"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Hiroshima. Per non dimenticare mai

Giappone: oltre 50mila persone commemorano il 72° anniversario del crimine Usa a Hiroshima

TOKYO- Almeno 50mila persone si sono radunate nel parco della Pace di Hiroshima per commemorare il 72esimo anniversario del bombardamento atomico da parte del governo Usa sulla città a ovest del Giappone.

Insieme a loro rappresentanti di 80 nazioni e una delegazione degli Hibakusha, i sopravvissuti al disastro nucleare, la cui età media supera di poco gli 81 anni. Alle 8:15 il rintocco della campana ha scandito il minuto di silenzio, nell’ora esatta di quel 6 agosto del 1945.

Il bombardamento criminale delle forze aeree Usa provocò circa 60.175 morti saliti poi a 100.000 negli anni seguenti a causa delle radiazioni e oltre 180 000 persone sfollate.

Fonte: Pars Today

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  1. Giorgio 3 mesi fa

    Mi piacerebbe conoscere l’opinione del popolo, non dei politici, giapponese sugli yankee. Chissà cosa pensano degli esportatori di democrazia che si annunciano con la bomba atomica
    ?

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  2. Werner 3 mesi fa

    Nessuna giustificazione per l’uso dell’atomica da parte degli USA nel bombardamento di Hiroshima: il Giappone ormai era prossimo alla resa, visto che tutta la sua potente flotta navale era stata polverizzata. Da parte degli americani fu un atto di vera e propria prepotenza, molto probabilmente compiuto per dimostrare al mondo intero che loro sono i più potenti e che devono comandare.

    Hiroshima e Nagasaki erano le uniche due città giapponesi a maggioranza cattolica: sarà stato forse per questo che gli USA si sono accaniti così tanto colpendo queste due comunità con l’atomica? A tal proposito, consiglierei la lettura di un articolo de Il Giornale di due anni fa:

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/dubbio-atroce-bomba-su-nagasaki-punire-papa-1159529.html

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    1. Citodacal 3 mesi fa

      Non escluderei la possibilità di osservare direttamente gli effetti delle radiazioni nucleari sulla massa e sull’ambiente, avendo a disposizione un “laboratorio” d’osservazione naturale per i futuri decenni, eludendo scrupoli e opposizioni morali mondiali inevitabili nel procedere altrimenti.
      È vero che i giapponesi peccarono di presunzione, superiorità e ferocia, essendo così i primi ad andare contro ai reali fondamenti della propria cultura tradizionale già traballante; quanto i genuini principi del Bushido fossero stati ormai tradotti in una retorica massificante e spersonalizzata iniziò ad essere chiaro a molti ufficiali superiori col procedere della guerra, tra i più eminenti dei quali il tenente generale Tadamichi Kuribayashi a cui fu dato il compito di difendere Iwo Jima fino alla fine (incarico che portò a termine alla lettera, perdendo la vita nei combattimenti). Tuttavia la sua coerenza nell’obbedire ai comandi, sebbene mantenendo la propria coscienza (nel “jisei” d’addio composto poco prima di morire scrisse: “Frecce e pallottole esaurite, tristi siamo caduti”) testimonia che una percezione del senso dell’onore genuinamente tradizionale, imperiale e non imperialistico, era ancora presente; lo stesso dicasi per l’ammiraglio Takijirō Ōnishi, creatore del corpo speciale dei kamikaze, il quale alla resa del Giappone compì il rituale “seppuku”, considerandolo non solo richiesto dal codice del Bushido, ma anche moralmente dovuto nei confronti dei suoi giovani piloti che si erano schiantati a vent’anni sulle navi americane. E quanto l’aggressività giapponese fosse un frutto spesso alimentato dalla retorica è testimoniato anche dal maggiore Gregory “Pappy” Boyington, asso dell’aeronautica dei Marines nel Pacifico, il quale, tenuto prigioniero per due anni in un carcere nipponico, poté osservare direttamente come l’attitudine alla crudeltà, alle sevizie e alla prepotenza fosse predisposta molto di più nelle giovani e indottrinate guardie giapponesi che non avevano mai trascorso un solo giorno tra gli orrori della prima linea.
      Alla resa del Giappone il governo americano ne approfittò per indebolire ulteriormente la cultura tradizionale del paese sconfitto, che già aveva subito i primi colpi con la decadenza dello shogunato Tokugawa e l’inizio d’una introduzione massiccia di “occidentalismo” forzato; gli americani distrussero tutte le copie del testo classico del Bushido “Hagakure” (in ciò seguendo le tracce del nazismo quando bruciava certi libri), che scomparve letteralmente dalla scena formativo-culturale mondiale per interi decenni.
      Credo che un valido ed elevato contributo per dipanare l’annosa e antipatica questione dei “buoni e cattivi” sia stato dato recentemente proprio da uno yankee, ovvero Clint Eastwood, il quale nel mirabile dittico cinematografico dedicato proprio alla battaglia di Iwo Jima dipana in modo pacato ed impietoso quanto la retorica d’ambedue le parti abbia finito col mandare al macello migliaia di giovani per un “nuovo mondo” di pace ed equilibrio che invero tuttora non esiste, senza tralasciare di descrivere, onorandolo, il valore genuino che molti partecipanti d’ambedue le fazioni seppero esprimere, a prescindere dalla posizione ufficiale dei rispettivi governi.

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      1. Tania 3 mesi fa

        Lei mi mette in pace con me stessa… Lei è incredibile… Questo commento l’ho capito tutto, sa, come la barzelletta del carabiniere che torna dalle ferie e dice sono diventato intelligente, non succede quasi mai che io capisca tutto il suo commento, sempre rimane lo stupore. Non occorre risposta, ovvio.

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  3. Walter 3 mesi fa

    Se la sono cercata e ben gli sta. Spero che si ricordino il motivo per cui sono stati bombardati con armi atomiche: imperialismo e presunzione di superiorità, come i tedeschi loro alleati.

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    1. PieroValleregia 3 mesi fa

      … le suggerisco di aggiornare la sua biblioteca storica; i giapponesi non si sono cercati un bel niente ma hanno subito mille
      provocazioni USA (smaniosi, nonostante la popolazione fosse nettamente contraria, di avere una scusa per entrare nel conflitto).
      Se posso ardire un suggerimento, legga questo libro: Il Giorno dell’Inganno, la verità su Pearl Harbour di Robert B.Stinnet. (ed.Net)
      Fidando nella sua intelligenza, dopo averlo letto, non scriverà mai più commenti come quello sopra.
      saluti e buona giornata
      Piero e famiglia

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      1. Walter 3 mesi fa

        La Storia, così come la raccontate, la conoscete solo voi. Io ho letto solo la versione ufficiale, quella di un Giappone fanatico e imperialista, e mi sembra coerente con il carattere di quel popolo (i kamikaze li hanno inventati loro, mica Hamas).
        Su Pearl Harbour sono state fatte diverse ipotesi, come per le Torri gemelle. Come succede in questi casi, la verità è annegata in un mare di ipotesi e non la conosceremo mai. Quindi, puoi sceglierti l’ipotesi che più ti piace e considerarla vera, nessuno potrà smentirti. Per come la vedo io, non è poi così importante stabilire chi ha voluto l’attacco di Perl Harbour e come abbia potuto realizzarlo.

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        1. PieroValleregia 3 mesi fa

          … come preferisce, ho solo voluto darle un suggerimento …
          fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza
          nel libro che ho citato non sono riportate ipotesi o, ancor peggio opinioni, ma fatti. Acclarati.
          la saluto e mi scuso di averla importunata
          Piero e famiglia

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        2. Franko 3 mesi fa

          Le verità che lei stà aspettando non sono “ipotesi” ma verità, oggi, provate da documenti (chi cerca, trova).
          Le verità ufficiali sono per la maggior parte delle bugie.
          Comunque, anche se per ipotesi i giapponesi fossero stati tutto quello che viene attribuito loro “ufficialmente”,
          non vedo proprio il motivo di scatenare questi massacri.
          Domanda:
          Che dobbiamo fare degli usa che sono responsabili di un numero incalcolabile di guerre dall’inizio
          della loro esistenza (cominciata con il genocidio dei nativi americani), che sono responsabili di circa 200 milioni di morti
          (sempre da quando esistono gli usa) ?
          Quello che ho scritto è solo un riassunto delle atrocità commesse da una banda di criminali chiamati usa/israel.
          Dunque, se prendiamo il caso Giappone/Hiroshima come metro internazionale.. 2 bombe atomiche sugli usa
          sarebbero di certo una punizione risibile.

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          1. Walter 3 mesi fa

            Sono d’accordo con te sul fatto che gli USA sono responsabili di un gran numero di guerre fin dall’inizio della loro esistenza. Questo, però, non implica affatto che Hitler fosse una brava persona o che i giapponesi siano un popolo mite e moderato. A me piace essere obiettivo e trovo ridicolo cercare di sovvertire completamente la realtà pur di dimostrare che gli USA hanno sempre avuto torto in ogni occasione e in ogni circostanza. Qua c’è gente che pur di dare contro agli USA è disposta ad elogiare il dittatore nord-coreano o a giurare che l’omicidio di Abele è stato commissionato a Caino dalla CIA. Allora forse è meglio che parliamo del presente, visto che il passato è quanto mai dubbio.

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      2. Citodacal 3 mesi fa

        Apprendo che Robert B. Stinnett, di cui non conoscevo l’opera (beneamato codesto scambio di segnalazioni), fu un marinaio americano (fotografo navale) pluridecorato durante la WWII (dieci Service Stars per la sua presenza in varie campagne; non equivalgono alle Award Stars che vengono assegnate per meriti di combattimento, ma rappresentano pur sempre qualcosa). La psiche umana risulta spesso viziosa e imprevedibile, onde per cui si possa sempre invocare la smania di protagonismo, invece dell’alquanto più rara oggettiva sete di verità, a spingere su certe scelte e azioni. Rimane il fatto che molti americani siano diventati piuttosto scettici, a dir poco, in merito alle versioni ufficiali su Pearl Harbor (oltre che, successivamente, per le Twin Towers e le fatidiche armi di distruzione di massa); rimane il fatto che, anche qualora non riescano a dimostrare esaurientemente le tesi emerse a seguito delle loro ricerche, non sia nemmeno possibile confutarle altrettanto esaurientemente.

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        1. PieroValleregia 3 mesi fa

          … bravo Cito (ma non avevo dubbi al riguardo), lei cerca, si informa, osserva, confronta, vaglia e deduce.
          @Franko: le “verità ufficiali” sono, spesso, menzogne.
          Durante la IGM i prussiani vennero accusati di mille nefandezze ( e alcune le commisero sicuramente), tra queste quella che
          durante la loro penetrazione in territorio belga, fossero usi a strappare i neonati dalle braccia delle mamme, lanciarli in aria
          per poi infilzarli o con le baionette o, ancor più raccappricciante, con la punta del loro famoso elmetto, notizia riportata da
          numerosi quotidiani inglesi del periodo … dopo diversi anni, in forma ufficiale, gli stessi inglesi ammisero che si trattava
          solo di propaganda bellica, atta ad instillare l’odio verso i crucchi, nella popolazione albionica …
          saluti
          Piero e famiglia

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    2. Citodacal 3 mesi fa

      Esistono parecchi punti oscuri su Pearl Harbor, tali da lasciare quantomeno un lecito e fondato dubbio. Riassumendo: al momento dell’attacco tutte le portaerei americane (su cui si fonderanno i grandi scontri navali del Pacifico) erano in alto mare, lasciando in rada le navi da battaglia più “attempate” ed esposte; le difese della rada apparvero troppo lasche per il crescente clima bellico col Giappone; la stazione radar di Oahu, a pochi km da Pearl Harbor, osservò i tracciati della prima ondata aerea di Nagumo mezz’ora prima dell’attacco, ma la comunicazione inoltrata fu ignorata da chi di dovere, o sottovalutata (si parlò d’inesperienza dell’ufficiale responsabile); l’ambasciatore giapponese che doveva consegnare la dichiarazione formale di guerra agli Stati Uniti venne fatto attendere dai funzionari americani inspiegabilmente più del necessario. Fu soltanto una serie fortuita di coincidenze? Di fatto diedero agli Stati Uniti una forte e necessaria motivazione presso l’opinione pubblica.
      In merito ai “kamikaze”, è stato fatto osservare in sedi diverse e da menti più autorevoli di quella del sottoscritto come un loro avvicinamento alle moderne tecniche di terrorismo sia non solo inaccettabile, ma del tutto improprio, per il fatto che i corpi speciali e dell’Esercito e della Marina Imperiale giapponese avevano come scopo i soli obiettivi militari, e non indiscriminatamente civili, come oggi ad opera dei terroristi; simile intento suicida in ambito militare quindi è da considerarsi soltanto poco più audacemente estremo dell’andare a mettere un tubo “bangalore” sotto al filo spinato coperto dalle mitragliatrici, o lanciarsi all’assalto sotto una pioggia di fuoco, o fare da scudo ai propri compagni.
      È certo interessante, e spesso sommuove l’animo al netto dei sentimentalismi, leggere molte lettere lasciate dai “kamikaze”, ove si compone l’immagine di giovani uomini sorprendentemente sereni e consapevoli – lungi dall’essere fanatici –, che sentono come una forma di dovere quella di sacrificare la propria vita, per la quale l’ultimo tenero pensiero va spesso alla madre e al paese natale.
      Ed è significativo il fatto per cui riuscissero talora a strappare il rispetto perfino degli avversari che se li vedevano piombare addosso: fatto di non poco conto, sebbene paradossale, se si considera a paradigma l’accadimento che vide protagonista la portaerei USS Franklin, colpita duramente da un attacco “kamikaze” che gli costò 800 vittime, sui cui ponti sventrati gli infermieri dovettero amputare usando anche lamette da barba e accette.

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  4. Aldus 3 mesi fa

    L’uso delle atomiche da parte degli USA è stata una cinica azione di esperimento reale del loro armamento. La frottola dell’averlo dovuto fare per porre termine alla guerra, è in linea col mare di bugie degli Yankee, ai quali ora del resto non crede più nessuno. E quasi quasi credo che gli USA abbiano attirato loro in una guerra il Giappone, perché troppo a loro alternativo e concorrenziale nell’Oceano e negli arcipelaghi. Praticamente lo hanno costretto ad entrare in guerra…E i Giapponesi non avevano altra scelta.
    E poi è emblematico come subito dopo la pace firmata, gli Yankee abbiano preteso la consegna di tutte le spade dei Samurai, che rappresentavano i simboli religiosi delle famiglie più importanti e influenti in Giappone.

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  5. Giorgio 3 mesi fa

    Walter, Franko, Cito e Piero, non vedo la differenza tra il morire per mano Gialla, yankee, lurca, sempre di morte si tratta, potreste suggerirmi dei punti dove si differenziano? Grazie.

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    1. PieroValleregia 3 mesi fa

      …perchè fa “finta” di non capire ? eppure è adulto o ha solo voglia, come si dice dalla mie parti, di menare il belino ?
      la esento dal rispondermni con i suoi (presunti) dotti panegirici
      saluti e buona serata
      Piero e famiglia

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      1. Giorgio 3 mesi fa

        Non è che faccio finta di non capire, proprio non riesco a giustificare queste vostre antitetiche posizioni che mi rivelano la confusione che alberga dentro ognuno di voi.
        La vita non è proprietà di nessuno individualmente ma è un dono o una condanna elargiti dalla natura.
        Il prof. Mario Merlino che spesso è ospitato sul sito “Ereticamente” assieme a Roberto Pecchioli è un simpatizzante come lei e Cito della filosofia giapponese ma non è o non ha voluto giustificarmi “il suicidio” contemplato in quella cultura ed attuato dai “cavalieri” di quelle terre.
        Non capisco che nobiltà d’animo esprima detta arbitrarietà che insiste nel rubare il dono della vita, perché di furto si tratta.
        Voi, come Marco Cappato, custodite delle certezze che non si capisce da dove sortiscano, visto che sono meta-dimensionali, avete forse compiuto il viaggio astrale come la nostra sodale di blog Tania?
        Certezze che evitate accuratamente di porre in gioco perché temete che una volta sbandierate vaporizzino ed è vergognoso rimanere in mutande.
        Mi divertite quando vi loricate con i mutismi.
        Piero mi indichi quando io, a vostra differenza, non abbia risposto a qualcuno, anche se il quesito sembrava banale. Non ho remore., rispondo sempre del mio operato senza alcun infingimento.

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        1. PieroValleregia 3 mesi fa

          … per essere ateo, è più dogmatico di un benedettino del 1300 …
          la saluto
          Piero e famiglia

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          1. Citodacal 3 mesi fa

            Concordo appieno; motivo per cui un ateo autentico e coerente (raro a trovarsi) ha maggiori possibilità d’incontrare Iddio che non un falso e ipocrita credente.

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          2. Giorgio 3 mesi fa

            Mere pretestuosità.

            Dal dizionario di Google:
            dogma
            dòg·ma/
            sostantivo maschile
            Principio che si accoglie per vero o per giusto, senza esame critico o discussione: proclamare un d.; part., nella teologia cattolica, verità rivelata da Dio o definita dalla Chiesa come tale, imposta ai credenti come articolo di fede.
            In biologia: dogma centrale, principio fondamentale della biologia molecolare secondo cui la trasmissione dell’informazione genetica avviene nelle tre fasi successive della duplicazione del DNA, della trascrizione in RNA e della traduzione in proteina; è universalmente valido nel mondo vivente salvo rare eccezioni, come quella dei retrovirus il cui genoma RNA viene trascritto in DNA dall’enzima transcriptasi.
            Il dogmatico sarei io?
            Se non si ha la padronanza dell’etimologia della lingua con cui ci si esprime si dovrebbe ritirarsi in religioso silenzio onde evitare figuracce.

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        2. Citodacal 3 mesi fa

          Premesso come il termine “simpatizzante” risuoni ridicolo nel rapportarsi al confronto con ogni Via (ridicolaggine a cui non attribuisco certo a Lei, Giorgio, la responsabilità) il senso del “seppuku” si ritrova nel fatto che il Bushido rappresentava, tra le mille sfaccettature che mostrò, una forma di spiritualità, equivalente ai tradizionali Piccoli Misteri occidentali. Avendo un “samurai”, il cui significato letterale è propriamente quello di “servitore”, a che fare direttamente con la morte, la sua vita e i suoi atti si traducevano in un confronto/incontro metafisico con la medesima, analogamente al Cavaliere medievale, ma anche a quanto praticavano – e praticano tuttora – con forme apparentemente differenti, i monaci, aderissero essi alle varie scuole del buddismo (soprattutto zen), o al cristianesimo cattolico ed ortodosso (ma anche l’induismo conosce ordini monastici), al punto che per chiunque dei citati valeva – e continua a valere – quanto riporta Hagakure (I, 2): “Quando un samurai è sempre pronto a morire, padroneggia la Via”. Ciò non si traduce in una semplice e affettata prova o manifestazione ostentata di coraggio o “virilità guerriera”, come spesso si continua a credere tuttora, ove la componente psichica egoica è ancora ben presente nel reclamare narcisistiche e grossolane attenzioni che hanno a che fare con l’orgoglio e la vanità: si trattava e si tratta del nobile tentativo di trascendere se stessi attraverso il ruolo che la sorte ha assegnato, andando oltre l’attaccamento a un’esistenza che, per quanto possa esser prodiga di onori e felicità, ma anche del loro contrario, rimane peritura come il sogno; pertanto (Hagakure, II, 105-106): “Considerare il mondo alla stregua di un sogno è corretto. Durante un incubo uno tenta di svegliarsi e dire a se stesso che è solo un sogno. Il mondo attuale non va inquadrato in una prospettiva differente”. Pertanto anche la valenza di “suicidio” secondo inteso dal moderno e attuale concetto e modo di sentire è del tutto inadeguata a rendere il compito del “seppuku”.
          Giunti al punto in cui la vita e la morte vengono vissute in piena coscienza come essere la medesima cosa – non identiche, ma separate: la medesima cosa (quanto potrebbe coincidere con ciò che Lei delinea affermando che la morte non esista – ma non esiste nemmeno un ego stabile e duraturo) –, il vivere o il morire non fa alcuna differenza: e si può continuare a “vivere” in pieno vigore essendo tuttavia morti a se medesimi (così come han dato mostra molti santi d’ogni religione); e allora vale ancora l’esortazione (sempre Hagakure I, 2) per cui “Davanti all’alternativa della vita e della morte è preferibile scegliere la morte. Non c’è bisogno di pensarci; presa la decisione si va avanti”. Quest’esperienza rifugge dal pessimismo e dalla cupezza che le attribuiscono erroneamente gl’incapaci ad elevarsi oltre le contingenze transitorie, restando essi intrappolati nell’attaccamento esistenziale, che confondono con la libertà essenziale: viceversa, in una siffatta esperienza consapevole lo spirito torna completamente libero e desto, tende al sovraindividuale e si libera dalle catene temporali della caducità; così come aveva intuito lo stesso Eraclito (21 Diels-Kranz): “Morte è quanto vediamo stando svegli, sonno quanto vediamo dormendo”.

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          1. Giorgio 3 mesi fa

            Cosa intende con questa locuzione? “…trascendere se stessi attraverso il ruolo che la sorte ha assegnato, ”
            E cosa è la sorte per lei?

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        3. Citodacal 3 mesi fa

          Per confermare lo spirito di nobile “leggerezza” del samurai, aggiungo il testo dei “jisei” attribuiti a tre dei 47 ronin storici, composti prima di partecipare all’assalto al palazzo di Kira (gesto impedito dalle leggi Tokugawa, per cui vennero richiesti di compiere “seppuku”, – ben sapendolo in precedenza – come decisione per rispettare e preservare il loro onore di servitori fedeli al loro signore):

          Ammirando i fiori
          e bevendo un sorso di sake
          tra le nuvole fredde
          che arrivano dal mare
          e i doveri di questo mondo polveroso
          saluto l’alba, la neve, il gelo e il vento.
          (Kimura Okaemon Sadayuki)

          Il viaggio sul sentiero della morte
          a lungo atteso
          ora mi è noto
          così decido il mio destino
          prima di te che non conosci questa via.
          (Yukukawa Sampei Munenori)

          Quale fortuna vedere
          sul sentiero della montagna della morte
          fiorire i ciliegi.
          (Takebayashi Tadashichi Takashige)

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      2. Aldus 3 mesi fa

        Piero, hai un bricchettu per accendere le luci nella mente di chi crede ancora ai “buoni” Ammerikkani?

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        1. PieroValleregia 3 mesi fa

          … ritengo sia inutile; come è inutile “dialogare” con Giorgio: scrive i testi, la musica, dirige l’orchestra e suona tutti gli strumenti, mi ricorda i
          trinariciuti di guareschiana memoria …
          la saluto
          Piero e famiglia

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          1. Giorgio 3 mesi fa

            Troppa grazia sant’Antonio!

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    2. Citodacal 3 mesi fa

      La differenza sta nel senso con cui morire, il che rappresenta una ricerca a prescindere da molte cose (tra cui la differenza di nazionalità, credo religioso e adesione politica), ed è affatto simile al senso con cui s’intenda davvero morire anche placidamente distesi sul letto di casa, o in qualsivoglia altra circostanza esso accada.

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      1. Giorgio 3 mesi fa

        Cito, non saprei contare quante volte ho scritto che la morte non esiste, ma non mi sembra che abbandonare il vestito corporeo distesi placidamente sul letto di casa, cosa che ultimamente non succede più, sia la stessa cosa che procurarsela con un oggetto terzo.
        Sono convinto che sia un’idiozia abbandonare volutamente il corpo fisico per motivi di nazionalità, credo religioso, adesione politica o per patologie varie.

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  6. Werner 3 mesi fa

    Il Giappone nelle zone occupate dal suo esercito, come Cina e Corea, attraverso i suoi soldati ha commesso atrocità indescrivibili ai danni delle popolazioni civili, ma non per questo andava colpito con l’atomica. Ripeto, ormai era in ginocchio, prossimo alla resa, speranze di resistere non ne aveva più, l’uso (vigliacco) dell’atomica poteva essere evitato.

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    1. Aldus 3 mesi fa

      sospetto che tali atrocità siano state ingigantite ad arte dai soliti americani. Del resto i Giapponesi si trovavano di fronte a gente che seppelliva i prigionieri vivi in terra sino al collo e poi li cospargeva di miele o altro per farli mangiare dalle formiche.

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      1. Werner 3 mesi fa

        Le falsificazioni ad arte dei fatti storici non mancano mai, soprattutto quando si tratta della guerra, in cui com’è noto a scrivere la storia sono sempre i vincitori. Sui crimini di guerra giapponesi nella seconda guerra mondiale, è possibile che vi furono manipolazioni dei fatti e delle cifre da parte degli USA, ma non vi sono fonti alternative da parte di storici non allineati che li smentiscano o li neghino.

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        1. Citodacal 3 mesi fa

          Il carattere tradizionale giapponese accosta rudezza marziale a gentilezza; quel tipo di rudezza non è lo stesso dello spaccone yankee un poco ottuso, e ormai spesso purtroppo dell’individuo medio occidentale contemporaneo, è piuttosto una rudezza essenziale, scarna, niente affatto ostentativa e assai immediata (ricordo alcuni allenamenti col maestro Shirai in cui il suo tono era in grado di passare da un sibilo tagliente quanto sgradevole a un breve eloquio dolce e comprensivo nel giro di un attimo); è possibile che ciò abbia contribuito a percepire il soldato giapponese come rozzo e pronto ad ogni mancanza di compassione e umanità. Di fatto atrocità ed eccessi di ferocia vennero compiuti e non mi risulta che gli stessi giapponesi abbiano mai smentito la loro esecuzione; resta da determinare, semmai si potrà fare e se ancora potrà interessare alcuno, quanto la loro messa in atto sia dipesa da una sostanziale minoranza delle intere forze armate nipponiche, e quanto invece la massa dei soldati e degli stessi ufficiali abbia soggiaciuto tacitamente, e per tema di ritorsione, alle medesime.

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          1. Werner 3 mesi fa

            Il fatto che non abbiano mai smentito i loro crimini di guerra può anche essere dovuto al fatto che furono sconfitti e quindi in un certo senso si sono dovuti allineare. Ricordiamoci che tra le imposizioni che gli USA fecero al Giappone ci fu quella fatta all’imperatore Hirohito di rinunciare alla “natura divina” fino ad allora appartenuta a tutti gli imperatori giapponesi.

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  7. Tania 3 mesi fa

    Non ho parole per dire che meraviglia di persone siete, in particolar modo ora, su questo argomento, è un piacere leggere controinformazione, non condivido ciò che dice Walter, ognuno la pensa come vuole, io dico che gli USA altro non sanno fare con gli altri che guerre e prepotenze, mi dimostrino che sanno anche porsi in maniera diversa, non da “conquistatori senza se e senza ma” e poi ne riparliamo, santo Iddio, sanno solo UCCIDERE PER RAZZIARE, CONQUISTARE, mai per mercanteggiare… e che cavolo!
    A Ravenna città della mia mamma, mi raccontava che a fine guerra 50 tedeschi portavano un cannone da una parte all’altra della città che solo loro erano rimasti e quel cannone, gli “alleati”, cioè gli USA per capirci, lo sapevano benissimo, i partigiani li avevano informati, ebbene bombardarono Ravenna quasi rasa al suolo, 3000 morti, sti porci!
    I fatti dimostrano cosa sono gli USA, loro stessi ogni giorno dimostrano con i FATTI chi sono. PUNTO.
    E non si smentiscono mai, passano gli anni ma loro macché, sempre uguali a se stessi, sempre le stesse cose…

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    1. Tania 3 mesi fa

      Io voglio capire cosa c’è di nobile nei gesti degli USA.
      Qualcuno trova che le loro gesta abbiano qualche nobiltà?
      Io li trovo brutali, primitivi a cui è stata data in mano un arma…

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