"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Fine della Campagna Elettorale in FRANCIA

In chiusura della campagna elettorale più cruciale per il futuro dell’Europa e in attesa del risultato (ormai definito 8/05), su quale si sono incentrate tante speranze ma il cui esito appare scontato a favore del candidato che più di tutti incarna l’establishment europeista, facciamo spazio alle riflessioni di Jacques Sapir , il nostro economista francese di riferimento.

Lo scenario è quello di un paese profondamente diviso, sia geograficamente che culturalmente e socialmente, tra gruppi che si trovano su posizioni opposte e inconciliabili. Situazione complicata ulteriormente da quell’irriducibile corpo estraneo alla cultura francese che sono gli immigrati di seconda generazione.

La situazione appare così compromessa da rischiare di scivolare verso la violenza e la guerra civile, e tutti i politici ne portano la responsabilità; anche la Le Pen, che nella fase finale della campagna ha commesso grossi errori, nel migliore dei casi frutto di dilettantismo, e nel peggiore segno di un atteggiamento strumentale. Per non parlare degli utili idioti del “politicamente corretto”, che nel loro confuso immaginario antifascista fungono da copertura agli interessi del grande capitale.

di JACQUES SAPIR · pubblicato il 5 Maggio 2017 e aggiornato il 6 Maggio 2017

Questa campagna elettorale è conclusa. Ha rivelato, nel comportamento di una certa stampa, l’aspetto più orrendo della società francese. Il risultato delle elezioni presidenziali non lascia spazio a dubbi. La sera del 7 maggio Emmanuel Macron sarà, con ogni probabilità, eletto Presidente. Ma questa campagna lascerà cicatrici profonde. Il paese è profondamente diviso e non riuscirà a riunirsi sotto il nuovo Presidente.

Interi settori della popolazione sono già, o sono in procinto di entrare, in una condizione di secessione.

Christophe Guilluy, del resto, ha attentamente analizzato l’effetto disastroso di quel pensiero “politicamente corretto” che si autodefinisce antifascista e che serve solo da copertura agli interessi dei potenti. [1]

L’orrore Macron

Entrambi i candidati hanno una chiara responsabilità in questa situazione. Emmanuel Macron, in primo luogo, la cui arroganza, combinata con la sua personale irrilevanza, si rivela essere un prodotto di quello che viene chiamato il “sistema”, venduto agli elettori come si vende ai consumatori di un supermercato un fustino di detersivo (secondo Michel Onfray) o un dolce troppo grasso e zuccherato. Ha toccato dei livelli di indecenza veramente elevati sul tema del recupero della memoria, oltraggiando in maniera permanente la memoria storica, di cui conviene fare tesoro.

Il suo errore sulla disoccupazione di massa nel corso del dibattito del 3 maggio in TV è davvero esemplare. Sostenendo che la Francia sia l’unico paese colpito dalla “disoccupazione di massa”, dimenticando la situazione in Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, in realtà rivela i suoi pensieri. Questi paesi non sono più considerati come colpiti dalla disoccupazione perché hanno implementato, volontariamente o sotto costrizione, le politiche di “riforma del mercato del lavoro”. Che queste politiche in realtà aggravino la situazione a cui dovrebbero porre rimedio, costituisce l’errore di fondo che sottende questo errore formale.

Entrando nel merito, poi, è già stato detto tutto su ciò che rappresenta il programma di Emmanuel Macron, in termini di profonda sottomissione al neoliberismo e al culto dell’Unione europea, sui suoi aspetti retrogradi mascherati da falso modernismo. Quest’uomo è il prodotto, come dichiarato da Aude Lancelin, di un colpo di stato silenzioso del CAC-40 (l’indice di borsa di Parigi, ndt), anche se Lancelin non ne descrive che molto vagamente i meccanismi e le cause. [2] Intorno a lui si raccolgono tutti i politici che hanno fallito in questi venti o trent’anni. E’ stato incapace di ascoltare ciò che avevano da dirgli i francesi che ha incontrato. Murato nelle sue certezze, tutto d’un pezzo come si suol dire, questo prossimo Presidente per default sarà un fattore di divisione profonda e una causa di secessione tra i francesi. Come ha detto e scritto François Ruffin, sarà odiato per essere stato eletto di stretta misura e non beneficerà di nessun periodo di grazia. [3]

La (ir)responsabilità di Marine Le Pen

Ma anche Marine Le Pen ha una grande responsabilità in questa situazione. Non si è dimostrata in grado di sostenere il suo programma, e anche su qualsiasi critica le venisse fatta. Questo programma aveva una sua coerenza, ma con i suoi ripensamenti dell’ultimo minuto la Le Pen ha contribuito a creare confusione. Ha dichiarato di aver sentito degli economisti su molte questioni, dall’euro alla globalizzazione, ma ovviamente non li ha ascoltati, né li ha capiti. I suoi vari riposizionamenti verso la fine della campagna, dall’euro all’età di pensionamento, sono stati disastrosi.

Questo dimostra, nella migliore delle ipotesi, un grande dilettantismo nel trattare questioni che sono invece essenziali per la Francia e i francesi. Nel peggiore dei casi, rivela un atteggiamento strumentale su questi temi e più in generale sulla questione economica e sociale. Il suo stile battagliero si è trasformato in un’aggressività senza limiti. Contrariamente a quanto affermato dagli stupidi moralisti, tutto questo non fa della Le Pen una “fascista”, e in nessun modo giustifica l’appello a “sbarrarle la strada”. Ho detto in un post precedente [4] che cosa si può pensare di tutto questo. Comunque, la Le Pen si è rivelata essere la miglior nemica delle idee che ha affermato di sostenere. Se non riflette su questo, e se non ne trae le dovute lezioni, la Le Pen è perduta. Ma la disperazione che può derivarne rischia di favorire delle politiche che, queste sì veramente, saranno chiaramente condannabili e molto più radicali e pericolose.

La secessione

Tutto questo configura una divisione politica e culturale profonda dei francesi. E’ chiaro che i sostenitori di Emmanuel Macron e quelli di Marine Le Pen non vivono più nello stesso paese. Vivono in paesi diversi, in primo luogo da un punto di vista geografico, con la distinzione tra la Francia “periferica” e la Francia metropolitana. Ma vivono anche in paesi diversi in termini di riferimenti culturali e sociali. Questa “secessione” è di una gravità straordinaria. Quando non abbiamo più un linguaggio comune, la porta è aperta alla guerra civile.

Questa secessione non è l’unica. Gli elettori di Jean-Luc Mélenchon, almeno quella gran parte di loro che si dichiarano contrari a votare Macron, si stanno muovendo verso un’altra forma di secessione. Il modo in cui questo elettorato è stato disprezzato, vilipeso, minacciato, perché si unisse alla coalizione macronista, rimane uno dei più grandi scandali e una delle più grandi vergogne di questa campagna elettorale. Soprattutto, questa campagna isterica e piena d’odio, come ho già denunciato su questo sito[5], spingerà coloro che si definiscono “Insoumis” (ribelli, ndt) alla secessione dal sistema politico. Non sono le manovre ridicole dell’ultima ora di un PCF agonizzante, tattiche denunciate da Mélenchon stesso, che potranno fermarlo. [6] E’ probabile che queste manovre, e altre, si moltiplicheranno durante la campagna per le elezioni parlamentari di giugno.

L’obiettivo è chiaro: privare gli “Insoumis” del numero di deputati a cui avrebbero diritto in base alla loro consistenza numerica. Se questo scenario si verificasse, la secessione degli “Insoumis” diventerebbe una realtà, e un tale processo, oltre alle secessioni di cui s’è parlato prima, porterebbe con sé delle minacce di violenza, o anche della violenza stessa.

L’ultima frase di François Ruffin nella sua rubrica per il quotidiano Le Monde suona molto chiara su questo punto:

E’ su questa base striminzita, su questa legittimità fragile che voi contate di portare avanti la vostra regressione a tappe forzate? O la va o la spacca? Lei è odiato, signor Macron, e io ho paura per il mio paese, non tanto per questa domenica sera, ma per più avanti, per i prossimi cinque anni e oltre: che si degeneri davvero, che la “frattura sociale” diventi una lacerazione. Lei porta con sé la guerra civile come le nuvole portano il temporale. A buon intenditore.

Francois Ruffin (Candidato per “Picardie debout!” e sostenitore di Jean-Luc Mélenchon)

La disperazione di essersi visti “rubare” l’elezione da parte del sistema, che impone nei fatti un Presidente che molti non vogliono, è foriera di spaccature e divisioni future. L’arroganza molto probabile che dovremmo aspettarci con  la elezione di Emmanuel Macron , amplificherà questa disperazione. E’ sempre pericoloso spingere due fazioni di francesi l’una contro l’altra sino alla disperazione, fatto ignorato con superbia da Emmanuel Macron e dai suoi sostenitori, tra cui il catastrofico François Hollande. Queste persone hanno potenzialmente la responsabilità di aprire le porte alla guerra civile.

La secessione silenziosa

Ma c’è una quarta secessione, silenziosa, che si verifica nello stesso momento. Sempre più giovani francesi figli di immigrati e di religione musulmana rifiutano i principi di uguaglianza che stanno alla base della Repubblica. Anche qui ci troviamo di fronte ad un processo di secessione, tanto più grave in quanto viene tollerato, per clientelismo elettorale o per volontà di mantenere la quiete, dai politici di tutti gli schieramenti. [7] Questa secessione si manifesta nella esclusione sempre maggiore delle donne dalla sfera pubblica, nella descolarizzazione dei bambini e nella creazione di reti alternative di insegnamento al di fuori di ogni controllo.

Ora, questo è estremamente grave, di una gravità che supera il pericolo diretto del terrorismo e del salafismo. L’erosione lenta e silenziosa della laicità da parte delle organizzazioni vicine ai Fratelli musulmani pone un terribile problema alla politica francese. E’ stato pubblicato solo poche settimane fa il testo di Jérôme Maucourant su questo tema. [8] Il problema è molto più grave rispetto all’isteria cosiddetta “anti-fascista” che ha preso possesso di una parte delle menti e della quasi totalità della stampa in occasione delle elezioni presidenziali. Qui siamo di fronte ad un’altra forma di secessione, e questa c’è da temere che sia ancora più inconciliabile rispetto alle altre tre.

Se vogliamo parlare del popolo, e senza il popolo non ci può essere alcuna sovranità, allora si impone la distinzione importante che deve essere fatta tra il popolo “politico” e il popolo “etnico”. Ho dedicato intere pagine del libro che ho pubblicato nel 2016, “Sovranità, Democrazia e Laicità“, [9] a questo tema, tema del quale l’attualità, purtroppo, ci ricorda l’importanza. Non possiamo pensare alla Democrazia senza pensare al tempo stesso alla Sovranità, e che quest’ultima implica e impone la Laicità. Parliamo proprio di questo con Bernard Bourdin, nel recente libro che abbiamo appena pubblicato. [10] Non ci possono essere individui liberi se non in una società libera.

La sovranità definisce anche la libertà di decidere che caratterizza quelle comunità politiche che sono i popoli nel contesto della Nazione e dello Stato. E’ inoltre necessario sapere che cosa costituisce la società. E’ anche necessario capire che cosa costituisce un “popolo”, e bisogna capire che quando si parla di un “popolo” non stiamo parlando di una comunità etnica o religiosa, ma della comunità politica di individui riuniti che prendono in mano il proprio futuro. Questo è il popolo al quale parlano i politici che realmente fanno il loro lavoro, e non quelli che, come Emmanuel Macron, sono promossi come un fustino di detersivo.

Questa elezione sembra ormai un gioco  scontato. Questa elezione è stata soprattutto sottratta agli elettori dalla combinazione di una volontà cosciente e organizzata da parte di alcuni e di una mancanza di responsabilità da parte di altri. Ma non risolverà nulla, non deciderà nulla. Piuttosto, il suo probabile esito, facendo precipitare delle fratture precedenti, rischia – e spero con tutto il cuore di sbagliarmi – di portare la Francia verso un futuro molto scuro.

Jacqurs Sapir

Fonte: http://vocidallestero.it

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  1. Giorgio 3 mesi fa

    Macron è presidente di circa un terzo degli aventi diritto al voto francesi e gli altri 2/3 non contano nulla? E’ esattamente uno specchio dell’Italia e come in Italia gli abitanti delle città sono antitetici a quelli che vivono in campagna. Chi vivrà vedrà!!!

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  2. Eugenio Orso 3 mesi fa

    E’ inquietante che oltre venti milioni di francesi abbiano sostenuto Macron, espressione del capitalismo finanziario devastatore al potere, contro l’interesse materiale e di vita di molti fra loro.
    E’ inquietante che in Italia, paese che scivola verso la povertà di massa, oltre un quarto di italiani sostengano l’entità collaborazionista dell’alta finanza chiamata piddì, mentre altrettanti, o di più, sostengano la falsa opposizione parlamentare di comodo chiamata cinque stelle.
    La benemerita Russia, che affermandosi potrebbe favorire la liberazione dell’Europa, è sempre più lontana e, ormai, ho l’impressione che siamo “fuori tempo massimo”, per salvarci.
    Pietra tombale su tutti noi, fra non molto?

    Cari saluti

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    1. PieroValleregia 3 mesi fa

      la sua percentuale: 66,06% … è il numero della bestia
      saluti
      Piero e famiglia

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      1. Massimo 3 mesi fa

        Una strana coincidenza , attento come sempre

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      2. leo 3 mesi fa

        Pur odiando micron e soprattutto chi l´ha messo lí, pur disprezzando
        i francesi beceri che l´hanno eletto, la tua affermazione é ridicola.

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        1. PieroValleregia 3 mesi fa

          non è una mia affermazione, sono i dati elettorali che sono ugauli al numero del diavolo … punto
          saluti
          Piero e famiglia

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      3. Unoqualunque 3 mesi fa

        Come si è sempre detto, “il diavolo si nasconde nei dettagli”.

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  3. Mardunolbo 3 mesi fa

    Dalla Francia partì la rivoluzione che insanguinò anche l’Europa. Speriamo che dalla Francia parta un’altra rivoluzione di reazione che si diffonda in tutta Europa, ancora una volta, per finirla con queste elite di potere finanziario che gestiscono potere e risorse e vite dei popoli !
    Ormai è l’unico augurio possibile, visto come sta andando tutto alla rovina dei popoli europei…

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  4. Daniele Simonazzi 3 mesi fa

    Tutto come previsto,niente di piu’ scontato ,le masse seguono I dindi ,alla le pen le banche non davano piu’ nessuno credito ,e senza soldi si fanno solo urla di aquile marine,ora tocchera’ all’italia con I vari prodi dell’ugola( Renzi)e fuorviatori di masse (grillo).Celine diceva che gli ebrei hanno paura solo di una cosa : il razzismo,del resto se ne infischiano .Volete finire come I boeri in sudafrica? continuate a parlare e a non fare niente nel giro di un decennio vi Sara’ da ridere ,LA pensione il gruzzolo in banca I diritti dei lavoratori ,bisognera’ vedere quark per sapere che cos ‘erano

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    1. Massimo 3 mesi fa

      Purtroppo condivido in toto , conciso ed efficace

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    2. Tania 3 mesi fa

      Daniele, trovo i suoi commenti tutti da condividere, non ce n’è stato uno che io possa aver potuto dire che non ero d’accordo, una visione della realtà che non lascia alternative altrettanto valide.
      Leggere i suoi commenti è un piacere immenso, ed un dispiacere immenso.

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  5. mimmo 3 mesi fa

    ineluttabilità ed inevitabilità degli avvenimenti…

    non so, e nemmeno è importante saperlo, quanto i pupazzi di tutti gli schieramenti politici,
    di tutta la zona nazi-nato, siano complici consapevoli della tragedia che sembra, secondo molti analisti, addensarsi
    sul futuro dell’impero occidentale in caduta libera.

    Appare evidente che gli accadimenti sfuggano alla stessa volontà dei cosiddetti “potenti”, il che suscita inquietanti pensieri
    sulla reale capacità di autodeterminarci nei confronti di un “destino” già programmato nel dna umano.

    In realtà, in questo “armageddon sembra che le masse non siano meno responsabili dei carnefici “.
    Pare proprio che, come tanti lemmies impazziti, si stia correndo verso un riequilibrio cruento degli avvenimenti da noi stessi
    generati in tempi illusoriamente definiti di progresso dell’umanità.

    Non importa quanto consapevoli diventiamo, e quanta gente si unisce
    alla massa critica che dovrebbe dare il via al cambiamento, noi siamo diretti verso una delle tante
    misteriose catastrofi che si abbattono, periodicamente, sulla storia dell’uomo.
    Noi ci evolviamo solo in virtù di cicliche e violente apocalissi.

    E quel che è peggio, e che non sappiamo davvero se questi cicli siano
    necessariamente un segnale positivo per i passi successivi del pianeta.
    Se invece siamo semplicemente costretti a ricominciare per “incapacità”?

    La nostra storia è una storia di evoluzione oppure di un continuo tornare ad un inizio di misera sofferenza e disperazione?

    La Verità ci farà liberi ma non è dato di sapere quando la avremo a disposizione… il fatto certo è che nessuno si può dire
    del tutto irresponsabile.

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    1. Citodacal 3 mesi fa

      Concordo complessivamente, e tuttavia con più d’una riserva su alcuni punti;
      1) “Noi ci evolviamo solo in virtù di cicliche e violente apocalissi” – Se fosse possibile misurare in modo univoco ed esauriente l’evoluzione, potremmo sostenere questa affermazione; siccome è impossibile il farlo, se non ponendo filtri individuali o collettivi (vedere esattamente la UE spacciata come “evoluzione”), dobbiamo considerare il processo evolutivo alla stregua d’una semplice relazione fisica tra spazio, tempo e relativa velocità, le quali in se stesse non esprimono nulla di ontologicamente essenziale e tutto di relativamente momentaneo (fosse pur un “momento” perdurante qualche secolo o più…); riecheggia concettualmente quanto, ad esempio, Junger definì col dire che “Nell’epoca del nichilismo, la nostra epoca, si è diffusa l’illusione ottica per cui il movimento sembra acquistare importanza a spese dell’immobilità”. Non soltanto: un processo ciclico di apocalissi prevede il proprio perpetuarsi come struttura evolutiva, contraddicendo in parte il proprio senso medesimo: senza un “punto” di mira effettivo, esiste soltanto un punto “di fuga” irraggiungibile che si sposta continuamente, pertanto uscendo dalla possibilità d’essere realmente esperito e dunque definito in termini essenziali, ma anche solamente razionali. Questo modello evolutivo peraltro esclude la coscienza individuale ordinaria, troppo limitata e breve per prender appunto “coscienza” di un progetto che va ben oltre la propria durata formale: a chi giova dunque questa evoluzione, se il singolo essere cosciente ne è tagliato fuori?
      2) “La Verità ci farà liberi ma non è dato di sapere quando la avremo a disposizione” – La Verità (scritta al maiuscolo) è sempre disponibile: basta cercarla veramente, anche se ciò comporta spesso uno stravolgimento nelle proprie abitudini e nella propria struttura individuale. Qualcuno ha fatto osservare correttamente che, essendo comunque noi esposti a stravolgimenti esogeni d’ogni sorta e forma, risulterebbe perciò comunque auspicabile e saggio anticiparli ed eluderli optando per uno “stravolgimento” interiore definitivo, che li metta una volta per tutte in fuori gioco (essendo interiore, dobbiamo intendere che continui tuttavia a “riflettere” l’esteriore, senza però lasciarsi più plasmare e condizionare da alcunché). La nota scommessa di Pascal riflette, in modo volutamente rozzo e tavernesco, questa opportunità individuale, ma non individualistica.
      Sottolineo invece altri passaggi:
      1) “Appare evidente che gli accadimenti sfuggano alla stessa volontà dei cosiddetti ‘potenti’, il che suscita inquietanti pensieri sulla reale capacità di autodeterminarci nei confronti di un ‘destino’ già programmato nel dna umano.” – Non soltanto Al-Ghazali sosteneva che il libero arbitrio si riduce a compiere microscelte su macroscelte già determinate; potremmo citar perfino Gandalf che non dimostra d’essere da meno (altro che letteratura “fantasy”…): “Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere; possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso. Ci sono altre forze che agiscono in questo mondo, Frodo, a parte la volontà del Male”.
      2) “In questo ‘armageddon sembra che le masse non siano meno responsabili dei carnefici’ “. – L’ignavia è una forma d’irresponsabilità che viene agevolmente rivoltata col sostenere, da parte dell’ignavo, quanto nessuno l’abbia avvisato per tempo. Eppure l’affermazione in oggetto diventa alquanto impopolare, poiché l’ignavo, del pari all’inconsapevole, è inconsapevole d’essere ambedue le cose, e ciò lo rende particolarmente permaloso: se dai dello stupido allo stupido se ne ha a male; se lo dici all’intelligente, ci riflette; se al saggio, rimane indifferente.
      Qui mi zittisco, ma ci sarebbe molto per procedere in modo interessante. Ci tengo a precisare di non aver voluto in alcun modo “correggerti il compito”, Mimmo, soltanto contribuire nella messa a fuoco di alcuni punti che ritengo non indifferenti: grazie per la comprensione, in questo senso, che vorrai accordarmi.

      Verrebbe infine da affermare ironicamente che il titolo dell’articolo sia errato: quello corretto suonerebbe più semplicemente come “Fine della Francia” (nonché di tutte le nazioni che seguiranno la scia).
      Direi che a questo punto, salvo imprevedibili mutamenti che si faticano a leggere proprio nel dna attuale, ritornano veraci le parole che McAuliffe pronunziò alle proprie truppe durante l’assedio di Bastogne: “Riempite i vuoti e tenete duro. Arriverà molta merda da queste parti.”

      “E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inferno XXXIV, 139)

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      1. mimmo 3 mesi fa

        grazie per il contributo,esauriente…

        parto da considerazioni, effettivamente, molto personali.

        Sono convinto che una evoluzione sia necessariamente legata ad un concetto di unità spirituale che lega la Creazione
        nel non-tempo, non-spazio, ad una sorta di archivio universale che tiene conto delle esperienze individuali,
        ma anche delle esperienze collettive, di popoli.
        Salvo questo, evidentemente l’importanza dell’esperienza individuale
        sta nell’eredità che lascia ai posteri.
        Facile trovare delle ovvietà con la coscienza universale del Budda, ma anche dello stesso C.G.Jung.
        Oltre a questi, mi piace citare J.E.Charon(gli eoni intelligenti portatori di spirito eterno)
        ed il buon E.Tolle(il corpo di dolore dell’individuo, ma anche dei popoli).
        Lo stesso Junger non diceva:
        “La guerra non è solamente nostra madre, è anche nostro figlio. Se essa ci ha creati, noi l’abbiamo generata.
        Noi siamo dei pezzi forgiati, cesellati, ma siamo ugualmente quelli che brandiscono il martello
        e maneggiano lo scalpello, insieme fabbri e acciaio scintillante,
        operai della nostra sofferenza, martiri della nostra fede.”?(wikipedia)

        La promessa del Cristo,la Verità vi farà liberi, sembra più una indicazione che una promessa e dubito che ci possano essere
        molti uomini capaci di elevarsi individualmente a questa Meta.
        Credo che tra le due Vie, quella Spirituale e quella del Dolore, la più battuta sia la seconda, ché
        la prima è praticamente inarrivabile.

        L’ ignavo è il “tiepido” che viene vomitato dal Padre; anche per i non credenti è un concetto facilmente accettabile.

        Grazie ancora per la gradevolissima condivisione.

        Chiedo scusa per eventuali fraintendimenti:
        Non aggiungo….. “suonerebbe più semplicemente come “Fine della Francia”…dato che mi hai preceduto di un soffio. 🙂

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        1. Citodacal 3 mesi fa

          Mi rallegra il dialogare a fine indagativo e non oppositivo; peraltro, la seconda possibilità risulta spesso definita da circostanze determinate in se stesse, come se salissimo la medesima montagna uno da nord e l’altro da sud: oltre ad attraversare ambienti che potrebbero essere significativamente differenti – non fosse altro per il diverso irraggiamento solare – ci troveremmo geometricamente in perfetta opposizione, determinata da uno degli infiniti diametri della montagna: eppure staremmo dirigendoci verso lo stesso ed unico punto (motivo per cui Simone Weil sosteneva che si comunichi realmente soltanto nella santità, essendo unica e non lasciando più nulla all’ambiguità delle parole; del pari, i buddisti affermano che, per conoscere tutti i Buddha presenti, passati e futuri, occorra “essere” Buddha – e non “un” buddha come ce ne fossero davvero tanti –, analogamente allo stato dell’essere cristico; ma lo stato dell’Essere “è”, prima ed oltre il divenire, pertanto non si “realizza” per evoluzione, individuale o collettiva che sia).
          In merito all’individuale peraltro, se prendiamo come base quanto ricordava il Guénon ne «L’uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, cap. II, Distinzione fondamentale fra il “Sé” e l’”io”», ovvero che le coppie di riferimento siano le seguenti
          Universale
          Individuale – Generale
          Particolare – Collettivo
          Singolare
          ci accorgiamo che si debba per forza di cose partire dall’Individuale (non individualistico) per approdare all’Universale; viceversa direi che l’indagine ordinaria si svolge in genere a livello di Singolare-Collettivo (il che ne riproduce tutti i relativi limiti).
          Lo stesso termine “evoluzione” è terribilmente ambiguo, al punto che quasi risulti impossibile liberarsi dal suo impiego (perciò ritengo più che educate, ma non necessarie, le tue scuse in merito al fraintendimento); e in effetti esiste un’evoluzione, la quale è misurabile soltanto se definiamo a priori i parametri che intendiamo monitorare come punto di partenza e punto d’arrivo: sennonché questa metodica, utile in ambito scientifico, risulta inadeguata rispetto all’uomo integrale, sempre che non lo si voglia ridurre a una manciata di parametri biometrici, o peggio sentimentalistici (quanto si è avverato progressivamente e sensibilmente soprattutto negli ultimi secoli), di difficile se non impossibile analisi ed interpretazione statistica coerente se soltanto inferiori alla diecina, secondo ricordato da un antropologo che ebbi occasione di sentire una ventina d’anni fa, quand’era direttore del Museo di Etnomedicina di Genova; oltremodo, e qui mi riallaccio all’intervento di Giorgio che pone il dilemma sulla negatività o positività del cambiamento biologico, proprio in quell’ambito il cosiddetto “evoluzionismo” altro non fa se non tracciare una tautologia, quella per cui sopravviva il più adatto: però sappiamo che, qualora i cambiamenti ambientali si facciano più severi, potrebbero favorire la sopravvivenza di quegli organismi biologici più rudimentali e meno complessi, laddove la complessità coincide invece spesso con la concezione di ente maggiormente evoluto – come a dire che la vita, almeno nel suo aspetto biologico, preservi se stessa secondo una logica che l’uomo tende a sconfessare, forse più per vanagloria che per lungimiranza (vorrei ricordare, in via più estesa del concesso, come gli alchimisti ripetessero il vecchio motto “Natura non facit saltus”, accanto alla locuzione per cui il Mercurio non si tinga da sé, essendo tuttavia sufficiente, accanto all’Azoth, per portare a compimento l’Opera intera). C’è infatti anche il sovra-biologico, che come riconosceva lo stesso logico Aristotele, vien sempre prima del biologico…
          Cosa c’entra tutto ciò con le elezioni francesi? Dopotutto c’entra eccome, almeno se si vuol provare davvero a dare un’occhiata seria, reale ed esaustiva alla trama costitutiva del retro dell’arazzo, per non accontentarsi del vento che tira di volta in volta; o come scriveva Carroll: “al di là dello specchio”.
          Mi scuso per la logorrea e contraccambio il ringraziamento per il proficuo interloquire.

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          1. Citodacal 3 mesi fa

            Chiedo scusa, ma l’impaginazione delle coppie ricordate dal Guénon non è sovrapposta in modo corretto: la ripeto così, sperando che sia pubblicata in modo chiaro

            Universale Individuale (l’Individuale include, sotto:)
            Generale Particolare (il Particolare include, sotto:)
            Collettivo Singolare

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          2. Giorgio 3 mesi fa

            Ecco come distruggere una teoria! Darwin ringrazia.

            Einstein sostenne che nessun fenomeno è fine a se stesso, ma sono tutti correlati, perciò queste dissertazioni sono perfettamente in tema con le votazioni francesi.
            La semantica è una convenzione per comunicare tra simili, se l’intento è tale altrimenti si risolve in un esercizio eristico che evidenzia l’atteggiamento filautistico con intento conativo dell’astante.
            Per non cadere nella preterizione mi riferisco all’accezione che si vuole assegnare al lemma: evoluzione.

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          3. Citodacal 3 mesi fa

            @Giorgio
            Niente, da parte mia, che non sia già stato esposto efficacemente altrove per dimostrare l’assenza di fondamento reale della teoria evoluzionista. Se interessato, le segnalo, qualora non le conoscesse, due opere del Prof. Giuseppe Sermonti, genetista e agronomo di nome internazionale (peraltro abbondantemente ostracizzato a suo tempo da certa “intellighenzia” progressista):

            1) “Dopo Darwin. Critica dell’evoluzionismo”, scritto insieme al paleontologo Roberto Fondi.
            2) “Il crepuscolo dello scientismo. Critica della scienza pura e delle sue impurità”.
            (credo si trovino ancora scaricabili da qualche parte in rete)

            Peraltro lo stesso Darwin aveva più tardi compreso d’aver debordato, al punto di scrivere ne “L’origine delle specie” di « aver attribuito troppo all’azione della selezione naturale e della sopravvivenza del più adatto », aggiungendo che quella era « una delle più grandi sviste (oversights) trovate nel suo lavoro ».
            E tuttavia i falchi del sociale ne avevano ormai approfittato, forti di certe affermazioni del naturalista inglese – alquanto allettanti per i loro scopi e visione del mondo – , secondo cui « Tra qualche tempo a venire, non molto lontano se misurato nei secoli, è quasi certo che le razze umane più civili stermineranno e si sostituiranno in tutto il mondo a quelle selvagge » (curioso il fatto di star ora osservando un darwinismo capovolto nei metodi, ove appartenenti a società più povere e meno sviluppate vengano utilizzati per sostituire quelli delle società più opulente… peraltro il precedente presupposto non vieta affatto di procedere poi nello stesso modo all’interno di qualsiasi società, la più sviluppata possibile, per giustificare l’eliminazione dei soggetti meno produttivi e integrati – fino a giungere alle teorie sulla soppressione dei pensionati proposte da Attali).
            Lo stesso Einstein, anche da Lei citato, così commentò: « La teoria di Darwin sulla lotta per l’esistenza e sulla selezione ad essa connessa è stata da molti assunta come una autorizzazione a incoraggiare lo spirito di competizione. Alcuni hanno anche tentato in questo modo di provare in maniera pseudo-scientifica la necessità di una lotta economica distruttiva nelle competizioni tra individui… Il mondo attuale assomiglia più a un campo di battaglia che ad un’orchestra. Dovunque nella vita economica come in quella politica il principio-guida è quello della lotta spietata per il successo a danno dei propri simili ».
            (tutte le citazioni sono tratte dalla prima opera indicata del Sermonti)

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          4. Giorgio 3 mesi fa

            Lei mi meraviglia, Citodacal, non intuendo che la mia era un’affermazione sardonica.
            Conosco bene l’autore che mi consiglia e condivido in toto il suo commento.

            Quando mi sento depresso rivolgo immediatamente la mia mente all’indirizzo di Darwin ed alla sua teoria, e rido fino a scompisciarmi.
            D’altronde, poveretto, gode di un’attenuante, in considerazione delle sue origini.
            Sono troppi anni che calco le scene del web ed ho incontrato di tutto, ultimamente Tania.

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          5. Tania 3 mesi fa

            Tania io?

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    2. Giorgio 3 mesi fa

      Non so a quale evoluzione lei si riferisca, io in giro non ne vedo e quando chiedo lumi vengo immancabilmente accusato di polemica.

      Wikipedia scrive tra l’altro alla voce EVOLUZIONE: “In biologia, con il termine evoluzione, si intende il cambiamento, all’interno di una popolazione,
      delle caratteristiche ereditabili col passare delle generazioni.[1] Sebbene i cambiamenti tra una generazione e l’altra siano generalmente piccoli,
      il loro accumularsi nel tempo può portare un cambiamento sostanziale nella popolazione, attraverso i fenomeni di selezione naturale e deriva genetica,
      fino all’emergenza di nuove specie.

      A questo punto si potrebbe aprire un’infinità di discussioni, una su tutte: quando Wikipedia parla di cambiamento che valenza lo accompagna? Negativa o positiva?
      E qui mi fermo.

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      1. mimmo 3 mesi fa

        dammi pure del tu, se ti rivolgi a me. 🙂

        evoluzione è una parolaccia, perchè si presta a qualche equivoco se non si è abbastanza chiari…ed io non lo fui..

        Come ha giustamente sottolineato Citodacal, l’Europa di oggi non può essere esposta alla fiera delle Evoluzioni.
        Almeno non nel senso che ci saremmo augurati fino a ieri.
        Oggi ci resta solo la Speranza che se c’è un esercito del Male vittorioso
        non può non esserci un esercito del Bene in attesa dei Tempi prescritti.

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        1. Giorgio 3 mesi fa

          Vale a dire: “Campa cavallo che l’erba cresce.”
          Io non vedo fasi alterne bene/male nella vita, ma, se possibile, una miscellanea.
          Non ha chiarito la “sua” evoluzione, perciò i dubbi mi rimangono intatti come un bicchiere di “acqua ed anice”.

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  6. Tania 3 mesi fa

    Come siamo messi nella guerra che i ricchi sin dal primo giorno della loro comparsa fanno ai poveri?
    E’ nato prima il ricco od il povero?
    Stando alle storielle che si leggono in rete è nato prima il ricco che ha modificato geneticamente le scimmie per avere schiavi che capissero gli ordini, storiella intrigante… pare che qualcosa gli sia sfuggito di mano…
    Potrebbe venire comodo immaginare che la storiella possa essere vera, rimane la lotta di classe che quindi bisogna capire se è un dogma della Bibbia come vogliono farci credere o è solo una questione di smettere di essere3 bambini e diventare finalmente degli adulti!
    Adesso siamo alla puntata della telenovela dove i ricchi mettono nei governi dipendenti che devono parlare di pace, amore, fratellanza…
    I ricchi “pace amore e fratellanza”, come no, perbacco!!!!!!!!
    Ma a questo punto i ricchi votino la “sinistra”!
    Ah, già fatto?
    E la sinistra cher dice?
    Dice che per vincere bisogna essere comandati dai ricchi.

    ?!?
    Eeeeeeeh?

    Furbiiiiii….

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  7. Tania 3 mesi fa

    Daniele ha centrato il problema, i soldi.
    Con il baratto saremmo obbligati a dare qualcosa per avere qualcosa, no?
    Con un mezzo al di sopra delle merci di scambio, se è mio, lo stampo io, lo possiedo io, lo distribuisco e lo distribuisco o lo tolgo quando mi pare e piace senza che nessuno nemmeno mi dia neppure uno schiaffetto, non occorre che debba partire con una merce fatta da me, o mia, da poter scambiare, no?
    Poi per tutti basta solo che entrino nel grande gioco e sono a posto, no?

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    1. Tania 3 mesi fa

      Lo riscrivo perché indecente chiedendo scusa a tutti per l’orrenda grammatica, non so se farò meglio, ci provo.

      Daniele ha centrato il problema, i soldi.
      Con il baratto saremmo obbligati a dare qualcosa per avere qualcosa, no?
      Con un mezzo al di sopra delle merci di scambio che è mio, lo stampo io, lo possiedo io, lo distribuisco e lo tolgo a mio interesse, senza nessun impedimento a ciò, senza nessuno che nemmeno mi possa o mi dia neppure uno schiaffetto, non occorre che debba partire con merce fatta da me, o mia di proprietà, da poter scambiare, no?
      Poi per tutti basta solo entrare nel grande gioco, e vissero tutti infelici e scontenti, no?
      Anche i ricchi, poverini, dato che sono quelli maggiormente “dentro” il sistema, non stanno mica bene con il cervello…
      Dato che più sei dentro il sistema, più sei fuori con la testa, è scientificamente dimostrato. 2+2=4

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  8. nessuno 3 mesi fa

    Andate ad ascoltarvi la canzone “Hexagone” di Reanud del 1975……
    profetica e veritiera.

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  9. Unoqualunque 3 mesi fa

    X Redazione
    Dopo aver cancellato i cockie ho digitato male il mio indirizzo email.

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  10. Paolo 3 mesi fa

    Ma non avete capito che ci stanno fregando tutti? Ma voi pensate veramente che Macron abbia preso la maggioranza dal popolo francese? Se lo pensate siete dei fuorviati mentali! L’NWO ha oramai il controllo totale sugli stati europei. Con il consolidarsi del controllo e della manipolazione alttraverso le reti digitali milioni di voti vengono dirottati dove fanno comodo. Con il voto non c’e’ alcuna speranza che le cose volgano a favore di noi anti satanisti. Discutere non serve.

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    1. Citodacal 3 mesi fa

      A prescindere dalla manipolazione, i numeri reali dimostrano che meno della metà dei francesi abbia votato Macron; ecco quanto riporta agevolmente l’economista Alberto Bagnai con il dovuto calcolo elementare:
      “Nota che per quanto riguarda la Francia, bisogna far parlare i numeri. Sono convinto che la Le Pen sia stata penalizzata da certe incertezze, ma resta il fatto che Macron ha avuto 5 milioni di voti meno di Chirac e lei 5 milioni di voti in più del padre, e che il 60 e fischia per cento suo è il 60% del 70%, perché il 30% si è astenuto, il che significa, in sostanza, che meno della metà dei francesi (sei per sette quarantadue) ha espresso il proprio esplicito sostegno, turandosi o meno il naso, a Macron. Questo è l’analisi che fa anche Sapir”.
      Bisogna dunque far sempre riferimento alla percentuale effettiva dei votanti e comprendere perché una fetta crescente dell’elettorato non vada del tutto a votare; negli USA, ad esempio, la % di votanti è spesso alquanto bassa (meno del 50% degli aventi diritto) e una possibile spiegazione, oltre alla decisione motivata di non farlo (onde per cui, personalmente, preferisco l’annullamento della scheda all’astensione) delinea tratti inquietanti, secondo riportato dal Washington Post (http://www.ilpost.it/2016/05/13/affluenza-elettorale-stati-uniti/):
      “Per decenni, giornalisti politici e candidati che miravano a farsi eleggere hanno dato per scontato che le persone più istruite, con redditi più elevati, di etnia bianca, più anziani, sposati o proprietari di una casa rappresentassero il gruppo di votanti più affidabile del paese”.
      “Nei quartieri più disagiati, con un’affluenza alle urne più bassa, le code ai seggi tendono a essere più lunghe qualora l’interesse per il voto aumentasse inaspettatamente. E spesso chi percepisce un salario orario non ha tempo per fare lunghe code, rendendo il voto difficile e spesso impossibile. Un’enorme fetta di elettori neri e ispanici sono pagati a ore: per votare, devono perdere delle ore di lavoro.
      Per i votanti delle minoranze in quei quartieri con pochi seggi, le lunghe code non sembrano altro che un deterrente al voto per una certa categoria di persone”.

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      1. Giorgio 3 mesi fa

        I numeri che offre Bagnai e lei riporta, Citodacal, sono incompleti, c’è stato il 12% di schede bianche, mai successo nella storia delle elezioni francesi.
        Più volte ho scritto di essere in attesa di una riedizione di Norimberga, quindi chi si è presentato al seggio verrà passato per le armi.

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  11. antonio 3 mesi fa

    il croupier delle banche yankee-jews

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