"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Francia, crisi di governo sull’austerità. Hollande è senza linea e Le Pen al 40% tra gli operai

manuel-valls-et-francois-hollande-10975172oxxld_1713

di Giuseppe Timpone

l governo francese è caduto sull’austerità. Il presidente Hollande ha reincaricato il premier Valls per formare un nuovo governo, ma la sinistra è dilaniata e continua a perdere consensi.

Il premier francese Manuel Valls ha rassegnato le dimissioni nelle mani del presidente François Hollande, dopo appena 5 mesi dal suo arrivo al governo. Hollande le ha accettate, ma lo ha reincaricato per formare un nuovo esecutivo, che sarà presentato domattina. Le dimissioni di Valls giungono come un fulmine a ciel sereno e arrivano dopo gli attacchi subito dal governo dal ministro dell’Economia, l’uscente Arnaud Montebourg, il quale aveva duramente criticato in un’intervista la linea di politica economica del premier e condivisa dall’Eliseo, sostenendo la necessità di imitare il programma del premier italiano Matteo Renzi  (sic) e di alzare la voce contro la Germania.


Scontro Montebourg-Valls su austerità

Montebourg, che si è fatto portavoce dei “frondisti” del Partito Socialista, aveva proposto la politica dei tre terzi: un terzo delle risorse reperite dovrebbero andare a ridurre il deficit, un terzo alle famiglie e un terzo alle imprese.

Già nella serata di ieri, nonostante Valls non avesse replicato agli attacchi del suo stesso ministro, pare che avesse confidato ai suoi collaboratori che Montebourg aveva “superato la linea gialla” e Hollande avrebbe ritenuto inaccettabili le critiche di un ministro allo stesso governo di cui fa parte.
Il vero nodo, tuttavia, della Francia è l’assenza di una linea politica sull’economia.

Il nuovo governo non nascerà né su basi favorevoli all’austerità, né contrarie. Intanto, l’uscente Montebourg aveva avvertito che quest’anno non potrà essere rispettato l’impegno di Parigi di contenere il deficit pubblico al 3,8% del pil, ma probabilmente salirà oltre il 4%. Un buco di bilancio di almeno 75 miliardi di euro, causa sia dell’assenza di sforzi per risanare i dissestati conti pubblici francesi (entro l’anno prossimo o il 2016, il debito pubblico potrebbe toccare il 100% del pil), sia di una crescita azzerata nei primi due trimestri dell’anno, tanto che quasi certamente il pil crescerà nel 2014 meno della metà dell’1% pronosticato dalla Banca di Francia. Lo stesso esecutivo stima ora un pallidissimo +0,4%.

Nel frattempo, la disoccupazione continua a viaggiare intorno al 10%, pari a circa 3,3 milioni di persone senza lavoro, ai massimi dal Secondo Dopoguerra.
La crisi dei socialisti

La crisi economica ha trascinato nel baratro anche la politica. Quello di Valls, fanno notare dal partito di Nicolas Sarkozy, l’Ump, è un record di breve durata, appena 5 mesi. La popolarità del premier è precipitata dal 45% di luglio al 36% di agosto, stando a una rilevazione di Ifop, mentre quella di Hollande si conferma ai minimi storici per un presidente della Quinta Repubblica, pari al 17%.
D’altronde, i socialisti sono scesi al terzo posto alle elezioni europee, raccogliendo meno del 14% dei consensi, altro record negativo per la gauche. Al primo posto si è affermato il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, anti-austerity e anti-UE, che ha ottenuto il 25% e che secondo l’Ifop avrebbe oggi il 41% dei consensi tra gli operai e il 37% tra gli impiegati. Se si andasse a votare oggi per le elezioni presidenziali, la Le Pen condurrebbe i giochi al primo turno con il 26%.

L’austerità, o meglio, l’assenza di un piano per il rilancio dell’economia, di una prospettiva per la Francia sta uccidendo velocemente la sinistra francese, che vede erodere il consenso in favore degli arci-avversari dell’ultra-destra. Questi ultimi chiedono che la Francia esca dall’euro e torni al franco francese.
Il precipitare della crisi politica nel paese lascia intravedere uno scenario turbolento. Hollande potrebbe anticipare alla primavera dell’anno prossimo lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, dove quasi certamente si registrerà un boom degli euro-scettici anche in termini di seggi. La Germania rischia di perdere l’unico grande partner in Europa, anche se già da tempo sul Patto di stabilità e sulla svalutazione dell’euro, le distanze tra i due paesi sembrano diventate siderali.

Fonte: Investire Oggi.it

*

code