"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Fraulein Merkel ed i suoi cosiddetti “contratti”

Chancellor Merkel’s Phone Monitored By The US

di Jacques Sapir

Traduzione di  Etienne Ruzic

È caratteristico, e a dire il vero sintomatico, che la Signora MERKEL, ormai Cancelliere  a capo di un governo detto di « grande coalizione » in Germania, abbia potuto, il 19 dicembre scorso senza provocare particolari turbamenti, dichiarare alla stampa : « Prima o poi, senza la necessaria coesione, l’Euro esploderà » [1]. A prima vista, questa dichiarazione si rivela perfettamente esatta. Senza « coesione », vale a dire senza la presenza di un sistema di trasferimenti finanziari considerevoli, l’Euro non è sostenibile. Lo sappiamo, e il calcolo di quanto dovrebbe essere speso affinché questo sistema federale funzioni è stato fatto da vari autori. Per quanto mi riguarda, ho stimato tra l’8 e il 10% del suo PIL l’importo che la Germania dovrebbe fornire [2]. È perfettamente chiaro che non può farlo senza distruggere il suo « modello » economico. E da questo punto di vista, esigere ogni anno dalla Germania, a favore dei Paesi dell’Europa meridionale, una « solidarietà » compresa tra i 220 e i 232 miliardi [ai prezzi del 2010] equivale a chiederle di suicidarsi [3].

Comunque, ciò che è particolarmente interessante è il seguito della dichiarazione. La Signora MERKEL, perfettamente consapevole del fatto che i Paesi dell’Eurozona sono riluttanti di fronte ad ulteriori perdite di sovranità, propone dunque « contratti » tra questi Paesi e la Germania. Praticamente, ciò porterebbe a costruire, accanto alle istituzioni europee, un altro sistema istituzionale, nel quale, avendo il contratto valore di legge per i Tedeschi, i diversi Paesi sarebbero legati alla Germania in modo vincolante. L’interesse di una tale formula è evidente. La Signora MERKEL non si culla nell’illusione dell’esistenza di un ipotetico « popolo europeo ». Sa perfettamente cosa pensa la Corte costituzionale di Karlsruhe che, a questo proposito, è stata molto chiara nella sentenza del 30 giugno 2009 [4]. È importante capire che, per la corte di Karlsruhe, l’Unione europea rimane un’organizzazione internazionale il cui ordinamento è derivato, poiché gli Stati rimangono padroni dei trattati [5]. Da questo punto di vista, è chiaro che la Germania non condivide, e non condividerà in un prossimo futuro, nebulose idee su un « federalismo » europeo. Per i leader tedeschi, in mancanza di un « popolo » europeo, cosa logica secondo la concezione germanica di ciò che è un « popolo », non può esistere uno Stato sovranazionale. L’Unione europea e l’Eurozona possono invece esercitare un potere derivato. Da questo punto di vista, però, la Germania lo potrebbe fare altrettanto bene. Ed è questo il significato dei cosiddetti « contratti » proposti dalla Signora Merkel ai suoi partner. In cambio di una garanzia di sovranità, poiché avrete « liberamente » accettato questi « contratti », impegnatevi a rispettare determinate regole vincolanti, in seno a una struttura di contratti che vi legano alla Germania.

La questione dell’Unione bancaria, strombazzata recentemente, conferma questo modo di procedere. Nell’autunno del 2012, i Paesi meridionali dell’Eurozona hanno, insieme alla Francia, strappato il principio di un’« Unione bancaria » che doveva essere al tempo stesso un meccanismo di sorveglianza e di regolazione delle banche dell’Eurozona, ma anche un dispositivo che avrebbe assicurato una gestione concertata delle crisi bancarie. Si era appena asciugato l’inchiostro dell’accordo, che la Germania ha fatto di tutto per svuotarlo di ogni sostanza. E, ovviamente, ha conseguito i propri scopi. L’accordo firmato nella notte tra il 18 e il 19 Dicembre 2013, e che è stato salutato da alcuni come « un passo decisivo per l’Euro » [6], non ha stabilito nulla [7]. Il meccanismo di supervisione riguarda solo 128 banche tra le 6000 che figurano nell’Eurozona. E per quanto riguarda il fondo di risoluzione delle crisi, esso raggiungerà l’ammontare di 60 miliardi, somma peraltro ridicolmente bassa, solo nel… 2026 !

Cosa concludere da tutto questo ?

In primo luogo, è vano continuare a mantenere qualche speranza in un’ Europa « realmente » federale, ed è profondamente ingannevole perseverare a presentare questa possibilità come un’alternativa all’UE, per come essa funziona oggi. Questo discorso è profondamente menzognero, e può unicamente contribuire a farci oggi sprofondare in un disagio ancor più grande. Non ci sarà un’ Europa federale perché in realtà nessuno la vuole realmente e nessuno è disposto a farla. Opporre così alla situazione attuale una « prospettiva federale », del tutto ipotetica e a dire il vero la cui probabilità di realizzazione è inferiore a quella di un sbarco di marziani, non ha alcun senso, se non quello di imbrogliare la gente e farle prendere lucciole per lanterne ! Il sogno federalista si è rivelato essere un incubo. È quindi necessario svegliarsi.

In secondo luogo, la Germania è perfettamente consapevole del fatto che è necessaria alla sopravvivenza dell’Euro una forma di federalismo, ma non ne vuole pagare il prezzo – e si può perfettamente capirla -. Quindi, ciò che effettivamente propone ai suoi partner sono dei cosiddetti « contratti » che li costringeranno a sopportare la totalità dei costi di adeguamento necessari alla sopravvivenza dell’Euro, mentre lei stessa sarà l’unica a trarre profitto dalla moneta unica. Comunque, questi « contratti » faranno sprofondare l’Europa meridionale e la Francia in una recessione senza precedenti, da cui questi Paesi usciranno annientati sul piano industriale e sociale. Accettare questi « contratti » equivarrà a una morte rapida per la Francia e i Paesi dell’Europa meridionale. Laurent FAIBIS e Olivier PASSET hanno appena pubblicato un dibattito sul Les Échos che conviene leggere attentamente [8]. Essi spiegano perché l’Euro può giovare solo a un Paese, che si è stabilito al vertice del processo industriale, e perché, invece di mettere l’Euro al servizio dell’economia, è l’economia ad essere sacrificata in nome dell’Euro. Una tale situazione verrebbe perpetuata se, sfortunatamente, dovessimo avere un governo che accettasse di passare sotto le forche caudine dei « contratti » della Signora MERKEL.

In terzo luogo, bisogna leggere tra le righe nella dichiarazione della Signora MERKEL. Dato che un’Europa federale non è possibile, e in realtà neppure concepibile dal punto di vista tedesco, se non si arriva ad una situazione di « coerenza » – che non significa altro che acconsentire alla totalità delle esigenze tedesche –, in queste condizioni la Germania è pronta a rinunciare completamente all’Euro. La Signora MERKEL vorrebbe fare di questa alternativa una minaccia per costringerci ad accettare il suo concetto di « contratti ». Al contrario, dobbiamo prenderla in parola e proporle al più presto lo scioglimento dell’Eurozona. Per questo, comunque, occorrerà un altro governo, e un altro Primo Ministro, diverso da quello che abbiamo.

Le dichiarazioni della Signora MERKEL sono in un certo senso stupefacenti. Forse per la prima volta dal 1945, un dirigente tedesco espone in modo così crudo il progetto di dominazione sull’Europa. Queste stesse dichiarazioni hanno comunque l’immenso vantaggio di gettare una luce cruda sulla nostra situazione. Dovremmo ricordarcene e ispirarci ad esse nelle prossime elezioni europee. Non per obbedire alla Signora MERKEL, ma per prenderla in parola e dirle che, del suo Euro, non ne vogliamo più sapere !
Fonte: RussEurope

[1] P. RICARD, Le Monde, 21/12/2013, URL :
http://www.lemonde.fr/acces%20restreint/europe/article/2013/12/21/6d68659e68686cc594676269619671_4338534_3214.html

[2] J. SAPIR, « Le coût du fédéralisme dans la zone Euro », in RussEurope, 10 novembre 2012, URL :

http://russeurope.hypotheses.org/453

[3] Patrick ARTUS, « La solidarité avec les autres pays de la zone euro est-elle incompatible avec la stratégie fondamentale de l’Allemagne : rester compétitive au niveau mondial ? La réponse est oui », NATIXIS, Flash-Économie, n°508, 17 juillet 2012.

[4] http://etoile.touteleurope.eu/index.php/post/2009/07/02/Karlsruhe-%3A-le-peuple-europeen-nexiste-pas

[5] M-L BASILIEN-GAINCHE, L’ALLEMAGNE ET L’EUROPE. REMARQUES SUR LA DECISION DE LA COUR CONSTITUTIONNELLE FEDERALE RELATIVE AU TRAITE DE LISBONNE, CERI-CNRS, novembre 2009, URL :

http://www.sciencespo.fr/ceri/sites/sciencespo.fr.ceri/files/art_mbg.pdf

[6] Cfr. il ridicolo e fuorviante editoriale « Union bancaire : un bon accord qui corrige les failles de la zone euro » in Le Monde, 19 décembre 2013, URL :

http://www.lemonde.fr/idees/article/2013/12/19/un-bon-accord-qui-corrige-les-failles-de-la-zone-euro_4337259_3232.html

[7] D. PLIHON, « Union bancaire : une réforme en trompe l’œil », La Tribune, 23 décembre 2013, URL :

http://www.latribune.fr/opinions/tribunes/20131223trib000802542/union-bancaire-une-reforme-en-trompe-l-oeil.html

[8] L. FAIBIS et O. PASSET, « L’euro pour tous et chacun pour soi : le nouveau débat interdit », Les Échos, 23 décembre 2013, URL : http://m.lesechos.fr/idees-et-debats/le-point-de-vue-de/l-euro-pour-tous-et-chacun-pour-soi-le-nouveau-debat-interdit-0203193619902.htm

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