"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Generazione Erasmus

Erasmus giovani

di Paolo Borgognone

A prescindere infatti dalla propria, in verità assai risicata, portata numerica e dall’effettiva autopercezione di appartenenza capace di connotarne i componenti come parte di un “gruppo sociale” realmente esistente, la Generazione Erasmus è un progetto di ingegneria sociale e l’oggetto della produzione sociale di massa del capitalismo contemporaneo (in altri termini, la Generazione Erasmus è il prodotto della società in cui viviamo).

Quanto più sopra affermato trova conferma nelle parole pronunciate in merito da alcuni maître à penser del liberalismo odierno, quali Daniel Cohn-Bendit e Umberto Eco. Furono infatti costoro a teorizzare l’istituzione obbligatoria della “società dell’Erasmus” finalizzata allo scioglimento di ogni identità collettiva dei popoli europei (identità nazionale, religiosa, di classe, persino di genere) nel magma volutamente confusionario, postnazionale e postideologico di Cosmopolis, il mondo unificato all’insegna dello stile di vita “disinibito”, cinico, disincantato, apolide e oggettivamente stravagante degli strati superiori della classe media delle megalopoli globali. «Io», esternò in proposito Cohn-Bendit, «vorrei che la Commissione Europea finanziasse ogni anno lo studio all’estero di un milione di studenti europei che poi statisticamente si fidanzerebbero tra loro: che nazionalità avrebbe il figlio di un’olandese nata ad Amsterdam da genitori turchi e un francese nato a Parigi da genitori marocchini? Europea».

In tal senso, l’idea di “identità europea” descritta da Cohn-Bendit non ha alcun punto di congiunzione con l’autentica, millenaria e pluralistica tradizione europea di popoli e nazioni ma ne invera, sull’altare del mercato globale delle mode contemporanee, la perfetta negazione. La tradizione europea potrebbe infatti trovare il proprio compimento in primo luogo in quello «Stato europeo identitario» di cui ha parlato Dominique Venner, un pensatore di inequivocabile attualità e innegabile profondità, la cui opera è meritevole di continua riscoperta e incessante divulgazione, nella prefazione al bel libro di Gérard Dussouy, Fondare lo Stato europeo contro l’Europa di Bruxelles (Controcorrente, 2016). Daniel Cohn-Bendit reinventa invece il nobile concetto di “identità europea” in chiave prettamente postidentitaria (ossia, in perfetta continuità con la vulgata sessantottesca riadattata in accezione postmoderna, negando e delegittimando le categorie di nazione, famiglia tradizionale e religione).

In una società di mercato, giovanilistica e postidentitaria, la cultura del “divertimento” illimitato (Erasmus Culture) funge infatti da rampa di lancio per la costituzione delle apatiche e subalterne “moltitudini desideranti” invocate dall’intellighenzia liberale di sinistra come i “nuovi europei” del XXI secolo. Nell’Unione Europea che hanno in mente le élite di Bruxelles, le identità tradizionali di popoli e nazioni, secondo quanto scrisse il filosofo Costanzo Preve nel libro La Quarta Guerra Mondiale (Edizioni all’Insegna del Veltro, 2008), dovevano essere ridotte alla stregua di «semplici risorse turistiche di mercato» finalizzate al soddisfacimento degli esotici svaghi e sfizi della “nuova classe media globale” in cerca di “avventure” e commistioni culinarie e sessuali con mondi del tutto semplicisticamente percepiti come “altri”.

La liberalizzazione integrale dei costumi borghesi, facilitata dall’abbattimento dei costi dell’informazione e dall’irrompere della sottocultura della mobilità globale era, per definizione, l’obiettivo di riferimento degli ideologi della società dell’“Erasmus permanente” e “obbligatorio”, tant’è vero che, già nel gennaio 2012, Umberto Eco affermò che l’Unione Europea sarebbe dovuta scaturire proprio da una «rivoluzione sessuale» propedeutica all’estinzione di ogni identità interpretabile come un potenziale ostacolo sulla via dell’estensione, senza limiti né confini, del mercato mondiale dei consumi e dei desideri “liberi”. Eco disse infatti che la «rivoluzione sessuale» generata dalla cosiddetta “Erasmus Experience” avrebbe cancellato ogni retaggio identitario e agevolato la formazione di una cittadinanza “europea” culturalmente compatibile con i principi politici della narrativa liberal-progressista: «Un giovane catalano incontra una ragazza fiamminga, si innamorano, si sposano, diventano europei come i loro figli. L’Erasmus dovrebbe essere obbligatorio […]. Passare un periodo nei Paesi dell’Unione Europea, per integrarsi».

Ai giorni nostri, “integrazione” è sinonimo di idolatria nei confronti degli stili di vita propri dei settori maggiormente benestanti e snob delle megalopoli globali (Parigi, Londra, New York, ecc.). Essere “integrati” significa infatti, soprattutto per le nuove generazioni, ciniche e totalmente conquistate alla religione postmoderna del denaro e della mobilità, “essere come gli altri”, ossia seguire le stesse mode (perlopiù americane) in fatto di abbigliamento e gusti musicali, nonché condividere gli stessi “divertimenti” e desiderare gli stessi beni di consumo, a prescindere dall’appartenenza nazionale d’origine.

Assistiamo, attualmente, a una corsa frenetica, da parte delle nuove generazioni, verso l’adesione al conformismo più ostentato. “Essere come gli altri” è infatti la condicio sine qua non per sentirsi socialmente accettati, integrati e, pertanto, “parte di un tutto”. Generazione Erasmus è, soprattutto, sinonimo di una vera e propria controrivoluzione avente l’obiettivo di affossare qualsiasi ipotesi di antagonismo non soltanto di destra, ma anche di sinistra, rispetto allo stato di cose presenti, al mondo così com’è.
La soppressione di ogni identità tradizionale rischia infatti di abolire irrimediabilmente non soltanto i tratti “conservatori” tipici delle moderne società borghesi ma anche quei valori cavallereschi (onore, fedeltà, solidarietà, autenticità ed eroismo) propri del socialismo delle origini. L’ascesa, anche politica, di coloro i quali percepiscono se stessi come interni alla sottocultura della Generazione Erasmus condurrà, inevitabilmente, in direzione di quella che il filosofo francese Olivier Rey ha a buon diritto definito, nel libro La Dismisura (Controcorrente, 2016), «la marcia infernale del progresso» verso il baratro nichilistico della Storia.”

Tratto da: ” La Generazione Erasmus e i suoi oppositori”,  di Paolo Borgognone.

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  1. Chainer 3 settimane fa

    Mi viene la nausea a pensare a quello a cui viene sottoposta la mia generazione…
    Sono studente universitario e ho rinunciato all’ erasmus principalmente per questo motivo: tutto questo rimescolamento di ragazzi non porta a niente come istruzione o bagaglio culturale complementare,
    È solo un modo per spezzare qualunque legame con la tua terra, con ciò che sei e con l’eredità culturale che ti è stata lasciata.
    La maggior parte della mia generazione non crede più in niente e non si sente di appartenere a niente.
    Qualcosa però forse sta cambiando, se prima ero solo a fare certi pensieri adesso ho diversi amici con cui parlare e confrontarmi su questi argomenti.
    Forse più ragazzi stanno iniziando ad aprire gli occhi finalmente.

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    1. Tania 3 settimane fa

      Ti ammiro moltissImo, se non ascolti il canto delle sirene ma solo il tuo, la tua vita sarà bellissima, sarà TUA, io sono la prova provata che si vive con poco, con niente non si può…
      Quello di cui abbiamo bisogno non sono i soldi che magnanimamente ci danno, l’osso al cagnolino, il qualcosa che cade dal loro tavolo imbandito, noi abbiamo bisogno di sicurezza, di una vita sociale evoluta che renda ognuno di noi un uomo dignitoso, non possiamo vivere la loro vita, dobbiamo vivere la nostra, non abbiamo tempo per le loro paturnie, noi non abbiamo bisogno di elemosina, del “buon cuore” dei ricchi, è indegno tutto questo! Noi siamo VIVI, vogliamo vivere, essere noi a forgiare la nostra vita, non dipendere per ogni cosa da altri, porca della miseria. Mi sembri un tipo positivo, alla ricerca delle cose che contano davvero. Grazie.

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  2. Dario 3 settimane fa

    Quanta superficialità in questo articoli.

    Ho avuto la fortuna di passare 9 mesi in Erasmus in Spagna, Cordoba per l’esattezza; ho conosciuto usi e costumi degli Andalusi da Sevilla a Granada, da Cadice a Malaga.
    Ho conosciuto la storia di questa regione in antichità penisola araba, ho visto monumenti con gli occhi e la guida di amici e amiche spagnole con cui ancora oggi quando possiamo ci raggiungiamo e ci diventiamo insieme.
    Ho conosciuto una nuova lungua che mi ha permesso di leggere e viaggiare conoscendo buona parte del centro America.

    Questo articolo è di una propaganda spudorata, un falso evidente.

    Ma costui pensa davvero in ciò che scrive?
    Ha mai viaggiato per l’europa?
    Sa perché si chiama Erasmus?

    Questi articoli sono il prezzo da pagare per la libertà, purtroppo.

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    1. nessuno 3 settimane fa

      per me sei andato in vacanza e dimmi : oltre al tuo arricchimento culturale cosa
      ti ha portato come utilità nella vita di tutti i giorni questa vacanza?
      (cmq sei un genio, in nove mesi hai imparato una lingua che io dopo due anni
      non riesco ancora a gestire)
      Io per viaggiare adopero l’italiano che è una lingua parlata in tutto il Mondo, non
      ho bisogno di andare in vacanza con l’agenzia “erasmus”
      Senza rancore….
      Cordiali Saluti

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      1. Tommaso 3 settimane fa

        Già l’arrichimento culturale, che credo essere anche lo scopo primario di questa pagina web, dovrebbe essere motivo sufficiente per i 9 mesi di questa “vacanza” come di tutte le altre vacanze di una vita.

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      2. Antonio 6 giorni fa

        beh, che l’italiano sia “parlato in tutto il mondo” mi sembra francamente una forzatura. ogni volta che ho avuto modo di comunicare con stranieri, ho dovuto usare l’inglese. gli stranieri che parlano italiano si contano proprio.

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    2. mimmo 3 settimane fa

      eh sì, il duro prezzo da pagare per mantenere le libertà di cui possiamo godere, specialmente in Italia, è, almeno,
      lasciare che un qualunque Borgognone possa scrivere quello che gli pare…e che qualunque Dario possa commentare.
      Poi…se scopriamo che non ha mai viaggiato per l’Europa,
      che non sa nemmeno perchè il programma si chiama erasmus e che scrive senza pensare…è il web…bellezza!

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    3. Walter 3 settimane fa

      Sono d’accordo con te sul fatto che l’Erasmus può essere un’esperienza istruttiva e, al contempo, anche divertente. Tuttavia, penso che sarebbe profondamente sbagliato renderlo obbligatorio. A parte ciò, a volte qua mi sembra di essere un convento di monache represse che, non potendo fare loro, non vorrebbero che facessero nemmeno gli altri. C’é di buono, però, che ognuno può dire la sua e nessuno viene bannato se si discosta dal trend. La libertà ha sempre un prezzo elevato che, di solito, si paga in anticipo. Ha ragione Tania quando dice che siamo tutti un pò fascisti, nel senso che ognuno di noi vorrebbe che gli altri la pensassero nello stesso modo ed é infastidito da opinioni e punti di vista diametralmente opposti. Ognuno pensa di conoscere la verità e di essere nel giusto, é nella nostra natura.
      E’ anche vero che spesso i siti di informazione alternativa dicono bugie e scemenze quanto quelli mainstream. Del resto, cosa ci vuoi fare? Così é l’uomo (e la donna, parimenti). Se scrivi cose vere, serie e coerenti, in genere non ti caga nessuno; anche per questo la politica é diventata uno show demenziale: per andare incontro ai gusti e ai desideri del popolo. Questa é la democrazia. Bell’affare, vero? Se posso darti un consiglio (lo stesso che do a me stesso), non prendere le cose troppo sul serio, tanto il mondo (e l’uomo) non cambia e un giorno di noi non resterà nemmeno il ricordo.

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      1. PieroValleregia 3 settimane fa

        …a volte qua mi sembra di essere un convento di monache represse che, non potendo fare loro, non vorrebbero
        che facessero nemmeno gli altri. (cit Walter)
        Senza nessuna polemica ma ti/vi ha mai sfiorato il pensiero che la vita sia ben altro che un continuo “chiava-chiava”,
        bere e/o fare “movida” ?
        Sono stato 40anni in MM e ho girato più di mezzo mondo, non nego (sarei un bugiardo) di aver frequentato
        più di un angiporto e di aver visitato il quartiere St Pauli ad Amburgo, quello sopra Izmir e quello di Amsterdam ma,
        dopo una rapida visione ho preferito giarare per musei, centri storici, cattedrali e palazzi…
        La malattia odierna è l’aver posto il sesso (confondendolo con l’amore) davanti a tutto…
        saluti
        Piero e famiglia

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        1. Walter 3 settimane fa

          Pietro, anch’io ho girato un pò il mondo, più che altro per motivi di studio e di lavoro. Non so cosa ti faccia pensare che gli altri si muovano solo in base ad una ricerca di sesso ma non credo che sia così. La mia impressione, al contrario, é che i giovani di oggi siano meno interessati al sesso e ci si dedichino meno di quanto, a suo tempo, quelli della mia generazione. Ai “miei tempi” non c’era nemmeno l’HIV e la preoccupazione principale era quella di non seminare figli in giro per il mondo. Non che io sia vecchio, ma sono vicino alla cinquantina. Sono stato scapolo fino a quarant’anni e non mi sono fatto mancare niente di importante: viaggi, cultura, svaghi, sport, lunghi fidanzamenti poi finiti, brevi avventure a volte da ricordare, altre da dimenticare. Ora sono un uomo di famiglia, vivo per i miei figli e del sesso mi importa sempre meno ma non posso pretendere che un giovane abbia la mia maturità e mio carattere. Del resto, anche tu, come dici, hai fatto le tue esperienze; lascia che i giovani facciano le loro, quelle giuste e quelle sbagliate, fanno tutte parte della crescita dell’individuo, L’importante é che siano consapevoli dei rischi che possono correre per cercare evitare errori gravi e pregiudizievoli per il futuro.
          Scusa la mia ignoranza ma cosa significa MM?

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          1. Walter 3 settimane fa

            Mi auto-correggo: negli anni ottanta, il virus HIV c’era già ma era poco noto e poco diffuso. Le campagne di informazione in Italia cominciarono solo verso la fine degli anni ottanta ed era convinzione comune che il problema riguardasse solo alcune categorie a rischi, in particolare i maschi omosessuali e i tossicodipendenti in generale. Solo durante gli anni novanta si diffuse la consapevolezza che anche gli eterosessuali che non assumevano droghe per via i.v. potevano essere a rischio di contagio.

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      2. Dario 3 settimane fa

        Sulla libertà di questo blog mi sono sempre espresso in modo molto positivo, davvero come pochi sul web, tanto di rispetto.

        Avevo letto ieri di Tania, e non ho avuto tempo di rispondere. Che dire, ha perfettamente ragione, siamo tutti fascisti nell’anima.

        Resta comunque il fatto che l’erasmus è una vera esperienza che ti arricchisce vivendo una cultura e un popolo nel pieno, l’esatto contrario di quello che l’articolo vuol far capire.

        Chi lo ha vissuto davvero sa cosa significa, chi ci è andato solo per drogarsi e trombare é come l’idiota che pensa che Amsterdam sia solo sesso e droga, tipico pensiero italiota purtroppo.

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  3. PieroValleregia 3 settimane fa

    salve
    …superficiale e, oltremodo dannoso, è la perdita della nostra identità (cultura, storia, religione, sociale), non questo articolo,
    molto veritiero invece.
    Non ho l’età per partecipare a questa pericolosa carnevalata ma diversi miei conoscenti che vi hanno partecipato
    lo hanno subito ribattezzato, “orgasmus”…
    Mi e Vi auguro che non diventi obbligatorio, per il bene mentale, fisico e morale di tutti
    saluti
    Piero e famigia

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  4. the Roman 3 settimane fa

    Emancipando gli ebrei dai loro ghetti, abbiamo concesso loro di ghettizzarci nelle nostre stesse nazioni. Non c’e’ nulla nella nostra cultura contemporanea che non sia certificata dalla onnipervasiva autorita’ morale giudaica. Il nostro degrado costituisce la base per la loro elevazione, la falsa narrativa della storia la loro licenza di distruggerci.

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  5. Citodacal 3 settimane fa

    Più d’un professore universitario ha definito l’Erasmus una bufala, dichiarando peraltro di essere stato talvolta soggetto anche a velate pressioni accademiche per mostrare mani di riguardo nei confronti degli studenti stranieri. Come sempre non bisogna generalizzare, o ritenere tutto bianco o nero, sicché questo lascerà molte voci sincere fuori dal rispettivo coro. Però, nell’insieme, gli elementi per considerare l’Erasmus un’occasione d’ingegneria sociale ci sono, complice pure il decadimento d’un certo modo d’intendere sia l’insegnamento, che l’apprendimento, già in atto negli atenei italiani. Basti pensare, ad esempio, a certe dichiarazioni del Ministro Giannini che reputa, di concerto con la cricca europeista, l’educazione italiana ancora troppo sbilanciata verso l’aspetto classico e teorico, peraltro sconfessando quanto Aristotele sostiene nei primi capitoli del “Metafisica” (ed è stra-evidente ed arcinoto quanto il filosofo greco, nel bene e nel male, abbia contribuito a formare la culturale occidentale – uno dei motivi per cui, senza respingere lo Stagirita, continuo comunque a considerare più coerente ed affidabile l’eredità di Platone).
    Il testo del “Metafisica” a cui mi riferisco è questo (I, 1, 981b 25-30, 982a): “Per cui, come s’è detto in precedenza, l’empirico sembra essere più sapiente di coloro che possiedono una qualunque sensazione, l’esperto di un’arte più degli empirici, coloro che praticano arti architettoniche più di uno che pratica un’arte manuale, e le scienze teoretiche più di quelle poietiche.
    È chiaro, dunque, che la sapienza è una conoscenza indefettibile intorno a certi principi e certe cause”.
    Se poi consideriamo che lo stesso autore, in altra occasione, afferma che essere e conoscere coincidano, ovvero che si possa dire di conoscere soltanto ciò che si è davvero – in ciò concorde, almeno in via teoretica, con la metafisica universale per come si formula nelle varie forme tradizionali -, risulta viepiù ostico comprendere come una conoscenza sempre più empirica, innegabilmente utile sul piano manifestativo, possa tuttavia avere una effettiva e piena valenza ontologica. E l’uomo non è solo pane.

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    1. Walter 3 settimane fa

      Per amor di verità, devo riconoscere che quello che scrivi in parte é vero. La maggior parte degli studenti Erasmus ha una preparazione mediocre o scadente. Penso che ciò sia un’inevitabile conseguenza del fatto che oltre a dover studiare le materie specifiche, devono anche imparare una nuova lingua ed adattarsi ad un nuovo contesto, cosa che comporta una spesa di tempo ed energie. E’ anche vero che nel valutare uno studente Erasmus si é portati a transigere sulle carenze nella proprietà di linguaggio, cercando di capire se lo studente ha appreso i concetti. E’ anche vero, però, che l’esperienza Erasmus equivale di fatto ad un corso intensivo di lingua straniera (che può essere utile) e che durante il soggiorno all’estero uno studente può imparare cose utili ed é soggetto ad un continuo confronto tra la propria cultura e quella del paese che lo ospita (e anche questo può essere utile alla formazione di uno studente). Insomma, ci sono pro e contro e, come dici tu stesso, non é necessariamente tutto bianco o tutto nero.

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      1. Citodacal 3 settimane fa

        @Walter
        Apprezzo la tua replica e ciò mi motiva ad approfondire ulteriormente, anche secondo esperienza personale.
        Ho 55 anni; l’Europa me la sono girata – non tutta – come studente (senza Erasmus) e come viaggiatore, pernottando negli alberghi di tappa, in pensioncine e bed and breakfast. Il richiamo per la cultura si sente oppure no. Per fare un esempio, a Praga, innanzi al noto orologio da cui sbuca a intervalli regolari la Signora in Nero, mentre la folla assiepata vedeva soltanto un ludico meccanismo ad orologeria, il sottoscritto cercava di comprenderne realizzazione, scopo e simbolismo. Nella cattedrale di Bourges il rosso delle vetrate mi prese letteralmente a schiaffi, con una intensità mai esperita prima, ad essere sincero nemmeno innanzi agli stupefacenti blu e azzurri di Chartres (e non sto parlando di qualcosa di sentimentale), oppure al centro del noto labirinto (i vetri delle cattedrali gotiche non si riescono più a replicare, con la tecnologia del nostro secolo, così come l’erezione della Grande Piramide: qualcosa deve esserci sfuggito e abbiamo preferito derubricarlo sotto la voce “trascurabile”). Gli esempi possono essere ben più numerosi ed impossibili a riportarsi per esteso: gli allineamenti bretoni di Carnac, l’Alhambra di Granada, la moschea di Cordova, il faro di Ar-men, perfino Fort Douamont, Omaha beach e la foresta delle Ardenne parlano un linguaggio che richiede orecchie disposte in maniera appropriata a porsi la fatidica domanda: perché? e poi saper udire la risposta, certo spesso mediata dalla consultazione dei testi scritti. Quel che intendo dire è che la cultura moderna si è sviluppata in modo abnorme verso il nozionismo, anche laddove non sia necessario scomodare sia metafisica che trascendenza. Non ha più un’anima pensante.
        Stradivari intuiva il suono d’un violino battendo sul tronco dell’albero da cui l’avrebbe ricavato (e stiamo parlando d’un oggetto materiale, da cui trarre della musica che può essere per meditazione oppure soltanto per diletto). Newton scrisse più trattati d’alchimia che di fisica. Keplero gioì, nello stendere le leggi dell’astronomia che portano tuttora il suo nome, perché riteneva d’avere scorto un frammento dell’armonia universale (o divina). Niels Bohr affermò che sia “…sbagliato pensare che lo scopo della fisica sia di trovare com’è la natura. La fisica riguarda ciò che possiamo dire riguardo la natura”. Galileo osservava con un cannocchiale che oggi comprano i bambini. Sa’di e Sofocle scrissero opere importanti rispettivamente a settant’anni e novanta; Michelangelo, più o meno alla medesima età, rispondeva ai ragazzi di bottega che sarebbe uscito colla neve e il maltempo, per vedere se riusciva ad apprendere qualcosa (dopo aver affrescato la Sistina e scolpito la Pietà…).
        Insomma, se davvero si vuole assimilar qualcosa che abbia a che fare con la cultura, necessariamente intesa in senso alto (verrebbe da chiedersi: quale sennò?), quella che continua a far nascere domande, a mantenere innato lo spirito d’osservazione, il platonico stupore, la vivacità propria all’intelletto agente, ebbene lo si può fare comunque, e forse anche meglio, mantenendo continuamente in vita queste istanze, a prescindere dalla forma con cui può capitare. Senza questa vivacità, è come mangiare senza assimilare il cibo, per quanto possa essere abbondante e nutriente.
        L’attuale sistema educativo tende invece volutamente – e complessivamente – sempre più a sfornare esecutori, nessuno nega che siano abilissimi, a cui sottrarre l’innata facoltà critica del discernimento. E ciò era già in auge al tempo in cui frequentai l’università, quando si parlava di semplici “esamifici” che conferivano una qualifica formale. Un esecutore che si autoreferenzi per aver seguito una prassi esime dall’essere direttamente controllato: è già stato programmato a pensare e riflettere in ambito limitato, eppure apparentemente vasto.
        Mi scuso se non sono riuscito ad evitare d’essere prolisso.

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        1. Walter 3 settimane fa

          Ti capisco bene, anch’io sono sempre stato attirato dalla conoscenza delle cose più che non dall’azione, anche se il mio orientamento é sempre stato più scientifico che umanistico. Credo, tuttavia, che non possiamo essere tutti scienziati, filosofi e letterati. La maggior parte delle persone sono più semplici, hanno desideri più materiali e sono poco interessati alla cultura e alla conoscenza delle cose. E’ così, é normale, é sempre stato così e non é necessariamente un fatto disprezzabile. Ognuno, alla fine, trova la sua nicchia all’interno della società. Ciò che é profondamente sbagliato, invece, é l’uso strumentale che viene fatto dei mass media (e della Psicologia che c’é dietro – leggi: strategie di condizionamento) per condizionare le persone più semplici e più influenzabili. Credo, tuttavia, che si tratti di un fenomeno transitorio verso il quale é già in atto una sorta di contro-rivoluzione e credo che la vittima di questa contro-rivoluzione saranno proprio i mass-media che, pian piano, stanno perdendo ogni credibilità. Un giorno, forse non lontano, tornerà di moda dire la verità e chiamare le cose con il loro nome.

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  6. roby 3 settimane fa

    meno male che di soldi x fare queste pagliacciate non se ne stanziano più, altrimenti ne verrebbe fuori un altro movimento sessantottino con cervelli spappolati, i vari Mieli-Gino Strada= il famoso capo del servizio d’ordine picchiatore, e mai dimenticati KATANGHESI-i vari Mario Capanna, sessantottino dock tutta gente che dopo il 68 si è imborghesita nell’aspetto, ha tirato fuori il vestito buono, hanno avuto x i loro meriti posti di rilievo nei giornali, nella giustizia, nella politica, nelle università, in poche parole; posti chiave, da dove fare proselitismo.

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  7. Eugenio Orso 3 settimane fa

    Apprezzo la citazione che riguarda il mio Maestro, Costanzo Preve. La quarta guerra mondiale è un’opera rivelatoria e … provocatoria. Si pone l’accento su come questa, in pieno corso, sia una guerra culturale che non fa prigionieri, la più spietata, volta a fare tabula rasa delle tradizioni e delle identità dei popoli.
    In questo discorso è d’uopo inserire la Generazione Orgasmus … pardon! La Generazione Erasmus, avendo cura di specificare che il programma – di lavaggio del cervello? – europide riguarda soltanto poche migliaia di giovani, in genere privilegiati, mentre per gli altri non resta che lo sballo, fra musica infernale, alcol e droga, in una situazione di disoccupazione endemica e disintegrazione culturale.

    Cari saluti

    Eugenio Orso

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    1. the Roman 3 settimane fa

      Condivido in pieno la conclusione di Orso, e aggiungo : il progetto Erasmus e’ un appendice del piano Kalergi. Shaping the european administrative cadre, ovvero la formazione della burocrazia destinata, secondo i piani dell’ elite, a formar parte dei quadri nello organgramma disegnato dalla cosiddetta intellighensia . Ingegnieria sociale, e anche abbastanza stupida, perche’ , ed a questi ” eletti” sfugge, non puo’esistere ideologia senza fanatismo. I giovani erasmus a Spinelli, preferiscono lo spinello, e alle battaglie per l’ Europa antepongono sempre come e’ naturale la solidarieta’ basata sulla affinita’ etnica.Questa farsa dell’integrazione gioiosa e spontanea va bene per i sempliciotti, nella realta’ gli italiani restano italiani, i tedeschi, spagnoli,francesi …idem. E ovvio che esistono delle eccezioni e ritengo un diritto inviolabile di ogni individuo di relazionarsi coni gli pare,e come gli pare. Questo principio comporta il dirito ad essere applicato in modo inverso : Ogni individuo ha il diritto di rifiutare di relazionarsi con chi non gli piace sulla base dei suoi gusti e delle sue libere valutazioni. La democrazia psicopedagogica dei fautori del globalismo e’ solo un colossale lavaggio di cervello

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