"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I commentatori britannici iniziano a rivelare le coperture del governo al terrorismo di marca saudita

Jihadistas britanicos

di Luciano Lago

In un articolo pubblicato il Mercoledì dalla rivista britannica The Times, si  sostiene che il denaro dell’Arabia Saudita non deve comprare il silenzio dei paesi occidentali e far chiudere gli occhi sull’ appoggio assicurato dal governo saudita agli jihadisti che minacciano la nostra sicurezza nazionale.

In questo articolo, pubblicato lo scorso mercoledì dall’analista Roger Boyes, intitolato “Time to tell the Saudis some home truths”, l’analista britannico indica che, per quanto l’Arabia Saudita sia uno dei migliori clienti nell’acquisto di armamenti prodotti in Gran Bretagna, citando il caso del contratto di acquisto degli aerei Typhoon, concluso di recente, “questi clienti non sono certo uno dei migliori alleati, visto che l’Arabia Saudita ha lavorato per anni contro i nostri interessi”.

Roger Boyes ha agiunto che il numero dei jihadisti sauditi è molto maggiore che quelli di qualsiasi altro stato e che i salafiti (o wahabiti), corrente ideologica ispirata dall’Arabia Saudita, arruolano giovani mussulmani  nel regno Unito ed in altri paesi europei per far loro prendere le armi e combattere contro i mussulmani sciiti ed i non mussulmani o semplicemente contro tutti quelli che non condividono la loro ideologia.

“Ci dobbiamo preoccupare per gli jihadisti britannici, mentre i sauditi,  fra i quali ci sono però i veterani dall’Afghanistan, dalla Cecenia e dalla Bosnia,  sono i responsabili per organizzare ai gruppi di volontari (mercenari) stranieri diretti in Siria ed in Iraq”.

In Siria ci sono 12.000  combattenti sauditi, circa 200/300 di loro sono morti sul campo di battaglia  l’anno scorso.  Loro sono membri di diverse organizzazioni  che includono il “Fronte al Nusra e l’EIIS”, le due principali formazioni terroristiche.

L’articolo conclude dicendo che l’Arabia Saudita si è trasformata in nostro alleato perché ci ha assicurato le forniture di petrolio, che ha permesso la rivitalizzazione della nostra economia, tuttavia le azioni  dirette da Ryad hanno iniziato adesso a destabilizzare anche l’Iraq, il paese che è il secondo maggiore esportatore di petrolio del mondo.

Questo articolo del  Times dimostra che esiste ancora qualche  commentatore inglese indipendente che,  qualche volta, potrebbe  far aprire gli occhi all’opinione pubblica britannica circa il gioco sporco che il Regno Unito conduce in certi paesi del Medio Oriente (assieme agli Stati Uniti) grazie alla salda alleanza con il regime saudita, principale ispiratore e sostenitore del terrorismo jihadista.

Fonte: The Times

Traduzione. Luciano Lago

Nella foto sopra: Jihadisti arruolati in Gran Bretagna

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