"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Gli strumenti hi-tech della propaganda dell’ISIL

di Vladimir Platov

Tra le odierne minacce terroristiche, l’ISIL non spicca solo per potenza militare ed economica, ma anche per la padronanza della propaganda diffusa tramite i media e i social network. E’ curioso che, nonostante il gruppo intenda istituire uno “stato islamico” basata su regole di condaotta medievali, usi però strumenti di comunicazione di ultima generazione e avanzate strategie di marketing. Lo spazio informatico globale viene usato dall’ISIL per attirare nuovi seguaci in tutto il mondo e per promuovere l’autorità dei suoi leader.
Video professionali di alta qualità girati da questi islamisti vengono regolarmente caricati in rete, con scenari che vanno dalla pura presentazione (che illustra la potenza e i successi militari delle unità dell’ISIL), alle interviste a combattenti e comandanti; dalle esecuzioni “rituali” di ostaggi e dagli appelli alle potenze mondiali financo a scene di “vita pacifica” del califfato.

Lo strumento d’elezione per la distribuzione di questi video sono i social media, che permettono di creare reti estremamente ampie senza fornire un centro di riferimento vulnerabile. Gli esperti stimano che il numero di iscritti a Twitter che condividono le idee dei militanti dell’ISIL o presentano una valutazione positiva di questa organizzazione terroristica ammonti a 90.000, di cui però solo 1.000 sono membri dell’ISIL. Ognuno di loro conta fino a 50.000 iscritti, il che fornisce ai militanti un comodo strumento per diffondere idee estremiste in tutto il globo.

La ben nota piattaforma video YouTube funge da media principale per questi estremisti. Oltre a social network “classici” come Twitter o Facebook, essi hanno di recente acquisito padronanza di uno dei servizi attualmente più gettonati: Instagram. Un’altra piattaforma ben nota, Ask, sta venendo usata per arruolare online, fornendo a qualsiasi persona e in modo completamente anonimo informazioni su dove un futuro islamista deve recarsi per ricevere addestramento e unirsi all’ISIL.

Si può affermare che lo spazio mediatico creato dall’ISIL su internet è estremamente diversificato. Tutte queste attività di propaganda sono controllate da un ex cittadino siriano, Abu Amr al Shami, membro del Consiglio Shura, già a capo degli islamisti ad Aleppo. Egli supervisiona le attività degli scrittori, giornalisti, registi, blogger e redattori che creano pubblicazioni elettroniche e monitorano lo spazio mediatico e i social network. Abu Mohammad al Adnani, noto come ministro delle comunicazioni dello Stato Islamico, esegue la funzione di portavoce ufficiale del gruppo terroristico.

Già nel 2006 al-Qaeda aveva istituito, in collaborazione con lo Stato Islamico dell’Iraq, un’agenzia mediatica, l’ Istituto al-Furqan per la Produzione Mediatica, per portare avanti campagne di propaganda internazionale; tale agenzia diventò il centro di produzione di film, giornali e materiali d’informazione da distribuire su internet. Essa produsse e distribuì il video scioccante che mostrava la decapitazione dei giornalisti americani James Foley e Steven Sotloff, proprio come il video dell’esecuzione del cittadino britannico David Haines nel 2014.

Nel 2013 l’ISIL istituì un fondo destinato ai media, la Fondazione Ajnad Media, specializzata nella produzione e distribuzione di sermoni e inni jihadisti, mentre un’altra agenzia mediatica, la Fondazione I’tisaam Media, si concentra sulla produzione di contenuti in lingua araba e viene considerata da molti paesi occidentali un’importante fonte di informazioni sull’ISIL. Gran parte dei contenuti viene pubblicata sul sito jihadology.net e consiste soprattutto in foto, video e registrazioni audio propagandistiche.

Nel 2014 l’ISIL ha fondato un nuovo istituto, il Centro Mediatico Al-Hayat, mirato al pubblico occidentale e che produce materiale propagandistico in inglese, tedesco, russo e francese. Tale produzione mira ad attirare nuovi membri dai paesi occidentali, o ad esortare i locali a compiere attacchi terroristici nei loro paesi d’origine. Oltre a pubblicare resoconti sull’ISIL come l’Islamic State Report e l’Islamic State News, Al-Hayat sta producendo libri sulla preparazione di attacchi terroristici.

I membri dell’ISIL stanno anche usando strumenti di promozione avanzati come le app Android, di cui l’ultima è intitolata “L’alba delle maree (tidings) liete” e viene usata per creare messaggi su Twitter. Una volta che un sostenitore dell’ISIL è registrato sull’applicazione, questa comincia a inviare messaggi di propaganda a nome suo.
Un altro mezzo di promozione di idee estremiste su Twitter sono gli hashtag. Ad alcune ore del giorno centinaia, a volte migliaia di attivisti usano ripetutamente hashtag estremisti. Questo metodo ha consentito agli attivisti di truccare i risultati di @ActiveHashtags, uno strumento molto seguito sul Twitter arabo, che pubblica i tag più popolari del giorno.

Oltre a tutto questo, il cyberspazio viene usato dagli hacker affiliati allo Stato Islamico. In particolare, secondo la ditta di sicurezza Group-IB una divisione speciale del Cyber-califfato è riuscita a gennaio di quest’anno a violare gli account YouTube e Twitter del Comando Centrale USA.

Le misure intraprese da numerosi stati per contrastare l’uso dei social network e dello spazio mediatico da parte dell’ISIL non hanno prodotto risultati significativi, poiché l’alto grado di decentralizzazione di queste reti rende vana la chiusura di account individuali, mentre i flitri anti-spam servono poco a prevenire la diffusione di link sui servizi remoti di condivisione file o video.

Fonte: journal-neo.org

Traduzione: Anacronista

Nella foto in alto: miliziani dell’ ISIS entrano in Raqqa (nord della Siria)

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