"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Giordania in guerra… o in trappola?

Reyna de Jordania

di G. Cirillo

Dopo la barbara morte del pilota giordano, catturato e bruciato vivo dai guerriglieri dell’Isis, la risposta militare giordana non si è fatta attendere e lo stesso re Abd Allah ha guidato le numerose operazione aeree che hanno bombardato postazioni strategiche dello Stato Islamico. Dalle ultime informazioni sembra che il piccolo regno mediorientale non si voglia ancora fermare ed è probabile un’azione di terra in Iraq, dove confina direttamente con lo Stato Islamico ma non è esclusa un’azione anche in Siria. Un’azione di terra però è qualcosa di sostanzialmente diverso da un’azione aerea e potrebbe essere una trappola ed ora vedremo quali scenari un intervento del genere potrebbe aprire.

Sicuramente possiamo dire che già questo massiccio intervento aereo contro lo Stato Islamico fa diventare la Giordania un loro principale nemico e quindi, considerando la presenza in Giordania di decine di migliaia di profughi siriani e palestinesi e considerando che centinaia di miliziani dell’ISIS sono giordani, è facile presupporre che a breve potrebbero verificarsi attentati sul suolo giordano che finora, a parte le proteste della Primavera Araba, era rimasto abbastanza immune dai tumulti che ha travolto il mondo arabo. Se invece si concretizzasse un intervento terrestre non dobbiamo dimenticare cosa scritto nell’articolo  Chi c’è dietro l’ISIS? e che quindi far entrare il regno giordano in questa Terza Guerra Mondiale potrebbe paradossalmente servire proprio allo Stato Islamico; ma vediamo adesso alcuni scenari che potrebbero succedere:

1) La Giordania invade militarmente lo Stato Islamico, presto si trova invischiata in una guerra in un territorio che non conosce, dove i jihadisti combattono da anni, con il forte rischio di subire ingenti perdite. Il regno di Abd Allah inoltre non versa in condizioni economiche splendide, disoccupazione alta, crescita modesta, costante deficit della bilancia commerciale. Le spese militari aumenterebbero a dismisura. Contemporaneamente lo Stato Islamico potrebbe reagire con attentati sul suolo giordano, che porterebbero ad un crollo del turismo che rappresentata il 15% del PIL del paese. Nuovi tumulti di piazza come nel 2011-2014. Oltre a tutto ciò non dimentichiamoci che il regno è circondato ad est dal Sinai, dove è fortemente incrementata la presenza di jihadisti che stanno dando filo da torcere all’esercito egiziano, a nord dalla Palestina dove secondo le ultime informazioni il Califfato si starebbe radicando e che è vicina alla città di Maan, roccaforte salafita e città costantemente in ribellione contro il governo centrale e dove esiste molta simpatia verso lo Stato Islamico . Da est e da nord elementi jihadisti potrebbero infiltrarsi e minacciare il paese dall’interno. A quel punto lo Stato Islamico potrebbe realizzare la stessa strategia usata per travolgere l’Iraq ai suoi esordi. Prima una serie di attentati per demoralizzare il paese e fiaccarne l’economia e poi l’insinuazione territoriale grazie all’instabilità sociale e politica creata.

Re Abdallah di Giordania

2) Se il primo scenario verte più su una possibile disfatta della Giordania che darebbe la possibilità allo Stato Islamico di collegarsi con il Sinai e chissà poi anche con la Libia se l’Egitto dovesse tornare nel caos, questo secondo scenario vede più la Giordania come cavallo di troia statunitense che sfrutta il casus belli del pilota giordano per invadere militarmente Siria e Iraq. Essendo la Giordania sunnita, mentre invece il regime siriano e il governo iracheno e l’Iran sono sciiti, un’avanzata giordana potrebbe essere vista come una minaccia da questi paesi e soprattutto l’Iran che non è mai stato amico della Giordania e che nel 2013 minacciava il regno di guerra dopo i bombardamenti israeliani in Siria che si sono anche ripetuti di recente. Quindi la Giordania potrebbe essere usata come esca per ampliare il conflitto per poi magari venire attaccata dall’Iran e di conseguenza far poi entrare in aiuto giordano Arabia Saudita, Emirati e Qatar e quindi scatenare il tutti contro tutti che già esiste in Siria. A questo punto sarà inevitabile anche un intervento turco, alleato del Qatar e nemico di sciiti e curdi. Quindi in Iraq e Siria potremmo vedere Sciiti siriani, iracheni e iraniani contro jihadisti e stati sunniti, Stato Islamico contro regni sunniti e sciiti, stati sunniti ovviamente contro sciiti e jihadisti. L’apertura di un fronte del genere potrebbe essere una strategia us-israeliana per devastare l’intero mondo islamico e liberarsi dei principali nemici nella zona cioè i filorussi sciiti della Siria, dell’Iran e del Libano e trascinando dentro forse anche l’Egitto che finora ha tenuto una posizione ambigua ma nel quale la popolazione è tornata recentemente a ribellarsi senza considerare che confina con la Libia dove lo Stato Islamico si sta espandendo.

3) Il terzo scenario invece è quello di una Giordania che si è accorta del doppio gioco israeliano, americano, qatariota e saudita e che quindi ha deciso di difendersi da sola, andando in aiuto e non contro gli sciiti iracheni e siriani. Se come abbiamo ipotizzato lo Stato Islamico è una creatura appoggiata da poteri molti forti, allora una mossa del genere non sarà perdonata e quindi torniamo allo scenario numero 1.

4) Ultima possibilità è che la Giordania venga usata come lo Stato Iracheno, cioè che abbia una leadership totalmente corrotta e traditrice (ricordiamoci che la famiglia reale giordana è un fantoccio occidentale di cultura ed educazione anglosassone) e che quindi una volta iniziato un conflitto con l’ISIS perda di proposito (come fatto dall’esercito iracheno che si arrendeva senza motivo ai guerriglieri lasciandogli armi e mezzi corazzati) così da fornire allo Stato Islamico ulteriori mezzi militari moderni che poi verrebbero usati proprio per conquistarla. Uno scenario del genere sarebbe di una sconvolgente banalità e farebbe aumentare in maniera esponenziale i dubbi su chi appoggia l’ISIS e quindi lo ritengo improbabile, penso sia più realistico il primo scenario.

In questa guerra mondiale liquida comprendere alleanze, scopi e motivazioni non è affatto facile, sicuramente la Giordania pur possedendo un esercito moderno e attrezzato, ha molto da perdere in uno scontro diretto, avendo un’economia debole e totalmente dipendente dagli aiuti esterni. Se venisse travolta dagli attentati e da attacchi interni il turismo crollerebbe e probabilmente anche il già modesto settore industriale e il paese in recessione, pieno di profughi, con una disoccupazione elevata e con la forte presenza salafita non potrebbe che esplodere socialmente creando il situazione ideale per l’espansione dello Stato Islamico.

Ma a chi potrebbe servire la disfatta giordana o semplicemente l’intervento giordano in questa guerra? Se ipotizziamo che dietro l’ISIS ci sia il Mossad come scritto nell’articolo che abbiamo linkato, allora la conquista della Giordania servirebbe a far circondare Israele dai terroristi islamici e così da dare allo stesso la giustificazione pubblica, magari dopo un attentato o una serie di sequestri, per invadere i territori circostanti (che sarebbero venuti in possesso dell’odiato Stato Islamico) e quindi ricreare la Grande Israele a cui aspirano i settori più estremisti del governo israeliano. Se invece ipotizziamo che dietro l’Isis ci siano gli USA, lo scopo potrebbe anche essere sempre quello di agevolare una futura espansione di Israele oppure potrebbe essere semplicemente quello di creare una guerra tale che possa travolgere indirettamente i nemici filorussi di Iran e Siria. Se invece dietro l’ISIS vediamo il Qatar e la Turchia, è chiaro che lo scopo è riunire il mondo islamico, in unico Califfato Salafita che va dalla Nigeria alla Cina orientale e piano piano, grazie alla strategia ibrida e spietata dell’ISIS, ci stanno riuscendo. Oppure potrebbero esserci anche tutti e tre questi mandanti con scopi paralleli.

Le nostre ipotesi ovviamente si basano solo sulle analisi degli eventi, non possediamo nessuna prova che l’ISIS sia spalleggiata da uno stato terzo. Però osservando chi viene avvantaggiato dalla sua azione, si possono ipotizzare diversi scenari. Concludiamo dicendo che dopo Siria, Iraq, Libano, Israele, Egitto, Libia, Nigeria, Mali, Camerun, Yemen, Ucraina, anche la Giordania entra nella Terza Guerra Mondiale, ma a nostro avviso potrebbe essere una trappola, presto capiremo per chi.

P.S.: il fatto che il Re di Giordania, essendo aviatore, partecipi direttamente alle operazioni militari, ci sembra sospetto, e non dovremmo sorprenderci se casualmente morisse in battaglia lasciando il regno nel caos.

Vedi anche: Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida

Nella foto in alto: la Regina di Giordania si pone alla testa di una marcia di protesta per l’assassinio del pilota giordano

Nella foto al centro: il Re di Giordania Abdallah  II in uniforme da pilota

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