"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Euro Catastrofe, Peggio che negli Anni ’30: La Recessione Europea È una Depressione Vera e Propria

Non rubateci il futuro

Un durissimo articolo di Matt O’Brien sul Washington Post (citato anche da Krugman) descrive l’eurozona per ciò che è: uno dei peggiori disastri della storia economica. L’euro viene oggi difeso con una tenacia più ossessiva e irrazionale di quella con cui si tentò di difendere il gold standard negli anni ’30, e con esiti che si stanno rivelando peggiori.
Nota:
Tuttavia il governo Renzi (come già il governo Letta ed Monti) continua a sostenere che “il problema dell’Italia sono le riforme” e che “bisogna rispettare i paramentri richiesti dall’Europa come il 3% per un fatto di serietà”. Con tutta evidenza Renzi confonde la subalternità con la “serietà”, nonostante siano due concetti profondamente diversi. Quello che è più grave è che anche i media (giornali e TV del sistema ) continuano a nascondere la verità e si prendono gioco dei cittadini italiani con una marea di chiacchiere inutili. Quando i cittadini capiranno il grande inganno nel quale sono caduti sarà ormai troppo tardi.

di Matt O’Brien, Washington Post – 20 agosto 2014

Come argomentavo la settimana scorsa, è venuto il tempo di chiamare l’eurozona per ciò che è veramente: una delle più grandi catastrofi della storia economica.

Ce ne sono state parecchie, recentemente. Non si tratta solo della Grande Recessione. È anche il modo in cui ci siamo affannati per recuperare il terreno perduto. Gli Stati Uniti, per dirne una, hanno avuto la ripresa più lenta dal dopoguerra ad oggi. La Gran Bretagna, ugualmente, ha avuto una ripresa molto lenta. Dopo sei anni e mezzo, però, l’Europa si distingue per non aver avuto proprio nessuna ripresa. E, come potete vedere nel grafico sopra, sta facendo peggio del peggio degli anni ’30.

Europe-vs-Great-Depression

Ho preso il grafico sopra da Nicholas Crafts, e l’ho esteso un po’ per mettere la depressione europea, be’, in una prospettiva ancora più deprimente. Il PIL europeo tuttora non è ritornato ai suoi livelli del 2007, e non sembra che riuscirà a tornarci di qui a breve. Infatti già non era chiaro se la sua ultima recessione fosse finita, quando abbiamo visto che nel secondo trimestre l’eurozona aveva nuovamente smesso di crescere. E nemmeno la Germania è rimasta immune: il suo PIL è caduto dello 0,2 percento rispetto al trimestre precedente.

È stato un disastro indotto dalle scelte politiche. Troppa austerità di bilancio e troppo poco stimolo monetario hanno paralizzato la crescita come non era quasi mai accaduto prima. L’Europa sta facendo peggio del Giappone nel suo “decennio perduto”, peggio del blocco della sterlina durante la Grande Depressione, e meglio di stretta misura del blocco del gold standard — anche se nemmeno questa nota positiva è veramente tale. Perché, di questo passo, ci vorrà solamente un altro anno perché l’eurozona abbia fatto peggio anche del blocco del gold standard.

Così, com’è che l’Europa riesce a far apparire la Grande Depressione come il buon tempo andato della crescita? Facile: ha ignorato tutto ciò che avevamo appreso da essa.

A quel tempo c’erano due tipi di paesi: quelli che avevano già lasciato il gold standard e quelli che stavano per farlo. Ma quel “stavano per farlo” avrebbe impiegato un po’ di tempo. Perché i governi erano sentimentalmente attaccati all’oro, sebbene, come mostrato da Barry Eichengreen, rinunciare avrebbe poi portato alla ripresa. Essi semplicemente equiparavano il gold standard alla civiltà, e pertanto erano disposti a sacrificare le proprie economie per esso. E infatti le sacrificarono, sebbene in extremis sono stati messi dei limiti.

La Gran Bretagna, per esempio, nel 1931 rifiutò di alzare i tassi per difendere il gold standard, perché la disoccupazione era già al 20 percento. Decise invece di svalutare, e il resto del “blocco della sterlina” — Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Portogallo, e Canada — seguirono l’esempio (un risvolto positivo). L’ironia, naturalmente, è che questa debolezza economica li rese più forti. Abbandonare l’oro gli permise di dare quello stimolo fiscale e monetario che spinse una ripresa piuttosto rapida.

Poi c’erano i duri a morire. Paesi che avevano un sacco di oro, come la Francia, potevano effettivamente restare nel gold standard se volevano — e così fecero. Fecero passare delle misure di austerità una dopo l’altra, in sacrificio all’oro onnipotente, e ne pagarono il prezzo economico. Non ebbero un tracollo come gli USA, ma nemmeno riuscirono a riprendersi (linea gialla). Il circolo vizioso dei prezzi in calo, della disoccupazione in aumento e dei crescenti tagli di bilancio li portarono in una recessione infinita. Fino a che, s’intende, la Francia e i restanti paesi del “blocco del gold standard”, che al suo picco includeva Belgio, Polonia, Italia, Olanda, e Svizzera, rinunciarono finalmente alle loro illusioni da re Mida nell’ottobre del 1936. Seguì la ripresa.

Come ho già detto, l’euro è il gold standard con un’autorità morale. E quest’ultima parte è il problema. Gli europei non pensano che l’euro rappresenti in sé la civiltà, ma piuttosto che ne sia il baluardo a difesa. È un monumento di carta alla pace e alla prosperità, che ha reso quest’ultima impossibile. Pertanto gli eurocrati che hanno speso la loro vita a costruirlo non saranno mai disposti a distruggerlo, nonostante il fatto che, per com’è attualmente, l’euro si frapponga tra loro e la ripresa.

Proprio come negli anni ’30, l’Europa è bloccata in un sistema di cambi fissi che non gli permette di stampare, spendere, o svalutare per uscire dalla crisi. Ma, al contrario di allora, si rischia che l’Europa alla fine non si arrenda. È una fedeltà al fallimento che nemmeno il blocco del gold standard avrebbe potuto immaginare. E ciò fa sì che la BCE sia l’unica speranza dell’Europa — il che significa probabilmente una condanna.

Ora, per essere onesti, la BCE guidata da Draghi ha fatto più o meno ciò che poteva, entro i suoi limiti legali e politici. Ma la disoccupazione non si risolve così. E questi limiti non sono destinati a sparire, o almeno non abbastanza, per poter evitare uno o due decenni perduti. Al contrario, la BCE continuerà probabilmente a fare il minimo indispensabile: un po’ di tiepido “quantitative easing”, che finirà non appena la Germania tornerà a crescere un po’ di più.

Hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato eurozona.

Tratto da Voci dall’Estero

*

code

  1. Ares 2 anni fa

    L’Eurozona non è una catastrofe o perlomeno non lo è per chi l’ha creata le banche usuraie, la catasrofe la stanno subendo i più deboli facendo arricchire i più furbi,disonesti e ladri le banche appunto, chi ancora si illude di un’ Europa è un ingenuo per il fatto che non esiste…il futuro checchè ne dica il ciarlatano “EBETINO” è triste.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Werner 2 anni fa

    Allora come oggi, la depressione economica non e` un fenomeno nato per caso, ma voluto dalle.stesse elite di potere di matrice giudaico-massonica, che sempre allora come oggi determinano le politiche economiche suicide degli stati europei.

    Negli anni 30 la depressione economica fu creata per far scoppiare la seconda guerra mondiale nel decennio successivo, e non vorrei che pure oggi lo stesso copione si stia ripetendo.

    Rispondi Mi piace Non mi piace