"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

I 5 Stelle? Crolleranno quando nascerà un’alternativa seria

I 5 Stelle scivolano nella palude romana, per la gioia del mainstream politico e mediatico che finalmente li vede in seria difficoltà alla prova del comando? Male, anzi malissimo. Ma chi scommette sul crollo dei grillini si illude, dice Aldo Giannuli: la base pentastellata sa benissimo che il movimento di Grillo non ha una vera classe dirigente, ed è pronta – ancora – a perdonargli ingenuità anche gravi, pur di non tornare ai figuranti del sistema precedente.

Se i grandi media e i partiti concorrenti (Pd in testa) sparano a man salva sui 5 Stelle dichiarandoli incapaci di governare, ben altre critiche provengono dall’area di opinione che si esprime su molti blog: il vero problema dei grillini è che non hanno soluzioni radicali e risolutive per la crisi, sociale ed economica, innescata dal dominio della finanza e, in Europa, tradottasi nei diktat dell’Unione Europea e della Bce, con la storica confisca della moneta sovrana. Anche a Roma i grillini si sono tenuti alla larga dal problema, evitando di denunciarlo apertamente. Eppure, vengono ancora visti da una larga parte di elettorato come una forza politica alternativa, l’unica in campo.

Tutta la polemica di queste settimane – gli incarichi discutibili, le procedure di trasparenza – si sviluppa a valle del grande problema: come rilanciare l’economia italiana, a partire da una metropoli come Roma, senza disporre di investimenti strategici? Come è possibile impostare un governo radicalmente “rivoluzionario” senza prima rivendicare, ad alta voce, il diritto alla sovranità finanziaria, senza più la tagliola del patto di stabilità imposto da Bruxelles? Sono i temi sui quali era stata lanciata, dal Movimento Roosevelt di Gioele Magaldi, la candidatura (altamente simbolica) di un fuoriclasse dell’economia keynesiana, il professor Nino Galloni. Premessa: per poter impostare una politica sociale, di sviluppo e benessere, occorre prima azzerare tutti i vincoli imposti dal sistema dell’Eurozona, anche con azioni dimostrative – e un palcoscenico come quello di Roma sarebbe perfetto, per ottenere la massima risonanza a livello nazionale ed europeo, “costringendo” i maggiori partiti a prendere atto che è giunto il momento di cambiare passo, regole, paradigma: la missione dell’ente pubblico non può essere il pareggio di bilancio, perché solo l’investimento pubblico può rilanciare le aziende.

Nessuno, oggi, cavalca questa battaglia in Italia – nemmeno la Lega di Salvini lo fa in modo organico. Eppure, il 30% dell’elettorato (perlomeno, quello votante) scommette ancora sui 5 Stelle, non avendo altra offerta politica da prendere in considerazione. Il politologo Giannuli, non certo ostile ai grillini, avverte: il consenso attorno al Movimento 5 Stelle non è un fenomeno solo italiano, ma è «qualcosa che investe tutto l’Occidente o, quantomeno, Europa ed Usa». L’elettorato mette in discussione «la legittimazione dei sistemi di potere consolidati». Negli anni ‘30, ricorda Giannuli, «si affermò un modello di democrazia sociale, fondato sul compromesso socialdemocratico fra capitalismo e organizzazioni del movimento operaio: pace sociale contro redistribuzione della ricchezza e Stato assistenziale».

Questo ordine, continua Giannuli, «è andato in frantumi man mano che è avanzata la controrivoluzione neoliberista per affermare un nuovo ordinamento basato sul comando della finanza, la delocalizzazione industriale, la precarizzazione di massa, la distruzione del ceto medio». Risultato: «Una concentrazione della ricchezza senza precedenti e una globalizzazione pensata in funzione del monopolarismo imperiale americano».

Oggi, otto anni dopo l’esplosione definitiva di una crisi che «ha distrutto risparmi, posti di lavoro, garanzie sociali, falcidiando salari e stipendi, si sta manifestando la rivolta delle classi subalterne e dei ceti medi che ritirano la delega ai partiti tradizionali di sistema (liberali, socialdemocratici, cattolici, conservatori) aggregandosi in nuove formazioni abbastanza improvvisate». Formazioni che, nel caso dei 5 Stelle, non indicano neppure chiaramente la causa del problema, né avanzano soluzioni precise – ma agli elettori, almeno per ora, sembra bastare la semplice denuncia del malessere, dei sintomi sociali più acuti. Toni che ricorrono dall’Europa agli Usa, dal Front National di Marine Le Pen fino a Donald Trump. Lo scenario, peraltro, è dominato dalle ondate migratorie cui stiamo assistendo: «E’ un fenomeno strutturale che non torna indietro», e produce immediate ripercussioni elettorali: i delusi, che ormai sono la stragrande maggioranza, «possono passare da una formazione antisistema ad un altro movimento simile o forse passare all’astensione, ma, in gran parte, non pensano affatto di rifluire nella gabbia del sistema dalla quale sono uscite. E questo vale anche per il M5S».

Per questo, insiste il politologo dell’ateneo milanese, sbaglia chi pensa che gli elettori stiano per abbandonare i grillini: sono pronti a perdonare loro «una quantità di sciocchezze», viste come «il prezzo da pagare per portare il sistema al crollo». Perché di questo sarebbero convinti, molti elettori di Grillo: credono davvero che la missione del movimento sia l’abbattimento del sistema, anche se il M5S non ha finora neppure sfiorato il tema capitale, cioè la drammatica sottomissione al supremo potere euro-Ue – sottomissione che rende semplicemente impossibile la realizzazione di qualsiasi politica alternativa, democratica, partecipativa e trasparente, fondata sulla riconversione sociale dell’economia.

La crisi morde, e produce «umori contrastanti», dall’insofferenza verso la folle pressione fiscale alla classica rivolta contro la “casta” (vista come detentrice di privilegi, non come l’entità che ha svenduto il paese alla super-casta Ue). «Poi c’è di tutto: da quelli che temono gli immigrati al sindacalismo radicale, da vegani e nonviolenti a frange fascistoidi, da pezzi di sinistra comunista a cattolici impegnati nel volontariato. Tutto e il contrario di tutto».

«E questo magma – avvisa Giannuli – attraverserà molte trasformazioni, diventerà cose diverse, ma non sparirà nel nulla». Il Movimento 5 Stelle? Rischierà davvero di sparire solo quando comparirà un’alternativa seria, realmente anti-sistema, decisa a ribaltare per davvero le regole del gioco. E cioè: fine della svendita dell’interesse pubblico, fine delle privatizzazioni e di tutte le altre conseguenze-capestro imposte dal regime autoritario dell’Eurozona, dalla super-tassazione al pareggio di bilancio.

Servirà un gruppo dotato di visione prospettica, capace di rifondare l’economia abbattendo i falsi dogmi del neoliberismo, che prevedono la demolizione dello Stato come garante del cittadino. Ma anche qui, conclude Giannuli, è inutile farsi illusioni: «Per ora, non c’è nessun segno che lasci presagire una sfida del genere in tempi politicamente prevedibili». I 5 Stelle, dunque, potranno dormire sonni tranquilli: con buona pace dell’Italia che, senza una vera alternativa, continuerà ad affondare.

Fonte: Libreidee

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  1. Umberto 4 mesi fa

    Ogni iniziativa degna di nota sarebbe comunque – in realtà lo è già – stroncata sul nascere e semmai, per pura ipotesi matematica, trovasse le redini, queste sarebbero tirate, piegate, squarciate e recise con una violenza tale che gli “attentati” del passato recente con conseguenze annesse, sembrerebbero ridicoli.
    La giusta strada che dovrebbe imboccare l’ Italia per tirarsi, sola, fuori dei guai non c’è, o per meglio dire: la si potrà scorgere oltre la nube sollevata dalle macerie.

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    1. Walter 4 mesi fa

      Per proporre un’alternativa seria ci vorrebbe un popolo serio, colto, unito, critico e lungimirante. Ma questo é un altro film…

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  2. Eugenio Orso 4 mesi fa

    Sono totalmente sdraiato sulla linea dell’articolo.
    Fra false opposizioni – sinistra dem, interna al piddì(!), sinistra “massimalista” residuale e, soprattutto cinque stelle – e opposizioni deboli, “vorrei ma non posso” – lega e fratelli d’Italia – siamo destinati a sprofondare ancora.
    Non vi è il ben che minimo segnale, al momento, della nascita di una vera opposizione … anzi, ciò pare impossibile non solo per lo spazio occupato dalle false opposizioni, ma anche per la condizione di prostrazione della popolazione italiana, che ormai è a capo chino.

    Cari saluti

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  3. maboba 4 mesi fa

    A me pare paradossale parlare di neoliberismo, a meno che per neo liberismo si intenda il prevalere di oligarchie finanziarie che di liberale non hanno nulla, anzi è loro interesse creare stati sempre più invadenti e controllori ai danni del cittadino. Pensare che possa essere lo stato a risolvere i problemi, quando è del tutto evidente che è l’eccessiva invadenza pubblica la causa dei nostri problemi (intermedia più del 50% dell’economia, financo l’80% come dice Boldrin: http://www.ilgrandebluff.info/2014/12/litaglia-non-e-nemmeno-un-paese.html), con una tassazione ed una burocrazia asfissiante. Dove accidente lo vedete il liberismo in Italia, a meno che per neo liberismo intendiate questa mostruosità di oligarchie finanziari (vedi UE) cui, lo ripeto, è più funzionale questo stato ipertrofico. Non sono economista, ma in una situazione di spesa e debito come quella italiana propagandare l’idea che altra spesa produca crescita mi sembra surreale, da magherìe astratte.L’unico risultato sarebbe di fare altro debito a carico delle prossime generazioni.

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    1. Marco 4 mesi fa

      Maboda, hai detto una cazzata dietro l’altra, per usare un eufemismo.

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    2. Eugenio Orso 4 mesi fa

      Il neoliberismo e il neoliberalismo non sono che facce della stessa medaglia e la separazione fra piano economico e piano politico è fuorviante e fittizia.
      Stiamo parlando, in buona sostanza, di ideologia di legittimazione neocapitalista e non di scienza economica e di teoria politica.
      In un ottica marxiana storico-strutturale adattata ai tempi, il neocapitalismo – che ha come ideologia il neoliberismo/ neoliberalismo – non va a braccetto con la borghesia proprietaria, come nel caso del suo predecessore, cioè il capitalismo produttivo del secondo millennio – indagato da Marx e da Keynes – ma proprio con le oligarchie finanziarie/ classe globale dominante, che sono i suoi agenti strategici.
      Ne consegue che il nuovo capitalismo finanziario è strettamente interrelato al neoliberismo e presuppone, per riprodursi, il dominio delle oligarchie finanziarie, quale classe dominante che ha sostituito la vecchia borghesia.

      Cari saluti

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  4. giannetto 4 mesi fa

    Definirla “sinistra massimalista” mi sembra già troppo! Sono i guastatori fals flag dei pédé adoperati per camuffare la joint venture NWO. Questo, almeno, è la mia drastica sintesi a lume di naso. Ma “posso fallare”, come diceva Renzo Tramaglino. – Adesso hanno montato il teatrino romano, dei pupi che se le suonano, per distrarre la gente e mandarle “la testa in vacca” (scusate l’inelegante sintagma) creando la solita “notte nera in cui tutte le vacche sono nere”. Capirai quant’è difficile, con poppolo che-c-ce trovamo! Anche qui posso fallare, ma se anche fosse così, e si trattasse di un bisticcio serio, quali mai sarebbero i risultati? Azzardo una profezia: il NULLA!
    – Solo un duce potrebbe costringere uno spazzino de Roma a non timbrare per l’amico in shopping!…o un palazzinaro a non lucrare sull’ultimo metro-quadrato della periferia-latrina, o costringere gli impiegati dei MInisteri a presentarsi in ufficio prima delle 11 del mattino, senza passare previamente dalla cafeteria. – Chi la cambia la testa, alla massa di sto popppolo (dal fighetto dei Parioli al più sfigato dei trasteverini)? – E’ Roma Capitale, bellezza!

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  5. maboba 4 mesi fa

    Sono d’accordo con chi accusa il keynesianismo essere alla base di questa crisi:
    “Che delle sciocchezze siano state accolte, nel 1936, come nuove scoperte della scienza economica e siano diventate ortodossia economica, non deve stupire. Keynes ha attinto al deposito di immondizie di vecchie dottrine già screditate dai classici avvolgendole in un involucro sofisticato: la macroeconomia di cui la politica ha colto il potenziale per avocare a sé la gestione dell’economia. Nell’universo keynesiano, i veri ingredienti della crescita, imprenditorialità, risparmio, produttività, innovazione, tecnologia e voglia di lavorare, non hanno cittadinanza. Dopo di lui l’economia ha interessato solo grandezze astratte, gli “aggregati” che la politica può manipolare a piacere facendo recitare ai veri artefici dell’economia, gli individui e le imprese il ruolo di comparse. Al comando delle forze macroeconomiche della moneta e del credito, i deficit sono diventati terreno di pascolo dell’affarismo politico che, intrecciatosi a quello finanziario, ha consegnato l’economia al potere di oligarchi. Keynes ha fornito a quelle organizzazioni di irresponsabili e incompetenti che chiamiamo governi, la copertura intellettuale al saccheggio dell’economia privata con la formula inflaziona-spendi-tassa. Ai nostri giorni c’è stata una drammatica accelerazione, in versione monetarista dai tratti sempre più autoritari, di queste politiche che continuano a devastare le economie industriali e che tuttavia mantengono ancora il potere di persuasione. Per tornare a crescere, il mondo deve ripudiare in via definitiva la distruttiva dottrina keynesiana. Il problema è riuscirci senza dover passare per l’Apocalisse.Che delle sciocchezze siano state accolte, nel 1936, come nuove scoperte della scienza economica e siano diventate ortodossia economica, non deve stupire. Keynes ha attinto al deposito di immondizie di vecchie dottrine già screditate dai classici avvolgendole in un involucro sofisticato: la macroeconomia di cui la politica ha colto il potenziale per avocare a sé la gestione dell’economia. Nell’universo keynesiano, i veri ingredienti della crescita, imprenditorialità, risparmio, produttività, innovazione, tecnologia e voglia di lavorare, non hanno cittadinanza. Dopo di lui l’economia ha interessato solo grandezze astratte, gli “aggregati” che la politica può manipolare a piacere facendo recitare ai veri artefici dell’economia, gli individui e le imprese il ruolo di comparse. Al comando delle forze macroeconomiche della moneta e del credito, i deficit sono diventati terreno di pascolo dell’affarismo politico che, intrecciatosi a quello finanziario, ha consegnato l’economia al potere di oligarchi. Keynes ha fornito a quelle organizzazioni di irresponsabili e incompetenti che chiamiamo governi, la copertura intellettuale al saccheggio dell’economia privata con la formula inflaziona-spendi-tassa. Ai nostri giorni c’è stata una drammatica accelerazione, in versione monetarista dai tratti sempre più autoritari, di queste politiche che continuano a devastare le economie industriali e che tuttavia mantengono ancora il potere di persuasione. Per tornare a crescere, il mondo deve ripudiare in via definitiva la distruttiva dottrina keynesiana. Il problema è riuscirci senza dover passare per l’Apocalisse.
    di Gerardo Coco: http://www.rischiocalcolato.it/blogosfera/keynes-dimenticarlo-dopo-80-anni-senza-passare-per-lapocalisse-206406.html

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    1. Marco 4 mesi fa

      (cit.): “Sono d’accordo con chi accusa il keynesianismo essere alla base di questa crisi:”

      Non sai di quello che parli, Maboba, dico sul serio.

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  6. Vittoriano 4 mesi fa

    . . .

    P o i c h è

    solo

    La MASSONERIA PROGRESSISTA
    (‘ BUONA’)
    . . .

    DECLINA IN SENSO UNIVERSALE
    IL TRINOMIO “LIBERTA’, UGUAGLIANZA, FRATELLANZA” …

    e il Grande Oriente Democratico italiano,
    – del quale Gioele Magaldi è il Gran Maestro –

    è uno dei gangli essenziali

    del network massonico progressista sovranazionale

    che chiede un New Deal («nuovo corso»)
    Un Nuovo Ri-Nascimento
    (italiano, europeo, planetario)

    – anche attraverso una nuova Norimberga
    per assicurare alla giustizia i criminali della crisi finanziaria …
    (v. Nino Galloni, in Italia …
    Nino Galloni, dirigente del Movimento Roosevelt del quale Gioele Magaldi è Presidente) –

    È con quella F o r z a
    È con quelle Menti
    E’ con quegli Uomini (… m a r i n a i …)

    che noi dovremmo e, dovremo, realisticamente con-frontarci …

    L’ Alba –massonica-
    di una nuova Italia, di una nuova Europa e, di un Nuovo Mondo,
    vuole essere portata a compimento !

    <>

    . . .

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  7. Luca 4 mesi fa

    Un’ alternativa reale e seria sarebbe una Partito Comunista! Un partito rivoluzionario con l’obiettivo di dare tutto il potere al proletariato! Non si scende a patti col capitalismo, perchè esso per suo natura tenderà a svilupparsi! E infatti è quello che è successo in italia dopo gramsci, siamo affondati sempre più …
    consiglio a tutti la lettura di “stato e rivoluzione” di Lenin oppure “stella rossa sulla cina” di edgar snow!
    Abbasso i bregiudizi, viva il marxismo-leninismo-pensiero di mao!

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