"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Famiglia Cristiana e il baby Vendola: roba da far cascare le braccia

Famiglia Cristiana s’è svegliata con mezzo secolo di ritardo

di Alceste

Ecco come s’esprime Francesco Anfossi, caporedattore del periodico, sulla nota vicenda dell’utero in affitto che coinvolge Nicola Vendola:
“Sulla vicenda Vendola lasciamo stare per un momento le considerazioni etiche e morali … non si direbbe che Nichi Vendola, che ha adottato un bimbo nato da una donna californiana attraverso la tecnica dell’utero in affitto, abbia reso un omaggio alla sinistra, di cui è leader …”

Poi rincara:
“È così che si fa nella sinistra per soddisfare un desiderio … Una sinistra che sembra lasciare il campo sempre più a quel veleno libertario di cui è da sempre intrisa, a scapito di altri valori …”

Bene, mi compiaccio. Con 50 anni di ritardo suona la sveglia sul comodino anche per i cattolici.
Non che siano ancora desti: quel “sembra [!] lasciare il campo” è una timidezza incomprensibile: Anfossi intuisce qualcosa, ma ha ancora gli occhi cisposi di chi si rialza da un sonnellino perbenista, pesante quanto colpevole.
Caro Anfossi, questa è la sinistra. Ma non da oggi. La metamorfosi che ci donato Vendola e compagnia è partita da almeno mezzo secolo.

Buongiorno a voi!
La sinistra!
Ecco cos’era la sinistra storica: era il basso. E la destra, ne conseguiva, era l’alto. Capito? Semplice no?
Il pane, la scuola, la casa, il lavoro: il basso. La sopraffazione, i privilegi di sangue e casta, lo sfruttamento, l’interdizione dalla cosa pubblica: l’alto.
Non esprimo giudizi di valore. Era così e basta, per dirla in quattro parole (e vogliate scusare gli equivoci che si insidiano nella terminologia spicciola).

Le lotte, in tal modo intese, annullarono disuguaglianze, scavarono trincee. Ancor oggi milioni di italiani godono i frutti di quelle battaglie.
Poi avvenne il cambiamento.
Come in una bussola impazzita, l’ago che da sempre indicava alto e basso, in verticale, prese a torcersi attorno al proprio perno e si posizionò altrimenti, in orizzontale.

Le rivendicazioni non avvenivano più dal basso verso l’alto, sulla base del pane, ma sulla base sui diritti civili, delle rose (aborto, divorzio, razzismo, femminismo, omosessualismo, terzomondismo, antifascismo senza fascisti).
Il cinquantasettenne Vendola è figlio evidente di questa mutazione antropologica.
Egli, infatti, rivendica la propria appartenenza alla sinistra in nome dei diritti civili. Basta.
Rose, rose. Solo rose. Non più pane.

Del basso non gliene cale un fico secco.
Le risate e le pacche telefoniche che intercorsero fra lui e Girolamo Archinà dell’Ilva dicono tutto in proposito.
E la sinistra in questo si compiace, oramai: nella soddisfazione dei diritti civili, in quel vago progressismo che è piacere individuale ed edonistico e, a ben vedere, godimento di censo.
E il basso? Non esiste più.

Gli scantinati sociali non interessano i nuovi sinistri, se non per una politica di facciata, puramente elettorale. Un debole richiamo ancestrale per gonzi.
Questo brodo di coltura e cultura ha incubato Nicola Vendola, l’ha fatto nascere politicamente, l’ha reso dominante come figura di riferimento al crollo dell’Unione Sovietica, quando i pregressi valori, già marcescenti, vennero velocemente liquidati.

Non a caso Nicola Vendola, attivista sin dai Settanta, entra in Parlamento nel 1992, annus horribilis della democrazia in Italia, e data simbolica della devoluzione di ogni rappresentanza politica “a sinistra” (sindacati inclusi) nel Partito Unico del Capitalismo natoamericano.
Da tale punto di vista la vicenda vendoliana dell’utero in affitto non desta sorprese.
È chiarissima. Logica.

Vendola non prova alcun imbarazzo nel pagare una cifra esorbitante a due nuove schiave per soddisfare le sue voglie individuali. Voglie da padrone.
La coscienza di Vendola non ha mai avuto sussulti; abituato a considerare le ingiustizie come ingiustizie civili anziché di classe, gli sarà sembrato addirittura coraggioso e progressista sfruttare il corpo di due donne (un’immigrata asiatica e una californiana) per compiacere le proprie impossibili ansie di maternità. La natura da suffraggetta vittimista dell’individuo (squadristi! fascisti! razzisti!) avrà vieppiù addolcito la pillola di un eventuale quanto remoto senso di colpa politico e morale.

La pasionaria del politicamente corretto, Laura Boldrini, ignorati, con amnesia temporanea e opportuna, i diritti dei migranti, ha difeso Mamma Vendola (nonostante superficiali perplessità: occorre sempre far del teatro per simulare, agli sguardi disattenti, il pluralismo). La Cariatide Maxima, Emma Bonino, in attesa di una dipartita che non arriva mai, ha, dal pari suo, liquidato la vicenda con bonomia: “E allora?”. Come a dire: non sapete? Queste son le progressive sorti e il futuro: vae victis! Vendola, Cirinnà e Boldrini, inoltre, son suoi allievi ideologici; è lei la Elena Markos del liberismo etico turbocapitalista (residuando Pannella quale invendibile macchietta).
La legittimità dell’appartenenza “alla sinistra” del Vendola, peraltro, non rimarrà scalfita o intaccata agli occhi degli elettori, anch’essi mutati – o annientati – nei propri antichi convincimenti.

Insomma, cara Famiglia Cristiana, la plutocrazia globale e i suoi disvalori o trasvalori avanzano ancora. Tale episodio ne è un minuscolo esempio che magari vi ha toccato solo per la concentrazione d’arroganza e opportunismo.
Ma stigmatizzare l’episodio appellandosi al presunto spirito di una sinistra che non esiste da decenni rivela, anche nei cattolici, una sconsolante inadeguatezza a fronteggiare i tempi.

Fonte: Pauper Class

P.S.  Questa volta voglio mettere un cappello sul pezzo di Alceste. La questione è troppo grave, Vendola o non Vendola, sodomiti o non sodomiti, vitalizi o non vitalizi con i soldi pubblici. Stiamo parlando di un vizioso e privilegiato, perfettamente aderente al sistema neoliberista, neoliberale e neolibertario (le tre teste del Cerbero), che ordina un bambino, pagando fior di soldi al “mercato dei bimbi” organizzato da cliniche di lusso senza scrupoli, e se lo porta via dopo la nascita.

Anche se il facoltoso acquirente – disposto a sguazzare nella miseria di madri bisognose – non fosse un orrido sodomita, con il suo “ciappinculo” del cuore (nella fattispecie Eddy) e corroborato dal denaro pubblico, come lo è indubbiamente Nicola Vendola, la cosa sarebbe ugualmente grave. Pensiamo con orrore a ciò che accade, in queste situazioni. Si ordina un bambino che altrimenti non nascerebbe, pagando un prezzo elevato, e poi, una volta nato, si porta a casa come se fosse una qualsiasi merce da supermercato. Stiamo parlando di una cosa viva che avrà, crescendo, coscienza di se e del mondo, non di un oggettino di lusso per i “dandy” della politica degenere (come Vendola), o per miliardari sterili! Siamo davanti a un crimine gravissimo, non all’esito felice della “storia d’amore” fra Vendola e Eddy, o di qualsiasi altro “idillio carnal-sentimentale”, perché questa è soltanto una storia dell’orrore!

Eugenio Orso

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  1. Salvatore Penzone 1 anno fa

    “Ma l’utero in affitto non è l’ultimo stadio della rivoluzione biotecnologica, la prossima battaglia disumanizzante sarà quella di separare definitivamente i bambini dal grembo materno, e formarli in laboratorio, così da creare una sorta di umanità replicante, che strappata dal contatto affettivo dei nove mesi di gestazione, potrà essere intellettualmente ancora meglio manipolata, perché ormai priva di quegli archetipi emotivi che formano un’identità cosciente e sensibile”. – Rosanna Spadini – comedonchisciotte.org. Siamo davanti a un crimine gravissimo… questa è soltanto una storia dell’orrore! Perfettamente daccordo. Sembra quasi che una trama diabolica attentamente studiata stia esaltando il peggio di ogn’uno di noi per farlo passare come espressione di buon senso e razionalità e rendere così plausibile ogni nefandezza. Quando viene a cadere la spinta propulsiva di una civiltà arriva il momento della sua fine, e questa sempre viene annunciata da una decadenza civile e morale. Ora però sembra che qualcuno voglia usare questo momento per costruire una sorte di civiltà globale del “pantano”, dove alla morte di quest’ultima non segue più una sua rinascita, magari con il passaggio del testimone a una generazione o una diversa popolazione o etnia. No, qui sembra che si voglia ingabbiare l’essere umano dentro una visione disumana, dove sono assenti tutti gli aneliti che possono alimentare le prospettive di future evoluzioni.

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  2. emilio 1 anno fa

    Mi chiedo come possano, i pugliesi, averlo votato per anni a uno cosi!

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  3. Andrea 10 mesi fa

    http://www.ideabiografica.com/nuovosito/mondi-nullificati

    L’Uccisione della cultura, ai piani alti, è stata decisa e pianificata da molto tempo. Sin da quando, nel 1990 o giù di lì, il pupillo (Andrea De Carlo) del più inutile – e sopravvalutato – scrittore che il secondo ‘900 letterario italiano abbia mai avuto, Italo Calvino, pubblicò “Treno di panna”, un titolo che volle essere “leggero” e “anti culturale”, proprio come – poi, in politica – Silvio Berlusconi volle essere “concreto, fattuale, antipolitico”, catturando la fiducia del popolo. L’era della Distrazione stava cominciando.

    Uccidere la Cultura ha avuto il significato di rimuovere i problemi dalla testa delle persone, allontanarle dal contatto con l’Angoscia esistenziale e con la Morte, salvo poi indurre un senso del Divertimento e della Superficialità che, ormai – alimentando il narcisismo patologico di molti – culmina spesso in atti di violenza. La Morte e l’Angoscia, scacciate dalla porta, rientrano però più violentemente dalla finestra. E se in tempi di maggiore cultura c’era un contatto più profondo con la radice angosciata del proprio essere, oggi si è più Angosciati, perché – pur vivendo nell’Impero della Distrazione – non c’è più divertimento, né sincera distrazione, ma solo un’Angoscia senza nome, e senza volto, un’Angoscia che nessuno riconosce più dentro di sé, perché non la sa neppure nominare, in quanto hanno ucciso la cultura, e tolto dal dizionario la parola “Angoscia”. Così va che la gente è sempre più angosciata, e cerca nel dominio della Distrazione e del Divertimento una fuga lontano da sé, perché avverte che quello che ha dentro di sé non ha nome, e dalle cose senza nome, dai nemici senza un volto, si vuole scappare, cose senza nome, perché il nome è stato loro tolto.

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  4. Andrea 10 mesi fa

    Il vivere, ormai, è un vivere “cimiteriale”. Siamo circondati dai morti. C’è puzza di decomposizione ovunque. Taluni, la massa, la maggioranza, ha l’olfatto guasto, e la scambia per “allegria”, per “spirito glamour”. C’è una tale puzza di marcio nella Società, che i più deboli, i più conformisti, i più fragili soggetti manipolabili, si ostinano a scambiarla con lo “Spirito del tempo”, che è lo “Spirito della Distrazione”.

    Si leva un puzzo di marcio dagli stessi luoghi che un tempo furono preposti alla Cultura: musei, mostre, giornali, editoria, ecc… Da questi Luoghi (ormai Non Luoghi) elettivi per la Cultura, si leva lo stesso puzzo dell’Intrattenimento e della Distrazione, che hanno ucciso alla radice la Cultura.

    Faccio un esempio: La Permanente – in via Turati, a Milano – è sempre stata luogo di Cultura, e di accoglienza. Un tempo, ai “miei tempi” (non sono più tanto giovane), poteva anche esserci un vernissaage importante, di un Fontana, ad esempio, e chiunque poteva entrarvi, senza invito, senza preavviso, chiunque, passando di lì, incuriosito, anche male abbigliato, poteva entrare al vernissage.

    Da tempo la Permanente è caduta in mano ai Politici (Politicanti) che l’hanno bruscamente trasformata in un luogo “glamour”: dove la moda passa, purtroppo la cultura se ne va. E alla Permanente, sono iniziate ad esserci le sfilate di moda, ad invito, con tanto di security vestita di nero, auricolare all’orecchio, come all’ingresso della più volgare e vacua discoteca milanese. La stessa gente che accorre a questi – chiamiamoli “eventi”, perché oggi tutto è un “evento”, e quando ci sono 365 eventi all’anno, mi chiedo cosa sia veramente un “evento” degno di questo nome…), ritrovi di alta società, è del tutto estranea al concetto di Cultura, che un tempo abitava questo luogo (divenuto anch’esso un Non Luogo).

    http://www.ideabiografica.com/nuovosito/mondi-nullificati

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