"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I “diritti civili”: un’arma dell’ego contro la “Città di Dio”

di Enrico Galoppini

Uno degli argomenti preferiti dei paladini delle “unioni civili” e dei relativi “diritti” estesi alle coppie omosessuali è che si ha un bel dire asserendo che si tratta solo di un diversivo per non affrontare argomenti molto più “seri” ed urgenti o, peggio ancora, per introdurre artatamente, nel nostro ordinamento giuridico, norme aberranti rispetto alle leggi di natura stabilite da Dio.

Secondo costoro in ballo c’è il sacrosanto diritto personale degli omosessuali ad essere considerati “uguali agli altri” di fronte alla legge.

Ma da quando, almeno in via di principio (poiché in democrazia il ricco conta più del povero), tutti i cittadini italiani non sono “uguali di fronte alla legge”? Qui, difatti, si confondono due piani diversi.

Per l’ordinamento giuridico italiano una persona è una persona, non una “persona eterosessuale” o una “persona omosessuale”.

Un tribunale della Repubblica Italiana – a termini di Legge fondamentale – non deve stare a guardare se una persona sottoposta a giudizio è omosessuale o meno. E in caso di rapina o di truffa non ha alcuna rilevanza l’omosessualità della parte offesa. Se non si paga la bolletta del gas o dell’energia elettrica, tagliano la fornitura senza che abbia alcuna parte l’omosessualità o meno del moroso. I tre gradi di giudizio sono garantiti a tutti.

Il lavoro, quando c’è (!), è offerto a tutti in egual misura, checché ne dicano i “militanti” LGBT. Nelle amministrazioni dello Stato si accede per concorso e nel settore privato ciascuno è libero di assumere chi vuole: infatti ci sono mansioni nelle quali è richiesta una certa “presenza” ed una cura nell’aspetto, col che uno che vuole addobbarsi o atteggiarsi in un qualunque modo “pittoresco”, omosessuale o no non importa, dovrà rivolgersi altrove. Per certi ruoli sono nettamente preferite le donne, per altri i giovani, per altri ancora individui “eccentrici”: mica è ancora successo che maschi, meno giovani e persone dall’aspetto “pulito” e sbarbato si siano infastiditi per questo. Io per esempio ho la barba e i capelli lunghi, ed ovviamente non mi darò fuoco in piazza per rivendicare il mio “diritto” a non essere guardato come “strano” o ad essere assunto in banca. Insomma, la si smetta di volere sempre tutto e gratis!

Ma i partigiani delle “famiglie arcobaleno”, quando parlano di “discriminazione” anziché ai “diritti della persona” pensano ai “diritti civili”, che sono un’altra cosa e riguardano la traslazione per così dire “comunitaria” dei diritti garantiti dallo Stato in egual misura a tutti i singoli cittadini in quanto esseri umani con cittadinanza italiana.

I “diritti civili” hanno a che fare direttamente con la morale civica, invadendo la sfera delle altre persone che costituiscono la maggioranza, toccandole nella loro sensibilità e andandone a mettere in discussione radicate convinzioni. Una certa apologetica dei “diritti” si compiace tra l’altro di anteporre alla comunità presa nel suo complesso la cosiddetta “società civile”, che per il semplice fatto di perorare determinate “cause” piuttosto che altre sarebbe automaticamente da considerarsi “più civile” e dunque più rispettabile e “più morale” del resto “incivile” della società. Una cosa oltretutto d’importazione anglosassone, con tutto il perbenismo tipico di quelle popolazioni, presso le quali un “eccezionalismo comunitario” è utilizzato per governare la maggioranza, che zitta e muta deve sgobbare per mantenere un sistema capitalistico che alla Nazione ha anteposto gli individui, salvo poi non riconoscere a questi ultimi, organizzati in “comunità”, alcun “diritto” che vada oltre questioni assai fumose, e non essenziali come la salute, la casa, il lavoro e l’istruzione.

Oltretutto, chi sostiene che viga una “discriminazione” verso gli omosessuali dovrebbe dar conto di un fatto quanto meno curioso alla luce del principio di “eguaglianza” da essi preso come stella polare: se una persona omosessuale subisce un’aggressione, i giudici sembrano ormai essere tenuti ad applicare all’aggressore un’aggravante costituita dalla motivazione “omofoba” quando basterebbero i “futili motivi”. Il che mi pare un’ingiustizia, perché si possono trovare tantissimi altri motivi determinati dall’aspetto o dall’atteggiamento di una persona perché qualche energumeno decida di aggredirla deliberatamente. Si pensi un po’ cos’accadrebbe ad un tale che in un treno affollato affrontasse argomenti politici o storici “scomodi” in maniera assai poco conformista: vogliamo scommettere che dall’aggressione verbale si passerebbe a quella fisica? E dov’è la cosiddetta “libertà di espressione” che tanto esalta i moderni? Ci sono inoltre casi nei quali “l’aggressione” è in realtà una colluttazione nella quale l’omosessuale, che ha avuto una qualche responsabilità (non in quanto tale) nello scatenarla, ha avuto la peggio: ma per certi unilaterali e fanatici si dovrebbe comunque colpire con la massima severità “l’omofobo”. E, al colmo di quest’assurdità, vi è probabilmente anche chi, quando è l’omosessuale a dover essere giudicato, tenta di trovargli qualche “attenuante” a ragione del suo “orientamento sessuale”.

La stessa cosa sta avvenendo col “razzismo”: se un immigrato subisce un’aggressione, scatta al volo l’aggravante definita dalla Legge Mancino, ma non mi risulta che nessun giudice, trovandosi a comminare la pena ad aggressori stranieri (che oggigiorno in Italia abbondano) ha mai applicato la predetta aggravante, anche se è stato ampiamente documentato che molte rapine in stile Arancia Meccanica sono state condite da insulti verso i proprietari di casa in quanto “italiani di m.”. Non è questo un caso di “discriminazione” a rovescio peraltro applicata contro la maggioranza e per giunta quella stessa che, essendo residente sul territorio dapprima, avrebbe qualche “diritto”? Quantomeno quello di non vedersi assaltare a casa propria?

Ma quando si perde la bussola accade questo ed altro, come il cosiddetto “femminicidio”, nel quale stavolta la parte della vittima “discriminata” a prescindere viene svolta dalla donna, qualsiasi donna. Ed ovviamente, quando è la femmina ad accoppare l’uomo a nessuno viene in mente di impugnare un supposto “maschicidio”. Anzi, in quei casi, anche grazie a giurie piene di “femministe”, si andrà a parare dalle parti della “legittima difesa” o addirittura di un delitto compiuto “per esasperazione”.

La lista delle “discriminazioni al contrario”, una volta avviatisi lungo la china dei “diritti civili”, è dunque praticamente inesauribile.

E curiosamente si finisce nell’esatto contrario della pretesa “Eguaglianza” che con la “Libertà” e la “Fraternità” costituisce la triade di tutti i giacobini e i progressisti. Si finisce infatti in una situazione che per certi versi è assimilabile a quella degli odiati e “medievali” imperi, quando – tanto per citarne uno, quello Ottomano – per i sudditi del Sultano non valeva certo il moderno principio di “cittadinanza”, bensì quello di appartenenza ad una “comunità” (millet), da intendersi come “nazione religiosa” in base alla quale chi ne faceva parte poteva gestirsi autonomamente parecchi affari relativi alle questioni di statuto personale.

Oggi che la religione non conta quasi nulla, si cerca d’introdurre, schermandosi dietro gli “immortali principi” del 1789, un ordinamento societario in parte simile a quello, nel quale contano le “comunità” e i loro “diritti”, superando addirittura lo stesso Giacobinismo e la “cittadinanza” uguale per tutti stabilita dall’ormai obsoleto Stato otto-novecentesco. Con la differenza che le pretestuose questioni di “statuto personale” della “comunità GLBT”, così come quelle delle “donne” e delle etnie vittime predestinate del “razzismo”, non si vorrebbero demandate ad un sistema giudiziario interno, ma esportate nella più ampia società che tutti comprende, nessuno escluso, la quale vede così travolti tutti i suoi valori fondanti.

Col che si è capito perché hanno brigato tanto contro l’altra triade: Dio, Patria e Famiglia.

Prima hanno eliminato Dio dall’orizzonte esistenziale degli uomini, poi son passati a far credere che “tutto il mondo è Paese”, ed infine, tolti i due precedenti “impicci”, son passati all’attacco dell’ultimo baluardo tradizionale, per dare così libero sfogo all’ego e ad una concezione della vita “fluida” e “in movimento” nella quale, non esistendo più alcun limite né un Centro, l’uomo possa sbracarsi nel proprio insaziabile egoismo edificando, al posto della “Città di Dio” che era il suo compito, un numero indefinito di artificiali ed ingombranti “comunità

Fonte: Il Discrimine

*

code

  1. Lovely 11 mesi fa

    Progresso e Innovazione, The Mind Behind The Machine

    Rispondi Mi piace Non mi piace