"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Forti pressioni degli USA sul governo di Budapest per l’avvicinamento di questo alla Federazione Russa.

Orban con Putin

di Luciano Lago

Da varie fonti accreditate risulta che il governo nordamericano starebbe esercitando intense azioni diplomatiche per fermare l’Ungheria nel suo piano di vendere alla Russia una quota della società energetica croata “INA”,una operazione questa che, secondo il governo USA, rappresenterebbe uno spostamento pericoloso di Budapest nell’orbita di Mosca.

Gli Stati Uniti varano sanzioni contro l’Ungheria per la sua “posizione pro-russa”

Una prova evidente dell’ingerenza americana nella politica ungherese è che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro l’Ungheria, dicono i media locali citando diplomatici statunitensi. La misura impedisce l’ingresso di vari funzionari ungheresi e uomini d’affari negli Stati Uniti in base ad una “lista nera” preparata dal governo di Washington.

Anche se i nomi non sono specificati, i giornalisti sospettano che si tratti della cerchia più stretta dei collaboratori del primo ministro Viktor Orbán e di alti funzionari del governo ungherese. Questo nonostante che il governo di Budapest sia attualmente un alleato , associato alla NATO ed un membro della Unione Europea. Il pretesto è quello di considerare alcuni di questi esponenti governativi coinvolti in fatti di corruzione (accusa peraltro mai dimostrata). Le autorità di Budapest hanno chiesto ufficialmente “spiegazioni” a Washington.

In realtà l vero motivo del contenzioso tra il governo di Washington e quello di Budapest risiede nelle posizioni autonome e non “in linea” con le direttive trasmesse all’Unione Europea , che il governo Orban ha preso in occasione della crisi con Mosca per l’Ucraina.
Il capo del governo ungherese ha ripetutamente criticato la decisione di imporre sanzioni contro la Russia, “l’Occidente taglia il ramo su cui si siede,” e che ” l’Europa non può fare a meno della Russia”, ha dichiarato Orban ed  inoltre lo stesso premier ungherese  ha esortato Bruxelles a compensare la perdita enorme per i produttori che sono diventati “vittime” dell’embargo russo sui prodotti alimentari, e in generale a rivedere i rapporti con Mosca.

I rappresentanti dell’Amministrazione USA manifestano un crescente disappunto verso il primo ministro Viktor Orban e non gli perdonano alcune azioni fatte dal suo governo come quella di aver introdotto prelievi a danno di grandi banche straniere, di aver obbligato l’FMI a traslocare dal paese, di aver nazionalizzato la sua banca centrale, di aver mandato in pensione diversi giudici e questa settimana si sono scatenate proteste di massa per la proposta di introdurre una tassa sul traffico Internet, a cui ha poi il governo ha rinunciato.

Il governo di Washington inoltre  si dimostra particolarmente irritato per la crescente vicinanza tra Ungheria e il Cremlino sulla questione dell’ energia che potrebbe minare gli sforzi occidentali per isolare il presidente Vladimir Putin per il suo intervento in Ucraina. Gli americani sono poi a maggior ragione preoccupati per il fatto che la società petrolchimica ungherese “MOL” potrebbe vendere la sua quota del 49 per cento di “INA” al colosso energetico russo “Gazprom”. Una acquisizione delle quote della MOL ungherese consentirebbe alla Gazpron, di conquistare un punto d’appoggio strategico nell’Unione europea, che è già il maggior acquirente di gas naturale.

Da notare che, in settembre l’ Ungheria ha bloccato le spedizioni del suo gas naturale in Ucraina attraverso i famosi “flussi inversi”, e non ha sostenuto gli sforzi della UE per aiutare Kiev quando si trovava ad affrontare il blocco energetico russo. Budapest inoltre ha confermato il proprio impegno nella costruzione del gasdotto “South Stream”, a cui gli Stati Uniti si oppongono con la parziale adesione dell’ Unione europea. Vedi: USA stop all’Ungheria

In conseguenza di questa posizione, le forze di opposizione ungheresi “chiedono le dimissioni di Orban”, visto che questi “ha osato contrastare le direttive di Washington e della UE” (un fatto considerato inaudito dai partiti filo atlantisti) ed hanno montato una campagna contro il governo accusato di aver portato il paese lontano dagli “ideali democratici”.

Per “convincere” con le buone il governo ungherese ad allinearsi, è arrivato nei giorni scorsi il ministro tedesco per gli affari europei, Michel Roth, il quale ha avuto colloqui con gli esponenti ungheresi.
Tuttavia il governo ungherese ha rivendicato la sua autonomia, ha definito “uno scenario da incubo” quello prospettato con le sanzioni alla Russia nel quale l’Ungheria si rifiuta di entrare, inoltre Orban ha dichiarato che l’Ungheria sceglierà il proprio futuro se dovrà essere questo all’interno dell’Unione Europea o se prenderà la decisione di tirarsi fuori.

Scarse notizie sono fornite dai media su questo contenzioso in atto tra Budapest e Bruxelles, come anche riguardo alla posizione delle stesso governo ungherese rispetto alle pressioni esercitate da Washington. Si teme un effetto emulazione da parte di altri paesi dell’Est Europa che potrebbero seguirne l’esempio.
Washington e Bruxelles temono che il riavvicinamento con Mosca dell’Ungheria potrebbe essere un esempio seguito da altri paesi dell’est europeo, in particolare dalla Repubblica Ceka e dalla Slovacchia i cui governi hanno espresso posizioni simili a quelle del governo di Orban. Vedi: Hungria amenazò con retirarse de la Union Europea

Nota: In paesi come l’Italia o la Spagna o la Francia di Hollande, questo problema non sussiste: i governi di questi paesi sono del tutto “allineati e coperti” con le direttive di Washington e di Bruxelles e nessuno si sognerebbe mai di metterle in questione, neppure quando queste sono in evidente contrasto con l’interesse nazionale. Essere in linea con queste autorità, assicura agli esponenti politici, delle brillanti carriere, buoni stipendi e tanti benefits. Al contrario: prendere posizione  contro questi poteri si rischia l’isolamento, l’emarginazione e di essere anche additati come “anti democratici”.

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  1. Antonio 2 anni fa

    Molto d’accordo con la nota. Specialmente in Italia i politici non osano contrastare gli ordini impartiti dai loro padroni d’oltreoceano, perche’ dal Trattato di Yalta l’Italia e’ stata designata “paese a sovranita’ limitata”, probabilmente per la sua posizione geografica strategica (infatti ci sono piu’ basi NATO che mosche). Quindi, i padroni d’oltreoceano si preoccupano che i politici in Italia siano selezionati e soprattutto ubbidienti e controllabili onde assicurarsi il controllo politico del paese. Nel nostro paese, finche’ la gente non si rende conto della realta’ dei fatti, non esistera’ mai un Viktor Orban. Purtroppo.

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