"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Gli Jihadisti: lo strumento geostrategico del Pentagono per la nuova cartografia del Medio Oriente

di Alfredo Jalife Rahme

La carta del radicalismo islamico sunnita rappresenta da circa 35 anni uno “strumento geostrategico”  degli Stati Uniti  utilizzato già con i muyahidin dell’Afghanistan (i freedom fighters di Reagan e del suo Rambo hollywoodiano): furono quelli i progenitori e padrini di Osana Bin Laden, di Al Qaeda, degli jihadisti postmoderni dell’ISIS (Stato Islamico).

Zbigniew Brzezinski, l’ex consigliere della Sicurezza Nazionale di James Carter, confessò al “Le Nouvel Obsevateur” che, grazie ai muyahudin, appoggiati dalla CIA, si era ottenuta a suo tempo  l’implosione dell’Impero sovietico.

Forse che adesso gli Stati Uniti stanno cercando di far impantanare la Russia nel ginepraio medio orientale e le sue conseguenze con la balcanizzazione dell’area, come accadde con l’URSS?  (Probabile che sia questa la strategia di Washington).
Zbigniew Brzezinski deve sentirsi felice per l’abbattimento dell’aereo russo da parte della Turchia, membro della NATO, nel suo diabolico schema dei “Balcani euroasiatici”.

Un documento della DIA ( Defense Intelligence Agency)- spionaggio militare esterno  al Pentagono ed alla “comunità di spionaggio: una federazione  delle  17 agenzie separate –del 12 Agosto del 2012, attesta che è auspicabile uno Stato Islamico nella Siria Orientale per implementare le politiche dell’Occidente nella regione. Vedi: Levant Report
Il documento, declassificato da Judicial Watch, riporta che, per l’Occidente, per i paesi del Gofo e per la Turchia, quelli che appoggiano l’opposizione siriana, ..esiste la possibilità di stabilire un califfato salafita nella parte orientale della Siria …e questo è esattamente quello che vogliono le potenze che appoggiano l’opposizione siriana con il fine di isolare il regime siriano. Il documento è circolato per il Centcom, nella CIA e nell’FBI, nel Dipartimento di Stato e nel DHS, ed in altri uffici, predice l’ascesa dell’ISIS in Iraq e nel Levante ma, invece di classificarlo chiaramente come nemico, l’informativa lo contempla come un “attivo strategico” per gli Stati Uniti.

L’evidenza forense, dalle ammissioni fatte da Robert Ford, precedente ambasciatore degli USA in Siria, fino all’appoggio materiale ai terroristi del Daesh/ISIS, sul terreno di battaglia siriano che risale al 2012, come riferisce il reporting di Settembre del 2014 del britannico “Conflict Armament Research”, che traccia le origini dei missili anticarro della Croazia e le altre armi  che caddero nelle mani degli jihadisti. Vedi: ISLAMIC STATE WEAPONS IN IRAQ AND SYRIA

I sette punti nodali del documento : 1) Al Qaeda pilota l’opposizione in Siria; 2) l’Occidente di identifica con l’opposizione; 3) la costituzione del nascente esercito islamico (ISIS) si è trasformata in realtà con l’insorgenza dei gruppi integralisti (non c’è traccia della ritirata dell’eseercito degli USA dall’Iraq, che è servita per l’ascesa dell’ISIS); 4) la costituzione di un califfato salafita nella Siria orientale è esattamente quello che desiderano le potenze esterne che appoggiano l’opposizione (L’Occidente i paesi del Golfo e la Turchia) con il fine di debilitare il governo di Assad; 5) si suggeriscono zone di sicurezza nelle aree conquistate dagli insorti jihadisti con base nel modello della Libia (che si traduce in zone di esclusione aerea) come primo atto di una “guerra umanitaria”; 6) L‘Iraq è identificato con l’espansione sciita; 7) uno stato sunnita può aver un effetto devastante per la riunificazione dell’Iraq e può determinare l’arrivo di elementi terorristi/jihadisti da tutto il mondo arabo che entrerebbero sul terreno di battaglia iracheno.

La situazione generale presenta tre punti precisi: 1) nell’interno, gli eventi prendono una chiara direzione settaria; 2) i salafiti, i f.lli mussulmani ed il gruppo di Al Qaeda in Iraq sono le principali forze che sospingono la rivolta in Siria,  3) l’Occidente, i paesi del Golfo e la Turchia appoggiano l’opposizione; mentre la Russia, la Cina e l’Iran appoggiano il regime di Assad (nota: dell’alawita Bashar al-Assad).

Colui che ebbe l’incarico di responsabile della  DIA, nel momento della pubblicazione del documento del 2012, il tenente generale Michael Flynn, oggi a riposo, ha confermato  ad Al Jazeera (del Qatar) la sua validità e precisa ed asserisce come una “decisione deliberata” il patrocinio fornito dalla Casa Bianca ai radicali jihadisti che sarebbero emersi come Daesh o Stato Islamico e Fronte al Nusra contro il regime siriano. (…..)

L’intervento della Russia in Siria -a 63 giorni dalle confessioni pubbliche del tenente generale Michael Flinn- ha costituito il punto di svolta (“game changer”) nella situazione.  Presto la Russia ha operato sulla base della sua percezione del doppio gioco condotto dagli Stati Uniti nel conflitto. (…….)

Il nuovo direttore della DIA, il tenente generale Vincent Stewart, ha commentato che ” l’Iraq e la Siria non sopravviveranno come paesi mentre in Iraq i curdi combattono con l’idea di tornare al governo centrale, cosa che è altamente improbabile”.

Sulla Siria  Stewart ha dichiarato: “potrà esserci un tempo in futuro in cui la Siria sarà divisa in due o in tre regioni, ha aggiunto che questo non è l’obiettivo degli USA (?!) ma che è cosa altamente probabile”.
Riemerge in concreto nei fatti la vecchia tesi della balcanizzazione dell’Iraq e della Siria, per quanto questo sia stato, fin dall’inizio, il vero obiettivo degli USA e di Israele.
(………………………….)

Fonte: Bajo La Lupa

Traduzione:  Luciano Lago

 

 

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  1. Ux 1 anno fa

    E’ passato in secondo piano l’attentato del volo Sharm-S.Pietroburgo. Non lo derubricherei a semplice opera dell’Isis alla luce dei lavoretti successivi perpetrati dai turchi (e dai servizi) a danno della Russia…

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