"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

GLI USA MINACCIANO LA RUSSIA PER L’ACCORDO STRACCIA-DOLLARO

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Di Tyler Durden

In seguito al potenziale formidabile accordo sul gas tra Russia e Cina, e dell’accordo per il baratto del petrolio tra Russia e Iran, sembra che gli USA stiano cominciando a preoccuparsi molto per il loro onnipotente petrodollaro:
-hanno ammonito la Russia e l’Iran contro l’accordo sul baratto;
hanno affermato che ciò farebbe scattare delle sanzioni;
hanno trasmesso la preoccupazione al governo iraniano attraverso ogni canale.
Sospettiamo che queste sanzioni avrebbero più mordente rispetto ad alcuni divieti di viaggio, ma si tratta probabilmente di un altro epico fiasco geopolitico risultante da quella che voleva essere una dimostrazione di forza e invece si sta rapidamente rivelando una conferma terminale di debolezza.


Come abbiamo spiegato in precedenza, la Russia sembra perfettamente a suo agio nel telegrafare che è altrettanto disposta ad usare il baratto (e, “non sia mai”, l’oro) e presto altre valute “regionali”,
che ad usare il dollaro USA: non proprio l’esito sperato del blocco imposto dall’Occidente, che pare esserglisi ritorto contro e aver ulteriormente influito sullo status intoccabile del petrodollaro.
Se Washington non riesce a fermare questo accordo, ciò costituirà per altri paesi un segnale che gli USA non sono disposti a rischiare gravi dispute diplomatiche, a scapito del regime di sanzioni.
E l’articolo de “La Voce della Russia” (http://voiceofrussia.com/2014_04_04/Russia-prepares-to-attack-the-petrodollar-2335/) afferma:

La posizione del dollaro USA quale moneta base per il commercio globale dell’energia conferisce agli USA svariati vantaggi ingiusti. Pare che Mosca sia pronta per sottrarre quei vantaggi.
L’esistenza dei “petrodollari” è uno dei pilastri della potenza economica americana perché crea una significativa domanda esterna della valuta americana, permettendo agli USA di accumulare debiti enormi senza fare default. Se un compratore giapponese vuole acquistare un barile di petrolio saudita, deve pagare in dollari anche se nessuna compagnia petrolifera americana ha mai toccato quel barile. Il dollaro ha mantenuto una posizione dominante nel commercio mondiale per così tanto tempo che perfino le forniture di gas della Gazprom all’Europa sono prezzate e pagate in dollari USA.
Fino a poco tempo fa, una parte significativa del commercio tra UE e Cina era prezzato in dollari. Ultimamente, la Cina ha guidato gli sforzi dei BRICS per rimuovere il dollaro dalla sua posizione di principale valuta globale, ma la “guerra di sanzioni” tra Washington e Mosca ha dato impeto al progetto tanto atteso di lanciare il petrorublo e togliere tutte le esportazioni russe di energia dalla valuta USA.
I maggiori fautori di questo piano sono Sergey Glaziev, consigliere economico del presidente russo, e Igor Sechin, amministratore delegato della Rosneft, la più grande compagnia petrolifera russa, e stretto alleato di Vladimir Putin. Entrambi sono stati molto espliciti nel loro tentativo di sostituire il dollaro con il rublo russo. Diversi ufficiali russi di massimo livello stanno ora spingendo avanti il piano.
Per primo è stato il ministro dell’economia, Alexei Ulyukaev, che ha dichiarato al canale Russia 24 che le compagnie energetiche russe devono scaricare il dollaro: “Devono essere più coraggiose e firmare contratti in rubli e nelle valute dei paesi partner” ha affermato.
Poi, il 2 marzo, Andrei Kostin, amministratore delegato della banca statale VTB, ha detto alla stampa che Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport, compagnia statale specializzata nelle esportazioni di armamenti, possono cominciare a commerciare in rubli: “Ho parlato con i manager di Gazprom, Rosneft e Rosoboronexport, e a loro non dispiace convertire le loro esportazioni al rublo. Hanno solo bisogno di un meccanismo per farlo.” ha detto Kostin ai partecipanti all’incontro annuale dell’Associazione Bancaria Russa.
A giudicare dall’affermazione fatta allo stesso incontro da Valentina Matviyenko, presidentessa della camera alta del parlamento russo, si può ritenere che non saranno risparmiate risorse per creare tale meccanismo: “Alcune ‘teste calde’ tra chi prende le decisioni si sono già dimenticate che la crisi economica globale del 2008 -che il mondo sta ancora pagando- cominciò con il crollo di certi istituti di credito negli USA, in Gran Bretagna e in altri paesi. Ecco perché crediamo che qualsiasi azione finanziaria ostile costituisca una lama a doppio taglio, e che il più piccolo errore rimanderà il boomerang a chi l’ha lanciato.” ha dichiarato.
Sembra che Mosca abbia deciso chi controllerà il “boomerang”. Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, è stato nominato per presiedere il comitato di direzione della borsa merci di San Pietroburgo. Nell’ottobre 2013, parlando al Congresso Mondiale per l’Energia in Corea, Sechin ha richiesto un “meccanismo globale per commerciare il gas naturale” e ha proseguito suggerendo che “è consigliabile creare una borsa internazionale per i paesi partecipanti, dove le transazioni possano essere registrate usando valute regionali.”
E’ chiaro che uno dei leader più influenti del commercio globale dell’energia possiede lo strumento perfetto per rendere tale progetto una realtà. Una borsa merci russa, dove i prezzi di riferimento per il petrolio e il gas russi saranno in rubli anziché in dollari, assesterà un forte colpo al petrodollaro. La Rosneft ha recentemente firmato una seria di importanti contratti per le esportazioni di petrolio alla Cina e sta per firmare un colossale accordo con le compagnie indiane. In entrambi gli accordi non sono coinvolti dollari USA.
L’agenzia Reuters riporta che la Russia sta per cominciare con l’Iran il baratto di beni in cambio di petrolio, il che fornirà alla Rosneft circa 500.000 barili di petrolio iraniano al giorno, da vendere nel mercato globale.

La Casa Bianca e i russofobi al senato sono lividi e stanno cercando di bloccare la transazione, in quanto apre scenari molto gravi e difficili per il petrodollaro. Se Sechin deciderà di vendere questo petrolio iraniano in rubli attraverso una borsa russa, tale mossa aumenterà la probabilità del “petrorublo” e danneggerà il petrodollaro.
Si può dire che le sanzioni USA hanno aperto un vaso di Pandora di guai per la valuta americana. La risposta russa sarà sicuramente spiacevole per Washington, ma cosa succederà se altri produttori e consumatori di petrolio decideranno di seguire l’esempio della Russia?
Il mese scorso, la Cina ha aperto due centri per processare i flussi di commercio denominato in yuan, uno a Londra e uno a Francoforte. I cinesi stanno forse preparando una mossa simile contro il dollaro? Lo scopriremo presto.

Infine, chi è curioso su cosa potrebbe succedere dopo, però non all’Iran ma alla Russia, dovrebbe leggere “Dal petrodollaro al petrodoro: gli USA stanno ora cercando di tagliare l’accesso dell’Iran all’oro.” (From Petrodollar to Petrogold)

Traduzione: Anacronista

Fonte: Zerohedge

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