loro editoriali sui grandi giornali, inviati sempre in TV e ricevuti anche dal Papa Bergoglio, (come in Italia i Saviano, i Severgnini, lo Scalfari e simili). Sono loro i veri padroni della denominata “stampa libera” del sistema occidentale.

Alcuni analisti critici hanno ricordato che gli ideologi dell’attuale sistema di dominazione neoliberale hanno reinterpretato il sapere e la conoscenza sotto una unica razionalità: quella del Grande Capitale dominante. Il Grande capitale nega il suo carattere totalitario. Nella sua dimensione politica, la società del Grande capitale socializza la violenza ed elimina la storia che gli risulti scomoda. Sotto il criterio del colonialismo culturale è in grado di eliminare fenomeni storici come il genocidio dei nativi in America, i campi di concentramento britannici in Africa ed in India (precedenti a quelli nazisti), le Bombe di Hiroshima e Nagasaki, o il somozismo, il pinochetismo in Latino America, i colpi di Stato pilotati e diretti dalle centrali di Washington, il crimini commessi a Gaza ed in Palestina, o più di recente le “armi di distruzione di massa” per scatenare la guerra in Iraq, ecc….

Ben oltre venti anni fa, nel libro “La Fabbrica del Consenso” , Noam Chomsky e Edward S. Herman rivelarono al pubblico l’utilizzo subdolo dei meccanismi della propaganda e della psicologia di massa al servizio degli interessi nazionali (quelli della elite di potere USA) e della dominazione imperiale. I due analisti hanno messo in guardia nel verificare la struttura proprietaria dei grandi media e come questi siano collegati ai gruppi di potere dominanti ed alle autorità politiche. Ad esempio su chi fornisce loro gli introiti pubblicitari, le grandi corporations indutriali, le Università e le Organizzazioni di Think Tank collegate.

Si era messo in evidenza come i mega media collegati con la elite (The New York Times, The Washington Post, CBS, CNN ed altri …) adattano la loro agenda in funzione dei referenti politici, imprenditoriali, bancari e dottrinari (professori universitari), come avviene anche per l’agenda ed i programmi di altri giornalisti ,opinion leaders e “spin doctors” che si incaricano di organizzare il modo in cui la gente deve pensare e vedere le cose. In Italia avviene lo stesso essendo ormai collegata e subordinata alle stesse centrali mediatiche che diffondono le notizie.
In sintesi Chomsky ed Herman hanno dimostrato come, mediante la pressione psicologica e simbolica, oltre che per mezzo di indegne campagne di (dis)informazione, di intossicazione linguistica e di manipolazione e falsificazione delle notizie, con le interpretazioni a doppio standard e con la duplicità di giudizio, con la distorsione sistematica, adottando enfasi e toni sulla base del contesto, si riesca a relizzare il controllo di una elite sulla società mediante quella che Walter Lippmann aveva definito l”ingegneria del consenso”.

Manipolazione dei media

Il modello della propaganda- che risulta in generale polarizzato e manicheo – consente di far passare i concetti della elite di potere, come ad esempio: “Gheddafi un dittatore, Putin un dittatore, Assad un despota sanguinario, l’Iran uno Stato canaglia, i ribelli libici, siriani, combattenti per la libertà”, ecc… Si concretizza in questo modo il proposito sociale dei media, quello di inculcare e difendere l’ordine del giorno stabilito, che sia economico, politico o sociale utilizzando una classe specialista nella comunicazione, costituita da persone responsabili ed esperte, fiduciari della elite, che hanno accesso alla diffusione delle informazioni ed alla comprensione, in particolare giornalisti, intellettuali, accademici – in modo che possano fornire le indicazioni opportune da far assimilare al gregge degli utenti confuso ed incline a credere fidelisticamente ai grandi media.

Tutto il sistema della società dominata dal Grande Capitale tende ad argomentare il suo diritto alla dominazione ed all’orientamento delle masse, riservandosi il monopolio delle informazioni e la supremazia dell’apparato dello Stato transnazionale in tutte le sfere della vita, da quella politica a quella economica, sociale ed a quella formativa. Manipolazione di massa e disinformazione sono alla base del sistema. La moltitudine delle persone non ragiona, non indaga, non si pone il problema delle fonti, tende a credere acriticamente a quanto viene propinato dai grandi media.

Come sosteneva a suo tempo l’esperto, Walter Lippmann, il lavoro del pubblico è limitato, per questo motivo “bisogna metter il pubblico a suo posto”. La massa stordita che applaude o pesta i piedi rumorosamente e borbotta, ha la sua funzione: “essere spettatori interessati all’azione”. Non di certo essere coloro che partecipano.

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  1. Giorgio 3 mesi fa

    Le mosche bianche, come questo sito ed i suoi fruitori, vanno via via aumentando, e le manifestazioni di piazza rappresentate dalla libertà di scelta terapeutica sono lì a dimostrarlo.
    Perciò prima di cantar vittoria il POLCOR farebbe meglio a pensarci.

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    1. Jane doe 3 mesi fa

      Mi piacerebbe avere questa fiducia… Ci sarà anche più consapevolezza, ma credo sia limitata ancora a pochi. I siti di informazione che non seguono il pensiero comune ci sono, ma da quello che posso constatare, sono poche le persone che ne fruiscono e soprattutto che hanno voglia di informarsi veramente. Alle volte sentendo i discorsi di persone che conosco,quando tratti argomenti che vanno al di là del mainstream ufficiale,trovo disinteresse o ti dicono che esageri…sennò si interessano per un attimo e poi ritornano a pensare che ci sono gli ultimi saldi ed è meglio approfittarne.( tanto per fare un esempio)

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      1. Giorgio 3 mesi fa

        Tendenzialmente la persona è portata a vedere il bicchiere mezzo vuoto eppure esiste anche il contenuto che lo riempie a metà.
        Ci sono biblioteche intere che contengono tomi sull’argomento, a me basta indicarle che il lievito per far fermentare la farina con cui si produce il pane è di una quantità esigua se confrontata con la massa totale.
        In attesa che ogni persona raggiunga la consapevolezza è sufficiente che un certo numero d’individui ne indichi la strada.
        Tutti possono assistere alla celebrazione della Messa, pochi coloro che lo possono fare in prima fila, ma la transustanziazione è avvenuta per tutti.

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        1. Fabio 3 mesi fa

          Mi piacerebbe essere cosi’ ottimista.
          Concordo con Jane e personalmente ho la presunzione di circondarmi di persone di cultura e intelligenza superiore alla media.
          Nonostante questo, quando mi avventuro su certi argomenti riscontro, noia, disinteresse, e anche sospetto che io sia un po matto.

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          1. Giorgio 3 mesi fa

            Fabio, probabilmente, e lo sottolineo, le persone che la circondano sono pregne di nozioni e non di cultura.
            Se uno è pessimista gli conviene rimanere a casa è inutile che parta perché è perdente fin dal via.

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  2. Werner 3 mesi fa

    Essere politicamente corretti ci potrebbe anche stare se consiste nell’esprimersi senza recare offese a qualcuno o senza utilizzare un linguaggio triviale, il problema è che nel caso delle liberaldemocrazie occidentali odierne, il “politicamente corretto” è sinonimo di censura, vale a dire, è consentito utilizzare certi termini ed altri no, è consentito esprimere determinate opinioni ed altre no, come nei regimi dittatoriali. Uno degli esempi più evidenti è rappresentato da quello del termine “negro” per indicare chi è africano o di origine africana, che secondo il POLCOR è razzista e non va usato, per cui ci vengono imposti i termini “persona di colore” o “nero”.

    La verità è una, che la liberaldemocrazia è una forma di totalitarismo che nulla ha da invidiare a quelle del passato; la differenza coi regimi totalitari di un tempo sta nel fatto che loro erano apertamente totalitari, mentre invece la liberaldemocrazia è totalitaria ma si spaccia come democratica e pluralista.

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    1. Giorgio 3 mesi fa

      Quindi?

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      1. Werner 3 mesi fa

        Viviamo nell’epoca più menzognera di sempre in cui si è schiavi senza rendersi conto di esserlo.

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        1. Citodacal 3 mesi fa

          Com’è noto, viene attribuito ad Eraclito il frammento (123, Diels-Kranz) “La natura ama nascondersi”, tradotto anche come “La natura delle cose ama celarsi”; invero il concetto si reperisce anche presso altre fonti e culture, fino a giungere ad esempio alla notevole e breve opera del cardinal Cusano, “Dialogus de deo abscondito” (tradotto come “Il Dio nascosto”) e il suo capolavoro “De Docta Ignorantia”, nonché oltre (anche nella Bibbia, Isaia 45:15, si ritrova “vere tu es Deus absconditus”, “davvero Tu sei un Dio nascosto”). Se ci si astiene dal cedere alla diffusa e radicata tentazione d’intendere col termine “natura” solamente ciò che la visione limitata dell’uomo concepisce come esser naturale, sfociando spesso in una visione impropriamente bucolica e sentimentalistica, finanche artificiosa a dispetto invece della presunta naturalezza dichiarata, ebbene non è difficile cogliere l’identità perfetta tra “natura” – intesa nel senso eracliteo ed anche biblico –, e “verità”, nel senso che le è metafisicamente più proprio. Ne consegue che la verità, in sé e per sé, sia ambito nascosto e di non facile né immediata accessibilità per sua natura medesima, né vale granché il distinguo temporaneo tra verità ordinaria, o profana, e verità originaria ed ultima, o sacra (essendo che qualsiasi verità “profana” può essere indagata e addotta, non essendo bastante a sé medesima, fino alla sua origine e dimensione sacra).
          Con questo presupposto dunque dovrebbe essere più articolata la possibilità di comprendere il perché l’epoca attuale sia ad elevata probabilità di menzogna: difficile pensare infatti che una “civiltà” in cui la constatazione eraclitea e non solo è stata rimossa, ponendosi nella condizione di assuefazione e abitudine ad attendersi la “verità” consegnata direttamente alla porta come dal postino, o direttamente al divano pel tramite del sistema dei media, ebbene come una siffatta “civiltà” possa avere ancora attitudine complessiva e genuina ad alzare le proprie chiappe per provare a cercare la verità da sé, o semplicemente ma significativamente – sarebbe già un qualcosa – possa essere consapevole che la verità è ambito reale niente affatto semplice, ordine ontologico per cui venga richiesto come preliminare un non banale, e nemmeno altezzoso, pretenzioso o vanitoso, non accontentarsi.

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  3. Aldus 3 mesi fa

    Ho anch’io la mia età e devo dire una cosa: ormai così l’Italia non può più andare avanti. Oggi quel cretino di FI ex socialista voltagabbana arruolato da Berlusca e caporione ormai da anni, dichiara che in FI c’è posto anche per Alfano (!?), “per il momento solo in Sicilia”. Se questa è l’alternativa futura…E allora rifletto su due cose: o ha ragione chi dice che perché la gente (almeno un numero sufficiente) si svegli e faccia rumore nelle strade occorre che sia ridotta a sentire la pancia vuota, oppure non è così e la rabbia e preoccupazione per il futuro farà da molla per smuoverla in massa sufficiente. Insomma quando non riusciranno più a pagare gli stipendi di molti impiegati pubblici e parapubblici, allora li si vedrà urlare e bestemmiare per le strade. Ma allora occorre attendere che questa generazione che ancora ha il posto fisso e mantiene figli e nipoti disoccupati grazie a stipendi eccessivi e liquidazioni vergognose sia finita oppure toccata nella panza?

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    1. Giorgio 3 mesi fa

      Dal momento che considero la Lega come il M5s vecchia maniera non ho alcuna fiducia su Salvini perché è vincolato ai dettami dei suoi padroni.
      Quest’ultimo, per risultare vincente alle prossime elezioni, dovrebbe correre associato a FI, ma con che faccia si presenterebbe ai suoi elettori duri e puri assieme a coloro che hanno istituito il matrimonio tra finocchi?
      O che hanno spalancato i confini a chicchessia? O che hanno imposto il marchio delle bestia ai neonati? L’elenco si potrebbe allungare.
      Adottando queste strategie s’intende ridurre l’astensionismo? No! Però alcuni dicono che maggiore sia quest’ultimo più facile è governare ed imporre bestialità al popolo. E pensare che basterebbe un generale con i coglioni che non sono le ghiandole previste per la riproduzione.

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      1. Walter 3 mesi fa

        Guarda che non è una cosa facile, non basta un Generale qualsiasi, dovrebbe esserci un Generale Consenso e le idee chiare su cosa fare dopo.

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        1. Giorgio 3 mesi fa

          Non le ho fatte io quindi le prendo con le molle, “Il Giornale” sostiene che il 73% degli italiani è favorevole ad un colpo di stato.
          Oltre al generale dei carabinieri Pappalardo altri generali di altri corpi hanno palesato le loro intenzioni in tale direzione.
          Quanto il da farsi è semplice: fare rispettare la costituzione per come è redatta senza alcun tipo d’interpretazione, eliminare ogni partito ed abolire il suffragio universale.
          Di ciò ho già scritto in varie occasioni. La rappresentatività avverrebbe per albo professionale e classe di lavoratori, tutti nominati al loro interno, con stipendio corrispondente all’ultima loro dichiarazione dei redditi.
          Ognuno dei delegati svolgerebbe il proprio incarico per massimo 4 anni e poi verrebbe sostituito e nulla vieta che la classe a cui appartiene anticipi la sua sostituzione.
          Mi sono sforzato ma non sono riuscito ad individuare 945 categorie di lavoratori, attualmente insiste una pletora di avvocati e commercialisti nei scranni parlamentari ed ognuno può verificare quale è la realtà dei fatti.
          D’altronde Shakespeare suggerisce che la prima cosa da fare è ammazzare (forse esagera?) tutti i legulei e non è il solo, di questa idea era anche J.W. Goethe ed anche Woody Allen.

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  4. Walter 3 mesi fa

    E’ un ottimo articolo ma sono d’accordo con Giorgio sul fatto che è un pò troppo pessimista sulla capacità di discernimento delle persone. Certo, ci sono ancora molti ignoranti ma la consapevolezza pian piano diffonde, si amplifica e si propaga. Se provate a leggere qualche articolo su giornali main-stream (io leggo un pò di tutto per avere più punti di vista) vi accorgerete che i commentatori degli articoli sono molto informati e critici quando l’articolista scrive cazzate del tipo “l’Iran è uno stato canaglia” oppure “Putin è un dittatore”. Al contrario, Putin è molto ammirato dagli italiani mentre Trump è generalmente disprezzato. L’opinione degli italiani è ben diversa da come vorrebbero lorsignori. Il problema è che siamo “disarmati”.

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    1. Giorgio 3 mesi fa

      Walter, non manca tanto al 22 ottobre p.v., vedremo che succederà dopo tale data, io come veneto ho scritto a Zaia che lui è investito dagli elettori della sua regione, i suoi interlocutori romani che abusivamente ricoprono le maggiori cariche istituzionali da chi sono stati eletti?
      Cioè lui va a trattare i diritti di un popolo con degli illegittimi? Se non è una pagliacciata questa che travalica in tragedia, altro che colpo di stato!

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  5. Stefano radi 3 mesi fa

    Magnifica analisi che sintetizza la situazione in cui ci troviamo. Che fare? E’ evidente che dovremmo imbracciare fucili e innanzitutto sbarazzarci di quell’inutile orpello che e’ divenuto il Parlamento e quindi assunto il controllo della Nazione iniziare a rifondarne la sovranita’ annunciando che il debito pubblico e’ azzerato e solo il lavoro svolto dai cittadini onesti avra’ valore. Per tale ragione quanto delle multinazionali si trovasse sul territorio nazionale sara’ nazionalizzato. Forse con uno shock di questo genere la moltitudine potrebbe iniziare a pensare e quindi a vivere.

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