"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Globalizzazione contro il multipolarismo

No al la globbalizacion

Riportiamo una interessante intervista al prof. Claudio Mutti, direttore della rivista EURASIA

NS- Qual è la sua idea sull’odierno ordine mondiale/sistema internazionale? Lo considera giusto? Se si, allora perchè? Se no, come pensa che possa essere cambiato? Sta già accadendo?
CM- Se, come eredi della cultura Greca, accettiamo il punto di vista aristotelico e pensiamo che l’ordine è una disposizione armonica (tàxis) la cui causa è l’Intelletto universale (noûs), allora dobbiamo per forza dire che l’attuale sistema internazionale non solo non è un sistema giusto, ma non può nemmeno essere chiamato un ordine.

Non è un ordine, perché non è fondato sul noûs, ma sull’epithymía, ovvero sull’immoderato appetito che storicamente si è manifestato nell’imperialismo usurocratico ed è rappresentato al più alto livello dagli Stati Uniti d’America. L’attuale sistema internazionale non è un sistema giusto, perché la giustizia vuole assegnare a ciascuno il suo (suum cuique tribuere), mentre questo sistema non solo si rifiuta di dare il dovuto ai Popoli, ma prende anche terra e acqua da loro, come ad esempio in Palestina sotto il giogo israeliano. Inoltre il sistema unipolare appare come una tirannia mondiale. Ma questa tirannia comincia a vacillare, perché l’emergere di altre potenze continentali sta annunciando la nascita futura di un mondo meno sbagliato di quello attuale.


NS -Qual è la sua opinione sulle teorie sull’egemonia globale americana o unipolarismo? In che modo la globalizzazione è collegata a ciò? È una benedizione nascosta o una maledizione per le genti del nostro pianeta? Quale, nella sua opinione, è la caratteristica primaria di questa egemonia, di questo dominio: militare, culturale, economica o qualche altro fattore o combinazione di fattori?

Claudio Mutti
CM- È chiaro che il progetto Statunitense di egemonia unipolare è fondato sulla combinazione di vari fattori. C’è il fattore militare, che consiste in una rete globale di basi militari. C’è il fattore economico, che consiste nell’espropriare i popoli delle loro ricchezze e dei frutti del loro lavoro attravero le varie istituzioni usurarie con base negli Stati Uniti. C’è il fattore culturale, che è la colonizzazione della vita di tutti i giorni che si manifesta non solo nella simbologia, nelle arti, nella musica, nella gastronomia e nei divertimenti, ma anche nell’heideggeriana “Dimora dell’Essere”, ovvero il linguaggio. Infatti, anche se non dobbiamo per forza comunicare tra noi in inglese, di solito noi introduciamo parole prese in prestito dall’Inglese nei nostri discorsi. Ma nel progetto egemonico statunitense c’è anche un potente fattore “religioso”: un messianismo secolarizzato fondato su una reclamata consacrazione divina di natura veterotestamentaria, una inversione parodistica che i miei amici russi facilmente riconosceranno come il marchio caratteristico dell’Anticristo.
NS- Quali Paesi, gruppi di Paesi o forze sociali e politiche possono essere in grado di sfidare l’egemonia americana e in che modo?
CM- L’egemonia statunitense può essere sfidata solo da un potere o da un blocco di poteri disponenti degli stessi requisiti che hanno permesso agli Stati Uniti di conquistare il mondo: dimensioni continentali, demografia, tecnologia, potenziale industriale, armamento nucleare, prestigio culturale, forte sistema politico, volontà di governare. Solo l’Unione Eurasiatica e la Cina possono costituire la parte più forte di tale blocco continentale, che sarebbe capace di espellere gli Stati Uniti dal nostro emisfero.
NS- Cosa pensa delle idee di globalismo e di governo globale? Sono idee possibili o desiderabili?
CM- Mezzo secolo fa, Ernst Jünger profetizzò il Weltstaat come coronamento della globalizzazione, come il risultato inevitabile dell’influenza esercitata dalle potenze mondiali come la Tecnica e l’Economia. Nonostante Jünger ammetta che la peculiarità umana sia il libero arbitrio, lui comunque considera l’uomo come un “figlio della terra”, impegnato in un processo cosmico determinato da poteri più forti della libertà umana. Sarebbe facile rispondere che, secondo la dottrina taoista, il “Vero Uomo” è per eccellenza il “Figlio del Cielo e della Terra”, così che il suo volere, consciamente cooperante con il Cielo, possa controbilanciare il destino terreno e neutralizzarlo.
NS- Un ordine mondiale multipolare è possibile? A cosa potrebbe somigliare un ordine mondiale multipolare nell’età moderna? Un ordine mondiale multipolare sarebbe preferibile a un ordine mondiale unipolare o bipolare? Perchè o perchè no?
CM- Certamente, l’ordine multipolare sarebbe migliore di quello unipolare o bipolare, perché renderebbe possibile una distribuzione della ricchezza geopolitica più equa. A cosa potrebbe somigliare? La saggezza Latina insegna che “Ogni confronto azzoppa”; ciononostante l’idea dell’ordine multipolare mi fa pensare al progetto dello Zar Alessandro I esteso all’intera dimensione eurasiatica: una sorta di nuova Santa Alleanza, in cui gli antichi imperi europei sono sostituiti dai poli geopolitici emergenti nell’intero continente. L’unità continentale indio-latina completerebbe il panorama multipolare e gli Stati Uniti sarebbero solo una potenza nordamericana, a meno che la previsione del Signor Panarin divenga vera.
NS -Cosa definisce un “polo” nella teoria delle relazioni internazionali? Come collega il concetto di un “polo” con altri concetti strutturali di analisi delle relazioni internazionali come “Stato sovrano”, “Impero” e “Civiltà” (anche al plurale)? La sovranità, come concetto, sta venendo sfidata dalla globalizzazione e dal governo globale? La ‘Teoria della Civiltà’ è valida come strumento concettuale nello studio delle relazioni internazionali?
CM- Geopoliticamente parlando, un “polo” è uno Stato indipendente che esercita una potente influenza sui territori contigui a esso e che sia capace di aggregarli ad esso. In altre parole, un “polo” è il catalizzatore che ordina e unisce un’area geopolitica avente una civiltà comune. Riguardo il concetto di “Impero”, credo che oggi sia totalmente frainteso, così che molta gente, confondendo la realtà con la sua sinistra caricatura, parli di un “impero Americano”! Per parlare propriamente e correttamente di “Impero” le condizioni indispensabili sono le seguenti: grandi dimensioni territoriali, coesistenza di popoli e comunità religiose diverse, principio costituente sovranazionale. “Fecisti patriam diversis gentibus unam”, secondo la formula Romana.

NS- Come vede il ruolo del suo Paese in un possibile sistema multipolare?
CM -Essendo soggetta agli Stati Uniti ed essendo costretta a coprire il ruolo di portaerei americana nel Mar Mediterraneo, ora l’Italia non è libera di adempiere alla sua naturale funzione, che è connessa alla sua posizione geografica, in direzione dei Balcani e del Nord Africa. Solo dopo la disarticolazione del sistema occidentale e la nascita dell’ordine mondiale multipolare, l’Italia potrà raggiungere il suo potenziale più alto, come l’organo mediterreneo di una Europa unificata e indipendente.

L’intervista è stata realizzata da Natella Speranzskaya

Fonte: Millenium

 

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