"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Francois Hollande: un presidente in decomposizione

Hollande Merkel

di Jacques Sapir

In questo momento in Francia  non ci troviamo più in una crisi politica , ma una crisi di legittimità del Presidente della Repubblica, e, probabilmente, in una crisi di regime .

Mai negli anni che seguirono al  maggio del 1968, avevamo sperimentato una tale situazione. Davanti ai nostri occhi, la presidenza di François Hollande si decompone. Al di là della dimensione personale di questo fallimento, è la questione delle istituzioni, dello Stato stesso che si trova in tale situazione.

Il prezzo della decomposizione.

La decomposizione è innanzi tutto quella del sistema economico della Francia.  La politica perseguita dai governi Ayrault e Valls  è un triste fallimento. Lo avevo già detto nell’autunno del 2012 che non c’era alcuna  inversione di tendenza della disoccupazione, dal momento che la politica economica, che è in continuità con quella del governo di François Fillon presieduto da Nicolas Sarkozy, aveva rotto definitivamente dinamiche di crescita.

La repressione fiscale accoppiata con una bassa inflazione  ha immerso  il paese in difficoltà da cui  non ne verrà fuori. Ognuno avverte che abbiamo bisogno di un cambiamento radicale, non di un semplice  aggiustamento, quello che si offre ad un partito della destra parlamentare, una repressione fiscale supplementare.

La deindustrializzazione del paese continua a crescere e il governo accoglie con favore il declino del cambio  dell’euro, ma ricordate che per essere utile alla Francia, dovremmo raggiungere un tasso di cambio di 1,05-1,10 per un euro un euro contro il dollaro. Siamo ancora lontani.

Il presidente Hollande si è decomposto  politicamente. Il calo della fiducia dei francesi nel  loro  presidente  ha raggiunto livelli senza precedenti.  La Francia è ormai senza voce, sia all’interno dell’UE o, più in generale nelle relazioni internazionali; la recente ritrattazione sul contratto BPC,  portaelicotteri classe “Mistral”, lo ha evidenziato.

Ed è questa Francia  senza voce che poteva parlare chiaro e forte con i nostri partner, in particolare con  la Germania, e con  i nostri alleati? La mente vacilla. La verità è crudele ma chiara, è quella  che siamo ancorati  al carro della Germania e sotto il dominio di Washington.

Ma questa politica ha ormai raggiunto il livello di decomposizione arrivato nel cuore dell’apparato statale. Chi può credere che il primo ministro, uomo ambizioso, ed alcuni dei suoi  rimarranno  fedeli al presidente, mentre il calo della popolarità di quest’ ultimo li  conduce all’abisso? Manuel Valls ora si trova  febbrilmente alla ricerca del modo di come si possa rompere con François Hollande  per preservare il suo capitale politico e non bruciarsi con lui.

Anche nella maggioranza sono in  rotta. I socialisti  che si dicono  “ribelli” o “afflitti” si trovano oggi immersi nelle loro contraddizioni. Qualsiasi  sostegno a supporto  del governo per una politica che è, ogni giorno, più antisociale e distruttiva economicamente, avrà conseguenze politiche.  Essi sanno che non ci sono provvedimenti  fiscali e di bilancio che siano in grado di invertire la tendenza drammatica dell’economia francese . Ma loro  sono stati riluttanti all’unica soluzione che rimane oggi: soltanto  un’uscita dall’Euro e un deprezzamento delle valuta Francese, così come per gli altri  paesi dell’Europa meridionale potrebbe invertire la situazione, per ripristinare la crescita e quindi l’equilibrio generale, sia il bilancio , le spese sociali  o quelle della bilancia commerciale.

Tralasciando sulle vicende personali squallide e criticabili di Hollande che si comporta come un adolescente pizzicato  “in castagna” dai giornalisti nelle sue avventure extra coniugali.

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Il disastro prevedibile.

Questo disastro era tristemente prevedibile. E ‘ stata scontata dal corso degli eventi preso dalla  politica e  già  nell’autunno del 2012 è diventato inevitabile con la scelta del presidente Manuel Valls come primo ministro nella primavera del 2014, quando è stato scritto e detto che era un grave errore. Il presidente può sempre invocare le campagne dei  suoi nemici politici, ma queste sono solo un fatto normale in una democrazia. Dei suoi avversari, non aveva da  aspettarsi nulla, come era inutile sperare in un cambiamento del contesto economico internazionale per salvare una politica ad effetti disastrosi.

Luigi XIV aveva già scritto “aspettarsi  sempre il peggio; La speranza è cattiva guida “. Invece di trovare delle scuse, andare alla ricerca di un paio di capri espiatori, il presidente farebbe meglio a mettere in discussione se stesso, chiedersi perché non era in grado di recepire  realmente la gamma di consigli che ha ricevuto , visto che si trovava circondato  dei suoi più cari amici  scelti da lui.

Se avesse voluto deliberatamente chiudere fuori il mondo e la realtà, forse si sarebbe gestito meglio. Questa costruzione  autistica  riflette una negazione totale della realtà. Non che dovrebbe  abbandonare le sue convinzioni nel reale. Non abbiamo mai chiesto nulla del genere. Ma, l’uomo (o la donna) di carattere si vede  quando  lui (o lei)  ha i mezzi per trasformare  la quota di reale  . Questo, Francois Hollande non lo ha mai fatto, e per questo perderà il potere, naturalmente, ma anche la reputazione e il suo partito politico, che rischia di non recuperarsi  dal vicolo cieco in cui egli lo  ha trascinato .

Sarà infine a perdere l’Europa, che non potrebbe sopravvivere alla  crisi  sopravvenuta che si avverte e che si trasformerà presto  in un cataclisma.  Hollande non ha capito  che, a sacrificare l’Euro, avrebbe mantenuto la possibilità di salvare l’Unione europea.

Questo non è un problema di intelligenza  perchè di quella  ne sembra ragionevolmente   attrezzato.  Tuttavia Hollande  unisce una visione ristretta delle cose, e francamente molto ideologica, con una mancanza di coraggio, più una mancanza di empatia. Un presidente  non deve essere un esempio di virtù ma di  coraggio morale e questa era la dote più apprezzata dagli Antichi. Non possiamo sottoscrivere il coraggio come uno sottoscrive  la “Revue des Deux Mondes”. Ma poi, oltre tutto, un presidente  dovrebbe avere una certa  empatia con i suoi concittadini.

Ma Hollande si rivela freddo, duro ed accomodante soltanto ad  accogliere i potenti. Un presidente non deve essere costantemente in empatia, ma poi questa deve essere compensata dalla freddezza e dal coraggio morale. Quello  che non è accettabile in un politico è questa ambizione quando questa diventa freddezza verso gli altri che viene fornita al tempo stesso con la propria  autocommiserazione. Tu (come presidente) non vieni scelto per  lusingare il tuo ego, ma per servire la Nazione.

Il presidente nega disastro

Di questo disastro in divenire, quali sono  pertanto  le forme? Potere presidenziale continuerà a decadere ad un ritmo accelerato. I prossimi mesi vedranno François  Hollande abbandonato dai suoi alleati, sia in Europa o in Francia.   Già egli è ritenuto un personaggio  trascurabile dalla Germania, disprezzato a Londra e considerato come un valletto a Washington. Ma sarà in Francia che anche i colpi più duri si preparano. Si vedrà nei prossimi sei mesi il partito “socialista” che dovrà passare sotto il pollice dei suoi avversari,in  testa Martine Aubry e soprattutto Manuel Valls lo tradirà. Niente di personale di luminoso in trasformazione. D’altronde  la logica delle nostre istituzioni è quella che che il Presidente del Consiglio, se intende preservare le sue prospettive future, si oppone ad un Presidente in agonia e deve dedicarsi a costruire la propria immagine in  contrasto con  l’uomo che lo ha nominato. Manuel Valls progressivamente dovrà cercare la rottura.

Se Hollande può teoricamente rimanere in carica fino al 2017, sarà probabilmente costretto a sciogliere il governo questa primavera, se non prima. Poteva scegliere di affrontare  la prova. Uno scioglimento nelle prossime settimane sarebbe senza dubbio doloroso per il partito “socialista”, ma sarebbe poco  visto l’UMP, che non viene recuperato dalla guerra fratricida tra  Fillon e Cope, e lui a doversi confrontare con il Fronte Nazionale per la maturità a cui probabilmente non è pronto. Una dissoluzione rapida sarebbe probabilmente meno dolorosa  di una soluzione di scioglimento vincolato piuttosto che la disintegrazione di un sostegno parlamentare nella prossima primavera. La  dissoluzione rapida sarebbe anche meno catastrofica per le elezioni presidenziali nel 2017.

Un’altra soluzione sarebbe possibile, però, quella che, invece di cercare di limitare la portata  del disastro,  è  di invertire la tendenza. Si tratta di una rottura simbolica con la Germania, nel tentativo di riguadagnare spazio per manovre economiche. Questa rottura avrebbe il vantaggio di consentire al presidente di presentarsi come uno che ha provato di tutto e che, prima prende atto dell’ostinazione tedesca,  e poi provoca una crisi.

Invertire la tabella di marcia può essere un metodo per trovare credito quando si è in una posizione di debolezza. Il Generale de Gaulle si trovò negli  USA a prendere decisioni ed in tempi terribili. Ciò quindi implica decidere per separarsi  rapidamente da Manuel Valls , prendendo in parola il suo desiderio di indipendenza, e di scegliere un uomo che possa  incarnare, ormai da anni, “l’altro politico.”

Questa politica richiede l’abbandono dell’ euro, fatto con decisione unilaterale  ed  irrimediabile.
Con un’uscita dall’Euro si potrebbe ripristinare il dinamismo economico in Francia mentre potrebbe cambiare radicalmente  la situazione economica nell’immediato. L’Euro è una vacca sacra, ma è con la pelle delle vacche sacre che si fanno le scarpe secondo  le dimensioni per chi vuole andare avanti.
Quando tutto sembra perduto, è il momento di passare all’attacco. Questo dovrebbe essere il ragionamento di François Hollande. La logica della situazione porterebbe a questa conclusione. Altrimenti sarà come la bestia nella mandria del  bestiame che viene portata al macello. Ma forse è proprio questa la profonda verità. Al  presidente  non si chiede, quindi, di sentirsi dispiaciuto per se stesso.

Fonte: RusseeuropeHypotheses

Liberamente tradotto da Luciano Lago

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