"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Guai a toccare i simboli dell’Unione Europea (si finisce in galera)

Di Stefano. ruba bandiera

Che ingiustizia finire in carcere per una bandiera

“http://www.ilgiornale.it/news/interni/976285.html” target=”_blank”>Fonte: Il Giornale

Solo contro il leader di Casa Pound tanto rigore: per compiacere la UE

Roma – Chi tocca l’Europa del rigore muore. O, fuor di metafora, finisce dietro le sbarre. Ne sa qualcosa il vicepresidente di Casa Pound, Simone Di Stefano, che da sabato mattina è rinchiuso in una camera di sicurezza della questura di Roma, in attesa di essere processato per direttissima stamattina.

Di Stefano è stato arrestato con l’accusa di furto pluriaggravato dopo essere salito con una scala sul balcone della sede di rappresentanza in Italia della Commissione europea e aver lanciato la bandiera pluristellata al centinaio di manifestanti che aspettava lì sotto sventolando i tricolori. Lo scopo del blitz, pacifico, era simbolico: sostituire il vessillo UE con quello nazionale. Gli agenti però, quando Di Stefano stava ancora salendo verso il balcone, hanno caricato i manifestanti, una ventina dei quali hanno riportato ferite alla testa, e ne hanno denunciati tre a piede libero, oltre a rinchiudere il leader del movimento. La bandiera azzurra dell’Unione europea, intatta, è stata riconsegnata in questura poco dopo.

Se la cronaca è tutta qui, resta il paradosso di un arresto che appare grottesco e sproporzionato, talmente simile a un gesto in odore di sudditanza e in omaggio alla dittatura degli euroburocrati da finire per convalidare le ragioni della protesta di Casa Pound e Forconi. Le manganellate, la cella, una giustizia che si scopre improvvisamente rapidissima e inflessibile strizzando l’occhio a Bruxelles suonano come una punizione esemplare, ma è un pessimo esempio, per la «lesa maestà» a un simbolo dei padroni del rigore europeo.

Una punizione, tra l’altro, acrobaticamente incardinata in un reato improbabile, il furto pluriaggravato, nonostante la restituzione del «maltolto».

Tralasciando i tanti autori di reati comuni che in carcere nemmeno ci si affacciano, non si ricorda un simile zelo nei tanti episodi in cui, negli ultimi anni, è stata la bandiera nazionale, il tricolore, a essere vilipesa o bruciata. E nemmeno dopo il blitz di Greenpeace a Palazzo Farnese del 1995 – dalla dinamica molto simile, con tanto di bandiera francese ammainata da Gianna Nannini arrampicata sul balcone dell’ambasciata – tintinnarono manette.

L’Europa, però, non si può toccare. E l’enormità dell’arresto del «rubabandiera» Di Stefano solleva solo poche obiezioni dalla politica, tutte targate FdI. Guido Crosetto affida a Twitter il suo sconcerto, chiedendosi se «veramente questo Di Stefano è stato arrestato perché ha tolto una bandiera Ue», e il capo delegazione di Fratelli d’Italia all’Europarlamento, Carlo Fidanza, s’interroga sui motivi del «trattamento speciale» riservato sabato ai manifestanti del «dissenso anti Ue»: «Far rispettare la legge è una priorità per tutti, ma si deve fare con uniformità e proporzionalità». La questione non è politica. Non riguarda CasaPound o i Forconi. È in gioco la libertà personale. Non si può finire in cella per aver criticato l’Ue e le sue politiche. Almeno fino a quando l’anti europeismo non diventerà un reato.

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata dal carcere da Simone Di Stefano

Il pm ha detto che quella bandiera, quella dell’UE, aveva un valore spirituale.

“Non mi è stato concesso di parlare, altrimenti l’avrei detto, che quella bandiera non ha assolutamente alcun valore spirituale perché rappresenta una costruzione tecnico-finanziaria che si basa sullo schiavismo dei popoli europei.
Quella italiana è una bandiera intoccabile. Lo sono questa e le altre dei popoli europei perché sono intrise del sangue delle persone, degli eroi che sono morti per difendere quei colori. Quella dell’Unione Europea è solo intrisa di soldi, di denaro e forse del sangue, è quello che volevamo dire con quell’azione, di chi è morto sotto lo schiaffo dell’usura dell’Unione Europea che sta portando il paese al fallimento.
L’avrei voluto dire , non mi è stata concessa la parola e lo dico adesso a voi.
Invito tutti a dimostrare non solo a questa nazione ma a tutta Europa che ci sono Italiani che non si arrendono, ci sono ancora Italiani che hanno gli attributi per protestare con forza contro quello che sta succedendo oggi, lo Stato è frantumato.
Se voi aveste potuto vedere quello che ho visto io in questi 2 giorni nelle caserme, nelle carceri, qual è la situazione dello Stato Italiano, poltrone rotte, materassi bucati. Lo Stato sta morendo e ci sono italiani che devono prendersi la responsabilità di tornare a far sventolare alta questa nostra bandiera.
Grazie mille a tutti quanti, grazie!”

Simone Di Stefano

*

code