"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Hollande al centro di uno scandalo in Francia, in caduta libera come popolarità.

Francois Hollande

Lo credevano “progressista e rinnovatore”, oggi i francesi si accorgono chi è veramente Hollande
Dal momento in cui Francois Hollande si era insediato all’Eliseo come nuovo presidente della repubblica francese si è toccato il punto più basso nel gradimento presso l’opinione pubblica francese, un record rispetto a tutti gli altri presidenti del passato. Quando questi si era appena insediato, era stato accolto con favore e si era vista in TV e nelle piazze l’entusiasmo di tanta gente, specie dei giovani, per l’arrivo di un nuovo presidente socialista, considerato “progressista e rinnovatore”.
Oggi nella fase  acuta di questa sua  impopolarità, è scoppiato anche uno scandalo di tipo erotico sulle “scappatelle” del presidente che getta una ulteriore luce sul personaggio e sui suoi comportamenti disinibiti dietro l’apparente aspetto borghese. Al di là di questo scandalo,oggi ci si chiede chi è veramente Francoise Hollande?

Questa domanda se l’era posta a suo tempo anche Il prestigioso “Los Angeles Times”. Un giornale che per tiratura è il secondo delle aree metropolitane degli Stati Uniti, in assoluto il quarto del Paese.  In 131 anni di storia ha ottenuto per 39 volte il premio Pulitzer del giornalismo, quindi è ritenuto un giornale autorevole, peraltro molto schierato a sinistra, come quasi tutti i media che arrivano  dalla California.  Da sinistra, il LAT era rimasto stupefatto dal profilo di  uomo moderato con grande attenzione alla socialità che Hollande si è costruito, ed aveva invitato il celebre analista politico statunitense, Paul Joseph Watson, a tracciare un ritratto del nuovo presidente francese.  Possiamo leggere adesso cosa scriveva il politogo americano in un lunghissimo fondo ospitato sul LAT del quale possiamo riportare qualche stralcio significativo. “Altro che cambiamento rivoluzionario all’Eliseo.
C’è odore di massoneria globalizzata al vertice del potere transalpino. Il neoeletto Presidente francese François Hollande è un globalista convinto”. Così scriveva senza giri di parole il commentatore politico, poi aggiungeva: “Hollande è un altro tirapiedi del Club Bilderberg, come si evince dal fatto che il nuovo inquilino socialista dell’Eliseo è un pro-europeo tutto d’un pezzo visto che ha sostenuto nel 1992 il Trattato di Maastricht ed è un acceso sostenitore dell’Euro. Inoltre, Hollande ha sostenuto la Costituzione Europea in un referendum del 2005, nonostante la maggior parte dei suoi colleghi socialisti avessero deciso di votare contro di essa. Hollande, da portavoce dell’ex Premier Jospin, ha partecipato alla riunione del “Gruppo Bilderberg” nel 1996 ed ha mutuato il linguaggio e la tempra da quello che lui considera il suo mentore, Francois Mitterand.
Il Presidente socialista era un massone di 33° grado (il massimo nel rito scozzese, ndr), lo stesso che commissionò la “Piramide del Louvre”, costruita con 666 pannelli di vetro (simboli significativi delle logge massoniche, ndr). Assieme al Cancelliere tedesco Helmut Kohl (membro del Bohemian Grove, ndr), Mitterand generò il Trattato di Maastricht. Si dice che il Bilderberg sia stato l’artefice della vittoria presidenziale di Mitterand nel 1981″.

La critica non investiva soltanto lui ma anche il suo entourage. Secondo Watson “il consigliere speciale di Hollande, Manuel Valls, ministro dell’interno, altro non è che un ex massone e membro del “Bilderberg”, che appoggia apertamente la creazione di un superstato federale europeo a scapito delle sovranità nazionale. Valls ha più volte pubblicamente invitato la Commissione Europea al controllo dei bilanci nazionali dei Paesi membri dell’Unione Europea (invito poi concretizzatosi nell’approvazione del “ Fiscal Compact” e poi del ESM, ndr). In sostanza, secondo quanto scriveva Watson, Hollande veniva individuato come un globalista ed entusiasta sostenitore  dell’etica “dittatoriale” dell’Unione Europea protesa verso l’eliminazione di ogni sovranità nazionale (obbiettivo da sempre nel mirino dell’Internazionale socialista dalla rivoluzione russa in poi, ndr). “In definitiva il neo presidente transalpino” – concludeva la sua analisi Watson – è un portatore d’acqua al mulino delle élites finanziarie d’Europa e tasserà a sangue la classe media (come ha fatto Monti in Italia, ndr) portando avanti il sacrificio della sovranità nazionale francese sull’altare del superstato europeo.” Ben diverso quindi il ritratto di Hollande, rispetto a quanti vedevano in lui lo statista che avrebbe contrasto del rigorismo della Merkel! Infatti si è rivelato il più subalterno alle direttive della UE e della Merkel in particolare. Questo oggi è Francois Holland, un personaggio, dopo l’elezione del quale, Bersani aveva esclamato : “In Europa c’è voglia di sinistra”. Chissà che s’era fumato Bersani quando lo ha detto. Comunque Hollande si è comportato da perfetto socialista: celarsi dietro ad una facciata di “buonismo democratico”, diritti per tutti, nuova morale relativista, per ingannare la gente con false promesse e mielose lusinghe. Ma a castigare le sua aspirazioni e la sua carriera politica ci penseranno a breve, per le elezioni europee, gli elettori francesi ed il Front National di M.me Le Pen. A quel punto  si potrà spiegare a Bersani ed ai compari della sinistra italiana, di cosa hanno veramente voglia le Nazioni d’Europa.

Il “Gruppo Bilderberg” nasce nel 1952, ma viene ufficializzato due anni più tardi, a giugno del 1954, quando un ristretto gruppo di vip dell’epoca si riunisce all’Hotel Bilderberg di Oosterbeek, in Olanda. La loro idea era quella di costruire un’Europa unita per arrivare a una profonda alleanza con gli Stati Uniti per poi dar vita ad un nuovo Ordine Mondiale, dove potenti organizzazioni sovranazionali avrebbero garantito più stabilità rispetto ai singoli governi nazionali. Fin dalla prima riunione vennero invitati banchieri, politici, prof universitari, funzionari internazionali degli Usa e dell’Europa occidentale, per un totale di un centinaio di personaggi circa. Nessuna parola di quanto viene detto nel corso degli incontri, un paio l’anno, è mai trapelata. I luoghi d’incontro sono tenuti segreti e il gruppo non ha neppure allestito un suo sito web. Secondo esperti di affari internazionali, il “Gruppo Bilderberg” avrebbe ispirato alcuni tra i più clamorosi fatti degli ultimi anni, come ad esempio le azioni terroristiche di Osama Bin Laden, la strage di Oklahoma City, e perfino la guerra civile nella ex Jugoslavia. Tempo fa, alcuni giornalisti inglesi scrissero nel magazine on-line di Bbc News : “Si tratta di una delle associazioni più controverse dei nostri tempi, da alcuni accusata di decidere i destini del mondo a porte chiuse”. Un altro giornalista inglese, Tony Gosling, scrisse su un quotidiano di Bristol: “Secondo alcune indiscrezioni che ho raccolto, il primo luogo nel quale si è parlato di invasione dell’Iraq da parte degli Usa, ben prima che ciò accadesse, è stato nel meeting 2002 dei Bilderberg”. Ed ecco cosa scrive uno studioso italiano di “ordini di pressione paralleli” e di gruppi e associazioni che agiscono sotto traccia, Giorgio Bongiovanni: “Bilderberg rappresenta uno dei più potenti gruppi di facciata degli Illuminati (una sorta di super Cupola mondiale). Malgrado le apparenti buone intenzioni, il vero obiettivo è stato quello di formare un’altra organizzazione di facciata che potesse attivamente contribuire al disegno degli Illuminati: la costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale e di un Governo Mondiale entro il 2012.  Il Gruppo recluta politici, ministri, finanzieri, presidenti di multinazionali, magnati dell’informazione, reali, professori universitari, uomini di vari campi che con le loro decisioni possono influenzare il mondo….Un potere nascosto in grado comunque di condizionare i destini del mondo, ovviamente “sponsorizzato” delle star dell’imprenditoria multinazionale, come Coca Cola, Ibm, Hewlett Packard, Fiat, Sony, Toyota, Mobil, Exxon, Dunlop, Texas Instruments, Mutsubishi, per citarne solo alcune. Queste attività conducono nel 1973, sotto la presidenza “democratica” Usa di Jimmy Carter, alla costituzione di una commissione detta Trilateral ed è il consigliere speciale per la sicurezza del presidente USA, Zbigniew Brzezinsky, il vero deus ex machina dell’organismo. Ad ispirare il progetto, le famiglie Rothschield e Rockefeller, i Paperoni d’America. Un progetto che ha irresistibilmente attratto i potenti del mondo, a cominciare proprio dai presidenti Usa, con un altro democratico, Bill Clinton, in prima fila. Così descriveva Gianni Agnelli le attività della Trilateral: “Un gruppo di privati cittadini, studiosi, imprenditori, politici, sindacalisti delle tre aree del mondo industrializzato (Usa, Europa e Giappone, ndr) che si riuniscono per studiare e proporre soluzioni equilibrate a problemi di scottante attualità internazionale e di comune interesse”. Di diverso avviso il giornalista Richard Falk, che già nel 1978 – quindi a pochissimi anni dalla nascita della Trilateral- scrive sulle colonne della “Monthly Review” di New York: “Le idee della “Commissione Trilateral” possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sopranazionale delle società multinazionali, che cercano di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali….I bracci operativi di questo turbocapitalismo sono proprio due strutture che dovrebbero invece garantire il contrario: ovvero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale”. “Entrambi – scrive lo studioso di geopolitica Mario Di Giovanni – agiscono a tutto campo nell’emisfero meridionale del pianeta, impegnate nella conduzione e “assistenza” economica ai paesi in via di sviluppo”. Scrive ancora Di Giovanni: “Le decisioni assunte dai vertici della Trilateral riguarderanno sempre di più quanti uomini far morire, attraverso l’eutanasia o gli aborti, e quanti farne vivere, attraverso un’oculata distribuzione delle risorse alimentari. Decisioni che riguarderanno l’ingegneria genetica, per intervenire nella nuova “umanità”. In una parola, tutto ciò che definitivamente distrugga il “vecchio” ordine sociale, cristiano, per la creazione di un nuovo ordine. Ma tutto questo senza particolari scossoni. Non vi sarà bisogno di dittature, visto che le democrazie laiche e progressiste, condotte da governi di “centrosinistra”, servono già così efficacemente allo scopo. Governi che riproducono – conclude Di Giovanni – una formula già sperimentata lungo l’intero corso del XX° Secolo e plasticamente rappresentata dai passati governi Prodi e D’Alema, espressioni dell’alleanza fra la borghesia massonica e la sinistra, rivoluzionaria o meno”.

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